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Difficile come domanda, poiché dipende a quale interlocutore devo rivolgermi. Che ne dici di appassionato di contenuti eterodossi e contaminati, che si ritrova a fare della sua passione una professione? E che in realtà l’ha fatto nel corso degli anni in numerosi e svariati modi.
Quando la tua passione si trasforma in un vero e proprio lavoro?
Nel lontano 1992, quando iniziai a curare la mia prima pubblicazione a tiratura nazionale, Wolverine della Play Press. La cosa divertente, a distanza di 15 anni, è quando mi capita di incontrare alle mostre persone che mi fermano stupite: “Ma tu sei proprio Andrea Materia? Ho iniziato a leggere fumetti DC e Marvel quando li supervisionavi tu!”. Mi immaginavano con i capelli bianchi e il bastone da vecchietto
Nel frattempo mi sono laureato e ho conseguito un master internazionale in Entertainment Law e management audiovisivo. Avrei dovuto diventare un avvocato esperto di copyright. Ma non era destino, evidentemente Sul finire degli anni ’90 ho ridotto al lumicino la mia attività nel campo dei comics USA e mi sono lanciato in una frenetica rincorsa a indagare ogni singolo aspetto del mondo dei media: prima marketing in Medusa, poi in consulenza strategica durante il primo boom di Internet, lavorando assieme all’attuale amministratore delegato del canale per ragazzi Fox, quindi di nuovo in area Fininvest (per dare un indirizzo editoriale alla loro pioneristica factory di contenuti multimediali in streaming). All’epoca vivevo più a Milano che a Roma.
Si entra nel Terzo Millennio. Altro periodo, altro lavoro. Mi dimetto da funzionario Fininvest e con un ex-collega creiamo una struttura di mobile gaming. Lui seguiva il lato business, io quello dell’ideazione e produzione. Il primo grande successo fu una specie di gioco di simulazione sentimentale. Talmente all’avanguardia che ancora oggi non mi risulta sia stato imitato. In pratica tramite interazione wireless si simulava una relazione di 2 settimane con una ragazza virtuale. L’originalità del gioco consisteva nel software sviluppato, quasi un’intelligenza artificiale. Di solito questi giochi via sms procedono con un sistema a risposta multipla (“decidi come continuare, scegli a, b o c”). Noi invece avevamo realizzato un meccanismo a linguaggio naturale. Si poteva scrivere qualsiasi cosa nell’sms, e il software era in grado di identificare la risposta più “umana”, dando l’impressione all’utente di conversare con una ragazza reale.
La fase milanese si esaurisce quando la nostalgia di Roma mi spinge ad abbandonare il mobile gaming (perdendoci una smisurata quantità di quattrini!) per debuttare al cinema, come sceneggiatore e produttore associato di un film horror a dir poco disintegrato dalla critica. Un autentico trash, uscito in dvd qualche tempo fa per Universal. Ha il pregio per i lettori di questa rivista di presentare personaggi e situazioni che citano di continuo eroi e anti-eroi manga .
E già da qui, se ci pensiamo un attimo, si può notare una scintilla di revival del mio coinvolgimento nel mondo del fumetto. La scintilla diventa incendio poco dopo, quando un imprenditore di lungo corso, interessato a creare una casa editrice di fumetti, mi chiede di dirigere la società. Aveva tentato in precedenza, con risultati miserevoli, e fu proprio la sfida ad attirarmi: rilanciare un marchio editoriale considerato sinonimo di qualità zero.
Detto fatto! Ad appena 2 anni di distanza dall’incerta fase di start-up, oggi la Free è associata ad adattamenti certosini e packaging di prestigio. Un brand coronato in occasione del Lucca Comics 2006 con la vittoria del Premio Gran Guinigi, sorta di Oscar del fumetto nazionale, come Miglior Serie Lunga per L’Età del Bronzo di Eric Shanower.
Parallelamente, per una serie di coincidenze, inizia il lavoro a RAI Futura. E debutta ISCANDAR. Anche qui tutto parte da una sfida: parlare di argomenti che gli altri canali tematici non avevano mai affrontato in profondità. Raccontare l’industria del fumetto e dell’animazione dando loro una “dignità culturale” degna della “Nona Arte” (come la definiscono in Francia).
Un programma, insomma, che fosse diverso da tutti gli altri, e che da subito ottiene il maggior ritorno di feedback dal pubblico tra tutte le trasmissioni di RAI Futura.
Dopo aver sentito le peripezie che ti hanno portato al mondo radiotelevisivo, sorge spontanea una domanda: qual è il tuo programma preferito? E perché?
