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Perchè Angelo Izzo resterà sempre un detenuto pericoloso?

Le recenti dichiarazioni pubbliche della giornalista Donatella Papi ci hanno portato a riflettere sulla necessità di provare a spiegare i motivi per i quali il mostro del Circeo e l'autore del duplice omicidio di Ferrazzano rimarrà sempre un criminale con elevata probabilità di recidiva. I giornalisti dovrebbero riflettere sulla pericolosità di offrire ad Izzo l'ennesimo palcoscenico mediatico e spiraglio di libertà, creato dai recenti fatti. Proveremo ad illustrare che cosa accade nella mente di un omicida sessuale sadico attraverso la lettura cruda di un memoriale di Izzo, scritto appena pochi mesi prima dell'assassinio di Carmela Linciano e della piccola Valentina Maiorano.


“Aspetta il tuo momento, abbassa la visiera non lasciare che ti leggano negli occhi, che vedano cosa c’è nel tuo cuore”
Angelo Izzo- memoriale scritto in carcere nel 2004-2005

Quando nascono e come si sviluppano le prime fantasie sessuali sadiche?
Molti ricercatori si sono posti la questione se è possibile comprendere, ad esempio in ambito familiare o scolastico, se un adolescente è un potenziale futuro aggressore sessuale?
Prima di analizzare i meandri oscuri di una mente perversa come quella di Angelo Izzo credo sia necessario soffermarci su alcuni concetti tra cui quello di sessualità sana e sessualità deviata e sulle fantasie che albergano nelle menti di tutti noi, considerati persone normali.

Simon in “I buoni lo sognano i cattivi lo fanno” afferma: “La maggior parte degli esseri umani vive la vita senza rapinare, stuprare ne commettere omicidi. (…) Pochi uomini buoni hanno fantasie sadiche intense, compulsive ed elaborate come quelle di uomini cattivi come i serial killer sessuali, ma tutti abbiamo in noi un pò di quel odio, di quell’aggressività e di quel sadismo“.

Iniziamo a chiarire due concetti indispensabili: la sessualità e le fantasie sessuali.
La sessualità viene definita come l’area della vita umana che comprende da un lato l’attività procreativa (e dunque la perpetuazione della specie) e da un altro, indipendenti o integrate con essa, le attività della vita amorosa non necessariamente legate alla procreazione, costituenti per la maggioranza degli individui umani una delle fonti più elevate di gratificazione esistenziale.

Lo studioso B.Karh fornisce la seguente definizione di fantasia sessuale:
“una fantasia sessuale può essere definita come un immagine, un pensiero o una scena compiuta che percorre la mente di un individuo principalmente durante l’attività sessuale - coito o masturbazione - spesso conducendolo all’orgasmo. Diversa dai sogni diurni a occhi aperti e dai pensieri erotici passeggeri, può risultare semplice o estremamente elaborata, può denotare tenerezza o sadismo, e può generare piacere o turbamento psicologico. Di solito chi ha una fantasia sessuale non la rivela al proprio partner, nè al proprio psicoterapeuta o più stretto confidente“.

Tutti le persone nel corso della vita, siano esse di genere femminile o maschile, hanno delle fantasie sessuali.
Singer afferma che il 96% delle persone adulte ha ammesso di sognare ad occhi aperti diverse volte durante l’arco della giornata.
Nella mente del criminale sadico, osserva Beres, la fantasia prepara all’azione.

Le fantasie sessuali violente sono state studiate soltanto recentemente.
Alcune ricerche americane, risalenti agli ultimi vent’anni, si sono concentrate sulla nascita delle prime fantasie sessuali sadiche. Hanno seguito lo sviluppo di tali percorsi immaginari per comprendere quanto alta sia la probabilità che il soggetto possa realmente mettere in alto questi “sogni ad occhi aperti” e trasformarli in crimini.
Le perversioni possono avere iniziò già dall’infanzia, in maniera più lieve o solo immaginaria e poi intensificarsi fino a manifestarsi in modo più evidente nell’adolescenza.
La maggior parte di queste ricerche si basano sull’anamnesi, sull’analisi della storia criminale, sui diari scritti in carcere, i colloqui psicologici e le perizie psichiatriche degli aggressori sessuali o serial killer, detenuti nei penitenziari americani e selezionati tra i nominativi presenti negli archivi dell’FBI.
Non si ha la possibilità di studiare scientificamente le fantasie violente di soggetti incensurati; raramente un paziente racconterà al proprio psico-terapeuta una fantasia sessuale considerata perversa, così come un adolescente non si confiderà con un genitore, un parente, un insegnante.

Roy Hazelwood criminal profilin dell’FBI, specializzato in crimini sessuali, definisce la fantasia sessuale come “il linguaggio figurato mentale di un evento voluto“.

Douglas afferma che “il comportamento è lo specchio della personalità, la personalità è lo specchio delle fantasie”.
Ressler e Douglas hanno preso in esame trentasei detenuti condannati per aggressioni sessuali o omicidio a sfondo sessuale ed ognuno dei trentasei individui ha dichiarato di aver sempre avuto, fin dall’adolescenza, fantasie sessuali violente molto ricorrenti e prima del primo omicidio tali fantasie si basavano sull’uccidere.
Tali ricerche hanno rilevato, che nella maggioranza dei casi, le fantasie sessuali sadiche diventano un binomio inscindibile con l’omicidio, esse sono la premessa al crimine, e in seguito fonte di piacere sessuale. (l’individuo rievoca durante la masturbazione la scena dell’omicidio o dell’aggressione, arricchendola di nuovi particolari).

Angelo Izzo rappresenta, dal punto di vista clinico, il caso più grave di soggetto affetto da perversione sessuale sadica, con alta potenzialità di recidiva, (ovvero alta probabilità si reiterare più volte i crimini commessi).
Nel caso specifico di Izzo la parafilia è associata a Disturbo Antisociale di Personalità.

E’ importante precisare che ogni omicidio è unico; sono quindi utili le classificazioni dei ricercatori, ma ogni crimine necessita di essere analizzato singolarmente e nella sua completezza.

Ma prima di cercare di capire quanto siano state rilevanti, nella mente di Izzo le fantasie sessuali sadiche, dall’adolescenza, al massacro del Circeo, durante i trent’anni di detenzione fino al duplice omicidio di Ferrazzano, è necessaria una premessa per chiarire la differenza tra comportamenti sessuali normali, perversi e criminosi, a tale scopo è necessario soffermarci sul significato del termine medico-psichiatrico “parafilia“.

Il termine parafilia ha recentemente sostituito quello ormai sorpassato di perversione sessuale, nella quale era inclusa anche l’omosessualità.
La psicanalisi infatti per decenni ha considerato l’omosessualità come una forma di perversione, attualmente la comunità scientifica e la maggior parte degli psicoterapeuti non ritengono le persone gay dei perversi o dei disturbati.

ll vocabolo psichiatrico parafilia deriva dal greco e indica una deviazione (para) dall’oggetto fonte di attrazione (filia).

I comportamenti parafiliaci consistono in condotte abnormi che hanno come caratteristica essenziale il conseguire l’eccitazione sessuale attraverso fantasie o atti che vanno al di là di quelli che sono gli abituali schemi naturalisticamente intesi (G.Ponti Compendio di Criminologia)

Secondo la definizione di American Association of Psichiatry le caratteristiche fondamentali che contraddistinguono una parafilia dall’attività sessuale cosiddetta normale sono:
fantasie, impulsi sessuali e comportamenti ricorrenti intensamente eccitanti sessualmente che interessano: oggetti inanimati, sofferenza e umiliazione di se stesso o del partner, bambini e persone non consenzienti.

Mac Carry suddivide le perversioni sessuali in base a tre criteri:

- modi anormali del funzionamento e della qualità della tendenza sessuale
- scelta abnorme del partner sessuale
- grado abnorme di desiderio o di forza della pulsione sessuale.

In sintesi possiamo concludere che la sessualità umana si basa sulla capacità di instaurare relazioni psicologiche con l’altro. L’elemento fondamentale della perversione, quindi, consiste nell’incapacità di instaurare una relazione bilaterale con l’oggetto sessuale.
Sotto il profilo medico-psichiatrico le fantasie e i comportamenti dell’individuo vengono considerati parafiliaci quando comportano difficoltà nelle relazioni sociali, disagio psicologico, disfunzioni sessuali e il coinvolgimento di persone non consenzienti o di minore età.

Il DMS (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) classifica i comportamenti parafiliaci in diverse categorie, specificando che tali atteggiamenti per essere diagnosticati come perversioni sessuali devono manifestarsi nel soggetto per un periodo di almeno sei mesi:

- Esibizionismo (o Scoptofilia): il mostrare il proprio organo genitale a persone ignare.

- Feticismo: l’eccitazione provocata dall’osservare e toccare oggetti inanimati ( feticci) quali biancheria intima femminile o maschile (reggiseni, mutande, calze, eccetera) o altri accessori come scarpe e stivali. L’orgasmo solitamente viene raggiunto attraverso la masturbazione.

- Feticismo da travestimento: L’eccitazione e/o piacere sessuale nell’indossare abiti del sesso opposto.

-Frotteurismo: Il comportamento che porta a strofinarsi contro o toccare una persona non consenziente.

- Pedofilia: L’attrazione sessuale nei confronti di bambini o ragazzi in età pre-puberale.

- Voyerismo: il provare eccitazione sessuale nell’osservare persone estranee ed ignare impegnate in attività sessuali.

- Parafilia non altrimenti specificata:
( Tra le quali compaiono:

- Necrofilia: attrazione sessuale verso i cadaveri

- Zoofilia: consumare rapporti sessuali con animali

- Scatologia telefonica: telefonate oscene).

-Masochismo sessuale: il provare piacere sessuale nel provare dolore fisico (essere picchiati, morsi, legati dal partner ) o nell’essere sottoposti a svariate forme di umiliazione.

-Sadismo sessuale:
Il termine sadismo introdotto da Krafft-Ebing ed entrato a far parte della terminologia della letteratura francese dai primi anni dell’800, in riferimento alle opere del marchese Alphonse Francois De Sade (1740-1814), dedicate all’algolagnia, ovvero l’unione del piacere sessuale con il dolore. I suoi romanzi descrivono torture fisiche e atrocità perpetrate da uomini potenti su persone deboli e povere.

Secondo il DSM il sadismo sessuale prevede azioni reali e non simulate in cui il soggetto ricava eccitazione sessuale dalla sofferenza psicologica o fisica della vittima.
Alcuni individui mettono in pratica i loro impulsi sadici con compagni consenzienti (pratiche erotiche sadomasochistiche ), altri con vittime non consenzienti, commettendo un crimine perseguibile penalmente.
Il sadismo sessuale è cronico e nella maggioranza dei casi si intensifica con gli anni.

Alcuni autori, tra cui la Kaplan, fanno una distinzione importante tra deviazioni sessuali anonime (frotterismo, esibizionismo, voyerismo, feticismo) e deviazioni sessuali aggressive, nelle quali vi è una violenza verso altro individuo, in questo caso la sessualità diviene uno strumento per esprimere aggressione e ostilità verso l’altro (violenza sessuale, atti di sadismo, pedofilia).
Nello stupro, ad esempio, la componente aggressiva è presente in maggior misura rispetto a quella sessuale.
Mc Dougall invece distingue le perversioni considerate crimine e quindi punite dalla legge (come lo stupro ed altre forme di violenza inflitte ad una persona non consenziente) e le perversioni che riguardano soltanto la morale ma non sono perseguibili penalmente (come le pratiche di sado-masochismo tra adulti consenzienti.

