Egitto: un altro giovane scrittore in carcere con l'accusa di apostasia.

Un giovane scrittore egiziano, è detenuto da due anni nella prigione di Borg Al-Arabi, località desertica situata a metà strada tra il Cairo e Alessandria D'Egitto. Kareem, che al momento dell'arresto aveva solo 22 anni, è stato accusato di apostasia e condannato a quattro anni di reclusione (tre per apostasia ed uno per offesa al presidente egiziano Mubarack) a causa dei suoi scritti su internet.

Tra le frasi incriminate e considerate elemento probatorio per formulare l’accusa di oltraggio alla religione islamica ce n’è una in particolare, rivolta ai professori di diritto islamico: “Sceicchi e professori di Al-Azhar che perseguitate chi la pensa diversamente da voi finirete nella spazzatura della storia”.

Kareem attraverso articoli, pubblicati sul suo blog e sul sito arabo Discussione moderna, si dichiara ateo ed affronta la spinosa questione della difficoltà di fare giornalismo in Medio-Oriente e di esprimere liberamente le proprie convinzioni religiose e politiche.
A causa di queste sue idee viene espulso dalla facoltà di giurisprudenza di Alessandria D’Egitto, alla quale si era iscritto esclusivamente per volere del padre. La sua aspirazione era infatti studiare biologia.

Il difficile clima che si respira all’interno della facoltà di diritto islamico e sopratutto il suo rifiuto di accettare la materia che studia, ovvero la Sharja (legge coranica) che definisce nei suoi articoli, “legge contro ogni logica, che può essere accettata soltanto dai poveri d’intelletto”, lo avvicina alla scrittura ed alle tematiche inerenti i diritti umani, in particolare a quelli dell’universo femminile, maggiormente oppresso dalla legge coranica.

Scrivere su internet, unica forma di comunicazione mediatica che non subisce censura in Egitto, diviene quindi il primo passo verso quella che lui definisce “la liberazione”.

La traduzione dall’arabo dell’ultimo articolo di Kareem prima dell’arresto.

“L’Essere umano può essere forzatamente vincolato da qualcosa, risultando incapace di liberarsene anche se rifiuta o addirittura odia questo qualcosa. Comunque, può sopravvenire un certo momento in cui può essergli garantito di affrancarsene senza alcuna conseguenza negativa. Raramente questa “liberazione” è accompagna da effetti dolorosi o indesiderati.