Beh, prima di tutto voglio specificare che ho un rifiuto settario verso la televisione generalista italiana. Mi piace la televisione anglosassone, soprattutto il loro approccio alla serialità comedy e drama. Mi ritengo un appassionato di telefilm, quanto di fumetti e cinema/serie animate, o di fantascienza e generi affini. A RAI Futura ho persino provato a proporre un format in cui analizzare le basi drammaturgiche dei seriali TV, ma non è stato possibile dargli continuità per una lunga sequenza di ragioni tecniche.
Quindi, per rispondere alla domanda: il mio programma preferito del momento è il serial TV americano, con una tendenza crescente. Se fino a un anno fa guardavo 2 ore al giorno di anime sottotitolati, oggi guardo per il 50% del tempo anime, e per il restante 50% telefilm. Con l’occhio clinico dello sceneggiatore che spera, in uno di questi secoli, di poter vedere anche in Italia fiction di valore comparabile.
In ottima parte questa mia disaffezione dagli anime televisivi contemporanei (meglio specificare per sicurezza: non mi riferisco agli anime cinematografici!!!) è dettata dal processo di fossilizzazione narrativa delle ultime stagioni. Sono convinto che prima o poi gli anime riprenderanno vigore e originalità. Del resto devono rifarsi a una fonte letteraria, e la loro “sorgente” manga non si è altrettanto inaridita.
Quando nasce la tua passione per i cartoon?
Nasce da bambino, quando consumavo quantità industriali di TV, in assoluta libertà. I miei genitori non mi hanno mai vietato praticamente niente. Pensa, un giorno, avrò avuto 6 o 7 anni, mio padre mi requisì un numero de L’Uomo Ragno Corno e se ne uscì con un insolito: “Non leggerlo, è troppo violento”. Gli risposi: “Se non lo leggo adesso, quando lo leggerò? Una volta cresciuta non leggi più fumetti, no?” [che pessimo profeta… ^__^]. Papà allora si riservò di esaminare l’albo in giornata. Arrivata sera, lo interrogai sul fumetto, che ovviamente aveva a malapena sfogliato. Rimase in silenzio, e presi quel silenzio come un tacito assenso a continuare a collezionare i super-eroi Marvel. Fu l’unico e ultimo tentativo di intervento censorio. LOL.
Qual è il tuo cartoon preferito? E il perché.
Uhm uno in particolare non c’è. Cambia sempre Da un momento all’altro potrei innamorarmi di una serie del Madagascar e tempestare il Bellina per 48 ore consecutive pur di costringerlo a tesserne anche lui le lodi, salvo poi passare ad altro di completamente diverso nelle successive 48 ore!
Sicuramente non sono un fan sfegatato dell’animazione occidentale (quindi non sono un disneyano verace, nè un adepto di Hanna-Barbera). Se proprio devo individuare un titolo che genera in me emozioni forti, sempre e comunque, allora direi “Macross”, nella versione primigenia televisiva e nel retelling alternativo cinematografico, poiché è stato il primo mecha anime a fondere fantascienza e romanticismo, con una colonna sonora da brivido! Ebbene sì, sono un amante del lieto fine e sogno di scrivere una commedia romantica, che venga poi replicata all’infinito dai palinsesti dell’universo crossmediale
Hai progetti futuri o sogni nel cassetto?
Milioni, a 360° nel mondo dei media. Forse il più ambizioso, e quindi agognato, è l’esordio alla regia cinematografica, con un mio script ormai alla terza stesura. Si potrebbe definire una commedia romantica fantasy, di inevitabile appeal per tutti gli amanti dello stile di Masakazu Katsura.
Ed eccoci finalmente alla domanda fatidica
Perché, le altre non erano fatidiche?
Beh, questa lo è di più Cosa ne pensi al fumetto a te ispirato, “Casa Materia”?
Eh eh lo leggo con un misto di narcisistico orgoglio. Mi diverte come abbiate scelto una mia immaginaria dimora, che poi risulta assai poco lontana da quella reale. ^__^
Sinceramente preferisco le puntate più sagaci, quelle che presentano un’ironia più pungente. In fondo, è noto che l’umorismo nasce dal dolore (fu nel tragico dopoguerra de “I ladri di biciclette” che l’Italia seppe produrre le sue migliori commedie, ridendo delle sue sciagure).
Certo, i creatori di “Casa Materia”, sceneggiatore e disegnatrice, sappiano che è pronta per loro una squadra di ninja d’assalto fuori dagli studi RAI. Appena metteranno piede a Saxa Rubra, appariranno dal nulla e li accompagneranno negli angusti boschi di Saxa per una… chiacchierata amichevole.
Con questo concludo e invio un mega saluto a tutti i ragazzi che seguono L33T ma soprattutto Iscandar!!!
P.s. un grazie infinite a PAOLA Pigozzo direttrice della rivitsa di L33T senza di lei non avrei mai realizzato questa intervista GRAZIE ANCORA PAOLA

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