La sessualità dell’individuo non è oggetto di attenzione da parte dell’ordinamento giuridico.

L’articolo 3 della costituzione sancisce la libertà di esplicazione della personalità del cittadino in qualsiasi sua manifestazione, quindi anche in quella sessuale.
Quando essa lede i diritti dell’altra persona
diviene di rilevanza giuridica,ovvero quando un approccio sessuale avviene con un soggetto non consenziente (ad esempio la pedofilia) o comportamenti
contrari alla decenza pubblica (voyeur ed esibizionisti).

Estela Welldon, specialista in psichiatria forense, ha formulato, grazie al suo studio pluriennale con pazienti affetti da parafilia ed incriminati per reati sessuali, undici caratteristiche correlate tra loro che connotano l’individuo che presenta una forma di perversione sessuale:

1)La perversione si presenta sotto forma di compulsione, molti pedofili hanno dichiarato di essere in balia di un istinto incontrollabile.
2)Il perverso è portato a considera la sua vittima un oggetto anzichè una persona.
3)Il soggetto non prova nessun attaccamento nei confronti della vittima.
4) La perversione nella maggioranza dei casi viene praticata in segreto.
5) Il soggetto affetto da perversione non è in grado di spiegare nè la causa nè l’origine delle sue azioni.
6)Le perversioni sessuali spesso servono da sfogo per paure represse.
7)La perversione è causata dall’odio e non dall’amore.
8)Il soggetto nella maggioranza dei casi viola i confini corporei della vittima.
9)Il soggetto perverso trae in inganno.
10) Egli non ha elaborato il lutto di perdite subite durante l’infanzia, che possono essere la causa della perversione stessa.
11)L’agire perverso spesso funge da difesa maniacale contro uno stato depressivo.

Uno studio realizzato nel 1993 dai ricercatori Hazelwood e Dietz su 30 criminali sadici presenti nell’archivio dell’FBI, ha rilevato che erano tutti uomini bianchi, sposati al momento del reato.
Il 43% aveva avuto esperienze omosessuali, il 20% commorbilità con altra parafilia, il 45% aveva avuto un divorzio alle spalle e la causa della separazione consisteva nel tradimento della moglie.
Il 20% aveva riferito di essere stato abusato sessualmente durante l’infanzia o l’adolescenza.
Il 55% era incensurato ed alcuni di loro avevano la fama di persone perbene.
La maggior parte di loro aveva pianificato i crimini. Tutti avevano torturato le loro vittime. Il 70% erano decedute.
Il 60% aveva filmato, registrato, fotografato o scritto un diario o una sorta di romanzo auto-biografico sui propri crimini. La maggioranza delle vittime erano sconosciute (adescate o catturate ad esempio per strada o in un locale) questo rileva che il sadico è distaccato e non coinvolto emotivamente, non essendoci legami affettivi, amichevoli o una relazione con la vittima.

Dagli studi dell’FBI sulle donne serial killer, (che corrispondono a meno del 5%), sembrerebbe che queste raramente abbiano delle fantasie sessualmente sadiche. O se le hanno non le mettono in pratica. Infatti analizzando gli omicidi compiuti da donne non si rilevano, nel modus operandi, atti di sadismo.
Molto spesso le donne si servono del veleno per uccidere.

Per comprendere quanto la ricerca di sensazioni estreme e di violenza durante un rapporto sessuale è presente non soltanto nella mente degli aggressori sessuali o dei serial killer, ma in individui considerati normali e perfettamente integrati nella nostra società, è utile la lettura di alcune statistiche relative ad una ricerca in sessuologia; i dati emersi dalle interviste rilevano che all’interno di un campione di soggetti incensurati ed appartenenti ad un ceto sociale medio-alto; il 48% di uomini e il 2,1% di donne sperimenta piacere sessuale attraverso pratiche estreme di stampo sado-masochistiche, un altro 4% dichiara che ha delle fantasie e che gli piacerebbe metterle in pratica ed avere rapporti sessuali estremi e violenti.

Tra le pratiche sessuali estreme più utilizzate: bondage, (Letteralmente legatura. Termine che sta ad indicare tutte le pratiche di costrinzione del corpo tramite corde, manette ed altri strumenti) spacking, flaggellazione, fetish, elletrosex, breath control. (Asfissiologia)

Il breath control o “asfissiologia” è una delle pratiche più pericolose in assoluto, eppure è usata, in coppia o per giochi sessuali solitari.
Consiste in atti che prevedono la limitazione e il controllo dell’ossigeno al cervello, servendosi, alle volte, di maschere e cappucci da indossare o da far indossare al partner per ridurre il respiro durante il rapporto sessuale.
In questo caso si può parlare di vera e propria perversione, e non di semplice gioco sessuale, poichè il piacere che ricava chi pratica il breath control consiste, spesso nel provare eccitazione dal trovarsi ad un passo dalla morte. Privare il cervello di ossigeno per alcuni minuti provoca danni al cuore, per dodici minuti significa ridurre una persona ad un vegetale.
A tal proposito possiamo ricordare gli omicidi seriali perpetrati da Gianfranco Stevanin, soprannominato “il mostro di Treviso“, persona all’apparenza gentile ed educata, in realtà assassino sadico amante delle pratiche sessuali estreme tra cui il breath controll.

Le donne- vittime morivano soffocate da sacchetti di plastica, o strangolate con lacci durante i rapporti sessuali, poi fatte a pezzi e sotterrate in un terreno di sua proprietà. La sua casa, teatro dei delitti, era divenuta anche museo dell’orrore nel quale venivano custoditi cuscinetti fabbricati con i peli pubici delle donne assassinate, centinaia di fotografie di sesso estremo, (tra cui quelle scattate durante le violenze alle vittime), fruste ed altri strumenti sado-maso.
Durante le perizie psichiatriche ed il processo Stevanin riferiva che gli omicidi da lui commessi erano stati una sorta di incidente; giochi sessuali finiti male.
In realtà attirava le prostitute (cinque sono quelle da lui uccise, di cui una mai identificata), con la promessa di ingenti somme di denaro per le prestazioni sessuali offerte e loro lo seguivano, ignare che avrebbero trovato la morte.

Recentemente si è diffuso un nuovo termine abbreviato con la sigla BDSM (Bondage, Domination, Sadism, Masochism) al fine di distinguere il disturbo psichiatrico legato alla parafilia da una serie di pratiche sessuali, definite da coloro che le praticano “sane, sicure e consenziente”( SSC- abbreviazione della formula inglese Safe, Sane, Control).
Se è vero che la maggior parte delle persone, singoli o coppie, che si avvicinano a queste pratiche sono realmente consenzienti non si può affermare, a mio avviso, che tutte questi giochi erotici siano sicuri e sani. In precedenza si è accennato brevemente ad alcune tra le tecniche di sesso estremo tra cui il breath control (o asfissiofilia) e il bondage, ma potremmo dibattere a lungo riguardo ai danni fisici e psicologici che alcune tipologie di rapporti sessuali BDSM possono provocare.
Alcune tecniche di Bondage, ad esempio, potrebbero provocare asfissia posizionale; disturbo potenzialmente letale della respirazione causato dalla forzatura di una posizione che impedisce il normale movimento del torace.

Il piacere tratto da un rapporto BDSM è legato allo scambio di potere che avviene tra “il sottomesso” e “il dominante“; l’umiliazione della persona sottomessa (masochista) esalta il dominante (sadico), al contrario il sottomesso si sente gratificato nell’umiliazione che il partner gli infligge e si abbandona completamente inerme alla volontà di quest’ultimo.

Sono attualmente in commercio, attraverso siti internet e negozi specializzati, strumenti ed attrezzature da acquistare o affittare e montare in casa propria per le pratiche erotiche BDSM, molti di questi strumenti sono ispirati alle vecchie macchine da tortura appartenenti all’inquisizione, altri sono marchingegni più moderni e sofisticati. Su un sito italiano, dedicato al BDSM si può leggere che in alcuni club sadomaso italiani ed esteri ci si serve della cosiddetta poltrona da stupro; sedia ideata in Francia dal Duca di Fronsac nel 700 per abusare facilmente delle sue ospiti. Le parti articolate della poltrona scattano sotto il peso di chi vi si siede imprigionandolo con polsiere e cavilliere automatiche nascoste e trasformandosi in un lettino tiene le gambe spalancate. Il violet wand un apparecchio per elettrotortura costituito da un tubo a vuoto in cui è contenuto del gas che sotto tensione assume un caratteristico colore viola, sfiorando la pelle del “Sub” (il sottomesso) dal tubo partono degli scenografici archi che provocano ustioni leggere. Trappole per topi, usate come “pinze da tortura” per imprigionare le dita. Il torchio, grosso strumento di tortura composto da due elementi che si stringono tramite viti, schiacciando la parte del corpo che vi si trova imprigionato nel mezzo, i più comuni sono i cosiddetti mammilari (per i seni) e testicolari (per i testicoli), composti da sbarre dentate. Tra gli strumenti più moderni e più diffusi in Italia i tiralabbre (strumento meccanico a vite per l’allungamento delle labbra vaginali) e tiracapezzoli (per l’allungamento dei capezzoli della donna). Il tavolo di contenzione invece rappresenta un classico; una delle attrezzature indispensabili, per mezzo del quale si immobilizza il sottomesso tramite corde che passano attraverso carrucole. Tra gli attrezzi più reperibili ed economici: frustini, strumenti di fustigazione tra cui lo “strap” (cintola di cuoio). Un ruolo importante per gli amanti di queste pratiche è assunto dall’ abbigliamento (rigorosamente nero in pelle o lattice) e la scelta degli accessori e delle scarpe; il feticismo è infatti una componente del BDSM. Altre perversioni legate al sadomasochismo sono la coprofagia: il cibarsi di escrementi (che vengono fatti ingerire alla persona sottomessa al fine di umiliarlo) e il pissing o “pioggia dorata” che consiste nell’eccitarsi sessualmente ricevendo su di sè l’urina del partner o nell’ingerirla.

In determinate vicende il concetto di vittima consenziente, a nostro avviso, potrebbe essere opinabile.
Un esempio clamoroso ed estremo è costituito dalla nota vicenda del cannibale di Rotenburg; Armin Meiwes.
L’uomo lanciò un appello attraverso internet “cerco carne umana da divorare”. Un ingegnere informatico gli rispose “sono disponibile a farmi mangiare”. Quindi Meiwes lo stordì con dell’alcool, gli amputò l’organo genitale e lo mangiò, poi lo uccise con un coltello riprendendo tutto con una telecamera. Al processo il cannibale dimostrò di aver agito su volontà della vittima e venne condannato soltanto ad otto anni di carcere. Il giudice , in merito alla terribile vicenda, affermò: “un omicidio concordato tra due persone disturbate a livello psichiatrico non è in realtà un omicidio”.
Meiwes veniva però riconosciuto sano di mente. In questo caso sarebbe stato necessario interrogarci sulla sanità mentale della vittima, ormai defunta.

