
“Ok, ci penso io, lo rapisco e lo “deprogrammo”…
In america al deprogrammatore si rivolgono spesso genitori di ragazzi prigionieri di sette sataniche o nuovi culti

Il deprogrammatore (figura molto in voga ma anche molto contestata) allontana di forza la persona dal gruppo o dal culto di appartenenza, pianificando ed attuando un rapimento a tutti gli effetti. Dopo averlo condotto in un luogo isolato cerca appunto di “deprogrammarlo”, svolgendo in senso contrario la stessa opera del capo carismatico della setta, usando tecniche molto varie ed inusuali; si parla infatti di privazione del sonno, colloqui molto prolungati (denominati “maratone”) in cui il soggetto viene sottoposto a sovraccarico sensoriale. Ad esempio ossessive e martellanti dichiarazioni negative riguardanti il culto, spesso utilizzando urla e metodi di disorientamento spazio-temporale.
Al termine del periodo vissuto all’interno della setta e con il deprogrammatore può capitare che una volta restituito alla famiglia il soggetto, avendo subito doppiamente un trauma, presenti disturbi quali allucinazioni, mancanza di appetito, perdita del sonno, depressione, stati d’ansia ed altro.

Noemi Novelli








