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Renato Vallanzasca

Scrive ai giovani "Non emulatemi", dichiara ai giornalisti "C'è chi nasce sbirro e chi nasce ladro"

Egocentrico, amante della vita  ed allo stesso tempo sprezzante del pericolo, megalomane, torbido ed affascinante, carismatico e superficiale.

 E’ un personaggio contradditorio il “Fiore del male” come si definisce nel suo libro autobiografico.   

Renato Vallanzasca ha collezionato 4 ergastoli, 260 anni di galera. E’ accusato di sette omicidi di cui solo quattro confessati.

Finisce per la prima volta in carcere ad otto anni per aver liberato degli animali feroci di un circo.Questo primo contatto con il carcere minorile, il “Beccaria”, aprirà il sipario a tutta una serie di reati che lo porterranno a scontare trentacinque anni di galera.

Nasce a Milano il giorno di San Valentino del 1950.

Negli anni 60 diventa boss della banda della Comasina

Tormentato dal desiderio di essere in primo piano e grazie al suo carisma guadagna ben presto rispetto ed obbedienza nell’ambiente della malavita. Vive agiatamente nel suo lussuoso appartamento milanese, con la compagnia di allora. Il denaro che gli procurano i furti e le rapine messe a punto dalla banda, ammonta ad un piccolo capitale.

Viene arrestato a seguito di un colpo mal progettato in un supermercato. In carcere non è certo un detenuto modello, il suo carattere abituato a primeggiare lo porta a organizzare numerose rivolte. Intanto la compagna partorisce un figlio. Questo avvenimento non fà altro che incrementare in Vallanzasca la volonta di evadere. A tal proposito si procura un’epatite ingurgitando una grande quantità di uova marce e di iniezioni di urina. 

Trasportato urgentemente in ospedale, grazie alla complicità di un poliziotto,riesce a mettere a punto il suo piano di evasione e fugge.

E’ il 28 luglio del 1976 quando Renato torna alle vita di un tempo, ricostruendo la banda che negli anni della sua detenzione si era sfasciata.Si nasconde con i suoi uomini al Sud, portandosi appresso una scia di sangue impressionante; prima l’omicidio di un poliziotto ad un posto di blocco a Montecatini, un un’impiegato di banca, un medico, un vigile e tre poliziotti. Ma è ancora alla ricerca di quel qualcosa che gli consenta di sistemarsi economicamente per sempre, un’impresa grandiosa che appaghi la sua irrefrenabile voglia di calcare le scene della mala. Si dà così ai sequestri.

Il 13 Dicembre 1976 rapisce Emanuela Trapani.La ragazza viene liberata un anno dopo, il 22 gennaio del 1977 dietro il pagamento di un miliardo di lire. Viene ripescato e riarrestato il 15 Febbraio. Il 14 Luglio del 1979 nel carcere milanese di San Vittore sposa Giuliana Brusa, dalla quale dopo alcuni anni divorzierà. Riesce a procurarsi tre pistole e con la complicità di altri due compagni di detenzione tenta nuovamente l’evasione, prendendo in ostaggio un brigadiere.

Il 20 marzo del 1981 Vallanzasca diventa il protagonista di un’azione tra le più cruente che abbia mai compiuto; in una rivolta taglia la testa ad un ragazzo e ci gioca a pallone. Seguono lunghi anni di carcere di massima sicurezza, alternati a tentativi di fuga.

Questo suo animo tormentato ed implacabile sconvolge da una parte l’opinione pubblica dall’altra inizia a destare la curiosità dei ragazzi, che vedono in lui un personaggio avventuroso da film.

 Molte sono le lettere che riceve da giovani e da ammiratrici negli anni di detenzione ed ad alcuni risponde “Non emulatemi” 

Un regista, Mario Bianchi, nel 1977 si appassiona alla sua storia e ne fa un film intitolato la “Banda Vallanzasca”.

 Il bandito  così calcolatore da divenire attento osservatore dell’animo umano riesce a sfruttare persone e situazioni, per trarne vantaggio personale. Con la sua avvocatessa riuscirà ad instaurare un rapporto così profondo, tanto ad indurla a partecipare al suo progetto di evasione. Verrà infatti incriminata per averlo aiutato in un tentativo di fuga dal carcere nuorese dov’era recluso.  

Il “bel Renè”,uno degli appellattivi conferitagli dalle numerose ammiratrici diventa un mito negativo d’eccellenza.

Adesso dal carcere di Voghera chiede di essere trasferito a Milano, per permettere all’anziana “mammetta” (così chiama la madre) di visitarlo più spesso, e poi vorrebbe iniziare a studiare informatica.

Ma Vallanzasca “il fiore del male” come si definisce nel suo libro autobiografico, avrà capito qualcosa….dopo sette omicidi, ed una serie svariata di furti, rapine, sequestri e trentacinque anni di galera?

 

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