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MAZINKAISER Disegni e animazioni - Citazioni e doppiaggio

Lo scarto che separa Mazinkaiser dalle vecchie serie tv di Mazinga Z e del Grande Mazinga è evidente nello stile visivo utilizzato

come abbiamo già evidenziato in precedenza, il rispetto del manga originale è stata la direttrice guida per i realizzatori, e così anche il disegno ha tentato di adeguarsi allo stile tipico dei fumetti di Nagai. I personaggi risultano perciò spigolosi, i loro lineamenti sono resi con tratti molto marcati e le fisionomie delle figure spesso sono distorte, con effetti a volte anche grotteschi. La struttura a pendolo, peraltro, non ha fatto altro che esasperare queste caratteristiche, come è evidente soprattutto nei cattivi e in particolare nel Barone Ashura: più elegante e fiero all’inizio, via via diventa sempre più mostruoso, per assecondare le scene comiche che lo vedono coinvolto a metà serie. La rilettura più interessante è comunque quella fornita dal dottor Hell, ammantato di un’aura quasi demoniaca, complice il colore bluastro delle carni e il mantello che lo avvolge e spezzo svolazza in preda alla sua frenesia, creando così dei suggestivi giochi visivi: un cattivo che non è più soltanto lo scienziato folle che mira a conquistare il mondo, ma diviene un puro archetipo di male, un villain di prima categoria il cui genio è abilmente sostituito dalla pura follia distruttiva. Altre differenze marcate sono da rintracciare in Sayaka, di cui è stato alimentato il sex appeal attraverso una figura dalle curve più marcate e dai lineamenti più dolci, mentre il dottor Yumi sembra l’unico personaggio per il quale il riferimento è la serie tv invece che il manga: nettamente ringiovanito rispetto alla pagine disegnata e più affine al personaggio televisivo, il pragmatico scienziato che guida l’istituto di ricerca sull’energia fotoatomica ha comunque assunto un’aria più tenebrosa, che rende ancora più spiazzanti le scene comiche presenti nel quinto episodio.

Tutta la storia si adegua ben presto a questa tendenza all’esasperazione, le inquadrature si presentano molto dinamiche, le prospettive sono a tratti audaci, i robot descrivono nell’aria acrobazie visivamente molto potenti e le loro armi hanno una forza distruttiva veramente impressionante, i raggi stessi hanno una corposità e una fisicità finora mai vista, basti pensare al fuoco che entrambi i Mazinga emettono dal petto, reso con un colore molto denso, tanto da apparire un getto di lava piuttosto che un raggio: d’altronde tutti i colori sono generalmente più accesi, anche se si tende a privilegiare tinte cupe che restituiscano un effetto maggiormente apocalittico, più vicino alla vena terminale tipica del Nagai horror, perlomeno negli episodi iniziali e finali. In questo senso è geniale l’idea dei Mazinga il cui olio viene volutamente fatto sembrare sangue, che i robot perdono durante i durissimi scontri. Allo stesso tempo la forza di Mazinkaiser è perfettamente coerente all’intero progetto. Quello che convince meno è la fluidità delle animazioni, che a tratti non è perfetta, l’eccessiva aderenza al manga ha infatti prodotto alcuni “salti” nelle animazioni e spesso sono la regia e il dinamismo delle inquadrature a fornire un supporto ideale a quanto si vede sullo schermo.

Citazioni e doppiaggio

Nonostante il perenne riferimento al manga di Nagai le strizzatine d’occhio ai fans della vecchia serie tv non mancano in Mazinkaiser. L’incipit stesso parafrasa abbastanza precisamente il filmato della videosigla che apriva ogni puntata di Mazinga Z. Doublas M2 e Garada K-7, i primi e più celebri mostri meccanici del dottor Hell, si producono strategicamente in una nuova distruzione di jet militari e carri armati e alla sua apparizione Mazinga Z viene definito dal barone Ashura la “fortezza d’acciaio” (“kurogane no shiro” in originale) come in un passaggio della canzone cantata da Ichiro Mizuki. E quel pugno a razzo cui è dedicato un magnifico assolo iniziale si comporta in modo molto simile a quello che staccava una testa di Doublas M-2, sempre nella sigla tv.

La sequenza dell’agganciamento del Grande Mazinga, presente nel secondo episodio, è poi coerente con quanto si vedeva nella serie tv omonima, compresa la rotazione della cabina di Brain Condor, senza contare poi l’ingresso di Koji nel laboratorio del nonno, con tanto di inquadratura laterale di Mazinkaiser come nella prima puntata di Mazinga Z.

Accanto ai riferimenti visivi o a quelli narrativi (la stessa distruzione di Mazinga Z per far posto al nuovo robot rimanda al finale della serie), esiste anche un altro preciso rimando, di tipo sonoro: non ci riferiamo agli effetti, tutti rifatti ex novo (a cominciare dai celebri “passi” di Mazinga), quanto al cast di doppiaggio assemblato per l’occasione. Scorrendo infatti la lista dei doppiatori giapponesi è stupefacente notare come in larga parte sia stato richiamato il cast storico, nonostante i trent’anni che separano le due serie animate. In prima fila svetta ancora una volta il grande Hiroya Ishimaru, ormai indissolubilmente legato a Koji Kabuto, che aveva doppiato in Mazinga Z, nel Grande Mazinga, nei film cross-over, in Goldrake e persino nel videogioco Super Robot Wars! Nato il 12 febbraio 1941, Ishimaru, nonostante la non più verde età, possiede ancora delle corde vocali da fare invidia a un adolescente e la sua voce risulta sempre perfettamente aderente al personaggio di Koji Kabuto: aspetto, quest’ultimo ancor più stupefacente se consideriamo come Mazinkaiser preveda uno stile recitativo molto più enfatico ed urlato del solito. I battibecchi con Sayaka Yumi, doppiata dalla giovane Ai Uchikawa (nata nel 1972) non accusano cedimenti di ritmo e persino la differenza timbrica fra due interpreti di età tanto diverse non è marcata come ci si aspetterebbe. Il risultato è una nuova, maiuscola, performance del Koji Kabuto di sempre, che raggiunge ovviamente il suo apice nelle scene di battaglia in cui “chiama” le armi dei suoi robot. Accanto a Ishimaru sono tornati anche Joji Yanami (dottor Yumi), Kosei Tomita (dottor Hell) e la coppia Haruko Kitahama/Hidekatsu Shibata per dare voce nuovamente al Barone Ashura. Un cast decisamente “maturo”, capace di fornire una bella lezione di professionismo a quei paesi (Italia in primis) dove il doppiaggio è particolarmente utilizzato, ma spesso svilito dalle logiche industriali.

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