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Delitto Cogne: oggi la sentenza.

Le ultime batture del difensore di Annamaria Franzoni.

 

Foto tratta dal sito www.giustiziapersamuele.it

 

“…La notte precedente al mio viaggio avevo fatto un sogno. Una sala cupa, gremita di gente in abiti di altre epoche. Voci di contadini e sudore rancido, fiati di bocche affamate, corpi a premere l’uno sull’altro per tentare di scorgere nel fondo la Corte, un tavolo altissimo e seduti i giudici  col mantello nero, uomini senza volto, presenze severe, immobili statue, custodi inflessibili di quel che è giusto e di quel che è sbagliato. Delle donne avanzavano verso la Corte, i vestiti stracciati, i piedi nudi e sporchi di terra, gli occhi bassi, impaurite. Già sottomesse al verdetto: “colpevole…”, rimbombava una voce nell’aula e il popolo esultava in delirio, invasato. “Avanti un’altra…colpevole…colpevole…” incitavano uomini e donne tra urla e risa, un gioco crudele. Sino a che una donna dai lunghi capelli neri corvino, come di seta, provò ad alzare lo sguardo. Gli occhi erano cerchiati di viola. Imploravano pietà, e la bocca tentava di articolare parole. Voleva, la povera donna, spiegare qualcosa…la folla attonita, colpita da tanta impudenza, rimase in silenzio per qualche secondo. Ma cosa avrebbe mai potuto dire la sciagurata?

“Assassina!” gridò d’un tratto un uomo. E subito si ruppe l’incanto. “Assassina!” presero tutti a urlare. Un boato incontenibile. Chiedevano sangue, orde fameliche convenute per un rito disumano.

La donna del sogno non potè mai raccontare il dolore che aveva dentro.”

Da “Madri Assassine”, A.Pannitteri, Ed.Gaffi, 2006, Roma.

 

Il difensore della mamma di Samuele ha ricordato che è auspicabile “preferire il rischio che un colpevole esca assolto dal processo piuttosto che un innocente venga condannato”. Ha citato poi la legge Pecorella e i principi del Common Law e quindi a considerare ‘non colpevole’ la sua assistita ricordando il principio “dell’oltre ogni ragionevole dubbio”.

 

28/04/2007

Annamaria Franzoni è stata condannata in appello a sedici anni per l’omicidio del figlio Samuele. Le sono state concesse le attenuanti generiche poichè la corte sostiene che ella soffriva di una nevrosi isterica e prima di colpire il figlio era andata incontro a una grande confusione mentale.