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41bis per 529 criminali.

Attualmente sono 529 i detenuti in regime di 41 bis, previsto dall'ordinamento penitenziario per i reati di criminalità organizzata e terrorismo.

Da Il Messaggero

ROMA (15 ottobre) - Rafforzamento delle misure di sicurezza per evitare i contatti tra l’interno del carcere e la criminalità organizzata all’esterno; restrizioni nel numero e nella modalità di svolgimento dei colloqui, limitazione della permanenza all’aperto (cosiddetta ora d’aria), censura della corrispondenza. Sono queste alcune delle misure previste dal regime di “carcere duro”, ritenuto un importante strumento di lotta alla criminalità organizzata.

La maggior parte (180) sono mafiosi di Cosa Nostra (fra cui Bernardo Provenzano, Totò Riina e Leoluca Bagarella), seguiti da camorristi (163), esponenti della ‘ndrangheta (83), della Sacra corona unita (48), di altre mafie anche straniere (27), della stidda (20). Cinque sono terroristi e uno un criminale comune.

Introdotto nel 1986 nell’ordinamento penitenziario con la cosiddetta legge Gozzini (la norma più nota per i benefici carcerari), il 41bis riguardava all’inzio soltanto le situazioni di rivolta o di grave emergenza. Dopo le strage di Capaci del ‘92, quando la mafia dichiarò guerra allo Stato e uccise il giudice Giovanni Falcone assieme alla moglie e agli uomini della scorta, con un decreto si rese possibile l’applicazione del regime speciale ai detenuti per reati di criminalità organizzata o eversione.

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