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Violenza psicologica

Da Crimini su Donne e Bambine originarie delle società patriarcale e tribali (e non solo).

 

Intervento della Dott.ssa Corradi, psicoteraputa.

Ci sono parole, comportamenti che nessuna legge punisce e che possono uccidere psichicamente una persona o ferirla in modo grave e, spesso, irreversibile. La provocazione continua, l’offesa, la disistima, la derisione, la svalutazione, la coercizione, il ricatto, la minaccia, il silenzio, la privazione della libertà, la menzogna e il tradimento della fiducia riposta, l’isolamento sono alcune forme in cui si manifesta la violenza psicologica.

La violenza psichica è quella strategia che mira a uccidere, distruggere, annientare, portare al suicidio una persona, senza spargimento di sangue. La caratteristica fondamentale di questi comportamenti è la crudeltà esercitata dall’aggressore, il quale ben sa che lesioni fisiche o violenze sessuali potrebbero essere punibili come reato.

Le strategie che mette in atto chi decide di annientare un essere umano sono molto subdole e mirano, prima di tutto, ad anestetizzare la vittima designata in modo che non possa reagire. Spesso, specie nell’ambito familiare, con la vittima si è prima instaurato un legame affettivo, per cui è difficile individuare il limite sottile che separa un rapporto ancora funzionante da quello decisamente patologico.

L’aggressore manda spesso messaggi contrastanti nel senso che dice una cosa e ne pensa un’altra (doppio legame), mettendo in questo modo l’oggetto delle sue manovre in uno stato di confusione e nell’incapacità di capire cosa sta succedendo.

L’interruzione della comunicazione bilaterale è un’altra delle manovre che l’aggressore instaura. Subentra così il senso di colpa di chi inizia a subire e, con esso, un tentativo di perfezionismo per cercare di spostare o annullare il bersaglio. Se tenta una reazione, dopo un periodo lungo di esasperazione, allora viene accusata di essere cattiva o malata.

Sono psicologa psicoterapeuta da più di venti anni e molte volte mi sono trovata a verificare quanto peso abbiano avuto nei miei clienti i comportamenti sopra elencati e quanto siano stati causa del male dell’anima e abbiano intaccato la gioia di vivere e di crescere.

Ho visto donne a cui fisicamente non era stato torto un capello, ma che erano state sistematicamente distrutte nella loro identità e nel loro ruolo di donne e di madri.

Ho aiutato donne che da bambine erano state violentate da padri, fratelli, parenti e amici e che hanno sempre taciuto perché la colpa era stata fatta cadere su di loro, o il silenzio era stato estorto con la minaccia di altra violenza.

Ho pure molto frequentemente curato il mal d’amore, come si dice, ma condito da menzogne, inganni, infedeltà, che sono aggravanti di una situazione già di per sé dolorosa.

La violenza psicologica è sottovalutata anche dalla nostra legislazione, non soltanto da quella in vigore in società patriarcali.

È causa di stati depressivi e anche di suicidi, perché la vittima è incapace di reagire, in quanto logorata e, anche se denunciasse la violenza, la legge italiana non ne terrebbe conto senza prove fisiche di lesioni. Ma c’è soprattutto la vergogna di ammettere di essere trattati male, la paura a chiedere aiuto per non subire un’altra violenza.

Ritengo, inoltre, che in ogni violenza fisica ci sia una violenza psichica: nelle percosse, nelle lesioni, nello stupro e, perfino, nella tortura quello che fa veramente male è il significato psichico dell’azione, cioè l’avvertire di essere un oggetto nelle mani dell’aggressore teso a distruggerci l’anima.

Dove si esercita una violenza psicologica, sia nell’ambiente familiare, sia nel lavoro, sia nell’esercito, nelle prigioni o nella scuola, sempre, come comune denominatore, troviamo la mancanza di una norma etica che tenda a superare il mero egoismo in favore di una responsabilità delle proprie azioni, la mancanza del rispetto della persona umana e del suo diritto alla vita.

C’è pure l’ignoranza delle conseguenze che determinati traumi subiti provocano, specie se i comportamenti lesivi sono attuati più per un bisogno di sopraffazione che per una reale crudeltà mentale. Perché diverse sono le motivazioni che portano l’aggressore a distruggere: violenze subite nell’infanzia e non elaborate psichicamente trovano terreno fertile a che una persona da adulta cerchi di infliggere quello che ha subito per difendere la sua precaria identità.

In queste persone, già disturbate nel loro passato, operano meccanismi inconsci che fanno in modo che l’autore sia incapace di sentirsi in colpa, di riconoscere la sua incapacità di soffrire o, meglio, di provare sentimenti reali. Temono, inoltre, un coinvolgimento profondo e reale con un altro essere umano e, pertanto, lo designano come detentore di tutto il male che è in loro, lo colpevolizzano, lo distruggono per mantenere un equilibrio che ha bisogno di nutrirsi della vita di altre persone.

L’articolo 32 della Costituzione italiana cita: “la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti.” …proprio perché il legislatore non specifica se si tratti di salute fisica o psichica, si sarebbe autorizzati a interpretare la legge come la scienza psicologica e psichiatrica ormai confermano, ma non è così, perché sia l’interpretazione della legge sia la consuetudine ci portano a pensare che il male, quello quantificabile e punibile, possa essere solo fisico o economico.

Ma anche il male psichico ha un costo: psicofarmaci, psicoterapia, ricoveri, assenza dal lavoro, morte, per non parlare del rapporto distorto e carente che la vittima instaura con figli e parenti, vittime a loro volta e forse futuri carnefici».

