Nonostante il nuovo codice di famiglia sia stato approvato nel 2004, dal parlamento marocchino, esistono ancora problemi di applicazione da parte dei tribunali.
La riforma, basata sull’applicazione del principio di uguaglianza tra i sessi,oggetto di controversia tra partiti conservatori e progressisti, ha come principale obbiettivo riqualificare il ruolo della donna nel contesto famigliare, professionale e sociale.
Il presidente dell’associazione democratica delle donne marocchine in una recente manifestazione ha dichiarato, che alcuni articoli del nuovo codice (tra i quali quello che concerne la facoltà di chiedere il divorzio anche alla donna, non soltanto dell’uomo) rappresenta un’eccezionale momento della storia del Marocco. Ha ribadito inoltre che questa conquista non sarebbe stata possibile senza l’impegno dei movimenti per la libertà della donna (una rete di oltre duecento associazioni femministe e politiche progressiste), che da un decennio stanno lavorando per migliorare la qualità dei rapporti sociali di genere e per far emergere il ruolo della donna in ogni contesto, compreso quello politico.
Dell’esperienza marocchina si è discusso pubblicamente, il 10 Ottobre a Rabat, dove come di consueto si è tenuta l’annuale manifestazione per la libertà delle donne; presenti delegazioni da ogni paese del medio-oriente.
Aida Nourredine, presidente dell’associazione donne riformiste di Alessandria D’Egitto, ha riflettuto sulla possibilità di ripetere l’esperienza anche in Egitto, dichiarando: “abbiamo bisogno di una radicale modifica delle leggi vigenti; dal 1910 infatti sono state apportate soltanto lievi modifiche al codice di famiglia, ancora basato sulla Sharja (legge coranica)”.
La denuncia dei movimenti progressisti riguarda però la difficile applicazione delle nuove norme giuridiche, sopratutto nelle zone rurali. I principali ostacoli, secondo le avvocatesse dei movimenti per i diritti umani, sono rappresentati dall’analfabetismo delle donne dei villaggi ,che difficilmente decidono di rivolgersi ai tribunali di Giustizia per la Famiglia e dalla mentalità ristretta e maschilista della maggior parte dei giudici, che non prendono in minima considerazione le riforme apportate al codice.
Noemi Novelli

Noemi Novelli








