Questo sito contribuisce alla audience di

Premonizioni

Scrivete fanfiction ? Volete che il vostra storia venga pubblicata in questo sito? Scrivete a: enrico74@inwind.it

Titolo: Premonizioni
Autore: wanya76
Anime: Slam Dunk
Trama: il nostro tensai Hanamichi finalmente riesce ad ottenere il tanto sospirato primo appuntamento dalla sua adorata Haruko; ma il destino ha in serbo per lui un imprevisto poiché a causa di una sua premonizione le cose non andranno proprio come si era immaginato …

“Premonizioni” by wanya76

Disclaimers: questa fanfic è liberamente ispirata al film: “Final destination”.
Tutti i personaggi appartengono al sensei Takeiko Inoue e sono utilizzati senza scopo di lucro.

Sabato pomeriggio. Finalmente ce l’aveva fatta! Hanamichi era riuscito ad ottenere un appuntamento da Haruko. Il primo, dopo due mesi che lui le chiedeva di uscire.

“Però, ce ne hai messo di tempo per dirmi di sì, Harukina mia! Be’, meglio tardi che mai!” pensò tra sé e sé il ragazzo, mentre stava già pregustando la bellissima serata che avrebbe trascorso in compagnia della sua amata.

L’appuntamento era alle 19:30 ai giardini pubblici che si trovavano proprio a pochi minuti di distanza da casa sua. I due sarebbero andati a mangiare qualcosa insieme e poi avrebbero fatto una passeggiata in centro.

Il ragazzo era ancora indeciso su ciò che avrebbe indossato: forse sarebbe stato il caso di mettere qualcosa di elegante una volta tanto, ma pensò che non si sarebbe sicuramente sentito a suo agio, quindi alla fine optò per un completo sportivo, ma di buon gusto.

Lo provò davanti allo specchio e, guardandosi, si ritenne soddisfatto: era sicuro che avrebbe fatto un’ottima figura con Haru-chan!

Quindi se lo tolse e lo ripose sulla sedia vicino alla sua scrivania, per non rovinarlo: lo avrebbe indossato solo pochi minuti prima di andare via.

Diede un’occhiata all’orologio: le 18:15. Aveva a sua disposizione circa un’ora prima di uscire; allora decise di rilassarsi un po’ e si distese sul letto.

Era abbastanza stanco, quella era stata una settimana davvero faticosa perché con la sua squadra di basket aveva seguito allenamenti più pesanti del solito, in vista di una partita molto importante.

“Mi sdraio qualche minuto, poi una bella doccia e…via! Se riuscirò a riposarmi un po’ arriverò all’appuntamento ben rilassato…”

… giusto il tempo di finire la frase e si addormentò: la stanchezza accumulata durante la settimana aveva avuto il sopravvento.

Passarono alcuni minuti. Il ragazzo non riusciva a riposarsi tranquillamente: era piuttosto agitato e in poco tempo passò da un sonno profondo ad uno stato di dormiveglia.

“Aiuto … aiutatemi!”.

Una voce. Una voce disperata che implorava aiuto. Egli sentì una voce che gridava supplicante. Ma … da dove veniva?

Quella voce gli era piuttosto familiare anche se in quel momento, completamente in preda al panico non riusciva a capire a chi appartenesse … sembrava tutto molto, molto strano e confuso.

Contemporaneamente, vide strane ed indecifrabili immagini che gli si proiettavano davanti, ad una velocità sorprendente ma essendo ancora in dormiveglia non capì bene ciò che stava succedendo.

Improvvisamente si svegliò di soprassalto; il cuore gli batteva come impazzito, la sua fronte era bagnata di sudore e il respiro era affannato.

“Accidenti!”. Le 18:55. Possibile? Gli sembrava di aver dormito solo per pochi minuti …

Restò immobile a fissare il soffitto, i suoi occhi erano socchiusi.

“Che strano sogno … quelle grida d’aiuto erano strazianti, degne di un film dell’orrore! … per fortuna tra poco vedrò la mia Harukina!”

In preda a quel pensiero, si alzò dal letto e raggiunse il bagno in fretta e furia, doveva sbrigarsi se non voleva arrivare tardi!

Sotto l’acqua tiepida continuò a pensare al sogno fatto poco prima e dopo alcune riflessioni uscì dalla doccia, si asciugò per bene e, avvolto da un asciugamano bianco, tornò in camera sua.

Uno sguardo all’orologio: le 19:15! “ Sarà meglio che io mi sbrighi a vestirmi, non vorrei arrivare in ritardo!”.

