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Ultimi interventi

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  • Dalla Politica non lacrime, ma opere La Guida

    Vedere certi politici che piangono in TV per l'uccisione di Tommy provoca in me una certa inquietudine e mi chiedo "ma sono proprio loro?" "non sono forse quei politici che per quattro anni abbiamo tempestato di mail, telefonate riguardo alla necessità di porre l'attenzione PRIMA nei riguardi delle VITTIME e POI nei riguardi dei CRIMINALI?" Quei poltici che hanno staccato i telefoni, non si sono fatti trovare, hanno cestinato le nostre proposte, hanno incaricato segretarie arroganti di risponderci in malomodo "L'onorevole è impegnato in ben altri progetti?"

  • Omicidio Tommy: la Chiesa non imponga il perdono.La Guida

    Probabilmente i religiosi che come me non hanno figli non comprendono il dolore devastante causato dalla scomparsa di un figlio. Sono da ammirare quei genitori come Paola e Paolo Onofri che non hanno pronunciato parole d'odio ma espresso solo rabbia, come tutti noi, nei confronti degli autori di questo crimine abberrante.

  • Noi spettatori del dolore,chiediamo di rivedere la leggeLa Guida

    Noi che ci occupiamo di ricerca e prevenzione della violenza perpetrata su donne e minori e che spesso ci troviamo ad interagire con le vittime e le vittime secondarie (i familiari) e non di rado con gli autori dei crimini più efferati siamo spettatori del dolore. Non uso a caso la parola "spettatori" perchè ci sentiamo tali: inermi ed impotenti di fronte a tanta sofferenza e tanta crudeltà. La sofferenza spesso diventa parte integrante della nostra vita. Perchè di fronte a simili vicende nessun operatore può mantenere un distacco emotivo. Ho visto in televisione quei carabinieri impegnati nelle indagini che al momento del ritrovamento del corpo del piccolo Tommy piangevano e le loro lacrime erano vere come se quel bambino fosse uno dei loro figli. Ho provato molta stima per loro.

  • Castelli: i magistrati considerino la certezza della pena.

    "Su Izzo - si è espresso il Ministro - erano state fatte analisi psicologiche approfondite, da cui nasceva un profilo da cittadino esemplare: un’analisi psicologica completamente sbagliata, legata a un fatto culturale".

  • Castelli riguardo ai suicidi in carcere.

    Per il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, quando si verificano suicidi in carcere, esiste "un costume culturale per il quale qualcuno ha interesse a rappresentare il carcere come un luogo che dovrebbe essere ancora migliore della società civile", ma il numero di casi "sta diminuendo" e questo è un "dato positivo". "Il carcere - ha detto il ministro in riferimento a tre suicidi accaduti in carcere negli ultimi giorni - è un luogo dove i problemi sono esasperati, perché chi ci entra è, perlomeno, una persona che ha dei problemi con la società".

  • "Spettabili dirigenti di Hamas..." di Piero Orsellino-"Oggi"

    Il paradiso non sta al di là del detonatore.

  • "Non più vergine, lo stupro è meno grave":è vergognoso! LA Guida

    Sarà seppellita la sentenza che è stata al centro di numerose polemiche e che considera come "minor gravita" una violenza ai danni di una minorenne che abbia già avuto rapporti sessuali.

  • Una legge che tutela le vittime di violenza psicologica.

    L'opinione della Dott.ssa Carla Corradi: Ci sono parole, comportamenti che nessuna legge punisce e che possono uccidere psichicamente una persona o almeno ferirla in modo grave e spesso irreversibile. La provocazione continua, l'offesa, la disistima, la derisione, la svalutazione, la coercizione, il ricatto, la minaccia, il silenzio, la privazione della libertà, la menzogna e il tradimento della fiducia riposta, l'isolamento sono alcune forme in cui si manifesta la violenza psicologica.

  • Ostacoli alla valutazione della pericolosità sociale - Andreoli

    Carceri aperti ad un'incredibile afflusso di cittadini, visitatori, curiosi che vi accedono presentandosi come volontari e le figure professionali hanno sempre meno spazio e tempo. "Mi sono scontrato molto spesso con le direzioni carcerarie poichè non mi mettevano nelle condizione adatte per valutare la pericolosità sociale di un detenuto, negandomi tempo e spazio...è vergognoso ! Le strutture carcerarie, non di rado ci sono di ostacolo.

  • Castelli ha ragione: si al velo no al burka in Italia.

    L'opinione della Guida riguardo alla proposta del Ministro della Giustizia Castelli di vietare l'uso del burka in Italia. Il burka è un antico abito tradizionale afghano, imposto alle donne all'epoca del regime talebano. Questo lungo manto di stoffa molto pesante, che non lascia scoperto un solo centimetro di pelle, ha poco a vedere con l'Islam e questo ce lo conferma il Dott. Mario Shaloja, Presidente della lega musulmana in Italia, che oggi tramite un comunicato stampa si dichiara d'accordo sulla decisione di vietarlo per motivi di sicurezza.