Questo sito contribuisce alla audience di

Jucker non è pazzo uccise con lucidità e crudeltà inaudita.

Jucker succube ma non infermo di mente- Perché Ruggero Jucker quando uccise la fidanzata Alenya Bortolotto di 26 anni straziandone atrocemente il povero corpo, non era infermo di mente? Perché il rampollo della Milano bene non agì in preda ad un raptus ma con lucidità ed estrema crudeltà? Mediaticamente non tutto è stato chiarito, processualmente credo che il Giudice Guido Salvini che l’ha condannato a trent’anni di reclusione con la sentenza di primo grado, abbia compreso profondamente lo stato mentale dell’omicida, le atroci modalità con cui è stato perpetrato uno dei più efferati delitti degli ultimi tempi, il danno morale causato nella famiglia di questa giovane ragazza e soprattutto la pericolosità sociale di questo individuo che a mio avviso potrebbe uccidere ancora, una volta in libertà. Ciò non è stato evidentemente compreso dalla corte di appello che ha accettato il patteggiamento tra pubblica accusa e difesa, dimezzandone così la pena (con la legge in vigore gli effettivi anni di reclusione saranno davvero pochi e presto quest'uomo sarà nuovamente in libertà).A FINE INTERVENTO LA FOTO DELL'INQUIETANTE REGALO DI JUCKER (CHE CONSERVO A CASA).

 
 

Dalla relazione del Giudice Guido Salvini:

 

“Nella notte tra il 19 e il 20 luglio 2002…Ruggero Jucker senza una ragione apparente o quantomeno intelligibile, ha ucciso nel bagno della sua abitazione milanese la sua fidanzata Alenya Bortolotto colpendola numerose volte con un coltello affilatissimo da sushi e dissezionandone  in parte il corpo.”

 

 

 

“Gli agenti intervengono intorno alle ore 4,40 a seguito dei ripetuti allarme dati al 113 da un vicino che   segnalava  una violenta lite”

 

“Nella strada gli operatori del 113 notavano una persona completamente nuda,  il giovane subito identificato in Ruggero Jucker veniva fatto salire sull’autovettura di servizio mentre un agente rinveniva nel cestino dei rifiuti posto all’angolo della strada una camicia da notte, risultata poi di proprietà dello stesso Jucker, sporca di sangue.”

 

“Gli Agenti, aiutati dal custode, individuavano l’appartamento di Jucker sito al pianterreno in fondo al cortile ed una volta entrati trovavano il corpo di Alenya Bortolotto.

La ragazza già morta era stesa in posizione supina sul pavimento accanto alla lavatrice ed aveva indosso solo una maglietta di colore blu.”

 

“Il corpo presentava un’enorme ferita dall’ascella sinistra sino alla parte destra del ventre con fuoriuscita di visceri e sul corpo era appoggiato un coltello con punta acuminata risultato poi essere un coltello da sushi.

 

Una parte del fegato era stata gettata nel giardinetto chiuso che comunica con il bagno solo tramite una finestra con inferriata”

 

(durante gli interrogatori Jucker confesserà rispondendo con lucidità e quasi  “candidamente” alle domande degli inquirenti di essersi ispirato al film  Hannibal, lasciando intuire perché una  parte del  fegato della vittima non è stata ritrovata nel giardinetto, aggiungendo :“per rispetto di entrambe le famiglie preferisco non riferire alcuni particolari”.)

 

“I consulenti dell’analisi medico-legale hanno evidenziato sul corpo della vittima 10 lesioni da taglio e 17 lesioni da punta e da taglio concludendo che il numero complessivo dei colpi inferti era stato sicuramente non inferiore a 22. (Tale lesioni sono compatibili con il coltello sequestrato, uniformemente imbrattato di materiale ematico)

Tre di queste lesioni hanno trapassato il muscolo cardiaco mentre altre due più superficiali hanno colpito il margine del ventricolo sinistro e sono state nel loro complesso di sé sole sufficienti a provocare il decesso di Alenya sia per la compromissione della cinetica cardiaca sia per l’entità dei versamenti emorragici che ne sono derivati.”

 

“E’ utile sottolineare che l’appartamento è abbastanza isolato dal palazzo e dai rumori esterni ed anche abbastanza lontano dalla portineria.”

