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Lalla Jucker: mio figlio è stanco, molto stanco

Dopo la sentenza che gli ha quasi dimezzato la pena per l'atroce omicidio della fidanzata, Ruggero Jucker incontra la madre."Mio figlio è molto stanco, stanco delle cose non vere e cattive dette contro di lui e si chiede il motivo di tanto accanimento"

Dal Corriere della Sera del 20 Gennaio 2005
La madre: diventa sempre più cosciente, sta tornando alla realtà

Jucker: «Quanto accanimento su di me»

Uccise la fidanzata, parla dal carcere dopo la sentenza che ha dimezzato la pena: «Con Alenya stavo bene»
MILANO - Ora che la sentenza è definitiva, che non ci saranno più processi a mettere in discussione i 16 anni di carcere che martedì mattina gli ha inflitto la prima corte d’assise d’appello di Milano dimezzando i 30 del primo grado, parla Ruggero Jucker. Lo fa da San Vittore dov’è rinchiuso dal 20 luglio 2002, da quando ha massacrato con 22 coltellate la sua ragazza Alenya Bortolotto. Jucker si abbandona con la madre, Lalla, che lo ha sempre sostenuto, disposta ad accoglierlo tra le sue braccia anche se per la legge è un feroce assassino. Ed è con questa donna, decisiva nella sua vita, la prima persona ad incontrarlo dopo la sentenza e le polemiche sulla presunta lieve entità della pena, che Ruggero Jucker si lamenta: «Quanto accanimento e quante cose non vere sono state dette e scritte su di me». Jucker è «stanco, molto stanco» per tutto quello che è accaduto. È una stanchezza psicologica, soprattutto, dovuta al fatto che «progressivamente sta diventando sempre più cosciente, è come se pian piano tornasse alla realtà», spiega sua madre…..

….C’è chi dice che goda di un trattamento di favore, che le signore borghesi che fanno volontariato lì dentro non gli facciano mancare attenzioni. Non è un detenuto come gli altri. Segue un programma di recupero psicologico (è stato giudicato seminfermo di mente) a base di farmaci, ma anche di incontri con uno psichiatra che, a spese della famiglia, lo va a trovare in cella. Studia scienze dei beni culturali e ha anche degli hobby: fabbrica candele e lavora il vetro.
Non ha mai dato problemi.
«Sono contento che hai parlato con i miei ex professori del liceo Vittorio Colonna. Si ricordano ancora delle cose buone che ho fatto», dice Jucker alla madre prima che la donna lasci la sala colloqui.

Il commento della Guida

Invece io mi chiedo come mai non si riesce a rivedere in Italia una legge, a mio avviso ingiusta, che con troppa facilità rende liberi individui socialmente pericolosi ed allo stesso tempo uccide due volte la vittima. Così è stato per Alenya e per i familiari, la cui morte non è stata fisica ma spirituale.

Pensiamo a quelle persone che sono “costrette” dopo un dolore così devastante, la morte di un figlio e quale morte, a vivere. Per l’esattezza costrette…perchè ogni mattina si svegliano, sempre che la notte siano riusciti a dormire, vanno a lavorare, rientrano e cercano di ripetere i gesti che per anni sono stati quotidiani, cercano di far si che tutto sia come una volta, anche se non potrà mai esserlo….vivere per chi rimane, per non precludere serenità ad un’altro figlio (nel caso della famiglia Bortolotto, la sorella di Alenya di due anni più piccola). Ed è una sofferenza che si ripete ogni giorno. Ed alla sofferenza derivante dalla morte di un figlio non c’è cura, si può imparare soltanto a conviverci.

Mi sembra assurdo dopo una sentenza del genere (non accusiamo ne i giudici ne i legali della difesa Della Valle e Pellicciotta, che hanno semplicemente messo in pratica una legge a mio avviso da rivedere per il bene di tutti) che la famiglia Jucker si ponga certe domande, cercando consensi e compassione nell’opinione pubblica.

E’ l’arroganza la cosa che ci fa più male (parlo a nome di coloro che la pensano come me).

Arroganza che non lascia spazio al pentimento.

Non è forse da apprezzare il dolore dignitoso di una madre, quella di Alenya, che non desiderava vendetta ma solo giustizia e con questa sentenza non l’ha avuta?

Non so voi, al posto di questa donna, come vi sareste comportati…non so io, che cosa avrei fatto…

Probabilmente sarei diventata più “folle” di Jucker…speriamo di non offendere avvocati e familiari definendolo folle visto che da folle ce l’hanno fatto passare loro!

Io l’ho sempre ritenuto lucido al momento dell’omicidio e dopo. Non basta uscire in strada e gridare sono “Osama Bin Laden” per essere dichiarato semi-infermo di mente.

Ma questa è una mia personale convinzione.

