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Da Alcatraz

La droga vista e vissuta da due generazioni:la nostra e quella di Jack Folla. Jack detenuto numero 3957, nel braccio della morte di Alcatraz, aspetta di salire sulla sedia elettrica. Mancano duecentosettanta giorni alla fine quando inizia a trasmettere come un qualunque dj parole e musica via radio. Adesso può dire davvero tutto ciò che pensa, senza finzioni. Non ha molto tempo ma non ha nulla da perdere.Può permettersi di guardare in faccia la verità, di gettarcela sotto gli occhi. Il libro Acatraz di Diego Cugia, tratto dall'ononimo programma radiofonico è una coraggiosa battaglia contro l'ipocrisia.




188 giorni all’esecuzione.

“Mi è arrivato un fax di Francesco, da Palermo. Ha 27 anni e mi chiede qual’è secondo me la differenza tra le nostre generazioni: quella dei ventenni come lui e quella dei quarantenni come me, che sono del 57.”

Senti ,fratello, ti risponderò parlandoti dei Doors che stanno bene sia alla mia generazione che alla tua. I Doors presero il nome del poeta William Blake, The doors of perception, le porte della percezione. Eravamo colti, allora. Non per questo meno rincoglioniti di voi.

Credevamo che per aprire le porte della percezione fosse necessario il piede di porco della droga. Ma il tempo è stato più ladro. La droga le porte le sbatte in faccia. Dopo.

Bel casino hanno combinato i Doors, i Grateful Dead, gli Iron Butterfly e tutti i figli dei fiori promotori dell’espansione della conoscenza. Quale differenza tra la mia generazione e la tua? A parte il comun denominatore della droga: noi credevamo, Francesco. Credevamo alla vita come arte. I nostri riferimenti erano Rimbaud e Baudelair, erano Herman Hesse. Che voi non sapete più chi sono. Bene? Male? Non so, difficile dirlo. Una cosa è certa, senza maestri avete lasciato il campo libero alla sola cultura del narcotraffico.

Sei bravo se balli tre giorni di seguito, fatto come una scimmia nel più schifoso dei rave-party tedesco. Prego ammirare la “love parate” di Berlino: un milione di anime ballanti al ritmo impartito da tecno-stronzi.

Domandati Francesco a che serve questo “pollaio-dance”, chi ci guadagna se i soldatini del ballo-sballo vanno a morire il Sabato sera, magari con la macchina di papà?

Noi siamo morti per molti libri e molti rock. Voi per niente. Per arricchire gli spacciatori.

Se fossi in te, Francesco, sarei incazzato come una iena.

Non uscire Sabato prossimo, resta a casa e leggi un libro.

Ricomincia da dove noi abbiamo finito. E’ facile. C’è una siringa come segnalibro”