 

“Al momento dell’intervento degli operatori la lavatrice situata in bagno era in funzione e gli agenti ritenendo che il lavaggio in corso non fosse in alcun modo ricollegabile al delitto semplicemente la disattivavano staccando la spina dalla presa di corrente.

Solo in un secondo sopralluogo la lavatrice veniva aperta e il cestello risultava contenere acqua rossastra  ed alcuni indumenti dell’indagato  risultando così secondo gli operanti che l’elettrodomestico fosse stato utilizzato per un iniziale tentativo di occultare le tracce del delitto.”

 

Perché Jucker non agì in preda ad un raptus di follia?

L’interpretrazione della Guida.

 

 

Viene definito raptus quell’impulso intenso ed improvviso ma molto breve che nella maggior parte dei casi spinge un soggetto a tentare il suicidio e più raramente a compiere azioni aggressive nei confronti di altre persone. (nella speranza di aver finalmente chiarito il significato del termine raptus).

 

Jucker  uccidendo in preda ad un raptus di follia (come raramente accade), avrebbe soffocato Alenya nel sonno o  l’avrebbe colpita violentemente con l’oggetto che più si trovava vicino al letto dove i due dormivano.

 

Dalle indagini preliminari effettuate dal Giudice Guido Salvini  è emerso che l’omicidio si è consumato in un lasso di tempo  lungo.

 Si  deduce senza dubbi che Jucker  durante la notte si è alzato dal letto nel quale Alenya ancora dormiva si è recato  in cucina  intenzionalmente ha cercato quel coltello affilatissimo  regalatogli da un amico e che ancora era riposto in una scatola all’interno di un cassetto.

 

La mente annebbiata di un uomo in preda ad un raptus di follia afferra per uccidere la sua “malcapitata vittima” (termine usato dalla difesa e dallo stesso Jucker in riferimento ad Alenya) qualsiasi coltello, certamente più a portata di mano in cucina, o va a cercare quel coltello da sushi inusato perché ancora riposto nella scatola?

 

“Sul corpo di Alenya è stata eseguita una vera e propria dissenzione condotta, secondo i consulenti con una notevole precisione in quanto erano praticamente assenti tagli fuori bersaglio o disordinati” ( Giudice Guido Salvini)

 

Personale osservazione:

un uomo in preda a follia non è in grado di eseguire una dissezione precisa quasi chirurgica, il soggetto infatti agisce in maniera confusa, molto violenta, ma non coordinata, colpendo dove capita anche fuori bersaglio.

 

Personale conclusione:

iniziare la dissezione precisa del cadavre può rappresentare la volontà dell’omicida di depezzarlo e di occultarlo.

La mia conclusione deriva anche e sopratutto dal fatto che Jucker dopo l’omicidio non è immediatamente corso in strada, come è emerso dai Media, gridando “sono Osama Bin Laden” ed altre frasi deliranti, si è soffermato invece nell’appartamento per occultare  il barattolo contenente mariuana ( gesto che richiede un lucido ragionamento) ha pulito il pavimento del bagno e la zona circostante al corpo di Alenya dal sangue, ha caricato la lavatrice con indumenti macchiati di sangue e usati per la pulizia.

 

Concludo che

 Jucker non ha avuto il tempo necessario come era sua iniziale intenzione per depezzare il corpo della vittima al fine di occultarlo, per pulire a fondo e riordinare  la scena del crimine, (operazione che richiede molto tempo) e darsi quindi alla fuga: come unica alternativa  la messa in scena della follia, il gridare frasi sconnesse ed uscire in strada nudo poco prima dell’intervento della polizia avvertita dai vicini.

 

Mentre infatti l’omicida iniziava sulla scena del crimine (l’appartamento) lucidamente tali suddette operazioni i vicini allarmati da quella che è stata definita una spaventosa lite e dalle urla di due persone (quelle dell’omicida e della vittima) chiamavano ripetutamente il 113.

 

Probabilmente Jucker è riuscito a percepire i movimenti  nel palazzo dei condomini allarmati da ciò che stava accadendo nell’appartamento a piano terra o ha riflettuto sul fatto che le grida ed i tentativi disperati di Alenja di difendersi (nell’appartamento sono stati ritrovati mobili rovesciati) con molte probabilità avevano richiamato l’attenzione di qualcuno  (pur essendo il palazzo poco abitato a causa delle ferie estive in una Milano semi-deserta).