Non basta neanche dichiarare ai periti che l’hanno visitato di sentirsi minacciato da strane presenze, che si manifestavano perfino sul dispay del suo cellulare. Jucker, durante i mesi che ho trascorso in sua compagnia in carcere, con me ha intavolato conversazioni e discorsi di senso compiuto (dopo l’iniziale diffidenza)

Ed adesso, ad un giorno dalla sentenza definitiva che gli dimezza la pena proprio a causa dell’attenuante costituito dalla sua semi-infermità mentale…adesso quando i giudici hanno già deciso irrevocabilmente, Ruggero, a detta della madre, inizia a ritornare in se….a guarire ad un giorno dalla sentenza definitiva.

A non rappresentare più un pericolo per la società.

Ma che ci sta a fare in carcere altri quattro, cinque, sei anni quest’uomo che improvvisamente è tornato in se e che continua a chiedersi il motivo di tanto accanimento nei suoi riguardi?

Ministro Castelli, che facciamo chiediamo la grazia per Ruggero Juker? Altrimenti a questo punto, seguendo un certo ragionamento, gli spietati siamo noi, quelli senza cuore….guardi che passiamo pure dalla parte del torto.

Che ci sta a fare Ruggero Jucker in carcere?

Lo so, che lei Ministro la richiesta di riforma l’ha presentata e l’hanno accantonata…ma che facciamo?

Riusciremo mai a raggiungere un certo equilibrio tra le parti ovvero un carcere rieducativo ed umano ed allo stesso tempo ottenere giustizia per i familiari delle vittime, preoccupandoci di non lasciare in libertà individui che rappresentino pericolosità sociale?

Lo so che raggiungere un equilibrio è assai difficile che si tende ad oscillare da un’estremo all’altro “carcere repressivo o non rieducativo e carcere troppo libero che diviene scuola di delinquenza”:le due faccie della medaglia.

E noi stiamo a guardare, spesso diveniamo le vittime e vittime doppiamente del carnefice e della legge

Ritornando al caso che stavamo esaminando, un uomo che ritorna in se e riacquista consapevolezza non rilascia certe dichiarazioni ne si pone la domanda “qual’è il motivo di tanto accanimento nei miei confronti?” (ovvero “che ho fatto di così tanto grave?”) dopo una sentenza che lo porterà ad uscire dal carcere tra qualche anno (si ipotizza addirittura quattro o cinque) e sapendo quanto è “dignitosa” la sua reclusione all’interno del carcere San Vittore.

Se veramente questo è stato dichiarato da Ruggero, il giornalista, se non sbaglio ha intervistato soltanto la madre.

Un uomo che si è macchiato di un tale reato, a cui improvvisamente ritorna il senno, tace rispettando il dolore dei familiari di colei che ha fatto solo l’errore di essere, un tempo, la sua fidanzata.

Tace e non tenta ancora disperatamente di attirare l’attenzione su di se, ma in silenzio sconta quel poco che ha da scontare “sopportando” la nostra moderata indignazione(e dico moderata) ed usufruendo delle tante opportunità che ogni giorno gli vengono offerte dal carcere in cui è recluso. Mezzi utili al suo reinserimento nella società. Occasioni da detenuto di serie A.

O forse questo omicidio è stato compiuto con una punta di sadismo, una punta di cattiveria?

Il bisogno estremo di affermare una potenza come quella assoluta di togliere la vita, un bisogno di sentirsi talmente forte da annientare un’esistenza…per un’individuo che è sempre vissuto all’ombra della figura materna così incombente, soffocante da toglierli ogni potere decisionale…non un uomo di 36 anni, ma un’eterno bambino incapace di vivere una relazione al di fuori dal rapporto simbiotico con la madre, donna probabilmente vittima anche lei delle sue frustrazioni.

Ma questa è solo un mio punto di vista.

Quel che è certo è che non è il colpevole che si deve indignare se contestiamo una sentenza a parer di molti ingiusta. La legge italiana è ingiusta. Perchè non ci tutela. Non siamo più esseri umani ma bestie feroci, perchè agiamo certi della nostra impunità.

O forse Jucker non ha squartato una ragazza ma rubato il motorino al vicino di casa o la merendina al compagno di scuola ?

Non ci permettete neanche per un minuto di ricordare la vittima o provare ad immaginare il dolore di una madre?

Dobbiamo invece ricordare e ripercorrere a ritroso la felice infanzia di Ruggero? Ribadire il buon comportamento del detenuto “che non crea problemi”all’interno del carcere (per carità ci siamo già noi che “vi creiamo problemi”, esprimendo opinioni scomode, schierandoci per una volta anche e solo, in questo preciso caso, dalla parte della vittima)

Dobbiamo forse chiedere a Jucker di firmarci l’autografo?

O andare al liceo Vittorio Colonna a parlare con i professori per render noto tutto ciò che Ruggero ha fatto di buono? Prima…per coprire quello che di cattivo ha fatto dopo.

Queste cose lasciamole alla madre, del resto per una madre il più spietato degli assassini

è semplicemente un figlio.

Web Angel

Commenti dei lettori

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  • Anonimo

    29 Nov 2008 - 14:47 - #1
    0 punti
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    Non c’è più giustizia a questo mondo.. ci vuole la pena di morte per quell’assassino e quella madre. che mondo ignobile…..