Un’ultima occhiata allo specchio prima di uscire e si avviò verso i giardini.

Il ragazzo arrivò contemporaneamente ad Haruko. Lei lo riempì di complimenti per il suo look e lui notò che anche la sua amata era vestita particolarmente bene quella sera.

Decisero di avviarsi subito verso il ristorante presso il quale avevano prenotato; durante il tragitto Haruko chiacchierò ininterrottamente ma lui era decisamente distratto.

La sua testa sembrava essere da tutt’altra parte, infatti stava ancora pensando a quanto era accaduto pochi minuti prima a casa sua.

Anche durante la cena egli non partecipò attivamente alla conversazione con la ragazza, limitandosi a rispondere a caso alle domande che lei gli poneva.

Questo suo comportamento destò preoccupazione in Haruko.

“Hanamichi, ma…mi stai ascoltando? Ti ho chiesto se preferisci andare in centro a passeggiare o al cinema a vedere un film … è tutta la sera che guardi nel vuoto e mi rispondi a monosillabi … ma che cos’hai?”

Lui non sapeva se coinvolgerla o meno in quello strano fatto.

La guardò per qualche secondo, poi guardò il proprio piatto, realizzando di non aver mangiato quasi niente…la guardò nuovamente e in quel momento una strana sensazione lo pervase in tutto il corpo … qualcosa di orribile, sicuramente riconducibile al terribile sogno fatto nel pomeriggio. Il sogno. Che orrore quelle grida. Qualcuno si trovava in pericolo.

Ad un tratto Hana si alzò di scatto dal proprio posto: “Forse è meglio concludere qui la nostra serata. Mi spiace Haruko ma temo di non sentirmi molto bene e …”

“Non c’è bisogno che tu aggiunga altro. Non vedo perché tu abbia insistito tanto per uscire con me se non ti interesso. Stai pensando a qualcun’altra e si vede, Hanamichi.

Lo capisco dal tuo sguardo … hai gli occhi persi in chissà quale dimensione … be’ chiunque lei sia, la invidio perché ho capito che sei un ragazzo speciale…”

Ma quale altra ragazza? Il rossino rimase sbigottito dalla reazione di Haruko ma era troppo distratto e turbato dagli avvenimenti del pomeriggio, per imbastire un discorso con lei, quindi si avviò verso la cassa per pagare il conto mormorandole solo poche parole: “No, Haruko … non è affatto come pensi … ”.

Ma la ragazza era già uscita dal locale con le guance rigate dalle lacrime prima che lui potesse pronunciare altre parole.

Il ragazzo si incamminò tristemente verso casa.

“Devo essere impazzito … scaricare Haruko in questo modo … al nostro primo vero appuntamento per giunta!”

Dopo pochi minuti e molti pensieri, egli si ritrovò davanti a casa ed entrò. Quella sera era da solo perché sua madre aveva alcuni impegni di lavoro e non sarebbe tornata che il mattino seguente.

Si avviò verso la sua stanza e, stanchissimo, si coricò sul letto.

“Maledizione! Vorrei proprio sapere perché durante la cena mi è tornato in mente quel dannato sogno … mi sono comportato da perfetto idiota con Haru-chan … ”

Senza neanche avere il tempo di togliersi i vestiti, completamente sfinito e dispiaciuto per l’accaduto, si addormentò.

“Aiuto… !!! Aiutatemi!!!!!!”… questa volta le immagini erano un po’ più dettagliate: un aereo che decollava, poi il fuoco, tante persone agitate … e Haruko, disperata, prigioniera nell’incendio che implorava aiuto. Infine un’esplosione ed un terribile boato. “AAAAAhhhhhh!!!!!!!!” un grido squarciò il silenzio della notte.

Hana si svegliò di soprassalto, sudatissimo e in preda al panico. Era successo di nuovo … il sogno adesso era un po’ più chiaro … e questa volta aveva visto chiaramente che la protagonista di quelle scene strazianti era proprio la sua amata.

Gli occhi sbarrati, un senso di confusione e di smarrimento … Ancora scosso dal sogno, si alzò, andò in cucina e si versò del latte in un bicchiere … rimase lì per un po’ e poi tornò in camera sua. Si spogliò, si mise il pigiama e si infilò nuovamente nel suo letto dove tentò invano di riaddormentarsi.

Il giorno successivo, durante gli allenamenti, Hana era più distratto del solito: era decisamente turbato dai fatti avvenuti il giorno prima.