 

Sulla scena del crimine oltre a mobili ed oggetti  rovesciati è stata ritrovata una ciocca di capelli della vittima sul divano del salotto. Sugli avambracci ed alla mano destra di Alenya, sempre secondo la consulenza medico-legale, erano presenti lesioni certamente interpetrabili come da difesa dovute cioè al tentativo di ripararsi dai colpi  frapponendo gli arti superiori oppure cercando di afferrare la lama del coltello. E’ utile evidenziare che la ciocca di capelli della vittima sul divano ed i mobili rovesciati indicano che Alenya prima di aver  afferrato disperatamente la cornetta del telefono per chiedere aiuto (come emerge dalle indagini preliminari svolte dal Giudice Guido Salvini) non appena si è accorta delle intenzioni di Jucker  ha tentato di uscire da quell’appartamento, ma l’omicida l’ha seguita dalla camera al salotto.

 

Quell’appartamento era la trappola del carnefice. La gabbia in cui  aveva chiuso la sua preda in attesa di perpetrare quell’omicidio premeditato.

 

Non c’era infatti  chiave inserita nella serratura della porta d’ingresso, ne in alcuna stanza dell’appartamento, ne nel bagno dove Alenya si è rifugiata dopo aver tentato invano di scappare in strada e di telefonare. Probabilmente Alenya in quei momenti di terrore ha pensato di chiudersi a chiave in bagno come unica alternativa ad un impossibile fuga, contando sul fatto che la porta di quel locale aveva una chiave. Poiché Alenya conosceva molto bene quell’appartamento, il suo fidanzato le aveva dato infatti un duplicato delle chiavi,  lei vi trascorreva del tempo e vi studiava anche quando  Jucker non c’era.

 

Casualmente o intenzionalmente quella sera la porta di ingresso non aveva la chiave (Jucker nell’interrogatorio afferma che stava tentando di fuggire da se stesso, dalla sua stessa follia, ma non trovava anch’esso le chiavi , tentativo di dimostrare come in tutto il corso del processo che le vittime in trappola erano due: la prima Ruggero vittima dell’ incontrollabile raptus omicida , la seconda “la malcapitata” Alenya, vittima non dell’omicida ma delle circostanze).

 

Ruggero Jucker quella notte riesce a trovare il coltello da sushi conservato in un cassetto ed in una scatola ma non le chiavi della porta di casa per fuggire da se stesso, da quel suo malessere fisico e psichico, e da Alenya che “lo minacciava”?

 

In uno dei miei primi colloqui con Jucker all’interno del carcere nel maggio 2003 quando egli ancora non conoscendomi si mostrava  distaccato e diffidente ( è utile evidenziare  che il soggetto era convinto io non fossi a conoscenza del reato per cui era recluso, in un secondo tempo nel mese di Agosto abbiamo poi affrontato l’argomento, prendendone l’occasione  dalla trasmissione di un edizione di un TG regionale che accennava al suo processo in corso ),

mi trovavo da sola con lui in una cella adibita a laboratorio artigianale e facendo riferimento alla Milano semi-deserta per le ferie estive  ed al caldo di quell’estate particolarmente afosa dissi lui che ero abbastanza preoccupata per aver lasciato a Roma il mio appartamento incustodito, puntualizzando che l’appartamento in cui vivevo da sola era ubicato a piano terra e nella zona avevano fatto più volte “visita” i ladri.

 Ricordo perfettamente che mi rispose di non aver mai rubato in vita sua, di aver sempre lavorato perché la madre gli aveva trasmesso fin dall’infanzia sani valori, che non era un ladro e “che non si trovava lì per quello”.

