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Teatro per liberare le emozioni

In 108 istituti penitenziari italiani sono presenti laboratori teatrali e gli spettacoli spesso vengono presentati dai detenuti anche a un pubblico esterno.Tale attività aiuta a far emergere l'attitudine e le capacità del singolo individuo e nello stesso tempo fa si che il recluso si senta parte e protagonista di un qualcosa. Un qualcosa di creativo e costruttivo che fino a quel momento non ha fatto parte del suo mondo.

Il teatro come alternativa alla devianza. Un mezzo per liberare le emozioni. Un punto di collegamento tra carcere e mondo esterno. Ma anche un ampliare le proprie esperienze, un calcare altre scene, per la prima volta diverse dai tipici “palcoscenici” della criminalità.

In molti istituti penitenziari italiani esitono veri e propri laboratori teatrali spesso molto noti anche al mondo esterno.Alcuni reclusi sono riusciti attraverso la formazione in carcere a perfezionarsi talmente tanto da costituire compagnie teatrali eccellenti e conosciute a livello europeo.

E’ il caso della “Compagnia della Fortezza” formata da alcuni detenuti del carcere di Volterra.

Il progetto di Laboratorio Teatrale nel carcere di Volterra nasce nell’Agosto del 1988, a cura di Carte Blanche sotto la direzione di Armando Punzo.

Da allora i detenuti attori della Compagnia della Fortezza hanno prodotto ogni anno uno spettacolo nuovo. A partire dal 1993 gli spettacoli sono stati rappresentati fuori dal carcere ed invitati nei principali teatri e festival italiani ed internazionali.

La compagnia ogni anno prevede anche delle tourneè, naturalmente secondo modalità previste dall’ordinamento penitenziario.

Il primo spettacolo presentato nel 1989 è “La gatta Cenerentola” di Roberto De Simone, ne seguono molti altri che riscuotono grande successo tra cui “La prigione” da the Brig Kenneth H.Brown nel 1994, “Amleto” di William Shakespeare nel 2001 e “P.Pasolini, ovvero l’elogio del disimpegno” nel 2004.

Nella foto sopra un momento dello spettacolo “Amleto”e di “Eneide”, sotto “P.Pasolini ovvero l’elogio del disimpegno”




I ragazzi detenuti al carcere minorile il Beccaria di Milano alla ricerca del piccolo principe





da Ansa
Milano, 7 giugno 2004

Alcuni detenuti della sezione maschile del carcere minorile
Beccaria di Milano sono andati questa sera ‘alla ricerca del piccolo principe’, portando in scena all’interno dell’istituto un rifacimento dell’opera di Antoine de Saint-Exupery,
insieme ad alcuni coetanei di alcune scuole superiori milanesi.

Su un palcoscenico mobile, in una palestra con pannelli neri alle pareti e luci bianche psichedeliche, i 16 ragazzi diretti dal regista Giuseppe Scutellà, sono apparsi in scena in maglietta nera e soprabito, con gli occhi dipinti di nero sul volto bianco, capelli coperti da una cuffia: tra dialoghi e canzoni, break dance e un’introduzione recital-gospel a cura dei ragazzi della scuola di Lucia Vasini, gli attori-detenuti e i loro coetanei più fortunati hanno ricevuto gli applausi e i complimenti di un pubblico di persone delle comunità collegate col carcere e di altri giovani reclusi.


Tra i dieci attori-detenuti, c’era anche ‘Cipe’, il primo caso di un ragazzo già uscito dal carcere, che ha dovuto chiedere il permesso del magistrato per poter essere parte
della compagnia teatrale.

Diverso invece lo stato d’animo di ‘Zen’, che ha confessato al regista che non gli sembra di essere in carcere e che, anzichè un piede in carcere e uno in teatro, li vorrebbe tutti e due sul palcoscenico.
Lo spettacolo, frutto di un anno di lavoro nel laboratorio teatrale dell’istituto di pena, verrà riproposto domani sera per essere visto da alcuni altri minori del Beccaria e da
quanti hanno già prenotato, ottenendo l’autorizzazione del magistrato.
La rappresentazione, prodotta da Puntozero e realizzata grazie ai fondi del Dipartimento Giustizia Minorile del Ministero della Giustizia e all’aiuto, fra gli altri, del Teatro alla Scala, è patrocinata dalla Regione Lombardia, dalla Provincia di Milano e dal Comune di Milano.