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Carceri Speciali: l'Asinara

I carceri Speciali sono Istituti di massima sicurezza. Il più noto in Italia è l'ex carcere nell'Isola dell'Asinara in Sardegna, che ha ospitato negli anni di Piombo detenuti pesanti dai nomi noti. Attualmente è chiuso. Dal 1998 l'Asinara è infatti Parco naturale, ma grazie al protocollo d'intesa firmato a Giugno del 2004 dal Ministro dell'Ambiente Altero Matteoli ed il Ministro della Giustizia Roberto Castelli questi luoghi incontaminati verranno adibiti al reinserimento socio-lavorativo dei detenuti ed alla realizzazione di un progetto che prevede di fornire opportunità post-detentive.

Le carceri speciali vengono istituite nell’anno 1977 con il decreto ministeriale n.450.

Questi istituti di Massima Sicurezza nascono al fine di ostacolare i livelli massimi di ribellione ed il movimento di evasione sviluppatosi in quegli anni. La notte tra il 16 ed il 17 Luglio 1977 segretamente, usando alcuni elicotteri vengono trasferiti in questi carceri speciali un centinaio di detenuti.

I primi carceri di massima sicurezza furono istituiti all’Asinara, a Cuneo, a Novara a Fossombrone, a Trani, a Favignara, a Palmi a Badu e Carras, a Termini Imerese, a Ascoli Piceno per il femminile a Latina, a Pisa e a Messina.

Inoltre vengono ricavate sezioni di massima sicurezza in tutti i carceri giudiziari delle grandi città.

I detenuti reclusi in questi istituti o sezioni sono coloro che avevano partecipato ad evasioni e rivolte, sommosse e quelli che durante la detenzione hanno mantenuti, in qualche maniera, rapporti con la malavita.

Solitamente il detenuto non viene avvisato del suo imminente trasferimento (da carcere a carcere speciale), ne gli viene detto dove sarà trasferito. Le “traduzioni” (termine in gergo che sta per trasferimenti) vengono effettuate con “cellulari blindati”: furgoni particolarmente sicuri.

La corrispondenza in arrivo ed in partenza dei detenuti viene controllata e sottoposta a censura. Spesso vengono sequestrati giornali, libri, foto dei familiari e documenti. Gli spostamenti del detenuto dalla cella vengono ridotti al minimo. Aumentano le perquisizioni personali ed in cella. Gli istituti e le sezioni speciali sono dotati di maggiori sistemi di sicurezza (cancelli, mura, maggior presenza di agenti penitenziari) rispetto alle altre tipologie di carceri poichè sono appunto creati per internare detenuti particolari che hanno tentato più volte l’evasione o che hanno commesso atti di ribellione durante precedenti periodi di detenzione.

Due testimonianze: un uomo ed una donna ricordano il primo impatto con un carcere speciale (le testimonianze sono tratte da “Massima sicurezza- Dal carcere speciale allo stato penale.” di Salvatore Verde Odradek ed.2002)

“La mia destinazione era una piccola costruzione che le guardie chiamavano pollaio perchè vi aveva tenuto le sue galline la moglie del direttore: quattro celle strettissime, seminterrate, con la finestra dalla quale nei giorni di pioggia, entrava l’acqua a torrenti. Una porta bassa, da pollaio, appunto, che non potevi superare se non abbassandoti. In tutto quattro metri per tre. Dovevamo vivere in quattro, su due letti a castello e come unico mobilio, un tavolino fissato al pavimento e quattro sgabelli.”

“Arrivata a Firenze ricordo che faceva un freddo terribile, mi fecero entrare in una stanza gelida. Ebbi una perquisizione ed una “visita ginecologica” per vedere se nascondevo qualcosa nella vagina. Erano metodi studiati per spaventare ed intimorire. Fu uno shock. Poi il colloquio: durò cinque minuti, lontani l’uno dall’altra seduti alle due estremità di un corridoio. Con le guardie dietro le spalle.”

Il Carcere speciale dell’Asinara in Sardegna

Durante gli anni di Piombo, con il trasferimento all’Asinara di numerosi esponenti delle Brigate Rosse, è stata aperta nel carcere un’ala di massima sicurezza nella quale, dopo un tentativo fallito di insurrezzione è stata rafforzata notevolmente la sorveglianza. In quest’ala le celle di massima sicurezza hanno le porte blindate e consentono un controllo continuo dei detenuti.

