Questo sito contribuisce alla audience di

"Non potete farci niente: siamo minorenni!"

E' la frase più comunemente pronunciata dai minori subito dopo l'arresto."Lo rilevano i verbali degli interrogatori" dice Simonetta Matone, Giudice del Tribunale minorile di Roma. E la notizia che probabilmente tra breve Omar potrà uscire dal carcere crea indignazione nell'opinione pubblica. Non abbiamo scordato il massacro di Novi Ligure.

I ragazzi sono consapevoli che commettendo un reato non rischiano quanto gli adulti.

La giustizia chiude un occhio, si è meno severi quando si tratta di minori. Poichè è giusto che si pensi più alla rieducazione che non alla condanna ed è giusto che ci si pensi maggiormente quando chi commette un reato è minorenne. Questo, infatti rispetto all’adulto ha un cammino più lungo da percorrere e più “malleabile”, al ragazzo si possono offrire altre opportunità rispetto a quella della criminalità.

Spesso i piccoli delinquenti sono ragazzi che non hanno mai avuto una guida, una linea comportamentale da seguire, sono mancate loro le figure genitoriali o esse non sono state in grado di impartire sani principi, sono vissuti in ambienti degradati, vittime loro stessi di violenza e soprusi.

L’educatore o l’equipe di operatori sociali che lavorano per il recupero del minore diventano un punto di riferimento, si sostituiscono alle figure genitoriali mancanti. Si lavora, insomma dove il terreno è ancora fertile.

Ma se quando si parla di detenuti minori è giusto parlare di rieducazione, come comportarci se l’oggetto del recupero non è un ladruncolo, un piccolo spacciatore, un taroccatore di auto e motorini ma un piccolo “mostro”? Se non proviene dalla miseria e dal degrado sociale ma ha alle spalle una famiglia ed un ambiente normale?

Anche se i reati di omicidio compiuti da minori in Italia non sono moltissimi, le statistiche ci confermano che in Italia sono in aumento negli ultimi anni. Gli studi dell’università di psicopatologia forense di Roma affermano che il raptus non è quasi mai alla base del delitto compiuto da minore, bensì il crimine è premeditato e compiuto spesso con grande ferocia e freddezza.

Anche se non è il caso di generalizzare, non possiamo non ricordare Erika ed Omar,i due fidanzati di Novi Ligure diventati oramai protagonisti negativi delle cronache per l’omicidio della madre e del fratellino di lei. Protagonisti, registi, scenaggiatori di un film dell’orrore. Considerati lucidi e consapevoli nel momento in cui hanno commesso il massacro da ben 16 perizie psichiatriche.

Condanna a 16 anni di reclusione per lei a 14 per lui (nonostante è stato provato che all’atto criminoso hanno partecipato entrambi, Erika risulta essere la personalità più forte tra i due e probabilmente colei che ha premeditato l’omicidio coinvolgendo il fidanzato)

In questi giorni apprendiamo dai mass-media che Omar potrebbe uscire dal carcere di Asti, dov’è attualmente recluso per decisione del Tribunale di Sorveglianza di Torino, non è ancora precisato grazie a quale misura alternativa alla detenzione visto che è un detenuto definitivo.

Sappiamo che i legali hanno chiesto prima di Natale per l’assistito la concessione di un cosidetto permesso premio per buona condotta (ne può usufruire chi ha già scontato un quarto della pena: per i minorenni può consistere in un massimo di venti giorni da trascorrere in famiglia)

Il permesso viene negato, ed Omar trascorre le festività natalizie in carcere.

Si parla di una corrispondenza epistolare tra il ragazzo e Don Gallo, responsabile di una comunità.

E la dichiarazione riportata da molti quotidiani “Omar vuole rendersi utile, attraverso il volontariato” turba l’opinione pubblica…è passato poco tempo, ancora è chiaro nell’immaginario comune lo scempio di quel massacro, la triste fine di una madre e di un figlio.

E ricordiamo altri casi di minori assassini dopo pochi anni usciti dal carcere tra cui quello di Emanuela che a 15 anni uccide la madre perchè questa contrasta la sua relazione con un ragazzo più grande. Detenuta nel carcere di Torino, dopo tre è anni affidata ai servizi sociali. Adesso è libera, si è sposata e dopo aver sfasciato la sua, si è ricostruita una nuova famiglia.

Anche Erika, che ha già scontato un quarto della pena potrebbe chiedere un permesso premio o usufruire di misure alternative. Per adesso sappiamo che in carcere ha conseguito il diploma di geometra, ha frequentato vari corsi tra cui alcuni di musica, si è dimostrata una detenuta modello, insomma.

Ma è normale che davanti a tutto ciò, c’è chi si indigna, chi stenta a capire.

Gli stessi operatori sociali, che non hanno il compito di giudicare, (ci pensa il magistrato) ma di rieducare, gli stessi criminologi che hanno il compito di comprendere se la pericolosità sociale persiste, rimangono in bilico sospesi tra varie tesi.

