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Cap. 3

“Demone”

Cap. 3 “Demone”

La mattina si ritrovarono di nuovo insieme sulla strada per andare a scuola.

“Ehi Fujiwara oggi ti vedo un po’ più solare…”.

“Dici?” disse lei con lieve sorriso.

“Vedi, sorridi anche…sono contento” disse sorridendo, un sorriso dolce.

Lei abbassò lo sguardo imbarazzata, nessuno le aveva mai rivolto simili parole prima d’allora. Forse finalmente aveva trovato la persona giusta, con la quale riuscire a dissipare le tenebre del suo cuore.

“Senti Kurogawa…è da ieri che voglio chiedertelo, hai detto di essere riuscito a ricordare…come hai fatto? Forse sono autolesionista, ma non riesco a sentirmi totalmente felice con questo dubbio…”.

“Ti capisco…semplicemente sono tornato indietro nel tempo, non solo con la memoria, ma anche fisicamente…sono ritornato nei luoghi dei ricordi”.

“Capisco…pensi che funzionerà anche con me?”.

“Può darsi…dipende da te…”.

“Dopo la scuola ti va di accompagnarmi?”.

“Certo…”.

“Grazie…da sola non sono sicura di farcela, ma con te sento di riuscirci…” mentre pronunciava queste parole il suo viso arrossì visibilmente. Kazuo, non sapendo come comportasi, annuì semplicemente, arrossendo a sua volta. Kaoru era una ragazza così tenera e indifesa, eppure lui sapeva molto più su di lei di quanto non volesse far apparire. Lui aveva inteso qualcosa, qualcosa di terribile, che lei probabilmente non avrebbe mai accettato.

Le lezioni iniziarono, e alla fine i due si ritrovarono per recarsi nel luogo dell’incendio in cerca della memoria perduta della ragazza.

“Ti senti pronta?” chiese lui con aria preoccupata.

“Sì…” rispose lei con un filo di voce.

“Bene, allora andiamo…”.

Arrivarono nel luogo stabilito solo dopo una ventina di minuti; lo scenario che gli si presentò davanti, come avevano immaginato, non era dei migliori. Il comune infatti, non avendo ancora ottenuto fondi, aveva lasciato tutto ancora come era rimasto dopo l’incendio, se non per i teloni di copertura che nascondevano le macerie.

Come in autunno leggere e spontanee cadono le foglie dagli alberi, così incessanti e malinconiche lacrime cominciarono a sgorgare dagli occhi di Kaoru.

Un tonfo al cuore, una ferita riaperta, un dolore lacerante, la ragazza si sentì l’animo come stretto in una morsa; nei suoi occhi il terrore dei ricordi, che come un fiume in piena infrangevano a mano a mano gli argini della sua memoria.

Kazuo si rivolse a lei con voce dolce e comprensiva.

“Ricordi qualcosa?”.

Con gli occhi colmi di lacrime lei gli rispose, accennando con la testa, di no.

“Forse è meglio così…ecco…” ma non fece in tempo a concludere la frase che fu bruscamente interrotto da una voce.

“Certo che non hai proprio memoria, o forse ti rifiuti di ricordare…”.

La voce proveniva da dietro di loro, istintivamente si girarono e videro un ragazzo; stava fermo in mezzo alla strada, era vestito di nero, abbastanza alto con capelli corti neri. Aveva gli occhi di uno strano colore, tendente al giallo, li fissava con sguardo di sfida, sembrava quasi che stesse aspettando una loro mossa, un loro gesto, per agire.

“Chi sei? Cosa vuoi?” Kazuo d’istinto pronunciò queste parole, ma la sua voce tentennante tradiva il suo intento di apparire fermo e sicuro.

“Chi sono io? Sei sicuro di volerlo sapere…se te lo dicessi qualcuno qui potrebbe restarci male…”.

Il ragazzo restò di stucco davanti alla risposta, poi un brivido lo pervase, aveva capito.