Dal punto di vista psicoanalitico ci si è posti l’interrogativo riguardo alla reale consensualità del masochista. La psicanalisi evidenzia che sussiste un forte meccanismo di negazione di qualsiasi forma di disagio psicologico in tali soggetti, quindi sono molto rare le richieste d’aiuto terapeutico; l’individuo dichiara infatti di provare piacere sessuale nell’essere torturato fisicamente e umiliato psicologicamente. Secondo la psicanalisi Il masochista sarebbe stato vittima di abusi nell’infanzia, tanto da riproporli in età adulta, subendo nuovamente tali vessazioni o auto-infliggendosele.
Ma gli esponenti del BDSM italiano, su uno dei siti più visitati dagli appassionati dell’argomento, contestano fermamente la tesi psicanalitica dichiarando: “il mondo del BDSM è molto diverso da come viene rappresentato dalla letteratura psichiatrica. Quando si passa dalla fantasia alla realtà si viene a contatto con pratiche e persone spesso sorprendenti, capaci di rendere erotiche le situazioni più inaspettate”. (www.ayzad.com)

Il fenomeno del BDSM, come si può rilevare, non è circoscritto esclusivamente al dominio dell’uomo sulla donna, negli ultimi anni infatti sono sempre più le donne che attraverso siti internet ed inserzioni sui giornali ricercano maschi da sottomettere durante giochi erotici. La sessuologa Simonelli evidenzia, quanto negli ultimi anni gli uomini siano alla ricerca di partner sessuali femminili “dominatrici”. “Gli uomini che praticano il sadomaso assumendo il ruolo di dominatore sono molti di più ma negli ultimi tempi il numero delle donne che sceglie un ruolo aggressivo, provando piacere nel sottomettere il maschio a colpi di scudiscio, è in aumento” dichiara la sessuologa in un intervista al settimanale Panorama. “Le pratiche predilette dagli uomini sono le frustate, la cera bollente sul corpo e il farsi sfregare il pene con l’ortica o il peperoncino. Al contrario le donne che nella coppia sadomaso assumono il ruolo di sottomessa lo fanno generalmente per compiacere il partner“.

Secondo Freud il sadismo è una componente aggressiva dell’istinto sessuale diventata indipendente ed aggressiva; le radici del sadismo si possono trovare facilmente nell’uomo normale, in quanto la sessualità dell’individuo contiene una dose di aggressività che può essere spiegata come un forte desiderio di dominare. Per il padre della psicanalisi ogni essere umano ha in se istinti violenti o primitivi, che possono portare allo stupro e all’omicidio ma sono tenute a freno dal senso di colpa e dalle istituzioni sociali.

Possiamo concludere che non tutte le persone che hanno fantasie sadiche sono potenziali aggressori sessuali:
nelle forme “lievi” di parafilia il soggetto è turbato dall’eccitazione causata dalle proprie fantasie, ma non le metterà mai in atto.
Nelle forme di parafilia moderata il soggetto traduce l’immaginazione in azione ma solo parzialmente.
Nei casi gravi il soggetto traduce in azione le sue fantasie ripetutamente e compulsivamente (è il caso degli aggressori sessuali e assassini seriali).
E’ molto più importante valutare la ricorrenza e i meccanismi che guidano le fantasie che il contenuto delle stesse. Nella mente dell’individuo che non è un potenziale aggressore sessuale, può nascere una fantasia di sesso violento o perverso in seguito ad uno stimolo (ad esempio la visione di un film) e diminuire o estinguersi progressivamente cessato lo stimolo. Alcune donne hanno confessato si aver fantasticato sull’essere stuprate, ma non vuol dire che nella realtà tollererebbero uno stupro.

La pornografia esiste da secoli, ma negli ultimi decenni si è visto un notevole incremento di produzione e commercializzazione di materiale pornografico, tra cui film e immagini di sesso violento, sopratutto grazie all’avvento di nuove tecnologie ed internet.
I ricercatori statunitensi Linz e Malamuth fanno notare che le definizioni di pornografia si basano sugli effetti che essa produce nell’individuo ed elencano tre principali forme di pensiero degli americani nei riguardi del fenomeno:
La corrente conservatrice condanna la pornografia perchè sostiene che questa ha influenza negativa sui valori dell’individuo e sulle istituzioni sociali come la famiglia.
La corrente liberale sostiene che la pornografia può avere sia effetti positivi che negativi.
Il pensiero femminista invece evidenzia quanto la pornografia può avere un ruolo negativo sulle attitudini e sui comportamenti degli uomini nei confronti delle donne, e quanto l’immagine della donna nel materiale pornografico sia degradata.

Nell’Ottobre del 1975 a Roma, proprio a pochi giorni dal massacro del Circeo, le femministe, per difendere la dignità della donna, denunciarono al procuratore della Repubblica il film “Life size”, chiedendone il sequestro e il taglio di alcune scene. Questa richiesta suscitò una grande polemica poichè per la prima volta le militanti femministe di sinistra, paladine della libertà di espressione, chiesero con forza la censura.
Il film diretto da Luis Berlanga e interpretato da Michel Piccoli fu proiettato in prima visione al prezzo, accessibile a tutti, di 1800 lire.
Il film narra la storia di un maturo dentista che è incapace di avere rapporti con le donne. Quindi appaga i suoi bisogni sessuali possedendo un inerme bambola di gomma a grandezza naturale. Una donna finta, muta, immobile che lui ama e sevizia. La scena del film incriminata è quella in cui il dentista imbratta il viso della bambola con rossetto e rimell, la sodomizza con un punteruolo, le schiaccia la faccia distorgendone i lineamenti, quasi a voler distruggere anche l’identità della donna di gomma e infine tenta di affogarla in una vasca da bagno, proprio come fu uccisa Rosaria Lopez per mano di Angelo Izzo. Le femministe dichiararono alla stampa dell’epoca “abbiamo chiesto la censura perchè il film contiene scene di indicibile violenza sessuale, con dovizia di rapporti sadici contro la donna. Tali scene costituiscono certamente istigazione a rapporti sadici, sono fortemente anti-educative e offensive verso la donna come persona umana. L’uso sociale che viene fatto del corpo della donna e intollerabile. Anche se esercitati contro una bambola violenza e sadismo sono orribili”

E’ giusto chiedersi che effetti può provocare la visione di materiale pornografico particolarmente violento. Questo genere di materiale viene ricercato soltanto da persone affette da parafilia o può produrre istinti parafiliaci su persone che non hanno mai avuto questo genere di fantasie e l’hanno visionato per caso o per curiosità?

Alcuni sessuologi sostengono che, la visione saltuaria di film erotici (genere più apprezzato dalla donna, rispetto al genere pornografico) può essere utile alla coppia, qualora si avverta l’esigenza di restituire vitalità e fantasia a un rapporto sessuale stanco. Il consumatore saltuario di pornografia, non è necessariamente individuo affetto da parafilia. Se l’uso di questo materiale è costante, e sopratutto se diviene l’unico modo per eccitarsi e raggiungere l’orgasmo, attraverso la masturbazione, sta a significare invece che si è creata una forma di dipendenza.

Il serial-killer Ted Bundy, nei suoi ultimi giorni, fede dichiarazioni apocalittiche contro la pornografia, dicendo che questa era responsabile dei suoi eccessi. Secondo lui, gli uomini procedono dal porno soft al porno spinto, al porno sadico e sanguinoso, allo stupro e all’omicidio in serie. Il dottor Dietz non concorda con questa “teoria del dominio” semplicistica, anche se molto diffusa, per cui la mania della pornografia sarebbe causa degli omicidi in serie. La causa è molto più profonda e giace in anni d’infanzia passati prima che al ragazzo mai capiti di vedere una rivista o una cassetta pornografica. Il dottor Dietz osserva:
“Quasi mai la parafilia ha origine dopo l’adolescenza, e la psicopatia mai. Una spruzzatina di immagini, per quanto devianti siano, non potrà mai rendere paradisiaco o criminale un uomo che altrimenti sarebbe normale. Il salto dalla fantasia all’azione dipende molto dal carattere e dalle vicessitudini della vita, e ha a che fare poco o niente con gli oggetti del desiderio”.

Nei computer sequestrati, dalla polizia di Stato, nella sede dell’Associazione Città Futura, (presso la quale Angelo Izzo, in regime di semi-libertà, trascorreva, gran parte delle sue giornate prima del duplice omicidio di Ferrazzano); fu rinvenuta una quantità impressionante di materiale pornografico. Circa trentamila immagini.
La maggior parte di queste foto riguardava sesso violento, atti di sadismo e torture inflitte a donne e giovani ragazze. Circa 70 immagini invece erano materiale pedo-pornografico.
Parte del suddetto materiale fu rilevato nel p.c. portatile del pastore evangelico, presidente dell’associazione.
Su alcuni Flop-Disk dell’uomo furono rilevate immagini dello stesso, (mentre si auto-riprendeva con una web-cam) nudo o con biancheria intima femminile, truccato e con una parrucca bionda.
Il pastore evangelico, interrogato durante il processo riguardo a tali travestimenti, dichiarò che desiderava diventare donna a tutti gli effetti da circa dieci anni e che si stava preparando a cambiare sesso; assumeva ormoni ed aveva intrapreso un percorso di psico-terapia prima dell’operazione chirurgica.

Il pastore fu indagato per detenzione di materiale pedo-pornografico, ma non gli fu attribuito nessun ruolo nel duplice omicidio di Ferrazzano.

Ho visionato la copia di alcune foto in bianco e nero, contenute nei fascicolo degli atti, messi a disposizione degli avvocati di parte civile, per il processo a carico di Angelo Izzo. Tra le immagini sono presenti giovani donne nude, ricoperte di sangue, con ecchimosi e ferite sul corpo, donne penetrate con alcuni oggetti, atti di zoofilia, (donne riprese mentre consumano rapporti sessuali con animali, sopratutto suini) , ragazze imbavagliate e con le caviglie e i polsi legati, sottoposte ad abusi sessuali, donne legate come per essere crocifisse e fustigate, altre dall’espressione terrorizzata, in procinto di fuggire come inseguite da qualcuno.

La foto di una ragazza in particolare ha attirato la mia attenzione, per la somiglianza fisica con una delle vittime del massacro del Circeo; Rosaria Lopez.
La giovane, nuda e legata, presentava evidenti segni di tortura sul corpo.
L’assistente Capo della Polizia di Stato Vincenzo Robusto, che si è occupato di questa parte dell’indagine, ha sottolineato che la maggior parte del materiale sequestrato comprendeva immagini veramente cruente. Robusto durante il processo di primo grado a carico di Luca Palaia, ha dichiarato di aver analizzato le foto rinvenute nei computer, integralmente e con attenzione; di essere stato colpito in particolare da un immagine rappresentante una giovane dal corpo interamente ricoperto di sangue, con una pistola puntata in direzione degli organi genitali e dalla foto di una donna che giaceva apparentemente priva di vita, imbavagliata e legata, sull’argine di un fiume.

Non è stato possibile risalire con certezza agli individui che potrebbero aver visionato e scaricato sui computer di Città Futura quel genere di materiale pornografico violento. E’ stato accertato dagli investigatori che per accedere ai p.c. non occorreva una password, si può presupporre quindi che qualsiasi persona, che svolgeva attività di volontariato nella sede dell’associazione, poteva accedere liberamente alla rete internet.
C’è da precisare tuttavia che, gli individui che gravitavano all’epoca attorno a Città Futura, erano pochi. Tra questi, alcune persone avevano un ruolo marginale nell’attività sociale e una presenza sporadica nella sede dell’ente.
Alcuni elementi sono significativi: il tipo di immagini rilevate e sopratutto la quantità,( che indica ricerca frequente e complulsiva ed è ricollegabile a parafilia sadica), la presenza giornaliera di Izzo nei locali dell’associazione ( trascorreva la maggior parte del tempo da solo, in compagnia del coimputato Luca Palaia o di poche altre persone, tra le quali le due vittime Antonella e la figlia Valentina.
Il pastore evangelico si tratteneva poco negli uffici dell‘ente e ciò porta ad ipotizzare che Angelo Izzo, durante il periodo di semi-libertà, fosse divenuto un consumatore abituale di quel tipo di materiale, utile ad alimentare le sue fantasie sessuali.