Quella sua risposta  irritata  lasciava trasparire che le mie parole erano state accolte come un’offesa nei confronti oltre che suoi della madre ( concludo anche da altre mie conversazioni che Jucker mai si scinde dalla figura materna, Ruggero Jucker e la madre infatti sono una persona sola, non due individui che pur legati da un profondo affetto quale può essere il legame madre-figlio sono in grado di decidere autonomamente della propria vita ed interagire con terze persone individualmente. La madre in realtà ha da sempre ostacolato qualsiasi rapporto interpersonale del figlio, in particolare le relazioni amorose, lo dimostrano anche le testimonianze relative all’indagine preliminare raccolte dal Giudice Salvini- una ragazza con la quale Jucker aveva avuto una relazione sentimentale importante, tale Paula G. che lavora nel campo della moda, persona secondo gli inquirenti alquanto credibile ed equilibrata riferisce che uno dei principali motivi per cui l’aveva lasciato era il rapporto morboso con la madre, testualmente “anche se all’apparenza quella donna con me si mostrava gentile, sentivo che il suo comportamento creava come una cappa” che toglieva a Ruggero ogni autonomia. ). Chiudendo questa parentesi indispensabile per comprendere il rapporto madre-figlio ( di cui parlerò in seguito), il mio  fine indagatorio in quel momento era un altro… Dissi lui  che aveva naturalmente frainteso le mie parole e che io non stavo lì per giudicare i detenuti per i loro i reati ma solo per fare del volontariato e per rendere attraverso delle attività ricreative e lavorative meno difficile il loro periodo di reclusione, tanto meno mi interessava sapere per quale motivo si trovava recluso in quel carcere. Questa mia puntualizzazione aveva allentato quella sorta di chiusura del soggetto, riprendendo a discorrere  serenamente affermai che intendevo dire che vivendo  a Roma da sola, anche se ormai da molti anni, ero ancora diffidente ed adottavo delle precauzioni utili alla sicurezza personale e della mia proprietà ad esempio quando ero fuori casa per lungo tempo chiedevo ad una vicina di controllare l’appartamento, quando ero in casa invece in particolar modo di notte lasciavo  inserita nella  serratura della porta d’ingresso la chiave per traverso come mi aveva insegnato mia madre in modo da ostacolare la forzatura dall’esterno. Ricordo perfettamente che rispose che anche lui temeva l’incursione dei ladri, perché nel suo appartamento erano conservati oggetti a lui cari e quando stava a casa era sua abitudine lasciare la chiave inserita nella porta d’ingresso.

Dunque come mai quella maledetta sera, la sera del terribile omicidio di Alenja quella chiave non si trovava?

 Dov’era finita quella chiave ritrovata poi da Jucker per uscire e per mettere in atto il ridicolo e penoso “spettacolo della follia” poco prima dell’imminente arrivo della pattuglia della polizia?

 Il folle che si aggira per strada nudo, pronunciando frasi deliranti quando ormai è consapevole che non ha tempo di organizzarsi in altro modo.

 

Come mai Jucker ricorda durante l’interrogatorio del giorno dopo tutti i dettagli di quella sera ad esclusione dell’omicidio che poi descriverà meticolosamente costretto dalle domande incalzanti degli inquirenti?

 

Come mai Murielle la sorella della povera vittima quella maledetta sera quando chiama al telefono Jucker egli le risponde tranquillamente ma non le passa Alenya (che stava accanto a lui)  come Murielle si aspettava ( e come presumibilmente Jucker era solito fare)ed

 insolitamente liquida la ragazza in pochi minuti, senza dilungarsi nella conversazione?

 

“ Alenja è con te adesso?”

“Direi proprio di si”

Poche parole quelle scambiate tra Murielle e Jucker, eppure Murielle afferma che Jucker aveva una voce normale, non era agitato, erano le 22, 30 della sera dell’omicidio.

 

Quali erano le intenzioni di Jucker alle ore 22,30 di quella sera?

 

 

Il rapporto con Alenya non era idilliaco (come ha cercato inutilmente di dimostrare Lalla Jucker trovandosi in contrasto con tutte le testimonianze degli amici della vittima e dell’omicida), pur essendo Alenya una persona dal carattere mite, dolce e ragionevole. Perché anche per Alenja vi era qualcosa di intollerabile, come per le altre ragazze con il quale aveva avuto serie relazioni sentimentali ma sempre interrotte per il medesimo motivo. Forse “quella cappa”  la percepiva anche lei (non solo Paula G.  precedentemente fidanzata con Jucker), forse stava cercando di aiutare il compagno a liberarsi da quel rapporto morboso che gli impediva di essere un uomo. 

 

Perché Jucker dichiara agli inquirenti di aver fatto l’amore con Alenya due volte quella notte, senza alcun tipo di violenza, di averle anche massaggiato la schiena, come era solito fare perché lei soffriva di mal di schiena? Specificando che non aveva usato il preservativo e che Alenja aveva interrotto l’uso della pillola anticoncezionale e non ci sarebbe stato alcun problema se da quel rapporto fosse nato un figlio, perché Alenja “era quella che andava bene”? 