Con l’arrivo dei detenuti imputati di pesanti reati mafiosi sottoposti al carcere duro in base all’articolo 41 bis è stato realizzato il cosidetto bunker, al quale si accede passando attraverso la chiesetta del carcere. Sono stati ristretti all’Asinara a partire dal 92, sottoposti a speciali misure di sicurezza: Totò Rina, Raffaele Cutolo e Nitto Santapaola. Questi detenuti “a rischio” (41 bis) venivono controllati a vista 24 ore su 24, le loro celle erano illuminate notte e giorno, i bagni non avevano porte, dallo sportello dotato di vetro antisfondamento il detenuto era sempre visibile alle guardie carcerarie.

Erano presenti piccoli cortili per l’ora d’aria in modo da garantire che i diversi detenuti, non si incontrassero tra di loro.

Le immagini del carcere speciale dell’Asinara

Foto di Carlo De Marchis

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Brigate Rosse dietro le sbarre della loro cella nel carcere speciale dell’Asinara

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Cortile riservato (per l’ora d’aria) ai detenuti accusati di aver fatto parte delle Brigate Rosse.

Nel 1998 il carcere speciale chiude e l’Asinara diventa parco naturale

Vista Asinara

Asinelli bianchi, tipici dell’isola Panoramica dell’Asinara

Il super carcere è stato chiuso definitivamente ma ultimamente si è pensato di utilizzare questi luoghi dalla natura incontaminata per il reinserimento di una fascia di detenuti

da La Nuova Sardegna di Gianni Bazzoni
Sassari, 12 giugno 2004

Niente supercarcere e, quindi, nessuno spazio per boss e criminali di primo piano, ma via libera a coloro che si sono distinti per buona condotta e che volontariamente scelgono l’attività lavorativa come fase di reinserimento sociale.

Il protocollo d’intesa è stato firmato ieri dal ministro dell’Ambiente Altero Matteoli e da quello della Giustizia Roberto Castelli.
Nel progetto sono coinvolti altri 21 parchi nazionali e 25 aree marine protette, tra le quali anche Pianosa che, come l’Asinara (nella cartina in giallo l’isola, al nord-est della Sardegna), ha un passato legato al carcere.
L’iniziativa è basata sull’obiettivo comune rivolto al reinserimento socio-lavorativo dei detenuti e alla necessità di offrire «opportunità in vista di un loro futuro post-detentivo».

Il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, infatti (che ama trascorrere parte delle vacanze nell’isola, nella colonia di Is Arenas) ha spiegato che il protocollo si pone fra i suoi obiettivi anche quello «di salvare dal degrado molte zone protette, dando contemporaneamente un’occasione di lavoro ai detenuti».
Riferimenti specifici non ce ne sono, ma è evidente che la proposta di fare decollare subito i progetti dell’Asinara e di Pianosa nascondono convinzioni chiare.
Il ministro, nel corso della conferenza stampa che ha seguito la firma dell’intesa, ha anche spiegato meglio il modo in cui le carceri verranno utilizzate:
«Non si può assolutamente parlare di riapertura dei penitenziari - ha detto - ma bensì di recuperare una serie di strutture che sono abbandonate al degrado. E c’è un grande lavoro da fare».
Gli interventi concordati tra ministero della Giustizia e dell’Ambiente riguarderanno i settori lavorativi dell’agricoltura biologica, agriturismo e sviluppo dei prodotti tipici. Insieme a qualunque altra attività che abbia come fine la tutela dell’ambiente.

I progetti, come è facile prevedere, non avranno costo zero. E’ prevista, infatti, la sistemazione delle ex strutture carcerarie in modo che siano in grado di accogliere i detenuti durante la notte.
I parchi come laboratorio per il recupero per i detenuti: una scelta che - secondo il ministero della Giustizia - sta dando buoni risultati nei penitenziari di tutta Italia (almeno dove è possibile promuovere attività lavorative).
Con il protocollo d’intesa siglato ieri mattina diventa possibile l’impiego dei detenuti per la valorizzazione delle aree protette, «anche di quelle che ospitavano strutture penitenziarie chiuse in modo prematuro per motivi puramente ideologici». Ed è inevitabile che rendere fruibili per attività di reinserimento sociale quelle aree un tempo sedi di carceri, e oggi trasferite al ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio, significa parlare soprattutto dei due luoghi più famosi: l’Asinara e Pianosa.

«Riaprire un carcere per scopi ambientali e per dare opportunità di lavoro ai detenuti - ha sottolineato il ministro dell’Ambiente Altero Matteoli - non è certo una sconfitta. Anzi, ben venga».

Commenti dei lettori

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  • virgilio

    07 Dec 2009 - 02:16 - #1
    0 punti
    Up Down

    Quanto ha speso il ministro Castelli per passar le vacanze all’Asinara?