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Il carcere di Opera

La casa di reclusione di Opera, alle porte di Milano, è la maggiore delle 225 carceri italiane (e d'Europa) con 1.400 detenuti, di cui 1.300 con condanne definitive.

Da Panorama

Durante l’ora d’aria una luce color acciaio avvolge la cittadella del castigo. Alla spicciolata i prigionieri escono dalle loro celle e si accovacciano nei piccoli cortili. E in quei minuti, in quei quadrati di cemento, si incrociano gli sguardi di uomini e donne che hanno scritto con il sangue la storia criminale italiana. La casa di reclusione di Opera è la maggiore delle 225 carceri italiane (e d’Europa) con 1.400 detenuti, di cui 1.300 con condanne definitive.
Qui, alle porte di Milano, si aggirano mansueti boss mafiosi e serial killer dai nomi celebri: da Totò Riina al pentito Antonino Giuffrè, dal massacratore di prostitute Gianfranco Stevanin al leader della banda della Uno bianca, Roberto Savi. Qui, in una prigione modello, dove cento celle hanno la doccia privata e il centro clinico conta un’ottantina di medici e infermieri e sale chirurgiche all’avanguardia, i peggiori incubi della storia d’Italia diventano normalità, quadretti di vita quotidiana.

Per esempio Riina, il boss di Cosa nostra, condannato a 12 ergastoli, quello che ordinò di far saltare in aria i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, a Opera si è trasformato in un pensionato da bocciofila. «’U curtu», 75 anni, trascorre le giornate giocando a carte con un altro mafioso. Una coppia che difficilmente troverebbe rivali disposti a sfidarli. I problemi di salute del padrino corleonese, le operazioni al cuore, sembrano lontani. Ora Riina, in cella, va alla ricerca della forma fisica grazie a una cyclette e a un vogatore. Quando non gioca a carte e non «pompa» sugli attrezzi ginnici legge libri di storia e prega, moltissimo.

In una zona invisibile agli altri detenuti accusati di associazione mafiosa, vive, invece, il pentito Antonino Giuffrè, accusatore dell’introvabile capo di Cosa nostra Bernardo Provenzano, l’uomo di cui era il braccio destro. In prigione «Manuzza» ha ricevuto in premio un bell’orto da coltivare. E lui, fedele alle origini rurali, come Cincinnato, coltiva zucchine e pomodori, che orgoglioso invia anche al direttore di Opera, Alberto Fragomeni. Un’altra strana coppia vive nel secondo reparto. Due reclusi che condividono stanza e lavoro in palestra.
Si chiamano Pietro Maso e al-Assadi Jabbar. Il primo, all’epoca ventenne, in una notte di aprile 1991 aspettò i genitori con tre amici, nel buio delle scale: li massacrò durante un orrore che durò oltre 50 minuti. Nello stesso anno, il secondo, un colosso alto quasi 2 metri, fuggì da Baghdad alla fine della prima Guerra del Golfo. Il motivo? Era una guardia del corpo di Saddam Hussein e per lui aveva iniziato a tirare una brutta aria. In Italia è stato condannato per omicidio.

Pietro e Jabbar, tonici e muscolosi, oggi fanno gli istruttori e tengono pulita la palestra. Jabbar prega Allah (ha regalato al direttore Fragomeni una copia del Corano con dedica) e Pietro prega da cristano. Maso non perde una messa domenicale, segue i consigli della sua guida spirituale, don Guido Todeschini, scrive poesie, pubblicate sui giornali cattolici. Non ha mai chiesto un giorno di permesso o approfittato di un beneficio perché vuole «pagare tutto sino all’ultimo giorno». Di lui si prendono cura le sorelle.
In biblioteca è facile incontrare Marco Furlan, uno dei due angeli vendicatori della Ludwig, organizzazione di ispirazione neonazista che trucidava omosessuali, tossicodipendenti e prostitute in una criminale furia moralizzatrice. Furlan, condannato a 27 anni per 15 delitti, oggi è uno studente modello di ingegneria. Il suo sogno: «Studiare un dispositivo elettronico in grado di estirpare la radice del male dal cervello». Uno strumento che potrebbe essere utile anche ad altri detenuti.

Come Giovanni Erra, l’adulto condannato per l’omicidio di Desirée Piovanelli, ragazzina dilaniata dal branco di Leno (Brescia). O magari Roberto Savi, l’ex poliziotto della Uno bianca, il più enigmatico di tutti gli assassini seriali italiani. Rinchiuso nella sua cella, osserva tutto con lo sguardo vuoto. Vive rintanato nei suoi pensieri e con tono ispirato fa sermoni che agitano il sonno dei compagni di prigionia.
Durante l’ora d’aria e le altre attività comuni si possono fare ulteriori incontri ad alto tasso di adrenalina: per esempio si può incrociare Marco Mariolini (il killer delle anoressiche che aveva annunciato i suoi delitti in un libro), con la faccia metà ispida e metà glabra; o Filippo De Cristofaro, l’uomo che uccise e agganciò a un’ancora la fidanzata, per poi fuggire su un catamarano; o magari Nicola Sapone, per i pm di Busto Arsizio, il Belzebù delle Bestie di Satana; o Vincenzo Vinciguerra, il terrorista condannato per la strage di Peteano.