Chiese il permesso al capitano Takenori Akagi, fratello maggiore di Haruko, di assentarsi un attimo con la scusa di dover andare in bagno ma in realtà aveva bisogno di rinfrescarsi le idee e di ritrovare la concentrazione perduta.

Arrivato allo spogliatoio fece per entrare ma, non appena sentì che c’era qualcuno all’interno della stanza, si bloccò sulla porta.

Yasuda e Kakuta, altri due componenti della squadra stavano parlando con un tono preoccupato: “Hai sentito la novità del giorno?” fece uno dei due. “Già è assolutamente fantastico!” gli fece eco l’altro. “Ma d’altronde potevamo anche aspettarcelo … il nostro capitano è bravissimo e si poteva immaginare che prima o poi sarebbe stato chiamato a giocare nella NBA … in America!!”

Hanamichi entrò improvvisamente rivolgendosi ai due ragazzi: “Cos’avete detto?? Il capitano va a giocare in America??! Voglio sapere ogni dettaglio!! Su, parlate, brutti idioti, prima che vi spacchi il grugno!”

Sorpresi dalla reazione esagerata del loro compagno, i due si guardarono stupiti.

“Calma, Hanamichi! E poi da quando ti interessa quello che fa il nostro capit…” Yasuda non fece in tempo a finire la frase.

“Vuoi che ti riempia di pugni? Ti ho detto di parlare, e subito!”

“E dai, non ti scaldare!!” Kakuta gli rispose pazientemente. “Vedi, abbiamo appena saputo che il capitano Akagi probabilmente lascerà la nostra squadra per andare a giocare negli Stati Uniti …” “Ci siamo rimasti un po’ male perché ci dispiacerebbe perdere un elemento così valido… ma allo stesso tempo siamo contenti per lui… chissà che lì non abbia la sua grande occasione per emergere!” fece Yasuda.

Un attimo di silenzio. Poi Kakuta continuò: “… lui è entusiasta della proposta ricevuta, pensa che i suoi genitori abitano a New York già da tempo e in questi giorni si stanno occupando di sistemare le questioni burocratiche riguardanti il trasferimento dei figli … sembra che Akagi voglia partire già domani mattina con la sorella per trasferirsi lì definitivamente …”

“Già,” intervenne nuovamente Yasuda “e noi andremo tutti all’aeroporto a salutarlo … verrai anche tu, Hana … Hanamichi? Cos’è quello sguardo?”

“Aeroporto?? Ma sì, certo, l’aereo del mio sogno!!! No!” Hanamichi si precipitò fuori dallo spogliatoio lasciando i suoi due compagni senza parole.

“No, devo assolutamente impedire che Haru-chan prenda quell’aereo … non posso permetterglielo … quell’aereo esploderà, l’ho visto in sogno … e io non posso far finta di nulla e lasciarla morire così …!”

Egli si rese conto che avrebbe messo ben volentieri in pericolo la sua vita per salvare quella della sua amata.

Lui doveva salvarla da quella catastrofe imminente!

Stava già studiando le frasi da dire ad Haruko per raccontarle del suo sogno premonitore ma poi gli tornò in mente che la sera prima si erano lasciati in malo modo e così decise di andare a cercarla per far pace con lei e … con l’occasione le avrebbe detto del sogno, in cuor suo sperava vivamente che lei non lo avrebbe preso per un folle …

In effetti tutto ciò poteva sembrare ben strano agli occhi di una persona normale … ma lui sentiva che qualcosa di terribile sarebbe accaduto ad Haruko, quindi decise di tentare il tutto per tutto e quel giorno saltò gli allenamenti di basket per andare a cercarla.

Appena uscì dalla palestra vide che la sua amata stava giusto arrivando in palestra poiché come ogni pomeriggio avrebbe assistito agli allenamenti della squadra di suo fratello.

Quelli sarebbero stati gli ultimi allenamenti del suo fratellone nella squadra dello Shohoku. Lei non sembrava essersi accorta della presenza di Hana.

“Le devo parlare, devo risolvere la questione di ieri sera e convincerla a non prendere quel maledetto aereo!” .

Lui le si avvicinò un po’ titubante: “Haruko … volevo dirti …” Haruko lo guardò con aria interrogativa e, senza batter ciglio, continuò il suo percorso verso la palestra.