Gli operatori della Polizia di Stato, che hanno analizzato i p.c. sequestrati, hanno dichiarato, durante il processo, di aver individuato delle pagine web che indicavano che l’utilizzatore dei computer aveva effettuato delle ricerche con parole specifiche, al fine di visualizzare, nella rete internet, siti con immagini di sesso violento.
Per quanto riguarda la presenza di ragazze minorenni, alcune di età pre-puberale, protagoniste di parte del materiale pornografico rinvenuto, non è da escludere che Izzo potesse aver ricercato quel genere di immagini.
Egli ha dichiarato infatti, durante il processo, di essere attratto sessualmente da ragazze adolescenti.
Anche al direttore di un giornale molisano, che aveva incontrato durante la semilibertà, parlava della sue inclinazioni sessuali: “ Mi sento giovane e forte, pieno di passione ed energia. Non desidero affatto le donne della mia età. Mi piacciono giovani. A 14-15 anni sono belle, donne fatte“.

Una ricerca di Ressler (1998) conclude che l’81% degli assassini seriali osservati, aveva necessità di stimoli visivi per alimentare le fantasie sessuali sadiche e visionava assiduamente materiale pornografico violento. L’82% praticava masturbazione compulsiva.

E’ necessario precisare, al fine di non creare allarmismi, che la masturbazione è una pratica naturale;
nella prima infanzia, rappresenta la scoperta del proprio corpo, negli adolescenti aiuta a mitigare le tensioni sessuali. Se invece, la pratica auto-erotica è molto frequente e compulsiva, in particolar modo nell’adolescenza, può significare che il ragazzo o l’adulto ha difficoltà nel stabilire rapporti interpersonali sessuali o amorosi.

Angelo Izzo, oltre ad aver avuto (a suo dire) una madre permissiva, non ebbe alcun tipo di educazione sessuale anzi la sessualità veniva piuttosto negata, ignorata. Fu scoperto dalla madre in intimità con la cameriera e lei finse di non accorgersi di quanto stesse accadendo.

L’interrogativo che all’inizio di questa ricerca ci si è posti, e che rappresenta uno degli obbiettivi della mia ricerca, consiste nel capire se si è attualmente in grado di individuare o diagnosticare l’entità e la gravità di una parafila, al fine di prevenire crimini violenti a sfondo sessuale.

Non è raro che il sadismo sia associato ad altro genere di parafilia.
Angelo Izzo sembra essere affetto oltre che da sadismo da frotterismo; in adolescenza non indossava gli slip, andava sugli autobus affollati e si appoggiava con il pene alle ragazze avendo la netta sensazione di una penetrazione intima.

Spesso si tende ad associare la violenza sessuale al sadismo, in realtà non tutti gli stupratori (o stupratori seriali) sono affetti da parafilia sadica.
Nello stupratore non sadico si possono rilevare alcune caratteristiche comuni, tra le quali basso auto-controllo, impulsività, disorganizzazione. Lo stupratore sadico nella maggioranza dei casi mantiene il controllo e pianifica l’azione omicidiaria.
Molti crimini violenti vengono erroneamente associati al sadismo. Le minacce, lo stalking, forme di intimidazione, atti di terrorismo, violenza perpetrata per vendetta, non sempre sono commessi dall’individuo sadico.
Si abusa spesso del termine sadismo o si usa erroneamente per indicare un crimine che ci appare particolarmente crudele. Atti particolarmente efferati commessi dall’omicida, quali il depezzamento del cadavere, non sono indice di parafilia sadica, possono essere il prodotto di altri disturbi mentali o essere perpetrati da un assassino sano di mente e lucido che ha intenzione di sbarazzarsi del corpo della vittima. La parafilia sadica infatti per essere definita tale, consiste in torture psicologiche o fisiche a persone ancora in vita.

Per dare una spiegazione, all’importanza della fantasia sessuale nel corso della vita di un assassino seriale sadico è utile la lettura di un romanzo autobiografico scritto da Angelo Izzo nel 2004-2005, poco prima di usufruire del regime di semilibertà a Campobasso, e pochi mesi prima dell’ultimo duplice omicidio.
Questi scritti potevano e dovevano rappresentare un campanello d’allarme e sollevare dei dubbi riguardo al prematuro reinserimento dell’individuo nella società. Evidentemente nessun esperto lesse tale memoriale o non lo considerò rilevante.
E’ importante invece che gli operatori penitenziari e l’equipe trattamentale siano a conoscenza dell’esistenza di queste fantasie presenti nella mente della maggioranza degli aggressori sessuali.

Molti brani di questo libro, intitolato “The Mob” e costituito da oltre trecento pagine scritte a mano, lasciano intendere quanto, al momento della concessione della semilibertà ,il detenuto Izzo fosse altamente influenzato da fantasie sessuali sadiche, legate ai suoi precedenti crimini; quanto nella sua mente, le violenze da lui perpetrate fossero ancora insistentemente e ossessivamente presenti.

A seguito di una lettura molto attenta, e dall’analisi della terminologia usata, sono giunta alla conclusione che il ricordo dei momenti più violenti del massacro del Circeo, perpetrato ai danni di due giovani ragazze, a distanza di trent’anni, rappresenti per Izzo causa di gratificazione sessuale. Ciò accade nella maggior parte degli assassini sadici che a distanza di anni si eccitano sessualmente rivivendo nell’immaginario i crimini perpetrati.

Cartello (1985) rileva a seguito di una ricerca condotta su 21 assassini seriali, che l’euforia durante il crimine (e nel ricordare l’esperienza omicidiaria), la mancanza di senso di colpa e compassione per la vittima, sono solitamente presenti nei criminali affetti da disturbo antisociale di personalità.

La totale mancanza di rispetto per il genere femminile è la tematica che emerge con più violenza dalle pagine del memoriale di Izzo.

Malamuth ha evidenziato come, l’ostilità verso le donne, il bisogno di dominare, l’eccitazione provata durante uno spettacolo di stupro e l’esperienza sessuale personale, sono tutti elementi correlati ai comportamenti sessuali aggressivi.

Il criminologo Bruno, in una sua relazione peritale, scrisse: ” per Izzo la donna è come una sigaretta da fumare e gettare” si tratta di un esempio appropriato, illustra molto chiaramente la concezione che Izzo ha sempre avuto delle donne.

E’ sconvolgente leggere alcuni brani di The Mob, per la terminologia particolarmente cruda usata per rievocare il massacro del Circeo e soprattutto perché nell’immediatezza si nota che, in questi scritti, non vi è ombra di pietà o rimorso per le giovani vittime, ma ancora e solo disprezzo.
Emerge invece pienamente la soddisfazione e l’orgoglio del criminale sadico, il delirio di onnipotenza, il desiderio ancora molto presente di annientare l’altro.
Tale lettura, può essere utile per comprendere, il percorso mentale che conduce un omicida come Angelo Izzo a reiterare i crimini.

Le fantasie, come si accennava in precedenza, preparano il sadico ad una nuova azione omicidiaria, e servono a lenire un disagio causato da una vita di frustrazione e insoddisfazione.

Izzo aveva affidato la correzione del suo memoriale ad un poeta, che nel 2005 svolgeva servizio di volontariato all’interno del carcere di Campobasso. Tra i due si era creato un certo feeling, si incontravano circa due volte alla settimana all’interno dell’istituto penitenziario di Campobasso e si intrattenevano in lunghi colloqui.
Tale poeta si stava anche occupando di proporre a diverse case editrici la pubblicazione dell’opera letteraria. Ma senza successo. Nessun editore, infatti, ha ritenuto il progetto interessante.

In The Mob, sottotitolato “La banda dei pariolini”, Izzo narra con dovizia di particolari la sue vicende criminali, in prima persona. Identifica Andrea Ghira e Gianni Guido servendosi di pseudonimi( Cawboy e Virgilio).
Anche i nomi di Rosaria e Donatella, vittime del massacro del Circeo, sono volutamente sostituiti con gli pseudonimi di Giovanna e Nella. La villa del Circeo non viene citata, si parla infatti di una villa a Fregene di proprietà della famiglia di Cawboy (Ghira), identificata, nel memoriale, come il luogo dove è avvenuto il massacro.

Sulla prima pagina del libro, sotto il titolo si legge: “Se qualcuno si ostina a volersi riconoscere si tranquillizzi, gli autori non faranno il suo vero nome neanche sotto tortura”
Il tentativo di Izzo di proteggere i suoi “compagni di avventure”, appare del tutto inutile. Gli eventi criminosi, già resi noti dai media, sono perfettamente riconoscibili.
Gli scritti di Izzo potrebbero rappresentare la narrazione di fatti reali arricchiti da particolari di fantasia. Il disturbo narcisistico di Izzo, che porta l’individuo che ne è affetto ad esagerare le proprie capacità allo scopo di alimentare una scarsa auto-stima, traspare chiaramente dal suo memoriale.
Egli tende infatti ad impersonare un ruolo centrale e dominante nella banda, sopratutto nei racconti relativi all’attività terroristica di estrema destra e alla narrazione di reati di gioventù, (rapine, attentati, stupri) precedenti il massacro del Circeo.
Nella realtà è più probabile che Andrea Ghira fosse la mente criminale del gruppo e Angelo Izzo un delinquente, pericoloso, sadico, disturbato sessualmente ma con meno capacità organizzativa.

Il brano riportato di seguito, tratto dal capitolo “il massacro di Fregene” costituisce la versione originale delle memorie di Izzo.

“Ci accomodammo tutti e quattro in un salone tutto marmi, legno e cuoio e mettemmo su un paio di dischi chiacchierando amabilmente. Le ragazze poveracce ce l’avevano messa tutta per far colpo su di noi, per come si erano vestite con foulard e camicette firmate.
Ci ascoltammo il tema “dell’arancia meccanica”e l’inno delle brigate internazionali comuniste della guerra civile spagnola, gli facemmo bere un paio di whisky, poi la conversazione languì, io e Virgilio ci guardammo negli occhi e lo stuprò partì. All’improvviso tirammo fuori le pistole e le chiudemmo in un bagno adiacente alla biblioteca.
Le ragazze rimasero sconcertate e terrorizzate dal nostro improvviso cambio di atteggiamento. Però penso intuirono quello che gli stava accadendo perchè mentre le chiudevamo nel bagno ci dissero che erano vergini. Questo ovviamente ci eccitò maggiormente. Andammo dentro il bagno e io tenendole sotto tiro della 38 raccontai alle ragazze una “verità”, cioè che eravamo “ricercati” e che le avevamo portate lì come nostre schiave sessuali. Gli specificai che dovevano diventare i nostri docili giocattoli sessuali. Che altrimenti le avremmo torturate e uccise. Gli parlai di cospargerle di formaggio e seppellirle in una cassa piena di topi che le divoravano. Che avrebbero solo dovuto essere molto servizievoli con i nostri cazzi, prenderli bene in bocca, succhiarli con passione, poi tenerli fra le cosce e le tette, tra le mani e dentro la vagina e il culo. Se sarebbero state brave non gli sarebbe successo nulla di male. Parlando e vedendole pallide e spaurite come sempre fui preso da grande eccitazione. Giovanna specialmente tremava come una foglia e mi rievocava strane fantasie. Così gli spianai la pistola in viso vicinissima e gli dissi se aveva capito,poi non ricevendo risposta la schiaffeggiai a freddo violentemente. Mi chiese a questo punto di potersi sedere sul water che se la faceva sotto, io gli dissi di farlo e con Virgilio ci mettemmo a osservarla che si slacciava i pantaloni e si sedeva sul water, poi in un parossismo di depravazione gli slacciai i capelli e gli aprii i bottoni della camicetta. Toccai il pene a Virgilio e mi accorsi che bruciava infilando la mano dentro i jeans, allora aprii la lampo e glielo feci mettere in bocca a Giovanna che seduta a defecare era all’altezza giusta. Virgilio gli afferrò la testa e la fece violentemente andare su e giù. Io strinsi Nella al muro e presi a toccarla coi vestiti sempre continuando a guardare la scena del pompino a Virgilio. Anche Nella chiara di pelle e tutta tremante mi dava piacere, mentre la toccavo in modo un’pò rozzo senza alcuna dolcezza. Ad un certo punto sempre carezzandola in modo più profondo iniziai a baciarla in bocca e la costrinsi con la mano a toccarmi il pene sui pantaloni. Ad un certo punto Virgilio si bloccò e gli strillo qualcosa tipo: ” bevi tutto, non levare la bocca” e se ne venne con il corpo percorso da un tremito. Così mi fermai anch’io ed ambedue io e Virgilio uscimmo dal bagno, lasciandoci chiuse dentro le ragazzette. (…)

