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Cap. 2

“Rimorso”

Quella mattina Kaoru non aveva alcuna voglia di alzarsi dal letto, eppure fuori splendeva il sole. Tutta l’esperienza della sera prima, il rivivere, se pur solo per iscritto, l’incidente della sorella, aveva fatto riaffiorare in lei quel sentimento di rifiuto alla vita che le era nato subito dopo l’accaduto.

La prima cosa che le venne in mente era di rimanere a casa, di mollare tutto, ma qualcosa le fece cambiare idea. Il pensiero di quel ragazzo, di Kazuo, le ronzava in testa, lui aveva qualcosa che la incuriosiva, che, in un certo senso, la attraeva; eppure lo aveva conosciuto solo il giorno prima.

Neanche lei sapeva spiegarselo, ma questo punto fisso la convinse ad andare a scuola lo stesso.

Si preparò e uscì. Era sulla strada quando udì una voce:

“Ehi, è da un po’ che ti chiamo, aspettami!”.

Si voltò, era Kazuo.

“Ma…cosa ci fai qui?” chiese perplessa.

“Vado a scuola…”.

“Questo lo sapevo anche io…come mai fai anche tu questa strada?”chiese incuriosita.

“Abito in fondo a questa via…vedi…in quel palazzo azzurro…” rispose indicandolo.

“Siamo quasi vicini di casa…io abito lì”.

Effettivamente le distanze tra i due appartamenti erano minime, distavano di un centinaio di metri l’uno dall’altro.

“Non lo sapevo…quando mi hai detto che abitavi vicino alla scuola non pensavo che abitassi dalle mie parti…”.

“Dato che non avevo più nessuno e non avevo nemmeno un posto dove stare, il commissario mi ha dato in affitto quell’appartamento”.

C’era una vena di tristezza e malinconia nelle parole che pronunciava la ragazza. Kazuo percepì immediatamente questa sensazione e cambiò discorso.

“Oggi è una bella giornata, non trovi?”.

“Non serve cambiare discorso…”.

“Scusa…è che…ecco…”.

“Non preoccuparti…non è colpa tua…” mentre pronunciava queste parole dai suoi occhi traspariva tutto il suo senso di rimorso, nel suo inconscio continuava ad accusarsi della morte dei suoi cari.

“Ma non è nemmeno tua la colpa…”.

A questa frase Kaoru rimase di stucco, come impietrita, era come se lui avesse letto nel suo animo quello che pensava. Rimase in silenzio, non riusciva a pronunciare alcuna parola. Eppure lei non aveva detto nulla, eppure lui non sapeva nulla; come faceva a conoscere i suoi pensieri?

“Come mai non parli più? Ho detto qualcosa di sbagliato?” chiese lui.

“N..no..è che…no, niente…”.

“Siamo arrivati…”.

Salirono in classe, e le lezioni cominciarono.

Durante tutta la mattinata Kaoru ripensò a quello che era successo, forse i suoi sentimenti erano così evidenti da poter essere percepiti da chiunque? Eppure a lei non sembrava. Ma nonostante questo ciò che aveva detto Kazuo rispecchiava la pura verità: lei si tormentava in quanto causa della morte dei suoi cari. Prima i suoi genitori, poi sua sorella si erano sacrificati per salvarla, perché lei non era stata in grado di difendersi da sola.

Questo era il suo punto fisso dal quale non riusciva a staccarsi. Inoltre c’era qualcos’altro, solo che non riusciva a ricordare cosa; un pensiero terribile, spaventoso ma non riusciva a visualizzarlo. Ogni volta che si concentrava per cercare di capire cosa fosse percepiva una sgradevole sensazione, e poi veniva pervasa dal terrore.

Molte volte aveva provato, senza nessun risultato, a ricordare, ma ogni volta si era sentita come soffocare; il cuore cominciava a dolerle, come stretto in una morsa, tutto intorno si copriva di tenebre e poi il nulla la avvolgeva.

Le sarebbe piaciuto svelare a qualcuno questo suo sentore, queste sue sensazioni, almeno per cercare di dargli una spiegazione o perlomeno per alleggerire il suo animo, ma a chi? Nessuno probabilmente sarebbe stato in grado di capirla, e avrebbero finito con l’etichettarla come una malata di mente affetta da depressione post-trauma.

Eppure sentiva il bisogno di cercare un chiarimento per ciò che provava.

“Come mai sei così pensierosa stamattina?” Kazuo si era avvicinato a lei e la fissava con uno sguardo triste.

“N…niente, davvero. Solo un po’ di pensieri che mi frullano per la testa…”.

“Se lo dici tu…”.

“Ti è mai capitato di pensare a qualcosa, che però non riesci a ricordare? È come se non ci riuscissi…” la domanda le sorse spontanea, anche se non era sua intenzione porla, era come se le fosse scappata dalla bocca richiamata da qualcosa.

“Dici un pensiero fisso, qualcosa che non riesci a visualizzare ma di cui hai solo il sentimento?”.

Aveva centrato a pieno l’argomento, Kaoru sgranò gli occhi, ancora una volta quel ragazzo aveva inteso al volo ciò che provava.

“Sì…” rispose abbassando lo sguardo.

“A volte è successo anche a me, ma poi sono riuscito a far riaffiorare i ricordi, anche se forse sarebbe stato meglio che non fosse successo…” mentre pronunciava queste parole il suo sguardo si fece triste, i suoi occhi diventarono lucidi.

“Scusa, forse non avrei dovuto…” Kaoru se ne era accorta, forse aveva toccato un argomento che a lui procurava dolore.

“No, non è colpa tua…ora quelli sono solo ricordi, che per quanto brutti siano, restano rinchiusi nel passato…”.

La ragazza rispose con un sorriso accennato.

“Su, su…pensiamo al presente, ti va di fare un giro dopo la scuola?”.

“Sì…” rispose un po’ imbarazzata.

Dopo la scuola decisero di andare nel parco del quartiere, si sedettero su una panchina e lì cominciarono a parlare del più e del meno fino a tarda sera. Poi, dopo essersi salutati, ognuno tornò nel suo appartamento.

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