( La madre di Alenja, smentirà agli inquirenti un’altra delle clamorose e ridicole bugie di Jucker mostrando che nella borsa, rinvenuta sulla scena del crimine, in un astuccio dove la figlia riponeva i trucchi era conservata una confezione di pillole anticoncezionali.)

 

 Perché invece gli esami effettuati sul corpo della vittima rilevano con sicurezza che quella sera non si è consumato alcun tipo di rapporto sessuale tra la vittima ed il suo carnefice?

 

“i tamponi genitali ed anche quelli orali ed anali non hanno evidenziato presenza di materiale spermatico” dalla consulenza medico-legale dei Pubblici Ministeri

 

 

Non è forse il tentativo di un omicida lucido e sano di mente di dimostrare che non aveva nessun motivo per uccidere la sua fidanzata e straziarne atrocemente il povero corpo, che anche quella notte il loro era un rapporto profondo e sereno ( tanto da avere rapporti sessuali senza usare contraccettivi e non temere  una possibile gravidanza e l’arrivo di un figlio)  finchè la sua mente colta da un inspiegabile raptus “l’ha costretto” ad uccidere colei che amava ed a cui in condizione di lucidità mentale non avrebbe mai fatto del male?

 

“Alenja non mi ha messo di fronte ad un aut -aut, ad una scelta” ha continuato a ripetere agli inquirenti nei primi interrogatori ed in seguito a me in carcere.

Alle volte  negare con insistenza un concetto rappresenta la volontà di nascondere la verità contenuta nel concetto opposto.

Un esempio molto semplice: Io so di aver rubato della cioccolata nella dispensa e sapendo che sarò  accusata da mia madre per tale marachella, continuo ad insistere tutto il giorno “Oggi non mangerei mai dei dolci non mi sento bene” e lo dico più volte, incosciamente convinta che è l’unico modo per evitare di essere accusata.

 

E’ proprio questo aut-aut che spiega la frase gridata  da Jucker dopo l’omicidio e testimoniata dai vicini: “e adesso torno da mia madre, torno da chi mi ha generato, torno da Lalla Jucker, quella che tutti conoscono, quella della cucina”.

 

In realtà Alenja l’aveva messo di fronte ad un aut aut, ma non solo Alenja tutte le persone che con lui si rapportavano, le ragazze che lo aveva lasciato a causa di quella madre incombente e morbosa. Il fratello minore Dario Jucker si era allontanato e reso indipendente da quella madre che tra i due figli prediligeva il maggiore, anzi che per lei era più di un figlio, era tutto.

 

Il vero aut-aut che preoccupava Ruggero Jucker era quello che le imponeva la madre non Alenja.

 

Era naturale che Alenja trovasse  in quella famiglia eccentrica delle stranezze e forse che le evidenziasse, come il fatto che il suo fidanzato andava troppo spesso a dormire con la madre che vive da sola ed a quasi quarant’anni divideva il letto matrimoniale con lei, (pur essendoci nella casa materna un altro letto  in cui poteva dormire) occupando il posto vuoto lasciato dal padre tanti anni prima a seguito della separazione tra i coniugi.

 Come Jucker stesso dichiara agli inquirenti “sono anni ed anni che dormo in quel letto con mia madre”.

Invece con Alenja divideva il letto mal volentieri (come emerge dai documenti relativi alle  indagini preliminari), la stessa confidava alla sorella Murielle alla quale la univa un legame fortissimo di affetto: “Sai vado spesso là a dormire (a casa del fidanzato), ma poche volte succede qualcosa. (dichiarando così di aver raramente rapporti sessuali con il compagno).

 

Significative per comprendere il particolare rapporto madre-figlio, sono alcune  frasi  pronunciate da Jucker durante uno dei colloqui che ho avuto con lui in carcere,  rispondendo ad una  mia osservazione sulla madre: “Ho visto tua madre fuori dal carcere mi ha detto di portarti questo libro (il piccolo principe) e queste palline da ping –pong, tua madre è davvero una bella donna, molto elegante, si vede che ti vuole molto bene.”

 

“Lo so che mi vuole bene. Io per mia madre sono il padre, il figlio e il compagno.”

 

“Questo te lo dice lei?”

