Questo sito contribuisce alla audience di

MAZINKAISER La serie OAV

Il dr. Hell, scienziato malvagio intenzionato a conquistare il mondo, lancia i suoi mostri meccanici contro il Giappone, ma a difendere l’umanità intervengono ancora una volta Mazinga Z, pilotato da Koji Kabuto, e il Grande Mazinga, che vede ai comandi Tetsuya Tsurugi.

Mazinkaiser: la trama

Il dr. Hell, scienziato malvagio intenzionato a conquistare il mondo, lancia i suoi mostri meccanici contro il Giappone, ma a difendere l’umanità intervengono ancora una volta Mazinga Z, pilotato da Koji Kabuto, e il Grande Mazinga, che vede ai comandi Tetsuya Tsurugi. Nonostante l’abile opera di coordinazione svolta dal professor Yumi e dallo staff dell’Istituto di ricerca sull’energia fotoatomica, la battaglia si rivela più cruenta del previsto e vede alla fine il Grande Mazinga subire seri danni, mentre Mazinga Z viene rubato dai mostri meccanici agli ordini del perfido Barone Ashura. Koji, invece, viene dato per disperso.

Così, quando il Barone Ashura torna all’attacco ai comandi di Mazinga Z, grande è la sorpresa generale nell’assistere al ritorno di Koji, ai comandi di un nuovo robot dalla potenza impressionante: Mazinkaiser. Ancora poco pratico ai comandi, il giovane Kabuto sembra incapace di controllare la furia offensiva del gigante meccanico e quasi rischia di demolire l’istituto di ricerca, anche se il Barone Ashura viene provvidenzialmente messo in fuga. Mazinkaiser è un modello avanzato di Mazinga, costruito in gran segreto dal dottor Juzo Kabuto prima di morire, allo scopo di fronteggiare le armate di Hell.

I tentativi del malvagio dottore e del Barone Ashura vengono così sistematicamente vanificati e la potenza del nuovo robot si palesa in maniera talmente evidente da permettere a Tetsuya di abbandonare il campo di battaglia per trascorrere un periodo di riposo. Tuttavia le macchinazioni del Barone Ashura continuano, si va da un tentativo di omicidio nei confronti di Koji a una infiltrazione nell’istituto di ricerca sotto le spoglie del dottor Yumi. Intanto il dottor Hell, nella sua base sull’isola di Bardos, scopre una voragine con nuovi e più potenti mostri guerrieri risalenti all’antico regno di Mikene. Sono questi ultimi a costituire il nemico della battaglia finale, che vede Mazinkaiser e una versione potenziata del Grande Mazinga combattere ancora una volta sullo stesso campo di battaglia. Koji deve anche sconfiggere un Barone Ashura trasformato dal dottor Hell nel suo più potente mostro e alla fine anche lo scienziato viene eliminato, ma la pace che si ristabilisce avrà vita breve.

Lo stile

Una volta risolti i problemi che dovevano stabilire i presupposti della nuova serie OAV, lo sceneggiatore di Mazinkaiser, Shinzo Fujita (Getter Robot the Last Day, Lupin III special All’inseguimento del tesoro di Harimao, eX-Driver, Monster Rancher), ha lavorato celermente: d’altronde l’idea stessa del remake faceva del nuovo prodotto una vera e propria “operazione nostalgia”, che ha intrinsecamente permesso di evitare la fase della presentazione dei personaggi. L’inizio è così in medias res e ci si trova subito catapultati all’interno dell’azione, con i due Mazinga impegnati contro sciami di mostri meccanici coordinati dal Barone Ashura, braccio destro del dottor Hell. Le prime differenze che saltano agli occhi sono ovviamente di tipo narrativo, e in particolare è evidente lo squilibrio esistente fra la nuova storyline e quella delle serie precedenti. In particolare in Italia ha destato un certo scalpore il fatto che il Grande Mazinga (il più celebre dei due robot) sia stato costretto in un ruolo subalterno rispetto a Mazinga Z. Mentre il robot di Koji ottiene infatti ampio spazio, quello di Tetsuya è umiliato dai mostri meccanici di Hell e ricondotto sotto l’ala protettiva del dottor Yumi: in effetti in Mazinkaiser il Grande Mazinga non risulta più costruito dal dottor Kenzo Kabuto, ma da Yumi, a partire da un progetto di Juzo Kabuto, nonno di Koji e già creatore di Mazinga Z, oltre che di Mazinkaiser. Questo depotenziamento del Grande Mazinga giustifica anche il twist finale nel quale si scopre l’esistenza di una versione identica ma più forte del robot, che torna in scena per aiutare Koji e compagni nella lotta contro i nuovi mostri guerrieri. Una scelta chiaramente volta a riequilibrare il ruolo di Tetsuya, per il resto ridotto sia perché in patria è Koji l’eroe più amato, sia per favorire l’intrusione di elementi comici che non sarebbero risultati congrui a un personaggio per sua natura più ombroso e “difficile”.

