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Cap. 1

“Pioggia infinita”

La pioggia cadeva delicatamente dal cielo, si posava sui visi dei passanti come lacrime; ma tra tante finte lacrime ce n’erano di vere, scroscianti lacrime di dolore vicino a una casa distrutta dalle fiamme. Una ragazza stava in piedi davanti a quelle che ora erano ormai macerie, lo sguardo era perso nel vuoto, gli occhi lucidi ma allo stesso tempo vuoti; pompieri, polizia e ambulanze si apprestavano a lasciare il luogo del disastro.

“Venga con noi signorina, qui ormai non c’è più niente da fare. Al commissariato potrà rilasciare la sua deposizione” un poliziotto si era avvicinato alla ragazza e gentilmente la condusse alla volante che partì subito dopo.

Lungo il tragitto nessuna parola uscì da quella bocca e lo stesso fu in commissariato.

“Lasciatela riposare, ha avuto un’esperienza devastante, è meglio rimandare a domani l’interrogatorio, hai qualcuno che ti può ospitare?” disse il commissario.

La ragazza fece cenno di no con il capo. Ormai non aveva più nessuno; il suo unico affetto, la sua unica famiglia dopo la morte dei genitori, sua sorella maggiore, era stata divorata dalle fiamme.

Passarono giorni prima che le parole ricominciassero a uscire dalla sua bocca, il dolore era immenso e insopportabile, nessuno sarebbe riuscito a cancellare quello che era successo dalla sua mente; nei suoi sogni, nei suoi pensieri rivedeva sempre la stessa scena: la casa avvolta dalle fiamme e sua sorella, il suo unico famigliare ancora in vita, sacrificarsi per salvarla.

Kaoru era sempre stata una ragazza solare, gentile con tutti e ben disposta verso il prossimo; anche dopo l’incidente che causò la morte dei suoi genitori era riuscita a riprendersi, anche grazie all’aiuto di sua sorella maggiore che per lei era diventata quasi come una seconda madre, ma ora anche lei se ne era andata: ormai non aveva più nessuno.

Dopo due mesi di assenza il ritorno a scuola non fu tra i migliori, occhi carichi di pietà la fissavano e, nonostante le buone intenzioni dei compagni di classe, quegli sguardi non facevano che farla sentire ancora più male; solo uno di questi era diverso, carico di comprensione. Un ragazzo la guardava con aria tranquilla, Kaoru non l’aveva mai visto prima: aveva i capelli blu scuro un po’ spettinati e il codino. Nell’intervallo le si avvicinò e gentilmente le chiese come mai avesse quell’aria triste.

“Non lo sai? Qui tutti sembrano sapere ma fingono il contrario”.

“Anche io ho sentito, ma voglio che sia tu a dirmi come stai”.

“Non ti ho mai visto prima, quando sei arrivato?”.

“Due settimane fa. Ah, il mio nome è Kazuo, Kazuo Kurogawa, e il tuo?”.

“Ka…Kaoru, Kaoru Fujiwara…” rispose un po’ titubante.

Lui la guardò e le rispose con un sorriso, poi aggiunse:

“Piacere di conoscerti, finalmente ho trovato qualcuno di interessante in questa classe”.

Lei lo guardò un po’ imbarazzata e allo stesso tempo sentì qualcosa nel suo cuore, in lei cominciò a rinascere quel sentimento di felicità che pensava di aver perso ormai da tempo.

“È arrivato il prof, ci vediamo dopo”.

“Ok…”.

La ragazza salutò il nuovo arrivato con un sorriso accennato, e la lezione cominciò.

La giornata proseguiva senza nuove sorprese, negli intervalli tra le lezioni Kazuo veniva sempre vicino a Kaoru e insieme parlavano; a poco a poco il cuore della ragazza si stava riaprendo.

“Sai Kazuo, anche se ci siamo appena conosciuti mi sembra di avere molte cose in comune…come dire…mi sembra quasi…è come se fossimo simili. So che ti può sembrare stupido, ma è come se fossimo due animali della stessa specie, quando ti ho visto, se non sapessi che è impossibile, mi è sembrato che mi chiamassi…”

“Probabilmente siamo più simili di quello che pensi…cioè…forse abbiamo molte cose in comune”. Il ragazzo avrebbe voluto dirle subito il perché di quella sensazione, che tra l’altro era la stessa che aveva provato anche lui, ma vista la situazione pensò che fosse meglio aspettare.

“Forse è così…”.

“Se vuoi ti riaccompagno a casa, dove abiti?”.

“In un appartamento qui vicino, però dopo le lezioni devo andare in commissariato a definire le ultime cose relative all’incidente”.

“Capisco, allora ci vediamo domani a scuola?”.

“Sì, grazie lo stesso”.

Kaoru si recò al commissariato con cuore sofferente per le ferite non ancora del tutto guarite, e che probabilmente non si sarebbero mai rimarginate, ma nonostante tutto ora si sentiva come se un nuovo spirito cercasse di rinascere in lei.

Il commissario si dimostrò, come sempre, gentile e comprensivo, le fece controllare la deposizione e poi gliela fece firmare.

“Grazie, per ora abbiamo finito. Se ci servisse altro le faremo sapere…”.

“Va bene…”.

In cuor suo la ragazza avrebbe preferito che tutto finisse in quel frangente. Mai più avrebbe voluto ricordare quei momenti: le fiamme, il tentativo di fuggire, sua sorella che la spingeva avanti facendosi divorare dalle fiamme al suo posto; erano tutte cose che le bruciavano dentro, che le divoravano l’anima.

Anche i suoi genitori erano morti cercando di proteggere le loro figlie, in un incidente stradale; non c’era stato nulla da fare, erano morti sul colpo tenendo tra le braccia le due bambine.

Tornando a casa Kaoru si guardava intorno, tutto le sembrava vuoto e privo di vita. Il suo animo era spento anche se, nella sua mente, continuava a ripensare al nuovo arrivato che tanto l’aveva colpita.

Non avendo più nessuno il commissario le aveva affittato un appartamento di sua proprietà che non usava da tempo, certo non era dei migliori, ma per una persona sola era sufficiente.

Da quando vi si era trasferita aveva cercato di renderlo il più accogliente possibile, ma nonostante questo le continuava a sembrare vuoto, spento come il suo animo. Rientrare a casa, non trovare nessuno ad attenderla; ma soprattutto sapere che, una volta chiusa, nessuno riaprirà quella porta dicendo: “Sorellina, sono tornata!” una volta erano piccole cose forse, ma ora le mancavano più di ogni altra cosa.

Spesso fissava la porta sperando di vederla aprire e sentire pronunciare quelle parole, ma non appena il tempo cambiava e si metteva a piovere tutte le sue speranze venivano trascinate via dallo scroscio incessante della pioggia, che la riportava alla dura realtà.

In una giornata piovosa si erano spenti i suoi genitori, in una giornata piovosa si era spenta sua sorella, in una giornata piovosa si era spenta la sua voglia di vivere. Eppure la pioggia è fatta d’acqua e si dice che l’acqua sia un elemento purificatore; con essa si lavano via le impurità, peccato però che per quanto le lavi, le ferite dell’animo non si possano lavare via.

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