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Roma: carceri del futuro, progetti architettonici in mostra.

Come saranno gli istituti penitenziari del futuro? Ventidue architetti ed ingegneri esporanno i loro progetti a riguardo dal 10 Giugno al 22 Giugno presso l'ex Casa di correzione di Carlo Fontana, nel complesso monumentale del San Michele a Ripa."La città dell'attesa, progettare il carcere" è il titolo della mostra, che verrà inaugurata il giorno 9 Giugno alle 16,00.

Composizione grafica di progetto di carcere e foto della realizzazione

Ansa, 8 giugno 2005

Come sarà il carcere del futuro? Ventidue, tra architetti e ingegneri, lo hanno immaginato e i loro progetti saranno esposti dal 9 giugno presso l’ex Casa di correzione di Carlo Fontana, nel complesso monumentale del San Michele a Ripa. La mostra, dal titolo “Le Città dell’attesa, progettare il carcere”, sarà inaugurata alle 16 alla presenza del Capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, Giovanni Tinebra.

Si tratta dell’esposizione dei progetti ammessi al concorso europeo bandito dalla direzione generale per le Risorse materiali dei beni e dei servizi del Dap, per la elaborazione di un prototipo di istituto penitenziario di media sicurezza a trattamento qualificato. Tra i progetti esaminati due sono risultati i vincitori ex equo: i progetti “La città ristretta” e “Comb 2″. La mostra resterà aperta al pubblico dal 10 al 22 giugno, tutti i giorni, esclusa la domenica, dalle 9 alle 19. “Progettare un carcere - ha spiegato Enrico Ragosa, direttore generale delle Risorse materiali, dei beni e dei servizi del Dap - significa creare un’entità urbana, una piccola particolare città”.

L’obiettivo del ministero della Giustizia è quello di progettare “un modello moderno lontano dall’immagine del ghetto di rassegnata emarginazione e più vicina all’idea di piccola e sicura città in cui sia possibile vivere dignitosamente nella speranza e nell’attiva attesa di un ritorno, a pieno titolo, nella società da uomini liberi”. Attualmente in Italia ci sono oltre 200 complessi carcerari per un valore complessivo di 5 miliardi di euro, e ammontano a circa 250 milioni di euro all’anno gli investimenti necessari per la loro manutenzione.

L’architettura carceraria: cenni storici

Da luogo di punizione a luogo di rieducazione: il modello architettonico degli istituti penitenziari è legato alla visione penalistica delle varie epoca. Nei primi secoli del medioevo l’attività giudiziaria era svolta in edifici destinati ad altro (portici delle chiese, sale dei castelli). Dal 1100-1200 furono costruite le prime strutture per la giustizia ecclesistica e le giuridizioni signorili. Erano di forma elissoidale a due piani: quello inferiore, con anguste finestre e arredi in pietra, era destinato alle carceri, quello superiore, ben illuminato e arredato con il legno, al tribunale. In quel periodo il carcere era il simbolo del contrasto tra buio e luce, freddo e caldo, pietra e legno, morte e vita. I detenuti erano imputati in attesa di giudizio o dell’esecuzione della condanna. Ai lati delle celle si svolgeva l’attività commerciale e artigianale. Solo nel XVI secolo, con la fine del diritto penale privato e l’assunzione dello ius punendi in capo al sovrano, il modello architettonico subisce una profonda trasformazione, non solo strutturale per la preferenza di un impianto quadrilatero, “perché la giustizia uguale per tutti deve mostrare su ogni lato lo stesso volto”, ma anche per la destinazione: inizia a farsi largo in nuce la concezione della funzione pedagogica del carcere. Il palazzo di Giustizia, con il piano inferiore destinato alle carceri e quello superiore, riorganizzato con aule d’udienza e cancellerie, al tribunale, si distanzia e sovrasta la città, circondato da giardini e chiuso tra colonnati. Le attività commerciali si svolgono all’esterno.

Con la struttura templare del Palazzo, simbolo della potenza della giustizia austera e distante dai cittadini, si passa nel 1600 a quello che è il modello del carcere moderno e alla separazione del tribunale dalla prigione. Con la realizzazione, intorno al 1650, delle Carceri Nuove a Roma lo Stato Pontificio crea la prima struttura cellulare e il primo carcere destinato esclusivamente a prigione dove i detenuti espiavano le proprie pene per raggiungere la redenzione. A papa Clemente XI, nel XVI secolo, si deve la realizzazione del primo carcere per minorenni: la casa di correzione di San Michele, progettata da Carlo fontana. Si tratta di un esempio di architettura che prende in considerazione l’umanità dei detenuti: 60 celle singole con finestre collegate da ballatoi, impianti idrici, fognari e di condizionamento. Risale alla fine del 1700 e l’inizio del 1800 la struttura carceraria a bracci, con celle grandi dove si svolgono attività lavorative, ambienti-officina e spazi aperti per la passeggiata collettiva. Dal 1900, infine, nasce l’idea della delocalizzazione dell’istituto penitenziario, situato nelle periferie delle città, in contrasto con la concezione moderna del carcere come luogo di riabilitazione e reintegrazione del detenuto nella società.