L’eclettismo di Budapest, la sua mescolanza di stili evoca, un eventuale brulicante avvenire di sopravvissuti a qualche catastrofe. Ogni erede asburgico è un vero uomo del futuro,perché ha imparato, prima di tanti altri, a vivere senza un futuro, nell’interruzione di ogni continuità storica, e cioè non a vivere ma a sopravvivere. Ma lungo questi splendidi boulevards e in un mondo cosi vitale e signorile, che non mostra la malinconia dei Paesi dell’Est, anche la sopravvivenza è amabile e seducente, magnanima e forse, a tratti, quasi felice.
Claudio Magris

Palomo








