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Dal "diario di un detenuto" di Rinaldo Schirru

Rinaldo è recluso nel carcere di Cagliari e nella sua cella, in solitudine compone versi, poesie e scrive il suo diario di prigioniero. Nel Dicembre 2002 raccoglie questi scritti in un libro intitolato appunto "Il Diario di un detenuto". L'operà è stata premiata dalla giuria del concorso letterario dedicato a Pirandello in Luca dei Marsi (Aquila). "Per anni, la mia vita era una barca alla deriva. I miei figli sono stati il vento. Con amore hanno soffiato sulla vela riportandola in salvo al porto"Rinaldo Schirru

Sala colloqui

Febbrilmente, aspetto ansiosamente

con il cuore palpitante

il giorno del colloquio,

tutto si svolge in un lampante attimo.

Il vecchio bancone divide i buoni dai cattivi.

Nelle pareti nude,

c’è un grande orologio da parete,

sembra messo apposta

per ricordarti quando arrivi,

che è già ora di andare via.

Un forte brusio aleggia nell’aria:

“Mamme, figli e mogli che si disperano

per i loro cari”.

Ininterrotti pianti

Fiumi di lacrime amare.

Urla di bimbi festanti,

mezzi sorrisi, qualche fugace carezza.

Un bacio rubato furtivamente

Agli occhi vigili e attenti dei secondini.

Una voce annuncia che

è giunto il momento per i saluti.

Si abbracciano i bimbi, le lacrime corrono sui visi,

gli sguardi degli innamorati s’incrociano,

quell’attimo vale un secolo.

Lentamente i loro visi si avvicinano,

si stringono in una stretta morsa di braccia.

Le labbra si uniscono in un trepidante,

intenso e appassionato bacio.

Monossillabando, in maniera stringata,

laconica, per timidezza,

per paura, per non essere sentito, all’orecchio le sussurra.

“Ti amo, ti amo e ti amerò per l’eternità”.

Rinaldo Schirru