 

“Si, me lo diceva lei, ed  io  per scherzare le rispondevo; no io sono di più; io sono il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.”

 

Alenja è stata uccisa con rabbia ma non per follia. Ruggero è succube  ma non infermo di mente.

 

Jucker ha scelto la madre, trovandosi di fronte ad un bivio e sentendosi stretto ed imprigionato tra due fuochi (come lui stesso afferma quando dice mi sentivo tra due fuochi. I fuochi erano la madre e la fidanzata).

Alenja era uno ostacolo all’amore tra lui e la madre.

 La ragazza  “lo costringeva” a scegliere tra una vita normale ed una pseudo-vita vissuta sotto il monopolio di una donna che lo vedeva come un oggetto tanto amato, ma pur sempre un oggetto non un individuo con la sua personalità.

 “ Ora o mai più” diceva Alenja,

 

Ella non lo diceva forse a parole ma è questo il concetto captato da  Ruggero che  vedeva conseguentemente la sua compagna come colei che lo distaccava definitivamente dalla sola donna “che sapeva che cosa era bene per lui”, la madre.

E’ ciò che la madre  gli faceva intendere ogni giorno.

Tutti gli altri, coloro che erano posizionati al di fuori del rapporto malato madre-figlio rappresentavano una minaccia per la madre, in particolar modo le figure femminili dal quale Ruggero aveva iniziato a fuggire, dichiarando perfino di essere omosessuale.

In uno dei nostri colloqui mi disse:

 “Non devo dire alla gatta che sei stata oggi troppo qui con me.”

 “Chi è la gatta Ruggero?”

“La gatta Lalla è mia madre, è bella come una gatta ma ha anche gli artigli e graffia e fa male.

Io sono uno non violento, non mi piace la violenza, non voglio che accada niente. A volte mi dimentico ma devo ricordarmi di non dirle che sei stata troppo qui”.

 

 

Non ho percepito mai timori del genere in detenuti sposati che mi chiedevano spesso di contattare telefonicamente le mogli.

La evidente gelosia della madre nei confronti del figlio ha creato quel conflitto che imprigionava Jucker  Più che Alenja (Alenja era possessiva la dovevo eliminare) la possessività che è quasi ossessione fa parte della figura materna. E la madre “che lo vuole tutto per se” (Alenja mi voleva tutto per se)  non Alenja, perché teme la perdita del figlio, dopo quella del marito. Ruggero nelle sue dichiarazioni effettua un inversione dei due ruoli madre e fidanzata.  

 


A distanza di tempo da quel colloquio in carcere con Jucker  ho compreso, rileggiando i verbali dell’interrogatorio dei condomini dello stabile dove si è consumato l’omicidio che sostenevano che lo stesso dopo aver ucciso Alenya gridava  : ” Sono la gatta Jucker,  sono il diavolo, sono tutto il male del mondo” cosa potessero significare quelle frasi che i vicini definivono insensate, scaturite dalla mente di un folle in preda al delirio.

 Jucker un individuo non folle ma “spaccato in due”posizionato tra il male ed il bene, il nero ed il bianco. Quello che è illecito ed immorale e quello che è naturale e rappresenta la normalità.

A lui far prevalere una delle parti.

 

“La gatta jucker che è tutto il male del mondo”e lo obbiga ad una pseudo vita dalle due facciate o la giovane fidanzata senza maschere che è la spensieratezza della giovinezza, la quotidianità delle cose semplici?

 Perchè quelle risposte di Jucker a domande mai poste, durante i nostri colloqui in carcere: “io sono morale anche se non moralista. Io non sono stato mai amorale.”? . Frasi pronunciate magari quando si stava parlando di altre questioni, tra una pausa e l’altra mentre lui lavorava la cera ed io seduta su una sedia là vicino sfogliavo un giornale.

 

 


 Altra vicenda che ribadisce e rafforza la tesi  “del rapporto malato madre-figlio” è

costituita da un episodio che ricordo perfettamente verificatosi all’interno del carcere dove Jucker è recluso.

Era il mese di Agosto del 2003 e pensai di chiedere autorizzazione in modo da far visionare una volta a settimana alcune video-cassette di films incentrati su temi scelti, tale momento oltre che ricreativo era finalizzato a suscitare una riflessione su determinati argomenti ed una conseguente costruttiva discussione dopo la visione.