Non è facile riuscire a comprendere chi si ha davanti attraverso un’ora di colloquio settimanale. Questo è il tempo che ha a disposizione uno psicologo e un criminologo in un carcere.

Il ragazzo recluso ed il detenuto adulto sono consapevoli che il parere dello psicologo o criminologo (che collaborerà alla stesura della relazione di sintesi) potrà procurare loro giovamento. Quindi non si “mettono a nudo”, come può avvenire nel caso di una persona non privata della libertà che decide volontariamente di affrontare i conflitti interiori e vincere le frustazioni con la psicoterapia.

In carcere si sviluppa tra i detenuti minori e non una certa tendenza ad usare persone e situazioni, per trarne vantaggio personale, accaparandosi la benevolenza dell’equipe trattamentale attraverso un comportamento da detenuto modello. Ecco perchè spesso non abbiamo la certezza che l’individuo uscito dal carcere sia ancora socialmente pericoloso o meno.Ecco perchè c’è la possibilità di farsi fregare, se non siamo abbastanza esperti o scaltri (il buon criminologo oltre ad essere preparato teoricamente deve avere una spiccata raffinatezza mentale,deve saper guardare oltre.) Personalmente ho avuto modo di osservare come psicologi ed educatori, forse teoricamente più preparati di me, certamente con molti più anni alle spalle di esperienza in campo di me (che mi sto ancora specializzando a livello di formazione) si sono fatti letteralmente “fregare” da detenuti, perdendo l’obbiettività.

E da ciò ho capito che bisogna avere una predisposizione naturale per scrutare l’animo umano,oltre all’esperienza ed alla formazione, anch’esse indispensabili.

Tornando alla controversia sulle modalità del recupero dei minori e dell’entità della pena, si potrebbe parlare anche di reinserimento in comunità e centri di accoglienza( anche per reati pesanti) purchè questi istituti alternativi al carcere minorile siano veramente rieducativi.

Il ragazzo deve maturare la consapevolezza di aver commesso un reato e che per tale reato deve pagare;devono sussistere nel centro di accoglienza tutte le limitazioni alla libertà personale previste per chi ha commesso un reato.

Se il ragazzo, scontando pene troppo lievi, non comprende la gravità dell’errore commesso, una volta in libertà, diverrà eroe negativo e diffonderà consapevolmente ed inconsapevolmente nei suoi coetanei la convinzione che tutto e permesso, che niente è crimine, ne immorale e sopratutto che i minori perchè tali non pagano il conto con la giustizia.

Ben venga un’pò di senso di colpa, spesso abbiamo paura a suscitarlo se si tratta di minori. Invece, secondo me, il senso di colpa è il primo passo verso il recupero “Hai sbagliato, ciò che hai fatto è molto grave. Ma io ci sono, non ti lascerò solo.Ci sarà chi ti aiuterà. Intraprenderemo un cammino insieme”

E’ questo il messaggio che il buon educatore deve far pervenire, senza terrorizzare e senza sminuire. Insieme a maturare questa consapevolezza il ragazzo capirà che non è lasciato solo a se stesso, ma che ci sono delle persone che lo amano e che sono pronte ad aiutarlo a rialzarsi dopo la caduta.

Svanendo il timore del castigo e della punizione inevitabilmente continueremo a sentir ripetere “Siamo minorenni, non potete farci niente”

Web Angel

Vittorino Andreoli (psichiatra)
“Buttare un sasso dall’autostrada non è tutto l’evento, ne fanno parte anche le cronache dei giornali, le interviste televisive e il parlare continuo sul fascino del perverso. L’evento prevede anche l’acclamazione dell’eroe… Dobbiamo considerare che l’imitazione è un modulo che noi tutti consumiamo continuamente… molti giovani ammirano Maso, Erika, esempi della distruzione, e allora… possono prendere lo stesso coltello da cucina oppure un sasso ben levigato, terribilmente uguale ad uno che ha già ammazzato”.

Commenti dei lettori

(Inserisci un commento - Nascondi commenti anonimi)
  • laura 50

    17 Sep 2010 - 13:40 - #1
    0 punti
    Up Down

    sti giovani ormai non sanno piu’ l’educazione,la virtu’,niente di niente, pensano solo a bere,a farsi in tutti i sensi. e fin che si uccidono loro,o in auto,o in altro modo,bene,ma quando ammazzano altra gente e’ grave! tanto non hanno nessun pentimento,non gliene frega niente ,prendi omar,che dichiara di voler solo dimenticare,e le 90 coltellate,dimenticate?. quindi sti giovinazzi vanno severamente puniti,non che sono giovani,si devono perdonare,ma come ammazzi uno e ti dobbiamo pure dare una medaglia,un lavoro comunque,i giovani onesti,con morale,sono a spasso e gli assassini hanno un lavoro! idem le “sciaquette” che bevono e fumano a piu’ non posso,stanno sempre bene,mia figlia che non frequenta locali notturni,discoteche,pub,e non e’ ciucca un giorno si,e uno no,ha un fastidioso helicobacter che dopo 2 cure antibiotiche non si riesce a sconfiggere! E’ giustizia questa? NOOOOO!