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L'arresto dei presunti terroristi di Khen el Khalili e la minaccia di Al Qaeda in Egitto

La sera è il momento in cui Khan el Khalili si anima, si popola di turisti alla ricerca dell'ultimo oggetto da portare a casa come ricordo di viaggio. Come d'incanto si accendono le luci di mille lanterne colorate appese sopra l'uscio dei vecchi negozi. Botteghe d'altri tempi che espongono nelle vetrine mercanzie d'ogni genere: argenti, bigiotteria, stoffe, spezie ed essenze. Khan el Khalili, uno dei più antichi e noti mercati del medio-oriente, rappresenta per eccellenza la suggestione del bazar narrato da Le mille ed una notte.

La passeggiata tra le viuzze di questo colorato ed affascinante suq è una delle mete preferite dai turisti.
Cosiccome l’immancabile sosta alla caffetteria Fishawi.
Il locale, stretto tra i negozi e le loro mercanzie, offre dai suoi tavolini all’aperto, oltre che delle buone bevande la suggestiva visuale di uno spaccato di vita medio-orientale.
E’ proprio in questo bar che Naghib Mahfuz, uno dei più grandi scrittori arabi, trascorreva lunghe ore in cerca d’ispirazione, osservando quei personaggi caratteristici che descriveva nei suoi romanzi.

Il 22 febbraio di quest’anno è appena scesa la sera sul Cairo.
Khan el Khalili è più vivo che mai quando un boato si frappone alla consuetudine dei suoni, fino a coprire per pochi attimi il vociare dei venditori e la musica araba.

Una figura non identificata nella penombra, dall’alto di una terrazza che sovrasta la piazza principale, lancia una bomba.
Il marmo del patio dell’antica moschea Hussein si tinge di rosso.

Nell’attentato di Khan el Khail ha perso la vita una ragazza francese di appena diciassette anni e sono rimaste ferite ventiquattro persone.
La maggior parte delle vittime facevano parte di un gruppo turistico, composto da cinquantaquattro giovani studenti di Parigi.

Si tratta di uno dei più grandi attentati perpetrati in Egitto, dopo quello avvenuto nel 1996 in un villaggio del Sinai, nel quale rimasero uccise ventitre persone.

Per un paio di mesi il grande Bazar del Cairo si è completamente svuotato da turisti occidentali e da visitatori provenienti da ogni parte del Medio-Oriente
Ma i responsabili della sicurezza egiziana si sono apprestati a smentire pubblicamente che l’Egitto si trovi inevitabilmente di fronte al rischio di una nuova crisi nel settore turistico.

Nelle ultime settimane, grazie alla pressione di qualche giornale locale indipendente, è trapelata la notizia che nel mese di Maggio sono state arrestate sette persone appartenenti ad una presunta cellula
di Al Quaeda e ricollegabili all’attenato del 22 Febbraio.
Si tratta di un albanese residente in francia, due palestinesi, due egiziani, un tunisino, ed un inglese di origini egiziane.

Il giornalista Ahmad Ragab ,attraverso le pagine del quotidiano indipendente Menassat, denuncia l’ennesima manipolazione dei Media locali da parte del governo.
Egli afferma infatti che alla maggior parte dei giornalisti egiziani (e provenienti dai paesi arabi) è stato vietato di avvicinarsi al luogo dell’attentato e di avere alcun contatto con le vittime ed i testimoni.

Soltanto a tre quotidiani sarebbe stato consentito di seguire più da vicino le indagini:
Al-Goumhouriah (La Repubblica), Al-Akhbar (Le notizie) e Al-Ahram (Le Piramidi).

Proprio i tre giornali che hanno difeso decisamente le politiche di sicurezza adottate dal governo, rassicurando i turisti riguardo alla minaccia di ulteriori rivendicazioni terroristiche al Cairo.

Sembra invece che la sicurezza in Egitto sia stata concentrata e rafforzata prevalentemente nelle località balneari che sorgono sul Mar Rosso, lasciando scoperte altre principali mete turistiche come il Cairo e Luxor.

I principali giornali di opposizione Al-Doustour e Al-Badil hanno denunciato il controllo della stampa da parte del governo titolando in prima pagina: “Divieto ai giornalisti di avvicinarsi all’ospedale in cui sono ricoverate le vittime dell’attenato”, Sequestrata la telecamera di una televisione francese“.
Ibhaim Issa caporedattore di Al-Doustour, altro quotidiano di opposizione, ha attaccato duramente il Ministero per l’incapacità di tutelare i turisti e gli organi investigativi per non essere riusciti a condurre serie indagini per rilevare la presenza di cellule terroristiche sul territorio.

Le informazioni riguardo alla dinamica dell’attentato risultano discordanti tra loro.
Molti testimoni hanno dichiarato che la bomba è stata gettata dall’alto di una terrazza.
La versione è stata confermata anche da un diplomatico che ha accompagnato le vittime in ospedale.
Un rappresentante della sicurezza sostiene invece che la bomba sarebbe espolsa sotto una panchina di piazza Hussein.
E’ stato rilevato un altro ordigno nello stesso luogo, disinnescato dalla polizia poco dopo l’attentato.
Secondo fonti investigative, la presunta cellula appartenente ad Al Qaeda , dovrebbe chiamarsi esercito islamico della Palestina.

Il Ministero egiziano ha annunciato che l’attentato rappresenta un primo e reale segnale della presenza consolidata di Al Quaeda in Egitto.

Al Quaeda, a causa della sua scissione in cellule quasi autonome e dislocate in diversi paesi arabi ed in Occidente , è più difficile da individuare e da colpire rispetto alle altre oragnizzazioni terroristiche.

La nazionalità mista dei componenti del gruppo terroristico arrestato e la grande quantità di armi ed esplosivo trovati in loro possesso, dimostrano quanto quest’organizzazione sia in grado di eludere la sorveglianza degli organi della sicurezza egiziana.

La pericolosità aumenta se a ciò si unisce la grande capacità di arruolare nuovi membri, spesso giovanissimi e di diffondere la propria ideologia anche all’estero.

Noemi Novelli