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E' malato ed è solo un ladro di biciclette

"Spettabile Procura della Repubblica... vi pongo solo alcune domande...."

Da www.ildue.it

“Spettabile Procura della Repubblica,

oggi, 6-05-2005, ho presenziato al processo per direttissima, presso l’Aula II di codesto Tribunale, contro il cittadino rumeno Covaci Cristian Ovidiu, nato a Gurahont, judetul di Arad il 12-02-1985 e detenuto presso il carcere di San Vittore per il furto di una bicicletta.

Sono rimasto allibito nel vederne il volto, la parte destra, completamente gonfio e distorto per una forma di paresi..
Sapendo che il medesimo è stato affetto da tubercolosi ossea e soffre spesso di emicranie mi pongo, e pongo, una serie di domande che, sapendo che quanto più è ritardato l’intervento tanto più diventa problematico il recupero, sono di estrema urgenza:
1) E’ compatibile lo stato di salute con la carcerazione? (calcolando che sempre di furto di bicicletta si tratta);

2) Perchè non è stato ricoverato in ospedale o, perlomeno, nell’infermeria del carcere?

3) Vengono prestate le adeguate cure sanitarie? (purtroppo sembra di no, e pregherei gli altri fruitori del messaggio di verificare in merito essendo a me impossibile la cosa).

Ne è stata rinviata l’udienza al giorno 11 maggio, rendendo sempre più complicato il caso clinico che necessita, a mio parere, di un controllo sanitario serio con verifiche di eventuali recidive della tubercolosi (da effettuarsi ovviamente in una struttura adeguata) considerando che sembra che ad un cugino ciò sia già capitato.
Sarà pure uno straniero e sbandato, ma è pur sempre un ragazzo di 20 anni che non può rischiare di rimanere sfigurato a vita per il furto di una bicicletta: ne andrebbe la nostra dignità di società civile.

Cristian è stato ricoverato, circa 8 anni fa, per una anno tra San Carlo e Sondalo, subendo un’operazione all’anca che ne rende precaria un’attività lavorativa da sforzo.

Dopo il ricovero, anzichè essere affidato ai servizi sociali per un recupero educativo è stato lasciato su un marciapiede a mendicare in balia del padre-padrone che lo aveva sempre sfruttato allo scopo.
Distinti saluti Dott. Agronomo Giuseppe Granelli

giuseppe.granelli@unimi.it