L’altro elemento che salta all’occhio è invece di tipo prettamente grafico: oltre al ritmo più frenetico e all’impatto maggiormente spettacolare, che beneficia dei progressi ormai raggiunti nel campo dell’animazione, Mazinkaiser propone dei personaggi con delle modifiche sostanziali rispetto a quanto si era visto nella serie tv. Nulla di rivoluzionario, comunque, poiché l’intento dei realizzatori si è concretizzato in un’operazione filologica. Come già accaduto con Getter Robot, infatti, anche in questo caso il tentativo è stato quello di tornare alle pagine del fumetto originario di Go Nagai: quello che appare in Mazinkaiser non è dunque il Mazinga Z televisivo, ma quello cartaceo, con gli avambracci neri anziché blu, i pannelli di dispersione del Raggio Termico che non terminano a punta, con delle righe rosse che contornano gli occhi, e l’Hover Pilder bianco. E quest’operazione di revival continua anche osservando una Afrodite A dalla testa più voluminosa, un Boss Robot più tondeggiante ed essenziale nei tratti, fino a trovare il suo probabile culmine nella Venus Alpha originale, dal design abbastanza diverso rispetto a quello della versione televisiva. A guidare il robot, peraltro, è Sayaka e non Jun Hono, proprio come accadeva nel manga. Altri debiti con il fumetto sono da ricercare nel mostro combinato Garadoubla MK-02, che appariva in un fumetto di Mazinga Z disegnato da Ken Ishikawa, e che rappresenta uno dei più interessanti innesti del nuovo OAV e nelle assassine Gamia. Quanto all’idea di trasformare Ashura in un mostro guerriero, anche in questo caso il manga di Nagai fornisce un precedente, anche se il risultato presente in Mazinkaiser è differente e sembra più simile a una versione meccanica del dottor Hell nel quale è stata innestata la volontà di Ashura, come a stabilire il particolare rapporto di simbiosi e condivisione d’intenti che esiste tra i due “cattivi”. Una caratteristica, quest’ultima, pure assente dalla serie tv di Mazinga Z, dove, come dimostra l’episodio 12 Il tradimento di Vicong, il rapporto che lega Ashura a Hell è basato esclusivamente sul timore che il Barone prova nei confronti del suo padrone.

Gioverà ricordare a tal proposito che il manga originale di Nagai precedette la serie tv: serializzato nel 1972 sul settimanale Shonen Jump dell’editore Shueisha, il fumetto presentava delle notevoli differenze rispetto alla controparte animata, sia a livello grafico che narrativo. La più clamorosa delle quali riguardava forse il fatto che Mazinga Z fosse costruito dal dottor Juzo Kabuto, scienziato geniale ma folle, non per combattere i mostri meccanici, ma per fare un regalo al nipote Koji. Anche i toni erano cupi ed eccessivi, anche se il cambio di editore avvenuto dopo i primi numeri portò poi a un ridimensionamento della componente più barocca, spianando la strada ad alcune cadute nel grottesco e nel comico/erotico demenziale. Un aspetto che Mazinkaiser decide volontariamente di rispettare…

Il cuore del problema

L’aspetto più controverso legato alla nuova serie sta in quella che i suoi realizzatori hanno definito “struttura a pendolo”: il passaggio cioè da un avvio molto spettacolare ed epico, a una parte centrale più smaccatamente ridanciana, con punte erotiche, che ricordano i trascorsi di Go Nagai nel genere sexy-fantascientifico (basti pensare a “Cutie Honey”). La dedizione al manga originario, che in Getter Robot si era rivelata un ottimo presupposto, finisce, nel caso dei Mazinga, per assumere un tono auto-parodistico, che ha alienato all’intera serie il favore di una parte del fandom. Scene come quella in cui il barone Ashura mostra le sue grazie sotto la doccia, il dottor Yumi con il naso da clown (entrambe nell’episodio 5), o Sayaka spogliata per distrarre le maschere di Ferro (episodio 4) sono totalmente incongrue rispetto alla mitologia codificata dalle serie televisive e risultano quasi offensive nei confronti degli eroi di sempre. Se nel fumetto tali scene erano giustificate dal passaggio di Nagai dalla Shueisha alla Kodansha, che aveva costretto ad abbassare i toni della storia, nel nuovo OAV l’effetto è oltremodo spiazzante. E non risulta corretto, come i realizzatori hanno fatto, tirare in ballo la struttura episodica della serie classica, che pure si permetteva episodi più leggeri alternati ad altri maggiormente epici, poiché il rispetto per i personaggi era sempre e comunque tenuto presente dagli ottimi sceneggiatori della Toei. A conti fatti la “struttura a pendolo” dà vita a una serie volutamente altalenante, dove pure gli episodi pecorecci sono stati affrontati dagli autori con altrettanto entusiasmo di quelli drammatici, per accontentare la propria voglia di vedere in animazione alcune pagine bizzarre del manga (come quella, già citata, del barone Ashura in doccia), per reazione alla cupezza esasperata di Getter Robot the Last Day e per fornire un ritratto a tutto tondo degli eccessi da sempre presenti nella sterminata produzione cartacea di Go Nagai.

La successiva oscillazione del “pendolo”, per fortuna ha garantito un finale che torna serio e in linea con le prime puntate, dove è stato anche possibile riportare in scena personaggi più tenebrosi come Tetsuya, per uno scontro finale altamente spettacolare e che ha chiuso la saga nel migliore dei modi. A suo modo un lieto fine.

continua a leggere http://guide.supereva.com/cartoni_animati/interventi/2006/09/267340.shtml

Le categorie della guida

Ultimi interventi

Vedi tutti