Non si può negare, però, che talvolta questi effetti negativi ci siano.
E’ quanto sta avvenendo a me, quello che sto affrontando in questi giorni, ne è un esempio.
Ho frequentato l’ateneo Al-Azhar per soddisfare le aspirazioni dei miei genitori. A causa del mio completo rifiuto del pensiero religioso trasmesso attraverso i miei scritti, che fortemente criticano l’insinuazione della religione nella vita pubblica, il controllo che essa esercita sul comportamento degli esseri umani e sui loro rapporti interpersonali, liberarsi dai vincoli imposti dal mio essere un (ex) studente dell’Università di Al-Azhar, è stato ancor più difficile di quanto potessi immaginare.
Quando ho ottenuto la mia libertà (nel senso che sono stato espulso dall’università nel marzo 2006) avevo pensato che quella questione fosse definitivamente chiusa e che con quel decreto mi ero affrancato dal vincolo dell’ateneo e dal suo autoritarismo, esercitato sia verso la vita degli studenti, sia verso i membri della società, sia verso la vita del nostro Paese a vari livelli.
Ignoravo che il quotidiano Al-Gomhuria avesse pubblicato copia dei fogli investigativi inviati dalla sessione disciplinare alla quale ero stato sottoposto (che per mia scelta non firmai) al Sostituto procuratore.
Così come non sapevo che l’amministrazione universitaria non avesse comunicato che si era rifiutata di consegnarmi il mio fascicolo. Lasciai che la vita scorresse evitando di pensare a cosa sarebbe potuto accadere dopo quel fatto.
Loro mi avevano espulso e quindi avevano tutto sommato chiuso la questione.
Avevo pensato che quella era la fine della mia relazione con loro e mi dissi: si tengano pure il mio fascicolo.
Infatti chiesi solo che mi venissero restituiti i miei documenti in originale poichè ne avevo bisogno.
Comunque, sembra che la “benedizione” di Al-Azhar sui suoi studenti non sia facilmente rimovibile.
Hanno l’abitudine di seguire gli studenti come ombre.
Per esempio, uno studente che ottiene il certificato Azzarita di secondo livello non può farsi consegnare l’attestato per presentarlo ad un’altra università pubblica.
Ne ho ripetutamente fatto richiesta quest’anno e negli anni precedenti alla mia espulsione, ma tutti i miei sforzi sono risultati vani. L’unico effetto che sei riuscito ad ottenere con quest’attestato è che ti dequalifica rispetto agli altri studenti, agli altri cittadini, che hanno un “semplice” certificato generale di secondo livello.
Sembra, peraltro, che l’autorità di Al-Azhar sui suoi allievi non si limiti ad impedire loro di completare gli studi fuori da quella università.
Ciò che è accaduto e ciò che mi accadrà nei prossimi giorni, ha pienamente dimostrato che queste “benedizioni” azzarite non abbandonano uno studente che cerca di ribellarsi contro l’università e che cerca di rifiutare ciò che è obbligato a studiare; cose contro ogni logica che incitano alla violenza contro coloro che non condividono la stessa fede religiosa.
Si può arrivare ad un passo dalla morte.
Essere ucciso infatti è esattamente ciò che ho rischiato mettendomi contro gli studenti della facoltà di legge coranica, (la Sharia). Hanno tentato di uccidermi con le loro “armi bianche” (i loro pugnali), nella loro cieca difesa della religione di Allah. Come mi riferì uno studente delle classi superiori, lo scorso maggio nei pressi della facoltà.
Ad ogni modo, la provvidenza, (alla quale io non credo), aveva previsto per me un nuovo “affitto” nella vita, perciò sono riuscito a fuggire dalle loro mani o almeno fino a quando non varcherò le porte della prigione.
Sembrerebbe proprio ciò che dovrò affrontare nei prossimi giorni. Nonostante non mi piaccia prevedere il futuro e parlare di quello che ancora non si sa, mi aspetto il peggio.
Diverse ore fa mi è stata consegnata una citazione invitandomi a comparire per un confronto, lunedì prossimo, presso l’Ufficio del Procuratore, a causa della denuncia presentata da Al-Azhar nei miei confronti per ciò che ho scritto e pubblicato fuori dalle mura universitarie, nel cyberspazio che non impone alcuna censura su ciò che gli utenti vi pubblicano.
Sembra invece che la benedizione di Al-Azhar, dalla quale pensavo di essermi finalmente salvato, dopo la documentazione liberatoria che avevo ottenuto, continui a seguirmi.
La citazione del Procuratore relativa alle indagini nei miei confronti è una delle manifestazioni delle loro benedizioni , che non abbandonano mai coloro che marchiano, come nel caso del Dr. Nasr Hamid Abu Zayd, spinto a separarsi dalla moglie, o del Dr Ahmed Sobhi Mansour, incarcerato e forzato ad espatriare definitivamente, o della Dottoressa Nawal Al-Saadawi, e di Ahmed Al-Shahawy ed altri ancora, per i quali Al-Azhar ha sempre “consigliato” – e continua a consigliare – il sequestro delle pubblicazioni in commercio cercando di vietarne la divulgazione.


Non ho molta paura. Anzi, sono felice che i nemici del libero pensiero debbano impegnarsi nei miei confronti impiegando metodi così bassi (condivisibili soltanto da chi è povero intellettualmente). Sono più fiducioso in me stesso, più saldo nei miei principi e più disponibile ad affrontare qualsiasi cosa per difendere le mie libere opinioni, senza alcuna restrizione impostami da governi, istituzioni religiose o addirittura da una società totalitaria, che continuamente serve con vili metodi i nemici del libero pensiero e coloro che drogano la gente, sia con le religioni sia con vere e proprie droghe.

La sola esistenza di meccanismi legali che criminalizzano la libertà di pensiero, e puniscono con la prigione chiunque critichi la religione in qualsiasi modo, è già un grave difetto della legge.

Si presuppone che la legge debba regolare i rapporti tra soggetti all’interno di una società, non che sopprima le loro libertà a vantaggio della religione, della legge stessa o dell’ordine sociale.
L’essere umano – l’individuo – è al primo posto, e la sua esistenza è sopra ogni altra cosa.
Su questa base, criminalizzare l’uomo per il suo criticare l’ordine sociale, la religione l’autorità – che sono successive alla comparsa del primo essere umano – deve essere considerato un grave difetto della legge.