Feci uscire Giovanna dal bagno, lasciandoci Nella chiusa.Presi un paio di materassi in una camera da letto e li piazzai nella stanza su cui dava il bagno-prigione. Giovanna era ridotta quasi a un automa però ne ricavai molto più piacere a riportarla ad uno stato di terrore e comunque il senso di dominio assoluto controllato su di lei, senza limite come ho già spiegato appagava certi istinti per cui i lamenti delle femmine finivano col farmi godere di più che i loro gemiti di piacere. (…)

Cowboy aveva portato una mistura di biossido di cloruro una sostanza che ti toglie la volontà e ti rende una specie di manichino, un pupazzo a cui hai tagliato i fili. Anche nelle iniezioni che facemmo alle ragazze, giudici e poliziotti fecero diverse ipotesi, senza arrivare a nessuna conclusione. Io comunque presi Giovanna e gli infilai la testa in una vasca piena d’acqua. Ce la tenni una decina di minuti e l’affogai senza grande sforzo. Di sotto Cowboy e Virgilio colpirono Nella con una sbarretta di ferro e dopo averla stordita, la strangolarono con una cinta. In realtà Nella svenne e si finse morta traendo in inganno Cowboy e Virgilio e pure me che però la vidi solo già “impacchettata” nella tela cerata. Mettemmo i due cadaveri o meglio quelli che credevamo due cadaveri nel portabagli della 127 fiat. Avevamo deciso di sbarazzarci dei corpi portandoli a Riccione, dove con la barca li avrei portati a largo e affondati”.

Dalla maggior parte della casistica internazionale analizzata si evince che il comportamento criminale degli assassini sessuali sadici è il riflesso delle loro fantasie violente. Una combinazione di sesso e violenza. Ma il ruolo del sesso, in questo genere di omicidi, può essere secondario rispetto al piacere che l’individuo prova per il senso di dominio e di possesso sulle vittime. Non tutti gli assassini o aggressori sessuali sadici hanno rapporti completi con le vittime.

Nel capitolo di The Mob, intitolato “Stupri, bombe, spaccate, dure e champagne” Izzo spiega l’eccitazione sadica provata nell’ aggressione sessuale di una giovane donna, durante una rapina:

“ecco, ora, tolto l’impiccio della rapina, abbiamo tutta la notte per violentare le due gemelle Io mi prendo la più cicciotella e, accompagnato da Virgilio, la porto in una delle camere da letto che si affacciano sul corridoio. Le togliamo il bavaglio, ma la lasciamo ammanettata, con le mani dietro la schiena. Minacciandola con le pistole e dando lei qualche schiaffo, la costringiamo a sdraiarsi sul letto. Subito le apriamo la camicetta e con un coltello, posato sulla pelle tra le tette, taglio il reggiseno Ha i capezzoli grossi con delle aureole scure ben delineate. Ne prendo uno tra le labbra, lo succhio ma quasi subito lo stringo tra i denti. Lei emette un gemito di dolore. Mi piace. (…) Lei ci guarda supplichevole e con voce flebile ci racconta che è ancora vergine e ci prega di non scoparla, di non farle male. Virgilio ha una reazione violenta, le appioppa un altro violento ceffone e, cacciandole in gola l’uccello, le urla frasi minacciose. “Dai troia, succhialo, succhialo bene, usa la lingua e le labbra, bagnalo e succhialo, fammi un bel servizio, dai troia, se non lo fai bene giuro che ti ammazzo, ti ammazzo”Intanto aveva lasciato alla ragazza l’iniziativa di muovere la testa. Lei è terrorizzata ma continua a succhiare e leccare, non può fare altro. A quelle parole alzo gli occhi al suo viso e un’po mi impietosisco. Vedo due occhi pieni di lacrime, la sua umiliazione è grande, la paura è ora un terrore cupo e minaccioso. Sento l’eccitazione in me, ne sono come riempito fino all’orlo. Non provo pietà, sento il bisogno di lei per sfogare i miei istinti, sono come un animale, ormai fuori controllo. (…) L’abbiamo accontentata lasciandola vergine.
Il giorno dopo leggiamo con avidità le cronache della rapina sui giornali romani. Ce lo aspettiamo ed infatti: le tinte fosche ci sono, ma non c’è cenno alcuno degli stupri. A dire il vero un’po ci dispiace, l’idea di essere paragonati ai protagonisti dell’Arancia Meccanica ci avrebbe esaltati alla grande. Mah sarà per un’altra volta.”

Nello stesso capitolo di The Mob si legge:

“ Ah si, abbiamo preso l’abitudine di stuprare le donne. A dire il vero già in passato ogni tanto ci siamo lasciati andare a qualche molestia. A volte nel rapinare le coppiette qualcuno di noi ha allungato una mano a toccare le tette alla ragazza, resa docile dalla paura. Qualche volta abbiamo fatto sfilare le mutandine e toccato la fica, ma mai più di tanto. Solo qualche gioco più malizioso, più per mortificare le vittime che per un vero bisogno sessuale. Ora però abbiamo cominciato ad essere più pesanti. Eh si, abbiamo cominciato con gli stupri, quelli veri, umilianti e devastanti, quelli che lasciano le vittime senza forze e nel terrore di una violazione che è mille volte più forte del meccanico atto dell’infilare il proprio membro nella vagina di una persona che non ti vuole, né ti vorrà mai. E così arriviamo allo stupro sistematico. “

Il brano, sopra riportato, è significativo per comprendere l’escalation di violenza di Angelo Izzo: l’eccitazione sadica ha infatti inizio con molestie perpetrate su giovani ragazze, cresce con gli stupri di gruppo sempre più violenti, fino ad arrivare al massacro del Circeo.

Izzo spiega nel suo memoriale, in maniera ancora più chiara, l’effetto devastante dei ricordi relativi ai suoi primi crimini sessuali:

“Nei giorni seguenti mi accorgo di essere ossessionato da quello che avevo visto. Fantastico continuamente sull’espressione intensa e impaurita della donna. E mi eccito.ُُ Il pensiero mi riporta la scena e la dilata, la accresce di particolari, la rende più mia. E mi eccito.
Credo che lo stupro abbia a che fare con gli istinti primordiali dell’uomo. La caccia, l’inseguimento, la cattura, la preda calda, spaventata, tremante, il possesso. Ecco, questo il gioco, la mia eccitazione si fonda su questo subdolo e umiliante meccanismo: il possesso. Il sapere che lei è preda, alla tua totale mercè, debole e remissiva, schiava delle tue volontà. Il possesso totale. Si, è vero, in uno stupro la soddisfazione sessuale è poca cosa, è il resto a farla da padrone. Il pieno controllo del corpo di lei, il senso di onnipotenza, lo sfogo sadico di un istinto malfermo, la tortura psicologica, la sua sofferenza, l’angoscia, la remissività. Tutto entra in gioco, un gioco perverso teso all’annullamento della sua volontà, la tortuosità del tuo pensiero, le sevizie, la grave afflizione.
La donna che è dominata, la schiavitù, la sottomissione, l’inseguimento del tuo solo piacere. Sensazioni che mi prendono, che procurano la malattia del mio delirio e diventano, in breve tempo, droga, vizio incorreggibile. (…) per noi è così una volta rotti gli argini diventiamo degli stupratori seriali. Entra nelle nostre priorità quello di avere delle donne da violare, da ridurre a giocattoli sessuali.”

Spesso l’atto di strangolare o soffocare, provoca nell’individuo perverso maggior piacere di un rapporto sessuale completo. Può accadere anche che uno strumento usato in uno dei primi omicidi, come una corda o un sacchetto di plastica, assuma nelle fantasie sadiche dell’assassino seriale un ruolo centrale ed eccitante; tale oggetto viene infatti “erotizzato”.
A tal proposito, tra gli omicidi perpetrati da Izzo si rilevano analogie significative. Durante il massacro del Circeo, secondo la testimonianza della sopravissuta Donatella Colasanti, Izzo esibiva un laccio emostatico, vantandosi di aver ucciso tante persone con quel laccio.
A distanza di trent’anni il laccio emostatico sarà presente nella scena del crimine dell’omicidio di Maria Carmela Linciano e della figlia Valentina, nella villetta di Ferrazzano. Il cadavere della donna verrà rinvenuto con il capo avvolto in un sacco della spazzatura legato al collo da un laccio emostatico.

L’assassino sadico non sempre infligge torture o mutilazioni alle vittime come nel caso esaminato, può eccitarsi nel vedere la vittima legata e nel percepirla come indifesa in balia del suo potere.
La sola azione di immobilizzare la vittima infatti può soddisfare il bisogno di onnipotenza.
Il momento culminante del progetto omicidiario, ovvero la fantasia che si trasforma in azione, è rappresentato dallo strangolamento. Del respiro della vittima che a poco a poco viene a mancare. Della vita che se ne và. Probabilmente Izzo ha provato lo stesso piacere sadico nell’ annegare la povera Rosaria Lopez in una vasca piena d’acqua nella villa del Circeo, così come nel legare, soffocare e strangolare le due povere donne nella casa di Ferrazzano.

Sembra che anche Jonn Wayne Gacy, soprannominato “il pagliaccio assassino” provasse lo stesso piacere sadico nel strangolare le sue vittime.
Gacy si costruì la più apparentemente normale e prospera delle vite esteriori. Come serial-killer sessuale violentò, sodomizzò, torturò e strangolò a morte trentatrè giovani. (…) Si impegnava in progetti a beneficio della comunità e apparteneva a varie associazioni cittadine.
Quando Gacy restava solo in casa con le proprie vittime, continuava a offrire alcool e droghe, e mostrava loro film porno. Immobilizzava i giovani dopo essere riuscito a convincerli a prestarsi a giochetti con manette e corde. Poi li strangolava a morte, ma lentamente, stringendo e allentando la corda molte volte per prolungare l’agonia della vittima e il proprio piacere sessuale.

