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Ultimi interventi

  • Animanera, thriller sulla pedofilia.

    Un film psicologico violento e spietato per raccontare la pedofilia.

  • "La mela" di Samira Makhmalbaf

    La premiata "Maknmalbaf" colpisce ancora con la diffusione in Italia, tramite l'Istituto luce, di quest'ultima opera. Il Film è girato da una delle più giovani registe premiate dalla critica internazionale. Figlia dei due noti artisti iraniani, di cui il padre è regista di "Viaggio a Kaandahar" e la madre del recente "Piccoli ladri" ha ereditato dai genitori quel modo particolare di narrare stralci di vita e vicende realmente accadute, cercando di mettere in risalto il lato comico delle situazioni più dolorose che si contrappone alla cruda vericidità dei fatti narrati. Nei films dei Makhmalbaf (padre, madre e due figlie) non viene mai a mancare la speranza che si insinua nelle anime e nei cuori feriti dei personaggi, i quali in mezzo alla miseria, alla guerra , alla prigionia, al terrore del regime dei talebani riescono a trovare buoni motivi per continuare a vivere. Personaggi che sono di volta in volta bambini senza genitori, donne ingiustamente imprigionate, ragazzine costrette a sposarsi prematuramente, anziane contadine schiave delle tradizioni e della comunità patriarcale: figure tenere e disarmanti e fiere e coraggiose al tempo stesso.

  • "Piccoli ladri "di Marzyeh Meshkini

    Un film unico nel suo genere: ironico, tenero, crudo e commovente. E' firmato Marziyeh Meshkini moglie dell'autore di "Viaggio a Kaandahar" ed è la storia di due bambini "falsi ladri" mossi da due disperati obbiettivi il primo è quello di convincere il padre talebano a concedere il perdono alla madre per salvarla dalla condanna a morte per lapidazione il secondo è quello di farsi arrestare per trascorrere la notte in prigione con la madre.

  • "Silenzio tra due pensieri" di Babiak Payami

    In virtù di un principio che stabilisce che l'autore di un crimine non andrà all'inferno se vergine, la vita di una giovane donna condannata alla pena di morte viene momentaneamente risparmiata. La guida del villaggio decide di dare la donna in sposa al suo futuro carnefice, che ora deve confrontarsi con una moglie, prigioniera e futura vittima. Il regista costretto a fuggire dal Medio-Oriente, accusato di vilipendio nei confronti dell'Islam per aver girato questo film, afferma che sua intenzione non è condannare la religione ma gli uomini che la usano per fini personali e se ne fanno scudo, prendendo in giro i propri simili."

  • "Sulla mia pelle" di Valerio Jalongo

    Il regista del film, che conosce a fondo il carcere perchè ha lavorato a Rebibbia tenendo per due anni un seminario di scrittura creativa rivolto ai detenuti, dichiara: "Lavorare in carcere è difficilissimo. Occorre superare due barriere: il sospetto dei detenuti ed il tentativo di scoraggiamento da parte delle strutture. Spesso sei considerato un fastidio."

  • "Osama" di Siddiq Barmak

    Una vicenda realmente accaduta, un film-denuncia. Mostra la detenzione delle donne nelle carceri di Kabul. La maggior parte degli interpreti non sono attori professionisti ed è girato interamente nelle strade, nei luoghi di preghiera e nelle prigioni afghane. La giovanissima protagonista supestite al carcere e alla condanna a morte per lapidazione verrà condotta dal suo salvatore, a cui deve essere grata, in un'altra "prigione" non meno dolorosa.

  • "Fatti della banda della Magliana"

    Girato all'interno del carcere romano di Rebibbia è un film interpretato da attori professionisti e detenuti.

  • "Viaggio a Kandahar" di Mohsen Makhmalbaf

    La "prigione" delle donne afghane vittime dell'integralismo religioso.

  • "Ragazzi fuori" di Marco Risi

    Il regista evidenzia, con pessimismo, il fallimento del sistema rieducativo...nondimeno, il pessimismo “sociologico” di Risi è stato smentito dalla realtà dei fatti e per “colpa” dello stesso regista. Tutti i ragazzi che hanno lavorato nel film – come confermano i titoli di coda – hanno avuto una possibilità di riscatto lavorativo grazie alla produzione cinematografica (gli attori sono non professionisti, effettivamente passati dal carcere di Malaspina), alcuni di loro sono diventati addirittura degli attori professionisti, uscendo forse per sempre dalla palude del disagio, della criminalità e della povertà dentro alla quale hanno vissuto per molti anni. Il cinema, involontariamente, gli ha offerto una seconda chance.

  • "Il miglio verde"

    Un film contro la pena di morte: l’orrore dell’esecuzione in tutta la sua crudezza.