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il biologico in carcere

Dalla Guida di Supereva "Agricoltura Biologica" un'interessante articolo:"Nel carcere di Vicenza ricomincia l’esperimento: i detenuti si trasformeranno, di nuovo, in agricoltori biologici."



Arriva la primavera e in carcere i detenuti si preparano a diventare ortolani oggi, per essere imprenditori agricoli domani. Infatti il biologico torna in carcere: dodici detenuti diventeranno coltivatori per un esperimento.

L’iniziativa è promossa nella Casa Circondariale S. Pio X di Vicenza, in collaborazione con il Cipat (Centro Istruzione Professionale e Assistenza Tecnica www.cipat.it) regionale e finanziata dall’Ue: tre anni fa fu fatto proprio in questa sede il primo esperimento del genere in Italia: l’agricoltura biologica veniva insegnata e praticata, per la prima volta, dentro le mura di un carcere.

Dodici detenuti ad “alta sicurezza”, scelti per capacità e volontà da un’apposita commissione, diventeranno agricoltori, sulle orme di altrettanti detenuti “diplomatisi” negli anni scorsi grazie a questo corso.

Per 450 ore complessive, fino alla prima settimana di luglio, i dodici neo-agricoltori saranno chiamati a svolgere un programma gestito da sette docenti specializzati, tra cui una psicologa, affrontando tematiche diverse: dai principi di economia ed ecologia agraria all’ agricoltura ecocompatibile e organica; dall’orticultura alla frutticoltura biologica.

I risultati più che soddisfacenti già ottenuti dalle esperienze passate, stando all’entusiasmo degli stessi docenti, portano ancora i “frutti” dell’impegno profuso dai detenuti che, in meno di tre anni, hanno attrezzato l’area di quattro mila metri quadrati circondata dal muro carcerario in un grande laboratorio, con tanto di serre, frutteto e semenzaio.

”Tornerà ad essere questa “l’aula verde” attrezzata per le nostre lezione, risponde Natalino Stellin, docente del Cipat, dove i detenuti saranno chiamati ad operare praticamente e teoricamente per imparare come si coltiva biologicamente. Di più, l’esperienza che ormai si è consolidata, ha nel carcere di Vicenza un vanto di collaborazione tra enti esterni e organizzazione carceraria, che offre ai detenuti un’opportunità di riscatto e recupero che parte dalla terra, per poi diventare impegno sociale vero e proprio una volta che si riapriranno le porte del carcere”.

A riconoscere la particolare valenza del corso è anche la direttrice del carcere: “Tutto ciò che può creare legami tra la struttura carceraria e il territorio è utile per la riabilitazione dei detenuti”, spiega la dottoressa Jannucci, insediatasi a Vicenza solo tre mesi fa.

L’apprendimento delle materie agricole, come delle diverse pratiche di coltivazioni che si alterneranno nei vari mesi, producendo zucchine, cetrioli, insalata, pomodori, come mele, pere kiwi ed altro, alimenteranno poi gli stessi detenuti del carcere vicentino.

Prodotti, dunque, coltivati e consumati in loco.

Questo crea così una “coscienza naturale” verso un sano modo di alimentarsi anche tra i detenuti. Molti dei quali, pur avendo pene trentennali, giurano che una volta scontata la loro pena, torneranno negli appezzamenti di famiglia per avviare o continuare la professione agricola con indirizzo biologico”.