E queste leggi vanno oltre i loro poteri di intervento nelle questioni relative alla libertà dei singoli, un’area sacra che nessun essere umano, a prescindere da chi egli sia, può violare.
Io quindi dichiaro, in tutta franchezza e chiarezza, il mio rigetto e rifiuto di qualsiasi legge, legislazione, regime che non rispetta i diritti degli individui e la libertà personale, e che non riconosce l’assoluta libertà d’azione degli individui ( fino che questa non lede altri sul piano fisico) e non riconosce l’assoluta libertà degli individui di esprimere le loro opinioni, qualsiasi esse siano, su qualsiasi argomento e che non siano accompagnate da azioni fisiche dannose per altri.

Allo stesso modo, io dichiaro in tutta chiarezza che queste leggi non mi vincolano in alcun modo ed io non riconosco la loro esistenza.
Detesto, dal profondo della mia anima, chiunque lavori per attuarle, chiunque le usi come guide, chi trae soddisfazione o beneficio dalla loro esistenza.
E se queste leggi ci vengono imposte, non abbiamo né il potere né la forza di cambiarle perché esse stesse sono utilizzate da chi gestisce il potere, e ne trae benefici.
Non di meno tutto ciò non mi spingerà alla sottomissione o nell’attesa del perdono e della rassegnazione.
Io quindi dichiaro che non riconosco la legittimità dell’avviso di reato su un argomento come questo, che è parte del mio diritto di esprimere personali opinioni.
Questa libertà è stata sancita dalla Dichiarazione Universali dei Diritti Umani , che presumo sia stata sottoscritta anche dall’Egitto.
Comunque, anche mettendo da parte questa dichiarazione e facendo finta che essa non esista, o che l’Egitto non l’abbia firmata, i diritti umani sono una materia così evidente da non aver bisogno di nessuna legislazione che li regoli o li definisca nella loro essenza.
Ad ogni persona che gode di ciò che mi sta accadendo e che spera che così io possa cambiare le mie posizioni, possa sentirmi più debole, o possa spingermi su un sentiero diverso da quello che io ho scelto per me stesso, io dico: morite nella vostra rabbia e nascondetevi nelle vostre trincee.
Non recederò, neanche di un millimetro, da ogni parola che ho scritto. Queste restrizioni non possono precludermi di sognare di ottenere la mia libertà. Ciò che ho desiderato sin da quando ero un ragazzo. Continuerò ad inseguire la mia libertà per sempre almeno nella mia immaginazione.

All Università di Al-Azhar, ai suoi docenti, ai suoi studiosi islamici, che sono così duri contro chiunque la pensi in modo libero, lontano dai loro pensieri metafisici e dalle loro superstizioni, dico: finirete tra gli scarti della storia e quando sarà il momento non ci sarà nessuno a piangere per voi.
Siate certi che il vostro dominio scomparirà come è già successo ad altri come voi.
Sia felice colui che riesce a recepire i consigli altrui!”

Kareem Amer.

A causa della condanna per apostasia Kareem è stato disconosciuto dalla famiglia di origine. Riesce a pagarsi gli avvocati attraverso il sostentamento economico delle associazioni locali ed internazionali per i diritti umani.
Abbiamo tentato di chiedere con insistenza un incontro con Kareem in carcere, ma attualmente le visite sono state vietate perfino ai suoi due legali.

Secondo i dati riportati dall’associazione egiziana per i diritti umani sono più di cinquanta i giornalisti e gli scrittori che da gennaio di quest’anno ad oggi hanno deciso di intraprendere una causa legale per le minacce e le perseguzioni di cui sono stati oggetto a causa dei loro scritti. Il numero degli intellettuali che è vittima di ritorsioni di vario genere, perchè ha scelto di manifestare liberamente le proprie idee, è molto più alto.
Ma non tutti hanno la possibilità o il coraggio di parlarne pubblicamente. Molti di loro hanno preferito abbandonare la professione e l’impegno civile per la libertà di pensiero.

Noemi Novelli

Firma la petizione on-line per chiedere la liberazione di Kareem Amir:

http://www.freekareem.org/what-you-can-do/

Commenti dei lettori

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  • Profilo di isaurico

    isaurico

    29 Jul 2009 - 16:28 - #1
    0 punti
    Up Down

    Che orrore!

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