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Il P.M Lucia Musti: ho sognato per un mese il sequestro di Tommy

"Sono andata dai genitori di Tommaso con il cuore in mano, per comunicare loro quella tragica verità che purtroppo i Media avevano già diffuso" "Durante i trenta giorni delle indagini tutte le notti avevo incubi, sognavo il sequestro di Tommaso, se oggi mi facessero un esame del sangue ci troverebbero il sequestro di Tommaso."









Da il Giornale

Partiamo dalla fine, da quando gli assassini hanno confessato ed è stato chiaro che Tommaso era morto. Che cosa ha provato?
«Una grande rabbia. Ma cosa si poteva fare, se il bambino è stato ucciso subito dopo il sequestro? Nulla. Tutti hanno dato il massimo per cui ho la coscienza a posto come magistrato. Per 30 giorni ho lavorato così, senza sapere se lui fosse ancora vivo o morto. E non ci ho creduto fino a quando non hanno trovato il corpo. Allora ho avuto la conferma che il valore della vita ormai è nullo.



Il nostro peggiore nemico siamo noi stessi, sono gli altri uomini».
Lucia Musti, 48 anni, 24 passati in magistratura, alle spalle alcune indagini che l’hanno segnata, quella sulla Uno Bianca e sui Bambini di Satana, una delle prime inchieste sul satanismo in Italia, poi conclusasi con delle assoluzioni, da due anni è distaccata alla Dda di Bologna. Sposata, una figlia adolescente e un labrador, Bobo, che la segue spesso anche al lavoro, è la donna del pool di magistrati del caso di Tommaso Onofri,


la signora bionda a cui è toccato affrontare alcune delle prove più difficili di questa tragedia.
È stata lei a dire agli Onofri che Tommaso era morto. Che parole ha usato?
«Sono andata da loro con il cuore in mano, ho parlato prima come madre: ho detto di pensare a Sebastiano, l’altro figlio, di cercare conforto nella fede. Come magistrato ho assicurato che avrei fatto il massimo perché i responsabili siano puniti».
Avevano già saputo qualcosa dalla tv?
«Ahimé sì, per questo ho trovato anche molta rabbia.”