Il primo film che avevo personalmente scelto era “il Miglio Verde” (nota ed interessante opera cinematografica sulla pena di morte) chiesi al gruppo di detenuti che lavoravano all’interno di un laboratorio artigianale, tra cui appunto Jucker, di scrivere su un foglio (in modo da chiedere autorizzazione) i nomi di coloro che erano interessati a tale iniziativa, tutti accettarono di buon grado e si mostrarono entusiasti in particolare Jucker (ricordo che mi disse che il cinema era una sua passione da sempre e che proprio quello era il film che voleva vedere)

La madre, Lalla Jucker, essendo venuta a conoscenza dell’iniziativa da volontari che frequentavano il carcere (e che lei assiduamente contattava telefonicamente e frequentava al fine di essere informata in modo dettagliato riguardo alla vita  del figlio da recluso ed al trattamento al medesimo riservato) reperiva attraverso medesimi volontari il mio numero di cellulare e chiamandomi mi diceva con tono alquanto arrogante  che “suo figlio non doveva vedere un film del genere, perché tale visione l’avrebbe profondamente turbato” e continuava a ripetermi  con sdegno “ma povero Poppy, ma poveri ragazzi…” 

La settimana successiva, il giorno scelto per la visione di quel film, Jucker si presentava all’ora stabilita presso il raggio in cui era ubicata quella cooperativa ed in cui dovevamo vedere il film, di cattivo umore (cosa notata oltre che da me da alcuni detenuti) dicendo che aveva mal di testa e che avrebbe visto un altro film, magari la prossima settimana. Ciò si è verificato dopo il colloquio settimanale che il soggetto ha avuto con la madre e dimostra chiaramente la sudditanza psicologica con la figura materna.

 

E mi chiedo ancora non sfiorano il ridicolo i tentativi di quest’individuo  di dimostrare la sua infermità mentale?

Come quando dopo l’omicidio chiede ad un poliziotto della pattuglia accorsa sul luogo del delitto “Ho fatto  del male a qualcuno” e quando l’agente gli risponde “No” egli con tono sollevato afferma “Menomale”.

Ed il giorno dopo riferisce ogni particolare di quell’empio ed atroce gesto non avendo altra alternativa.

 

Ed i tentativi disperati della madre che non badando a spese (se lo può permettere,  si dice la giustizia aiuta i ricchi e chiude in un carcere i poveri) sceglie uno tra i più noti criminologi d’Italia al fine di dimostrare la totale infermità mentale del figlio?

Sempre Adriana Jucker, detta Lalla, afferma che il figlio nei giorni prima dell’omicidio appariva in stato evidente di disagio psicologico, chiede di confermare tale sua dichiarazione (rilasciata agli inquirenti) allo psichiatra Dott. Antonio Vita che lo aveva visitato la mattina del 19/07/2002 a causa proprio dell’ insistenza della madre. Ma il medico smentisce affermando che Ruggero gli era apparso lucido e disponibile e che dal colloquio  non sono emersi né uno scompenso psicotico né umori deliranti, altro che un impazienza di terminare in breve tempo il colloquio “per dedicarsi ad altri impegni.”

Cercando ancora  tra conoscenti ed amici persone che potessero in qualche modo testimoniare il disagio mentale dell’omicida nei giorni precedenti al delitto si è individuato il custode dello stabile che ha testimoniato che Ruggero è stato visto “camminare sotto la pioggia senza ombrello”. A chi non è capitato di camminare sotto la pioggia rinfrescante dei mesi estivi senza ombrello e non per questo accusare disturbi psichiatrici o commettere un efferato delitto, io adoro fin da piccola camminare sotto la pioggia estiva (a meno che non si tratti di pioggia scrosciante) senza ombrello.

 

Altro tentativo di dimostrare l’infermità mentale del soggetto consiste nell’aver “strumentalizzato” un commento di  Jucker  nei giorni prima il delitto. Tale commento riguarda il proprio telefonino, egli osservando il display del suo cellulare riferiva alla madre “che il logo del gestore telefonico era alquanto strano”; ciò è stato trasformato dai legali della difesa in “Ruggero Jucker prima dell’omicidio temeva strane presenze che a lui apparivano sul display del suo cellulare”.