Luca Palaia, coimputato di Izzo per l’omicidio della Linciano e della figlia Valentina, dichiarava durante il processo di primo grado a suo carico:

“Izzo fece sdraiare la signora per terra a pancia in sotto (…) mi disse solo di iniziare a legare la signora. (…)
Mi fece legare i piedi, mi ci fece mettere le manette e poi mi disse di mettergli dello scotch sugli occhi(…) poi mi fece mettere del nastro sulla bocca (…)
Izzo prese questo laccio, glielo legò intorno al collo e tirava. Ci si è seduto come se stava seduto su una sedia e tirava con una rabbia incredibile (…)”L’ho visto proprio che tirava forte ed incrociava questo laccio (…)quando ha smesso di tirare questo laccio gli ha dato un calcio in testa”.

L’atto di prendere a calci la testa della povera vittima dimostra quanto l’individuo sadico sia mosso da una grande rabbia. L’odio e la rabbia sono ricollegabili anche alla sindrome del narcisismo maligno.

Durante il primo interrogatorio, avvenuto nel carcere di Campobasso, Izzo in merito all’omicidio della Linciano dichiarava:
“Io ho detto a Luca- Mettile un sacchetto in testa- e questa ha cominciato ad agitarsi. Forse quelle manette, che erano da porno-shop, si sono addirittura rotte, non lo ricordo con precisione. Comunque ho visto che cominciava ad agitarsi, però era imbavagliata, quindi il rumore non era molto forte. Io allora le ho dato prima un calcio, le sono saltato poi addosso, ho preso il laccio emostatico e ho cominciato a stringere”.

L’autopsia sul corpo della Linciano ha rilevato che la donna non ha subito forme di violenza sessuale prima dell’omicidio. Su entrambe le vittime, madre e figlia, sono stati effettuati, in sede di esame autoptico, tre prelievi con tampone (boccale, anale e vaginale), per rilevare la presenza di materiale biologico (sperma o saliva), In tutti i reperti, ad esclusione del tampone boccale effettuato su Valentina Maiorano, non si è rilevata la presenza di materiale biologico, se non quello della vittima.
Dal tampone boccale effettuato sulla salma della piccola Valentina, invece, emergeva la presenza di materiale compatibile con quello di Angelo Izzo. L’operatore della scientifica non è stato in grado di definire se si trattava di saliva o liquido seminale dell’assassino. Il cavo orale delle vittima era infatti ricoperto di sangue, il materiale prelevato era in gran parte costituito da sangue e in piccola percentuale da sostanza biologica compatibile con il DNA di Izzo. Ciò non ha permesso l’individuazione di spermatozoi riconducibili ad un rapporto sessuale orale.
Non è stata esclusa l’eventualità che Izzo avesse potuto avere un rapporto orale con la vittima. Si è ipotizzato inoltre che il materiale poteva essere costituito da saliva; Valentina potrebbe essere stata baciata sulla bocca dal suo carnefice, prima di morire.

Il sadismo si differenza dalle altre perversioni sessuali proprio perchè spesso i genitali non vengono usati, l’orgasmo può essere provocato da attività auto-erotica dopo la violenza o gli omicidi.
Il ricordo dei crimini commessi nell’immaginario del sadico ha quindi un ruolo fondamentale per il suo appagamento sessuale.

Robert Keppel, criminal profiling, a seguito dell’analisi di molti omicidi e stupri seriali perpetrati negli Stati Uniti, rileva che esistono due meccanismi sessuali nei serial-killer.
Il primo meccanismo consiste in una specifica serie di azioni, comportamenti e metodi, utilizzata per produrre un’eiaculazione, un climax che culmina in un rapporto sessuale vero e proprio.
In altre parole, tutto ciò che l’assassino fa sulla scena del delitto ha lo scopo di fargli raggiungere l’orgasmo lì e subito. Come facciamo però a essere assolutamente certi che sia proprio questo l’obbiettivo dell’assassino? Di solito lo capiamo perché eiacula dentro o sulla vittima, e nei pressi del corpo. I meccanismi sessuali secondari, invece, sono costituiti da una serie di azioni indirette, poco evidenti e a volte frustate, che costituiscono un surrogato ai meccanismi primari. Producono un appagamento sessuale aberrante e ritardato per mezzo della tortura fisica, della riduzione in schiavitù o dell’umiliazione. Questi sono solo alcuni degli aspetti che fanno sospettare il desiderio di una gratificazione sessuale ritardata; sulle scene del crimine si può ravvisare, per esempio, nel modo in cui è stata legata la vittima e nella posizione umiliante in cui è stato lasciato il corpo. Il dominio sessuale non è solo un mezzo per raggiungere l’orgasmo, ma per ottenere e prolungare la sensazione di potere. Un assassino di questo genere non eiaculerà dentro o sulla vittima, aspetterà invece di essere al sicuro, in un altro posto dove si masturberà fino a scaricare completamente la propria energia sessuale.

Dal memoriale di Izzo emerge, inoltre, quanto il flash-back dell’immagine di una delle vittime del massacro del Circeo, avvolta nella tela cerata, sia rimasta indelebile nella sua memoria e sia probabilmente servita ad alimentare le sue fantasie sadiche. Anche Maria Carmela Linciano e la figlia Valentina sono state avvolte in sacchi di plastica, dopo essere state uccise.
Il termine “impacchettate”, in riferimento ai cadaveri delle due vittime, è molto ricorrente nella testimonianza di Izzo, durante il processo di primo grado per il duplice omicidio di Ferrazzano.

Palaia dichiarò durante il processo: “Izzo mi disse impacchettala” riferendosi alla povera Carmela Linciano.
“Mi fece prendere dei sacchi verdi e me li fece mettere uno dai piedi fino alla cinta ed un altro dalla testa sempre fino alla cinta e me li fece chiudere con dei pezzi di scotch”.

Il termine “impacchettata” riferito a Donatella Colasanti, (”la vidi già impacchettata nella tela cerata”), non casualmente, è presente nel memoriale, scritto nei mesi precedenti l’ultimo crimine. Particolari che possono apparire insignificanti, in realtà dimostrano quanto i ricordi e i flash-back del massacro del Circeo, sono serviti ad alimentare le fantasie e a preparare l’individuo ad una nuova azione omicidiaria.
L’uso molto ricorrente della parola “impacchettare”, prima, durante e dopo il crimine, è significativo anche per comprendere quanto Izzo disumanizzi le donne, sue vittime, considerate alla stregua di un oggetto da “impacchettare” e gettare.

DOPO QUESTA LUNGA PREMESSA IN MOLTI SI INTERROGHERANNO SULLA CAPACITA’ DI INTENDERE E DI VOLERE DI IZZO AL MOMENTO DEGLI OMICIDI. IZZO ERA ED E’ INFERMO DI MENTE?

La storia criminale di Angelo Izzo dovrebbe essere oggetto di uno studio scientifico multidisciplinare, utile alla prevenzione di crimini violenti, per evitare in futuro di ricadere nell’errore di mettere in libertà detenuti con alto rischio di recidiva.

A mio avviso, la vicende giudiziarie di Izzo, prima dell’ultimo duplice omicidio di Ferrazzano, sono state analizzate maggiormente secondo il profilo psichiatrico, rispetto a quello criminologico.

Molti ricercatori sostengono che la psichiatria è una scienza non certa. Essendo la criminologia una disciplina ancora poco conosciuta e non riconosciuta in Italia, anche se il nostro paese può vantare luminari e studiosi eccellenti della materia che non hanno nulla da invidiare ai colleghi americani, in sede peritale o trattamentale si tende a privilegiare un approccio psichiatrico, incorrendo in un grave errore.
Il perito o l’esperto in psichiatria, dovrebbe, a mio avviso, avere una formazione criminologica o operare in equipe con il criminologo. Questo non sempre accade. In taluni casi ci si limita a sottoporre il periziato a una serie di test psichiatrici e valutarne gli esiti.

Vittorino Andreoli, psichiatra e perito, ha affermato, in più di un occasione pubblica, che diventa molto difficoltoso valutare la personalità di un soggetto recluso in carcere:“psichiatri e psicologi, per mettere sulla bilancia ciò che va e ciò che non va, hanno a disposizione tre, quattro incontri di circa un’ora. Si può fare un’analisi in così breve tempo? Per di più queste conversazioni, nelle quali si fa difficoltà a stabilire un benchè minimo feeling con il periziato, avvengono sotto lo sguardo attento di un secondino. Con il detenuto che, ovviamente, è pronto a mostrarsi nella sua veste migliore”.

Uno degli obbiettivi di questa ricerca è far comprendere ad operatori penitenziari, avvocati e magistrati che la psichiatria non sempre è sufficiente per diagnosticare quanto sia alta la probabilità di recidività dell’individuo.
Quando si parla di analisi criminologica, in ambito non accademico, certi avvocati non riescono a capirne a fondo l’utilità, altri non sanno proprio che cosa sia, abituati a far riferimento esclusivamente alle perizie psichiatriche, oppure erroneamente pensano che sia una scienza inattendibile e fantasiosa ispirata dall’interesse crescente per i telefilm come CSI.
In realtà, la criminologia, (come la psicologia investigativa) può ritenersi una disciplina più attendibile
della psichiatria, poiché prende in esame, oltre allo studio della mente umana, elementi probatori oggettivi.
Ressler afferma: “secondo me il problema nasce dal fatto che la psichiatria tradizionale ha sempre fatto affidamento sull’autoresoconto; in altre parole, sul fatto che il paziente racconti sinceramente al terapista tutto quello che gli è successo e che partecipi volontariamente al processo di guarigione. La psichiatria investigativa ha imparato a non basarsi solamente sull’autoresoconto, ma anche su relazioni esterne, documenti processuali e così via, e a mettere continuamente in discussione ciò che il paziente rivela sulla sua vita e sulle sue azioni”.

L’analisi criminologica della storia di Izzo fornisce diversi spunti di riflessione. Alcune caratteristiche comuni, presenti nelle vicende di questo genere di criminali e analizzate dalla letteratura criminologica, rendono tali soggetti più prevedibili per quanto riguarda la possibilità di reiterare i loro crimini.

L’analisi criminologica di un delitto, del modus operandi e della “firma” dell’assassino, della perizia medico-legale sui corpi delle vittime, forniscono informazioni per capire se l’omicida è affetto da sadismo sessuale, ancor prima della perizia psichiatrica effettuata in sede giudiziaria. Il criminal profiling, studia tre elementi: la scena del crimine nei minimi dettagli, anche quelli che possono sembrare insignificanti, la vittima e il case linkage .

Fino al 1982 esisteva soltanto un termine per descrivere gli assassini che uccidevano più persone: mass murder; assassini di massa. Questa definizione era corretta solo in riferimento ad un tipo particolare di assassini: i maniaci psicotici che aprono il fuoco in un ristorante affollato, in una scuola o in un ufficio postale. Il mass murder di solito è un aspirante suicida, uno schizofrenico paranoide che muore insieme alle sue vittime.
Poi, nei primi anni Ottanta, si è cominciato ad usare il vocabolo “serial- killer” coniato da Pierce Brooks.

In realtà molti anni prima si stava diffondendo in America un termine molto simile a quello di assassino seriale. Dal 1957, negli Stati Uniti, si iniziò ad usare la parola chain-killer (dall’inglese catena di omicidi), per identificare quell’individuo che lasciava dietro a se una catena di omicidi, spesso irrisolti.
L’F.B.I definisce serial-killer “colui che commette tre o più omicidi in un intervallo di tempo, contraddistinto da raffreddamento emozionale“.

Analizzato il massacro del Circeo e soprattutto il duplice omicidio di Ferrazzano, si conclude che il profilo di Angelo Izzo è compatibile con quello di un serial-killer organizzato che ha premeditato e commesso il crimine con estrema lucidità. Generalmente questo genere di assassino seriale non è infermo di mente.