Silenzio. Un silenzio interminabile. Poi Haruko si decise finalmente a rivolgergli la parola: “Cosa vuoi? Sappi che dopo la “bella” serata di ieri non voglio più saperne di te … non sei affatto quello che credevo e per quanto mi riguarda la faccenda si chiude qui … ho già sofferto troppo per amore in passato e non sono disposta a soffrire di nuovo … addio …” la ragazza aveva la voce che tremava, si allontanò ed entrò in palestra; Hana rimase letteralmente a bocca aperta e triste come non mai si avviò verso casa … aveva perso la sua Haruko per sempre.

In preda allo sconforto egli si convinse che quel maledetto sogno era stata la causa del loro litigio e quindi volle assolutamente cancellarlo dalla sua mente. Stop. Non ci avrebbe mai più pensato … era solo una coincidenza se aveva sognato un aereo in fiamme proprio il giorno prima della partenza di Haruko … o forse no?

Per uno stupido sogno, per una sciocchezza del genere aveva fatto piangere la ragazza di cui era innamorato ben due volte in due giorni e ora … si ritrovava solo, triste e indeciso sul da farsi.

Il giorno seguente Haruko sarebbe partita per gli Stati Uniti e lui non l’avrebbe vista … chissà per quanto o forse … mai più.

No, non era affatto disposto a chiudere così quella questione.

Decise istintivamente di tornare nei pressi della palestra e aspettò nascosto tra gli alberi che gli allenamenti terminassero e che Haruko uscisse dalla porta d’ingresso.

Il tempo si stava guastando, un vento freddo soffiava insistentemente e alcuni nuvoloni neri dall’aspetto tutt’altro che rassicurante minacciavano l’arrivo di un violento temporale.

Un fulmine e poi un tuono. Hana rivolse gli occhi al cielo: le prime gocce di pioggia gli bagnarono il viso dolcemente, poi lo scroscio si fece più intenso.

Dopo un tempo infinitamente lungo le prime sagome scure appartenenti ai compagni di squadra del ragazzo iniziarono ad uscire dalla palestra. All’improvviso uscì anche lei, con lo sguardo rivolto verso il basso e gli occhi spenti e sciupati dalla tristezza.

Eccola.

“Devo parlarti seriamente”. La ragazza gli si avvicinò.

“Spero per te che sia una cosa seria, perché sono parecchio stanca … domani mattina mi alzo presto e non vedo l’ora di andare a casa a dormire …”

“Haruko, forse ti sembrerà incredibile quello che sto per dirti … vedi, tu … tu…” il cuore del tensai (=genio n.d.c.) accelerò i suoi battiti. “Tu non dovrai prendere quell’aereo domani!”

“Ah, bene … vedo che ti hanno informato della mia partenza …

perché mai non dovrei prendere l’aereo che mi porterà negli USA?”

“Perché ho avuto una premonizione e ho sognato che esploderà pochi minuti dopo il suo decollo… sento che succederà davvero”.

Haruko si voltò dando le spalle ad Hanamichi. “Ehi, Haru-chan … non … non dici niente? Lo so che ti sembra assurdo, lo sembra anche a me, ma…”

“Di’ un po’ …non ti aspetterai che io creda a tutte le idiozie che hai appena detto, vero?”

“Ma…io…parlo sul serio…devi credermi!”

“Tsk!”… la ragazza fece per allontanarsi ma si fermò al suono della voce di Hanamichi “Aspetta Haruko … io voglio solo aiutarti!”

“E’ troppo tardi … in questi giorni sei troppo strano e distratto da chissà cosa per aiutarmi …” Haruko si allontanò sotto la pioggia scrosciante e il rossino restò li a guardarla senza più riuscire a proferire parola: le lacrime iniziarono a rigargli le guance mischiandosi con la pioggia che scendeva violentemente.

Il ragazzo, con suo grande stupore, stava piangendo. Si, piangeva perché avrebbe voluto sinceramente aiutare Haruko e avrebbe voluto impedire che la sua amata perdesse la vita in quell’incidente. Sua?

Forse ora lei non sarebbe mai stata sua …

“Dannazione … io sto … sto piangendo! La amo e lei non potrà mai essere mia! No, non posso perderla così!”

Il giorno seguente, all’aeroporto di Kanagawa erano presenti tutti i membri della squadra dello Shohoku. Anche Hanamichi, seppure di malavoglia e distrutto dopo una nottata insonne, era andato a salutare il suo capitano e Haruko, in partenza per l’America.

In cuor suo sperava di riuscire ad escogitare qualche stratagemma all’ultimo momento per riuscire a convincere la ragazza della veridicità di quanto le aveva detto il pomeriggio precedente sotto quella pioggia scrosciante.

