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Bambini di strada

Quei bambini vaganti, quelle gangs di piccoli dediti all'accattonaggio ed alla microcriminalità... Sono i figli dell'abbandono, della miseria, della violenza. Fuggiti dai centri di recupero, da famiglie sfasciate e dalla dittatura degli orfanotrofi.Se non pensiamo a loro adesso saranno i criminali del futuro.

Fuggono da famiglie povere, distrutte dalla piaga dell’alcool e della tossicodipendenza.

Famiglie dove la violenza e la prostituzione sono aspetti del vivere quotidiano.

Dalle provincie e dai villaggi ad uno ad uno, attratti dalle luci si dirigono verso le metropoli. Scappano dalla polizia che inevitabilmente li inserirebbe in un centro di recupero o peggio ancora li ricondurebbe allo squallore e dalla dittatura degli orfanotrofi.

Sognano la libertà e l’indipendenza a sei, sette, otto anni.

Difficilmente restano soli, si uniscono ad altri ragazzini incontrati nel cammino formando gruppi detti “gangs“.

Si ritrovano tutti insieme accampati nei parcheggi dei grandi centri commerciali, nelle stazioni dei bus, sotto i cavalcavia e nelle fogne in compagnia dei topi…d’estate trascorrono la notte sui tetti dei grandi palazzi metropolitani.

Il capo di queste mini bande è generalmente una ragazzina di 12 o 13 anni ( che pur essendo femmina riesce a tener testa ai compagnia che non hanno più di 10 anni)

Il Messico è uno dei paesi in cui il problema è molto sentito, ma non il solo…le baby comunità di strada popolano molti stati dell’Africa centrale ,per non parlare della Colombia e del Brasile (dove addirittura vengono uccisi nel sonno. Metodo usato anche per i cani randagi, quando diventano troppi e troppo fastidiosi)…per non parlare dei famosi piccoli abitanti delle fogne di Bucarest.

Nelle gang abitualmente si fa uso di “chemo”, la droga dei poveri. Una potente miscela di colla, diluente per vernici e polvere di cemento. Il solvente poco costoso viene inalato dai bambini che ne traggono una sensazione immediata di benessere. Sniffando la colla non sentono freddo, riescono a resistere agli stimoli della fame. Ma l’abuso di queste sostanze, porta alla dipendenza e crea nell’individuo uno stato di agitazione e nervosimo che diventa causa di liti ed epidodi di violenza all’interno della gang.

Molti educatori e operatori sociali tentano di convincere questi bambini a tornare ad uno stile di vita più consono alla loro età.

Ma i componenti di queste baby gangs, a causa delle difficoltà ambientali e delle condizioni in cui sono vissuti, hanno sviluppato un meccanismo di difesa e di sopravvivenza difficile da sradicare.

La società vede in questi piccoli senza-fissa dimora la componente deviante, il loro indulgere nel commettere piccoli reati per sopravvivere e non pensa che sono solo bambini che hanno trovato come unica alternativa alla violenza ed allo sfruttamento la strada.

Web Angel

Foto di Anna Marceddu

Una storia positiva: Quella di Corina….

tratta dal Resto del Carlino






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Romania / Bambini di strada
La storia di Corina, dalle fogne alle toga
Questa storia esce da un tombino di fronte alla stazione centrale di Bucarest. E’ una delle tante sullo sfondo di una Romania povera, disperata e alcolizzata

BUCAREST, 24 MAGGIO 2002 - Questa storia esce da un tombino di fronte alla stazione centrale di Bucarest. E’ una delle tante sullo sfondo di una Romania povera, disperata e alcolizzata, in cui convivono il 5% della popolazione con reddito superiore ai 200 milioni di lire e un 6% di zingari. Perchè una storia possa uscire da un tombino delle fogne di Bucarest, bisogna che un giorno, da quel tombino, sia entrata una persona.
Corina ci arrivò all’indomani della fuga da casa con i documenti cuciti in una tasca dei jeans, stanca di essere picchiata dai genitori ubriachi, dopo aver dormito la prima notte per strada.
L’esame della vita
Il mio vero padre non l’ho mai conosciuto, quell’altro è morto da poco e io ora sono felice: voglio farmi una famiglia e diventare la mamma migliore del mondo, racconta tormentandosi i capelli neri con le dita.
Non aveva ancora compiuto 15 anni quando s’infilò giù per il tombino cercando riparo dal freddo. Oggi ne ha 22 e il 15 giugno avrà l’esame di maturità. Voglio fare l’avvocato. Se non lo passo, abbozza ridendo, giuro che mi ammazzo.
Quattro anni ha vissuto là sotto con gli altri mille tra ragazzi e bambini del popolo delle viscere di Bucarest, prima di incontrare gli angeli con la faccia sporca mandati dal Pagliaccio di Dio, come ama definirsi il clown franco-algerino Miloud Oukili, fondatore della Ong “Parada”(i volontari che scendono nelle fogne per aiutare i bambini).
Laggiù, nelle catacombe del dopo Ceausescu che hanno i miasmi lividi di un girone infernale, c’è l’ultimo livello dell’emarginazione, una caldaia di anime che brucia continuamente tra malattie, droga, violenza e paura. Ricordo che mi picchiarono subito, la prima notte. Erano altre ragazze, mi tagliarono anche a zero i capelli.

Sono proprio quelli della Fondazione Parada, ex ragazzi di strada come Corina (responsabile di uno dei sette appartamenti sociali autogestiti dell’Ong), che aiutano altri ad uscire dalle fogne per imparare i mestieri , o andare a scuola. Sono insomma questi volontari, tra i quali diversi italiani di Coopi, Grt e Ai.Bi., che possono offrirci la radiografia più fedele e aggiornata di un fenomeno che per la Romania e la sua sofferta transizione verso l’Europa rappresenta lo spot più vergognoso.
«Tutte le notti usciamo con la Caravana», spiega indicandoci il vecchio camper color caffelatte parcheggiato di fronte al Centro Diurno della fondazione. A bordo ci sono sempre un medico, cibo, acqua, medicine, un assistente sociale.
Se lo scorso anno le malattie più diffuse erano quelle dell’apparato respiratorio perchè lo sballo delle fogne è sniffare colle e solventi, quest’anno al primo posto -ci informa Adina, la dottoressa - vi sono quelle legate alla gravidanza. Sta venendo al mondo la prima generazione di bambini nati nelle fogne come topi e i problemi si moltiplicano.

«Sono pochi i ragazzi che vogliono qualcosa dalla vita. Se glielo chiedi - dice Corina - ti rispondono quello che rispondevo io: sperano di cambiare. Non sanno nemmeno come. Sognano solo che un giorno tutto sarà diverso».

Lorenzo Sani