Ci sono analogie significative tra i delitti perpetrati a trent’anni di distanza. In entrambi i casi la scena del crimine appare simile; una villetta semi-isolata. La casa di villeggiatura della famiglia Ghira al Circeo e la villetta per le ferie estive della famiglia Palladino, nelle campagne di Ferrazzano.
Due donne le vittime. Tre le persone coinvolte negli omicidi. Un ritorno al passato per Izzo, ma anche l’intenzione di perfezionare il primo delitto.
Cercare di perfezionare i primi omicidi rientra nelle intenzioni di una categoria di assassini seriali. Lo stesso Izzo, dichiarava durante il processo: “questa volta non sarebbe dovuta andare come il Circeo, non ci avrebbero dovuto scoprire”.

Robert Ressler, uno dei più famosi profiler dell’FBI, alla fine degli anni 70, iniziò a suddividere gli omicidi particolarmente efferati , in due categorie principali: omicidi commessi da individuo “organizzato” e omicidi commessi da individuo “disorganizzato“.

“Per classificare i diversi tipi di killer per la polizia e altre forze dell’ordine locali, avevamo bisogno di una terminologia priva di riferimenti psichiatrici”-scrive Ressler-
“Invece di dire che la scena del delitto rivelava la presenza di una personalità psicotica, cominciammo a dire alla polizia che una particolare scena del delitto era organizzata, mentre un’altra poteva essere disorganizzata, quando l’esecutore del delitto aveva disturbi mentali.
La distinzione tra crimini organizzati e disorganizzati divenne un importante spartiacque, una maniera importante di separare i due diversi tipi di personalità che commettono omicidi multipli. Come molte classificazioni, si tratta di una dictomia fin troppo semplice e netta per poter adattarsi a ogni singolo caso. Alcune scene del crimine, e alcuni assassini, sono caratterizzati da elementi sia organizzati sia disorganizzati; in questo caso, li chiamiamo misti“.

Alcuni tra gli assassini seriali, studiati dagli esperti dell’FBI, presentavano una particolare capacità nel simulare di essere in preda alla follia, per giustificare i propri crimini e scontare una pena molto più lieve, di quella inflitta a chi commette omicidi e viene ritenuto sano di mente.

A tal proposito è interessante conoscere il contenuto del colloquio, avvenuto nel 1979 in un penitenziario americano, tra Robert Ressler ed il serial killer David Berkowitz, detto il Figlio di Sam.“In un solo anno, Berkowitz aveva ucciso a New York una mezza dozzina di persone, per lo più appartate in macchina, e ferito seriamente un’altra mezza dozzina. Al tempo dei nostri colloqui, si trovava in isolamento nella prigione di Attica.
Berkowitz era proprio come era apparso in tribunale ai tempi del processo: tarchiato, flaccido, molto timido, riservato, educato, poco appariscente Accettò con piacere la mia stretta di mano- avevo scoperto che è sempre un buon indicatore di come andrà l’intervista, poi si sedette e parlò solo quando interpellato. Presi appunti, perché mi aveva fatto capire di non volere un registratore. (…)
Quel che volevo veramente discutere con Berkowitz era la dimensione sessuale dei suoi crimini. Inizialmente si rifiutò di farlo, affermando di aver avuto una vita sessuale normale, molte ragazze e che non aveva fatto altro che sparare alle sue vittime. (…)
Quando fu il momento di descrivere gli omicidi, Berkowitz cominciò a dire, come aveva fatto con gli psichiatri che lo avevano esaminato per il processo, che il cane del suo vicino Sam Carr, posseduto da un demone dell’età di tremila anni, gli aveva “abbaiato” l’ordine di uccidere.
Gli dissi che questa spiegazione era ridicola, e che non la prendevo per buona. Sorpreso, Berkowitz continuò a insistere sulla storia del cane-demonio. Gli replicai che se questa era tutta la sua onestà nei nostri confronti- attribuire il movente dei suoi omicidi a un cane parlante- allora il colloquio poteva considerarsi terminato. Chiusi il quaderno e mi apprestai a lasciare la stanza. Berkowitz mi fermò, protestando che gli psichiatri avevano accettato la storia quale movente degli omicidi, e se andava bene per loro, allora andava bene anche per l’FBI.

“Non è questa la storia che stiamo cercando David” dissi “Vogliamo conoscere i veri fatti alla base dei delitti; se non parliamo di questo, ce ne andiamo.”

Berkowitz sospirò, si sedette, e cominciò a parlare di cose serie. Disse che la storia del figlio di Sam e del cane parlante era stato un modo per lasciare intendere alle autorità di essere pazzo. Invece, era abbastanza in sé da sapere che cosa stava facendo. Prima del nostro incontro, Berkowitz aveva visto così tanti psichiatri e assistenti da riuscire ora a parlare con facilità delle vere motivazioni dei suoi delitti. Ammise che la vera ragione per cui sparava alle donne era il risentimento verso la propria madre e la sua incapacità di instaurare buone relazioni con il genere femminile.
La prima volta che cercò di uccidere fu con un pugnale. Poi lesse i giornali, ma non trovando alcuna menzione del delitto, pensò che la donna fosse sopravvissuta. Decise allora di migliorare i suoi metodi. Intenzionato a trovare un’arma per uccidere, andò in Texas e comprò una Charter Arms calibro 44 e dei proiettili.”

Anche Angelo Izzo giocava la sua ultima carta, quando, imputato del duplice omicidio di Ferrazzano, cercava di farsi attribuire l’infermità mentale, per essere trasferito in ospedale psichiatrico e poi in un istituto di reclusione dal regime meno duro. La psichiatra, consulente degli avvocati della difesa, evidenziava nella sua relazione, il racconto di Izzo riguardante un suo “sdoppiamento“, una sorta di alterazione della coscienza.

“Si vedeva compiere l’atto e, trovandosi anche al di fuori di sé, vedeva l’Uno compiere l’azione mentre l’Altro guardava. La prima volta fu quando per un gioco assurdo ed estremo, con i soliti tre amici fece la roulette russa. Egli non poteva tirarsi indietro, pena una brutta figura e, al momento di tirare il grilletto, si “separò”, da se stesso per trovare il coraggio di farlo: Io mi vedevo spararmi…cioè io ero un’altra persona rispetto a quello che si stava sparando, è una cosa strana, ho avuto un attimo di esitazione l’ho puntata sul cuore, ho avuto paura…in quel momento mi vedevo di farlo, ecco la mia sensazione era di stare in piedi….ho avuto proprio la sensazione che potessi morire….ho avuto un attimo di terrore, però l’ho superato perché mi vedevo all’esterno a farlo. Mi è successo pure al Circeo quando ho affogato la Lopez…”
I giudici nel processo di primo grado condannarono Izzo all’ergastolo, confermato anche in appello.
I giudici d’appello non consentirono che l’imputato fosse nuovamente sottoposto a perizia psichiatrica.

Il perito della difesa di Izzo, parlando di “sdoppiamento“, si riferiva a schizofrenia, chiamata, prima del 1911, disturbo da personalità multipla.
Il concetto di “personalità multipla alternante” veniva introdotto nella letteratura medica nel 1901, a seguito dello studio del caso di Miss Beauchamp, la quale dimostrava di avere comportamenti contrastanti, in alcuni casi era ambiziosa ed aggressiva, in altri docile e moralista.

Per circa 80 anni però non si parlò più di personalità multipla, le manifestazioni di questo disturbo psichiatrico venivano infatti associate alla schizofrenia in tutte le sue forme.
La DPM ricomparve negli anni 80, nel DSM dell’American Psychiatric Association, veniva descritto come “disturbo dissociativo di personalità”.
Questo disturbo è stato oggetto di un controverso dibattito, che ha coinvolto, negli Stati Uniti, non solo gli psichiatri e gli esploratori della mente umana, ma anche rappresentanti dell’ambito giudiziario; avvocati e giudici. Molti esperti affermano che questo disturbo possa essere facilmente simulato, addirittura durante l’ipnosi.
E’ comprensibile che si sia restii a diagnosticare il DPM, afferma lo psichiatra Simon, l’idea che in un individuo possono esistere numerose personalità puzza di demonologia e stregoneria, e mette anche alla prova l’interezza dello stesso terapeuta.

La controversia tra gli operatori psichiatrici sull’esistenza stessa del DPM, la natura affascinante e spesso drammatica del disturbo, il fatto che è facile simularlo e la spontanea incredulità dei giurati rendono difficile costruire una difesa sull’argomento della presenza del DPM. Malgrado ciò, in alcuni casi, che vanno dai delitti di falso, alla guida in stato di ebbrezza, su su fino ai crimini più odiosi, la rapina, la violenza sessuale e l’omicidio, la difesa è stata basata sul DPM e tale linea ha talvolta ottenuto il riconoscimento dello stato di infermità mentale. (…) (Simon, I buoni lo sognano i cattivi lo fanno)

Lewis e Bard indicano le quattro tesi difensive principali adottate (negli Stati Uniti) per reati commessi da personalità alterne:

La persona non aveva il controllo sulla personalità alterna che commetteva il reato.

2. La persona non è in grado di ricordare gli atti commessi dalle personalità alterne e quindi non può assistere i propri difensori ed è incapace di presenziare al dibattimento.

3. A causa del DPM, la persona non poteva conformare alla legge i propri comportamenti, né distinguere il lecito dall’illecito.

4. Come un sonnambulo, l’imputato era inconsapevole del comportamento della personalità alterna e non può essere ritenuto responsabile.

Uno dei casi più controversi e tristemente noti in cui la difesa è stata imperniata su un presunto DPM è quello di Kenneth Bianchi, il cosiddetto strangolatore di Hillside, di Los Angeles. Bianchi e suo cugino Angelo Buono furono accusati di aver violentato e ucciso almeno dieci giovani donne, i cui corpi nudi erano stati disseminati per le colline nel corso di un accesso omicida durato quattro mesi, tra il 1977 e il 1978. Sette psicologi e psichiatri esaminarono Bianchi. Alcuni si espressero a favore di una diagnosi di DPM e altri diedero parere contrario.

Il dottor Martin Orne, che testimoniava per l’accusa, disse di aver notato la mancanza di una storia precedente di dissociazione, nonché la presentazione troppo teatrale, oltre che incongruente, delle personalità alterne di Bianchi. Orne disse alla corte che Bianchi non era affetto da DPM. Sostenne che aveva saputo sconfiggere l’ipnosi e ingannare altri psichiatri, convincendoli che non era mentalmente responsabile dei delitti. (…) Orne concluse che Bianchi era malato, ma non giuridicamente infermo di mente. Diagnosticò che Bianchi era affetto da “disturbo antisociale di personalità con sadismo sessuale“: era un uomo che aveva “un bisogno sessuale perverso che gli fa trarre gratificazione dall’uccisione di donne”. Bianchi venne giudicato colpevole e condannato a una pena detentiva. Avrebbe poi ammesso di aver mentito, dicendosi affetto da DPM. (fonte: Simon, I buoni lo sognano i cattivi lo fanno)

La scena del crimine dell’omicidio di Maria Carmela e Valentina;la villetta di Ferrazzano, venne ritrovata dagli investigatori perfettamente pulita.
Oltre a seppellire i cadaveri delle vittime, Izzo si preoccupava di lasciare tutto in ordine, di portare via, gli strumenti di morte usati durante l’agghiacciante omicidio, di liberarsi delle valigie che le due donne avevano con se prima di morire, abbandonandole in un deposito situato dietro un campo sportivo in disuso.
(“ non avendo una forbice buona, avevo difficoltà a romperle, dovevo buttarle intere. Buttate in uno di quei cesti si notano, invece li ho visto che c’era tipo un deposito di immondizia dove si mettono i sacchi grossi, quindi le ho messe nei sacchi e le ho portate lì. Del telefonino ho buttato la Sim-card e l’ho lasciato dentro un giardino sul corso così qualcuno lo poteva rubare tanto era vuoto”. Dichiarazione di A.Izzo))
Quindi faceva a pezzi con cura gli abiti ed i documenti contenuti nelle borse da viaggio, suddividendoli in quattro sacchi di plastica, che gettava in cassonetti della spazzatura, situati in luoghi diversi della città.