A Opera anche la sezione femminile riserva sorprese. Basta una visita alla sartoria per trovare impegnata, con paillette e abiti da sposa, Maria Luigia Redoli, la cosiddetta Circe della Versilia, che nel 1989 uccise il marito con l’aiuto del giovanissimo amante. Ora Maria Luigia, platinata come allora, sorride al visitatore inaspettato, nonostante la condanna all’ergastolo. Dalla stanza vicina si alza una voce tenorile: «Stare qui ha il sapore dell’eternità». La band del carcere (Opera House, quattro musicisti condannati per truffe e droga) sta provando la canzone preferita dal direttore: Eternità, dei Camaleonti

Giacomo Amadori

Commenti dei lettori

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  • antonio

    02 Jan 2009 - 18:50 - #1
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    abbolite il 41 bis

  • antonio

    13 Jan 2009 - 22:20 - #2
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    abolite il 41 bis vi prego tanto e la mafia che da pane alla povera gente non capite. o liberate riina lui e un nonno modello

  • Michel Barin Champion

    23 Mar 2009 - 11:24 - #3
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    Salve, sono no scrittore di saggi e racconti di viaggio; vorrei mettermi in contatto con soggetti che hanno contatti con carcerati, sacerdoti e guardie e anche con dei carcerati che hanno voglie di raccontare la loro vita, l’attuale esperienza, altro ancora. E’ possibile?
    Ringrazia e saluta
    Dr. Michel Barin Champion
    Via Chanoux, 50
    11027 Saint-Vincent (AO)
    barin.champion@fastwebnet.it

  • Grandi falcone e borsellino

    12 Jul 2010 - 11:46 - #4
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    Caro Antonio, se nella mattanza di mafia fosse morto un tuo caro non credo che vorresti veder libero uno dei peggiori assassini della storia d’italia, senza andar troppo lontano… Apri un negozio e aspetta il giorno in cui si presenta un’uomo chiedendoti il pizzo, ti sentiresti un morto che cammina, la tua libertà ti è stata tolta!!! Rifletti e vedrai che la pena di morte sarebbe l’unica strada giusta, paghiamo vitto e alloggio a questa gente, non ti senti già morto… Dentro….?

  • Roberto C

    09 Aug 2010 - 08:02 - #5
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    Mi auguro di non dover leggere mai piu’ di gente che vorrebbe una riduzione di pena per criminali e assassini come Riina. Se Riina ora e’ un carcerato e addirittura nonno modello, puo’ forse migliorare la situazione di chi ha dovuto subire le violenze della mafia sotto ogni sua forma e prevalentemente causate da Riina? Pensiamo prima di tutto alle vittime della mafia, alle loro famiglie e a tutto quello che e’ stato loro tolto dalla mafia e da persone criminali come Riina.
    Vivo negli USA e una persona come Riina, condannata a 12 ergastoli, qui la sua esecuzione avrebbe gia’ avuto luogo. Altro che 41 bis!!

  • paki

    10 Sep 2010 - 16:00 - #6
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    lo zio toto e’ in carcere ha fatto tante cose giuste e ha fatto anke cose sbagliate purtroppo….ma berlusca andreotti dell utri e tanti altri dove sono?sti infami soprat il nostro caro presidente ke s e’ servito di cosa nostra per fondare forza italia e ora ke e’ ai vertici del potere pian piano cerca e riesce a purificare la sua fedina penale attuando leggi ad personam……u zio toto sta dove sta e forse comanda ancora ma questi onorevoli e cavaliieri non moriranno con la testa sul cuscino…..se qualcuno sa come fare diffonda sto msg cosi forse l italia potra’ capire che ci sono piu colpevoli fuori che dentro…..a risentirci.

  • Saraaa

    21 Dec 2010 - 11:19 - #7
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    … sono del parere che chi sbaglia deve pagare, ma con le dovute condanne… un uomo per spaccio e associazione non può prendere 15 anni di condanna e applicargli il 41bis e un uomo che uccide o massacra qualcuno, o addirittura violenta se la scampa con qualche annetto e poi è fuori… gente come mafiosi ecc e’ giusto che paghino, di male ne hanno fatto a tanti, per alcune persone dovrebbe esserci anche la pena di Morte… soprattutto per i pedofili e chi di male come loro ne h fatto davvero tanto!!!!

  • Il GLadiatore di Paestum

    09 Jan 2011 - 08:38 - #8
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    Si e vero perche tenere rinchiuso un uomo speciale come Toto’ Riina, ormai e anzioano e anche lui a diritto di finire i suoi giorni a casa e incompagnia dei suoi cari famigliari.
    anzi se il departimento di Grazia e Giustizia lo fa scarcerare e lo trasperiscono in Australia dalla figlia sono sicuro che la figlia gli dara conforto fino alla fine dei suoi giorni e passare unpo di tempo con i nipotini.

  • ujken

    14 Feb 2011 - 16:29 - #9
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    ogni volta che vado a trovare il mio ragazzo,sto male per una settimana.Condanna definitiva per mancanza di prove…..non ho parole per commentare dico solo che dovremmounirciin un unuco grido:NO ALL?ERGASTOLO E PIù umanutà

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