Commenti dei lettori

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  • Andre

    04 Aug 2009 - 03:58 - #1
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    Sono felice di leggere finalmente un articolo su questo argomento! L’unica pecca è secondo me il pensare a queste cose riferite solo a donne e bambini. Gli uomini non hanno sentimenti? Ma da qualche parte bisogna pur cominciare e quindi complimenti! Spero che presto tutti capiscano che anche noi uomini siamo soggetti a queste violenze, spesso iniziate nell’adolescenza ma no solo.
    Dopo l’entrata in vigore della legge sullo stalking mi sono trovato di fronte ad un muro, oltre quelli che mi avevano impedito di vivere una vita finalmente serena ma a tale proposito riporto il commento che ho lasciato su di un altro forum ma che si adatta perfettamente a questo.
    In questo articolo ho trovato tutte le fasi e le caratteristiche di quella persona.
    Ora ho 37 anni ma il calvario iniziò a 19.

    “Una donna torna da mè più volte nell’arco di sedici anni (fin dall’età di 19 anni) e ogni volta dice di essere cambiata. Io sono innamorato perso di lei e non riesco a non sentirla la donna della mia vita. Ho già problemi grossi con la mia famiglia (generati da altra violenza psicologica, nonché fisica) e lei lo sa benissimo. Ogni volta sparisce da un giorno all’altro, diventa irrintracciabile e io sopporto in silenzio e mentre cresco la mia psiche va in pezzi, condizionando tutta la mia vita. Inizio anche a curarmi. Un bel giorno (avevo ormai 35 anni) lei si presenta per l’ennesima volta, poco dopo la sua separazione, in un momento molto difficile per entrambi (io avevo subito da poco un lutto pesante e anche lei)e si dimostra totalmente diversa. Per me è stato ancora del tutto naturale darle tutto l’amore che sentivo in me, abbassando ancora una volta le barriere che mi ero creato negli anni. Inizia a dirmi di voler invecchiare con me, fa progetti sul nostro futuro, parla di figli e mi convince quasi (per fortuna) a lasciare tutto quello che ho per poi usarmi per l’ennesima volta e sparire, giusto per superare la sua separazione. Mi congeda dicendomi che vuole star sola per il resto della sua vita e sparisce. Io già carico di altri traumi recenti e accumulati negli anni, arrivo al punto di voler morire (e ci provo anche). Cerco di parlarle e lei mi risponde per lettera che non vuole più vedermi, perché il punto nel quale doveva portarmi nella mia vita, ora l’ho raggiunto!!!! Cerco comprensibilmente chiarimenti ma le mando solo tre lettere e dieci sms nel giro di nove mesi, senza la minima ombra di minaccia, se non quello che penso di lei in due di quelle lettere. Dopo altri otto mesi la rintraccio di persona e lei ammette che quello che penso di lei è vero ma siccome fa male mi accusa di persecuzione e mi minaccia di denunciarmi per stalking!!!
    Il fatto incredibile è che stando alla legge potrebbe davvero farlo!!!
    Fate una legge che tutela da aggressori e squilibrati? Bene, niente da dire, sacrosanta. E come definireste persone come questa?
    Perché allora non ne fate anche una contro le violenze psicologiche causate da queste persone????
    Per mia natura non arriverei mai a denunciarla, perché si è sempre comunque creata una vita d’inferno con le sue stesse mani. Il problema è che la crea anche agli altri! Oltre a non avere senso, non è ammissibile che oltre alla violenza psicologica già subita, uno venga pure messo al muro da una legge che si propone di difendere a sua volta dalla violenza psicologica!!!
    Questa legge così com’è, crea in molti casi la stessa violenza psicologica che vuole evitare e per giunta “premia” e difende chi già te l’ha fatta, senza darti neanche modo di difenderti.
    Ci sono molte persone così. A volte sono criminali, altre non si tratta di colpe ma di malattie mentali (come nel suo caso) che rendono la vita impossibile anche a loro stesse. A tutto però c’è un limite e queste persone vanno fermate e se possibile curate, come devono poi curarsi i loro “giocattoli”. Inoltre non è detto che una legge debba per forza punire, può anche tentare di recuperare oltre che tutelare.”

    E finalmente ho trovato questo articolo. La mia adolescenza e di conseguenza anche la mia restante vita sono state fatte a pezzi. Alla fine di ogni “atto” mi trovavo senza più la capacità di reagire. Sono cresciuto senza essere in grado di uscire da quel tunnel che tornava regolarmente ad inghiottirmi, fino al punto estremo (quello che per lei dovevo raggiungere!!!!).
    Il silenzio e le menzogne fanno un male che non si può descrivere, soprattutto a chi come me ha sempre dato amore con tutta l’anima. Ma quando a ciò si aggiunge questo finale, vi lascio immaginare. Spero che una legge sulla violenza psicologica entri presto in vigore, per ristabilire l’equilibrio. Ciò che abbiamo perso non torna più ma il solo pensiero che altri non correrebbero più il rischio di vivere quello che ho vissuto io mi basta a riempirmi di gioia. Grazie!

  • Di Pasquale

    30 Sep 2010 - 15:18 - #2
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    Buongiorno,
    solo oggi ho trovato il coraggio per scrivervi.
    Vorrei essere aiutato per capire cosa posso fare per denunciare una violenza psicologica fatta da mio Zio di sangue nei miei confronti dopo circa venti anni di mio dolore interno….Oggi e un gran giorno!!!
    Spero essere aiutato a capire se ne posso uscire fuori.
    Grazie!!!