Izzo chiedeva inoltre al suo complice Palaia, subito dopo aver ucciso e seppellito le due vittime “di tornare a casa, farsi subito una doccia, lavare gli abiti e sopratutto tagliarsi le unghie delle mani molto corte“, essendo a conoscenza che proprio sotto le unghie si possono individuare tracce di DNA delle vittime o residui di terra, che potrebbero incastrare un assassino.
I serial killer organizzati sono spesso molto informati, riguardo alle tecniche investigative utilizzate in caso di omicidio. Non è raro che, anche all’interno delle carceri dove sono reclusi, riescano a procurarsi manuali e testi per approfondire le loro conoscenze tecniche e perfezionare i loro delitti.

Il disturbo antisociale di personalità, la parafilia sadica, il narcisismo maligno, la sua innata capacità
nel manipolare chi lo circonda per trarne dei vantaggi, rappresentano una miscela esplosiva, rendendo Izzo individuo estremamente pericoloso e complesso.
Kernberg definisce il disturbo antisociale un sottogruppo della personalità narcisistica-

Il comportamento di Izzo è compatibile con quello di individuo affetto da narcisismo maligno, ovvero dalla forma di narcisismo più distruttiva e pericolosa.
Questo genere di narcisista è molto ambizioso, ma privo di valori. Attratto dalle caratteristiche esteriori, quali bellezza o ricchezza, tende a dare poca importanza alle doti interiori di chi lo circonda. Ha un esagerata concezione del sè ed è tendente al vittimismo.
Desideroso di stare sempre al centro della scena ed a catturare l’attenzione degli altri, ricerca spasmodicamente prestigio e successo. L’ individuo tende alla negazione dei propri difetti e non riconosce i propri limiti, per questo è incapace di provare rimorso. E’ incapace di nutrire sentimenti di amore o affetto reali ed ha particolare abilità nel manipolare chi avvicina, per trarre vantaggi personali.
L’attività sociale, nella quale Izzo, appariva desideroso di impegnarsi, oltre ad essere l’unico modo per ottenere la libertà ed a rappresentare una copertura per attività illecite, è ricollegabile al disturbo nacisistico; la sua ricerca di approvazione , acclamazione ed elogio dalla società.

Il suo delirio di grandezza si è consolidato, negli anni, al contrario di ciò che dichiarava lo psicologo del carcere di Palermo:

“è un uomo nuovo…il suo delirio di grandezza è andato incontro, con gli anni e per taluni versi misteriosamente, ad una remissione quasi totale. Oggi egli chiede fiducioso la riammissione al regime di semilibertà”.

Lo psicologo che scriveva questa relazione è colui che Izzo, come lo stesso scriveva a Saccomani (pastore evangelico di Citta Futura), stava cercando di manipolare:

“Intanto qui mi sono “aperto” degli spazi. E’ quasi incredibile in un posto come questo, ma mi sono fatto aprire la cella facendomi mettere a lavorare, ho convinto lo psicologo a farmi un supplemento di “osservazione”, ho quasi preso in pugno educatore, cappellano, ispettore, già mi riparlano un’po’ tutti di “permesso” per Pasqua, ho fatto venire un “volontario” di un associazione esterna e un’ispezione ministeriale (…), a Pagliarelli le guardie mi trattano come un senatore!”

“Mi pareva di diventare re di Campobasso, avevo una grande capacità di corrompere….sognavo di diventare azionista in banca….a un imprenditore gli fornivo la coca o una ragazzina…Il Molise senza tangentopoli è tranquillo e si può fare quello che si vuole. Mi facevano entrare senza paura, non trovereste una persona che parli male di me, avevo eccesso di sensibilità per le persone con problemi, disagi sessuali, economici”.
Sono solo alcune delle dichiarazioni che Izzo rilasciava agli inquirenti a seguito dell’omicidio della Linciano e di Valentina Maiorano.

Kaplan collega il sadismo ad un disturbo dell’identità di genere: secondo questa teoria i sadici e gli assassini seriali, sarebbero omosessuali egodistonici, ovvero persone che rifiutano la loro omosessualità, cercando rapporti sessuali con donne e non trovando alcuna gratificazione, dimostrano la loro superiorità uccidendole. Uccidere una donna significherebbe uccidere la parte di sé che non accettano. A tal proposito appare particolarmente significativa la dichiarazione di Izzo durante il processo per gli omicidi di Ferrazzano: “Scopo con le donne, ma mi innamoro degli uomini”

La maggior parte dei serial killer, studiati dalla casistica internazionale, sono definiti psichiatricamente psicopatici o affetti da disturbo anti-sociale della personalità e narcisismo maligno, molti presentano forme di parafilia, tra le quali è frequente il sadismo.

E’ necessario spiegare la differenza tra l’aggressore sessuale psicopatico e il sadico.
Le opere cinematografiche (ad esempio il celebre film “Red Dragon“, tratto dal libro onomino di Thomas Harris, autore anche del “Il silenzio degli innocenti“) sono solite rappresentare i serial-killer come individui psicopatici, disadattati, trascurati nell’aspetto; a poco a poco questa convinzione è entrata a far parte dell’immaginario popolare.

Keppel ha scritto in Nella mente del Serial Killer: “Durante un seminario, rivolto ad un pubblico di profani della materia, ( giornalisti e studenti della facoltà di scienze della comunicazione), alcuni di essi si mostravano sorpresi, nonostante l’enorme mole di materiale scientifico sul fenomeno disponibile in commercio, quando spiegavo che non sempre chi commette un efferato delitto o un omicidio seriale è un disadattato o uno psicopatico”.

Il serial-killer psicopatico si può riconoscere dall’analisi della scena del delitto, nel caso in cui questa viene ritrovata “disorganizzata“, (non ripulita), indica che l’assassino al momento del delitto non era in grado di ragionare con lucidità. Questo tipo di assassino generalmente è affetto da malattia mentale.

Dallo studio della casistica internazionale emerge che:
uno psicopatico solitamente sceglie vittime che sono a lui simili in termini di livello sociale, aspetto e professione.
Il sadico, al contrario, sceglie vittime diverse da lui (per estrazione sociale o per età ad esempio): il sadico, assume simbolicamente il ruolo di missionario per distruggere questa categoria di persone.
Per lo psicopatico non è importante la sofferenza e l’umiliazione della vittima, al contrario il sadico trae gratificazione nel vedere soffrire le sue vittime.

In genere, nei serial killer psicotici, i motivi e le fantasie chiaramente sessuali sono assenti, o giocano un ruolo secondario. Questi individui non sono serial killer sessuali, perchè non sono motivati da fantasie sessuali. (…) L’aggettivo sessuale usato per definire questi serial killer si riferisce alla presenza di fantasie sessuali che li spingono a uccidere, e non all’attività sessuale che può verificarsi o meno prima o dopo che la vittima sia morta. (Keppler)

Si può rilevare, a seguito di un analisi del duplice omicidio di Ferrazzano, che Angelo Izzo non presenta le caratteristiche dell’ assassino psicopatico.

Possiamo affermare che il movente del duplice omicidio di Ferrazzano è costituito da un intreccio di più fattori, tra i quali quello economico.

Maria Carmela Linciano aveva affidato ad Izzo una somma di denaro contante perché lui la investisse in un attività commerciale. La donna, trovandosi senza lavoro e in difficoltà economiche, era attratta dall’idea di poter gestire un piccolo ristorante.
Parte dei soldi, che custodiva in un libretto postale, li aveva consegnati al suo assassino, sotto la pressante richiesta del marito Giovanni Maiorano, desideroso di entrare in affari con il compagno di detenzione.
Izzo non aveva, in realtà, intenzione di impegnarsi nella progettazione e gestione di un’attività imprenditoriale.
Con quella promessa, aveva ingannato la Linciano ed il marito. Egli era proiettato mentalmente verso operazioni criminose, che secondo il suo modo di pensare, considerava più redditizie, rispetto ad affari legali che richiedono tempo ed energie.
Probabilmente Izzo aveva, in quel periodo, necessità di denaro contante, da impiegare nelle sue operazioni illecite, ad esempio per i suoi viaggi e quelli dei suoi complici o per pagare droga ed armi.
La direzione del carcere gli consegnava, durante il periodo di semi-libertà, soltanto venti euro al giorno; così veniva dilazionata lo stipendio ( che consisteva in cinquecento euro mensili) dell’Associazione Città Futura.
Venti euro al giorno era una cifra irrisoria, spiccioli per le ambizioni di Izzo, che aspirava ad una vita agiata e viziosa: “Quei soldi bastavano appena per pagare un cappuccino e un cornetto al bar, comprare il giornale e le sigarette” ha dichiarato durante il processo a suo carico.

La Linciano era diventata “ossessiva” ed “appiccicosa” si leggeva sui quotidiani nazionali, nei giorni seguenti l’omicidio.
I giornalisti riportavano, nei loro articoli, le dichiarazioni che Izzo, aveva rilasciato durante i primi interrogatori; egli enfatizzava, con orgoglio, il fascino che aveva esercitato sulla sua vittima.
“Antonella mi disse, più di una volta, — Angelo fuggiamo insieme. Andiamo alle Canarie.-” continuava a dire Izzo agli inquirenti.

In realtà la povera donna più che attratta dal suo assassino, era preoccupata. Ed è comprensibile la sua ansia; gli aveva affidato parte del patrimonio di famiglia. E l’aveva fatto a malincuore, incoraggiata con insistenza dal marito.

Izzo non mancava di esprimere a Maiorano l’affetto, che provava per le sue vittime. Ma lo faceva per celare i suoi veri propositi.
Alcuni testimoni che frequentavano l’associazione Città Futura, tra i quali Luca Palaia, dichiaravano
che riferendosi alle due donne, quando queste non erano presenti, invece di chiamarle per nome, usava gli appellativi “puttana” e “puttanina”.
Era solito usare termini così dispregiativi anche nei confronti delle prime due vittime, Rosaria e Donatella, dichiarando durante il processo per il massacro del Circeo che “le ragazze erano delle puttane, abituate a fare batterie (avere rapporti sessuali con più uomini contemporaneamente)”. In realtà entrambe erano illibate fino al momento del crimine, come ha dimostrato la perizia medico legale effettuata sulla salma della Lopez, e la visita ginecologica a cui era stata sottoposta la sopravvissuta Donatella Colasanti.
Durante la perizia psichiatrica, ordinata dal Gip, dichiarava ai consulenti, riguardo al suo atteggiamento durante l’adolescenza nei riguardi del sesso femminile: “ Per esempio mio fratello se si innamorava diceva: - Io da grande me la sposo- io invece dicevo: la rapisco e me la faccio”.

Noemi Novelli

Mi scuso con i familiari delle vittime di Izzo per la pubblicazione dei suoi scritti integrali. Tuttavia alcuni di loro, con i quali ho parlato, credono nella necessità di divulgarne alcune parti perchè si comprenda la pericolosità dell’individuo e non gli si offra ulteriore spazio mediatico.