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Padre educa figlio a culto donna-oggetto, condannato.

da Ansa PESCARA - Non si può educare un figlio attraverso un modello basato sul concetto di donna-oggetto, passiva ai desideri sessuali del maschio. E' la motivazione di una sentenza emessa dalla Corte d'Appello de L'Aquila, che ha condannato un padre che aveva istigato il figlio di quattro anni al culto del 'macho'. La sentenza n. 3712, depositata il 20 novembre scorso, ribalta una precedente assoluzione del tribunale di Pescara e spiega che "la donna non può essere soggetto meramente complementare e subordinato nella vita dell'uomo, strumento di mero piacere e di sfogo sessuale".

La storia, inserita in una separazione coniugale tra un aquilano e una pescarese, risale a 13 anni fa e come ha spiegato all’Ansa il consigliere in Corte a L’Aquila e estensore della sentenza Aldo Manfredi “é travagliata, dura, per certi aspetti ricorda le vicende di Rignano Flaminio vicino Roma: il bimbo, che oggi ha 17 anni, fu sentito 10 volte dagli inquirenti e dagli psicologi”. Il padre è stato condannato perché faceva vedere al figlio di quattro anni film porno, arrivando persino a dire al piccolo che “alle donne bisogna toccargli il sedere e le tette”. Il bimbo poi parlava con linguaggio volgare e palpeggiava davvero le donne che incontrava, e gli veniva spiegata la pratica della masturbazione.

“Parlare di machismo è enfatizzare - dice il consigliere Manfredi, già Gip a Teramo - ma abbiamo voluto stabilire che non sono accettabili certi comportamenti sessualizzati, che impongono mentalità devianti: è vera corruzione di minore e si tratta di maltrattamento in famiglia. Insomma, è una vessazione morale da condannare”.

Il padre non andrà in prigione perché il reato è prescritto, ma la Corte lo ha comunque condannato al risarcimento civile dei danni.

Il tribunale di Pescara aveva assolto il genitore perché non aveva riscontrato sul figlio violenze sessuali ai suoi danni - ha spiegato il magistrato della Corte d’Appello - la nostra sentenza stabilisce che non si può educare un figlio attraverso un bombardamento sessuale, né nel linguaggio, né nei comportamenti: questo ha rilevanza penale”.