Da lontano Hana poteva vedere il capitano Akagi che stava salutando tutti, prima i compagni di squadra, poi la manager Ayako ed infine il coach Anzai che gli era stato vicino in tutti quegli anni. Haruko stava lì al suo fianco con l’aria triste di chi sta per abbandonare qualcosa di molto importante.

“So che non mi deluderai, Akagi; finalmente per te è arrivato il momento di spiccare il volo e di diventare una stella del basket!”

“Già, mister…le sono infinitamente grato per i suoi preziosi consigli e per i suoi insegnamenti!”

Haruko si era accorta della presenza di Hana e lui lo notò. Sembrava quasi che i due fossero sul punto di dirsi qualcosa ma si scambiarono solamente uno sguardo fugace e, dopo un impercettibile saluto e l’ennesimo annuncio del volo in partenza, Takenori e Haruko si avviarono verso il loro aereo.

I componenti della squadra si portarono in massa verso l’uscita dell’aeroporto. Tutti tranne uno. Infatti Hanamichi rimase a fissare dal vetro la pista d’atterraggio con gli occhi lucidi e una strana sensazione nel cuore.

“E così il tensai ha fallito la sua missione! Non ho avuto nessun’idea geniale per non farti partire, mia cara Haruko. Peccato che non abbia neanche avuto il coraggio di rivelarti ciò che provo per te … quasi quasi mi dispiace anche un po’ per il capitano … eh già … a lui non ho proprio pensato in questi giorni, ero così preso dal sistemare la questione con Haru-chan che non ho minimamente pensato che anche il capitano Akagi potesse essere in pericolo su quel maledetto volo!”.

Il ragazzo si avviò verso l’uscita dell’aeroporto, ormai l’aereo era già decollato da qualche minuto ma, dopo pochi passi, un assordante boato fece tremare l’intero aeroporto … impossibile … la premonizione si era avverata!!

La scena che si presentava era terrificante: fuoco, fiamme e urla di terrore e disperazione, gente che correva in modo disordinato…

Ma in mezzo a quel caos Hanamichi riuscì ad avere la lucidità per correre verso il tunnel d’imbarco nel quale poco prima Haruko e suo fratello si erano avviati verso il loro destino.

“Haruko, capitano … dove siete?? Rispondete, maledizione!!!!”

“…Hana!!! ” una flebile voce si sentì a malapena in quella confusione. “Haruko, Harukina mia!”…

Egli credette di avere le allucinazioni quando vide di fronte a sé la sua adorata e il suo capitano che, completamente illesi, trascinavano le loro pesantissime valigie.

“Ma Haruko, Takenori …!! Io credevo che voi foste …”

Haruko non lo fece finire: “… su quell’aereo?… Non so perché ma all’ultimo momento il mio sesto senso mi ha suggerito di non salirci … e non solo il mio sesto senso ma anche ciò che provo per te ha influito sulla mia decisione finale …”.

“Ma … tu, cioè voi state bene? Voglio dire, siete tutti interi?”

Haruko si allontanò da suo fratello che ancora incredulo, era indeciso se piangere o ridere; la dolce ragazza si diresse verso di lui e istintivamente lo abbracciò: “Mai stata meglio, Hana…”

I due si guardarono intensamente negli occhi. “Credo di doverti delle scuse … mi sono comportata da stupida quella sera senza minimamente intuire che tu probabilmente ti stavi preoccupando per me a causa di quel sogno … dico bene? Ora stavo nascondendo i miei sentimenti per te solo per una pura questione di orgoglio … a volte è meglio mettere da parte l’orgoglio perché si rischiano degli sbagli clamorosi …”

Lui d’istinto la prese per mano e la baciò dolcemente. Il loro primo bacio. Un ricordo che sarebbe rimasto indelebile nella mente di entrambi.

“Non aggiungere altro, Haruko. Abbiamo molte cose da dirci, noi due e questi non sono né il luogo né il momento per farlo …”

“Dai, andiamo a casa, mio dolce genio del basket!”

I due si diressero verso l’uscita dell’aeroporto, lasciandosi alle spalle quella scena infernale.

Per Haruko e Hanamichi era giunto il momento di dichiararsi apertamente ed erano sicuri che durante la serata che li aspettava avrebbero trovato senz’altro l’occasione giusta per farlo.

Le categorie della guida

Ultimi interventi

Vedi tutti

Link correlati