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Guido Tiberga

Ho 45 anni, vivo a Torino, sono caporedattore all'ufficio centrale della "Stampa" dopo essermi occupato a lungo di politica.........

Guido

http://www.lastampa.it/CMSTP/rubriche/rubricahome.asp?ID_blog=47

> PRESENTATI
> QUANDO NASCE LA TUA PASSIONE PER I CARTOON
> IL TUO CARTOON PREFERITO
> IL PERCHE’
> QUANDO HAI PENSATO DI CREARE IL TUO SITO
> PERCHE’ E’ NATO
> PRESENTA IL TUO SITO
> SOGNI NEL CASSETTO
> PROGETTI FUTURI
> ALTRO….

1) Ho 45 anni, vivo a Torino, sono caporedattore all’ufficio centrale della “Stampa” dopo essermi occupato a lungo di politica. I fumetti e i cartoons sono un interesse “laterale”: mi sono trovato a scriverne un po’ per passione e un po’ perché, una decina di anni fa, al giornale mancavano firme specializzate in grado di occuparsene in qualità di critici. Ho pensato che un giornalista appassionato fosse meglio di nulla. Così sono usciti i primi articoli.

2) Tardi, intorno ai trent’anni, in conseguenza dei miei primi articoli sul fumetto. Nei giornali fumetti e cartoons tendono a essere considerati come una cosa sola: spesso si fanno confusioni assurde. Sono partito da profano, poi ho cominciato a leggere i pochi saggi usciti in Italia saggi e a guardare cassette. La scintilla è scoccata così. La nascita di Internet ha aperto una sorta di vortice: tra saggi e video Amazon.com aveva centinaia di titoli: Disney, i classici della Warner o della Mgm, tutto ciò che avevo visto in televisione da piccolo in modo confuso e occasionale. Ho comprato, letto, sfogliato. Ho una biblioteca specializzata molto ricca. Forse troppo, non so più dove mettere libri. Per non parlare dei dvd.

3) Non sono un critico e rispondo d’istinto. Direi la “Freccia Azzurra”.

4) Perchè ha segnato un punto di ripartenza per l’animazione italiana. Perché ero in Irlanda quando D’Alò lo presentò in anteprima al Cartoon Forum di Galway. Ed ero pure a Perugia, all’anteprima italiana a Cartoombria. Con me c’era mia figlia: aveva tre anni: quello è stato il suo primo film in sala. Un’emozione che non ha dimenticato.

5) In realtà “Fumetti&Cartoons” è una rubrica all’interno del sito ufficiale del mio giornale. Alla nascita di Stampa Web mi è sembrato naturale farmi avanti e propormi.

6) Mi è sembrato un modo di fare informazione su fumetti e cartoni animati più snello rispetto alla pubblicazione di articoli sul quotidiano. Spesso ci sono notizie interessanti per gli appassionati che non trovano posto sul giornale perché troppo di nicchia. La rubrica web è un territorio libero, una specie di valvola di sfogo dove dar sfogo alla passione dopo giornate passate a occuparmi del giornale “vero”, tra polemiche politiche, morti ammazzati, attentati…

6) All’inizio era concepito come un giornale. Diviso in sezioni: c’era il primo piano con il caso della settimana, le news con il notiziario di agenzia (che è ricco, anche se i i quotidiani non riprendono quasi nulla), le recensioni. La cadenza era più o meno settimanale. Da quest’anno si è trasformato in una specie di blog: intanto perché stare sul web senza aprire un canale di dialogo con i lettori è assurdo. E poi perché è una formula più libera: senza scadenze, legami, vincoli di lunghezza. Quando c’è qualcosa da dire, si dice. Senza dimenticare che, nel corso degli ultimi cinque-sei anni, altri colleghi della “Stampa” hanno cominciato a occuparsi di questi argomenti: “Fumetti & Cartoons” è uno strumento per fare uscire questi articoli dal “giro” dei lettori abituali del nostro giornale. Un modo per dire a chi non ci compra “ecco cosa vi siete persi”.

7-8) Il caporedattore di un quotidiano lavora dalle dieci del mattino a mezzanotte, sei giorni la settimana. Sogni e progetti diventano la stessa cosa: manca il tempo perché i primi si trasformino nei secondi. Mi piacerebbe scrivere un libro, una sorta di “Storia sociale dei cartoons”, tanto per far capire a chi ancora non ci è arrivato che l’animazione (come il fumetto) non sono un “genere” per bambini. Anzi non sono nemmeno un “genere”: sono il modo più libero di raccontare storie. E le storie hanno sempre a che fare con il mondo in cui vive chi le racconta.

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