 

La cosa che più mi ha stupito  è che durante un mio intervento in una trasmissione televisiva (che voleva trattare il caso), mentre  dichiaravo che il rapporto madre-figlio è stato principale causa dell’omicidio e della sua efferatezza   (pur non dimostrando l’infermità mentale del colpevole, ma soltanto la sua sudditanza psicologica.) uno degli avvocati della difesa con non poca arroganza mi rispondeva “Che c’entra la madre, tutti vogliono bene alla madre” forse l’avvocato non ha letto la relazione del loro  autorevole perito di parte (psichiatra, sessuologo e criminologo)  o forse fa finta di non averla letta, da ciò si rileva o una mancata comunicazione tra perito e legale della difesa (cosa assai improbabile) o la volontà di far apparire mediaticamente diversa la vicenda da ciò che essa è in realtà. Invertendo tra loro il ruolo della madre e della fidanzata, proprio come ha fatto Jucker.

Proprio riguardo a  relazione  del perito di Jucker  che descrive si il rapporto morboso tra madre e figlio ma interpetra l’omicidio come un tentativo di Ruggero di uccidere la madre che vedeva in quel momento in Alenja, desidero affermare che invece io penso che Ruggero volesse  uccidere Alenja e non la madre, perchè questa è stata la sua scelta.

L’omicidio è  la risposta all’aut -aut che le imponeva esplicitamente e pressantemente la madre, come sempre.

 

Il giudice Guido Salvini nella sentenza di primo grado, ha compreso profondamente quali erano i moventi e lo stato mentale dell’omicida al momento dell’efferato omicidio e forse anche la pericolosità sociale dell’individuo, infatti l’ha condannato a trent’anni, Non si capisce invece  la decisione della corte di appello di accettare il patteggiamento tra pubblica accusa e difesa. Sapendo che probabilmente con la legge in vigore tra pochi anni sarà in libertà una persona estremamente pericolosa, tenendo in considerazione, oltre alla mia  particolare osservazione del soggetto ed il mio punto di vista, gli studi scientifici effettuati dagli esperti internazionali di criminologia forense su casi simili.

 

Noemi Novelli

 

Nella foto in basso il regalo inquietante di Ruggero Jucker  che conservo a casa, lavorando nella cooperativa del vetro all’interno del carcere era l’unico  che amava realizzare solo ed esclusivamente rappresentazioni di Gatto Silvestro e Titty, mentre gli altri detenuti realizzavano  di tutto (portapenne, lampadari, candelabri, cornici)  Jucker  tra gli innumerevoli modelli  in carta presenti nel laboratorio (che comprendevano figure animali, vegetali ed astratte di diverso tipo) ha scelto fin dall’inizio di riprodurre sempre la stessa (sotto riportata) rappresentazione. Ricordo perfettamente che quando gli proponevo di creare  con la  tecnica da lui appresa un portafoto con dei fiori mi rispondeva che non sapeva farlo e continuava a realizzare  Gatto Silvestro e Titty.  Tale “regalo” mi è stato consegnato da Jucker all’interno del carcere dov’è attualmente recluso l’ultima volta che ho incontrato lo stesso nel mese diFebbraio del 2004. Porgendomi questo omaggio chiuso in una scatola di cartone mi diceva di aprire la confezione quando sarei stata “molto lontana da quel posto” e che quello era il suo modo di dirmi che ero stata per lui “una figura molto importante” (testuali parole) e di “pensare a lui quando guardavo quel regalo”.

 

 

 

 

 

QUAL’E’ IL MESSAGGIO NASCOSTO IN QUESTA RAFFIGURAZIONE INQUIETANTE ED OSSESSIVA?

 CHI E’ PER RUGGERO JUCKER “GATTO SILVESTRO” E CHI E’  “TITTY”?

COSA VOLEVA DIRMI CON QUESTO GESTO?

MOLTI RISPONDERANNO IN MANIERA SCONTATA: IL GATTO E’ L’OMICIDA-PREDATORE (CIOE’ LO STESSO JUCKER) E TITTY LA SUA VITTIMA INDIFESA (CIOE’ ALENJA. )

MA LE COSE NON SONO SEMPRE EVIDENTI COME VOGLIONO APPARIRE.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Commenti dei lettori

(Inserisci un commento - Nascondi commenti anonimi)
  • ildeboscio

    02 Jul 2010 - 12:31 - #1
    0 punti
    Up Down

    non si vede la foto del gatto lalla silvestro nè di titty poppy