“Cosa vuoi?”.

“Solo riprendermi qualcosa che mi appartiene…e che in questo momento è vicino a te…”.

Kaoru in tutto questo non aveva compreso nulla, non riusciva a capire cosa si stessero dicendo.

“Cosa sta succedendo Kurogawa? Cosa vuole quel ragazzo? È un tuo amico?” chiese quasi intimorita.

“Avanti diglielo…non so perché tu glielo abbia tenuto nascosto…forse speravi che non lo avrebbe mai scoperto? Peccato che la natura delle cose non la si possa cambiare…” mentre pronunciava queste parole, il ragazzo si avvicinò ai due sogghignando.

“Non avvicinarti!” Kazuo si antepose alla ragazza come per proteggerla.

“Kurogawa? Ti prego, dimmi cosa succede…” i suoi occhi erano tristi, ma allo stesso tempo curiosi di capire cosa stesse accadendo.

“Stolto…cosa credi di fare? Non sei abbastanza forte per contrastarmi…lei invece…se lo volesse, potrebbe darmi qualche grattacapo…ma non credo che per ora ne sia in grado…” e di nuovo un sorriso sarcastico gli si dipinse in volto.

“Taci…” Kazuo ora aveva uno sguardo di sfida.

“Oh, oh…il mezzo-sangue si è arrabbiato…”.

“Fujiwara…scusami…io e te siamo più simili di quello che pensi, e non sto parlando solo di hobby, musica, film, luoghi…ma di qualcosa di più spaventoso…” il suo sguardo diventò di colpo triste. Non sapeva più come continuare, ma poi alla fine si decise.

“Io sono un demone…” detto questo, ali marroni, come quelle di un falco, si materializzarono sulla sua schiena, strani segni neri gli si dipinsero sul volto e i suoi occhi, da azzurri che erano, acquisirono sfumature gialle.

Kaoru restò immobile, terrorizzata da quella visione, non riusciva a capire come quel ragazzo così dolce potesse trasformarsi così.

“Ehi, piccola…non fare quella faccia…anche io sono un demone, e se proprio lo vuoi sapere, lo sei anche tu…sorellina”.

Detto questo anche lui effettuò la trasformazione, grandi ali nere da pipistrello si dispiegarono dalla sua schiena, i canini gli si fecero più accentuati e i suoi occhi, ora rossi, brillarono di pura malvagità.

“Io…io…sarei un demone?” la ragazza non voleva credere a quelle parole, sul suo viso si leggeva chiaramente il suo terrore. Si guardò intorno, cadde in terra in ginocchio, era scioccata.

“Io…io…” ormai la ragione l’aveva abbandonata, il terrore e il panico avevano preso il sopravvento; il suo sguardo fissava nel vuoto, i suoi occhi erano spenti.

“Fujiwara…Kaoru…” Kazuo non riusciva a guardarla in volto, era dispiaciuto e allo stesso tempo inerme, non sapeva come fare per aiutarla.

“Su, su…non fare così…in fondo non è una tragedia, anzi dovresti essere fiera di ciò che sei…” disse sogghignando il demone pipistrello. Mentre pronunciava queste parole con un rapido movimento si portò dinnanzi alla ragazza.

“Tu sei un essere perfetto…potresti ottenere tutto quello che vuoi senza il minimo sforzo…” disse prendendo in mano il viso della ragazza e fissandola negli occhi.

“Lasciala!” Kazuo si precipitò avventandosi sul demone, ma senza riuscire a colpirlo.

“Sei lento…mezzo-sangue…”.

I due si fissarono, una luce di sfida brillava nei loro occhi, ma qualcosa spezzò il filo della tensione; uno strano essere si avvicinò al demone, era una specie di pipistrello, ma di maggior dimensione.

“Mio signore…vostro padre vi desidera…” disse lo strano essere.

“Uffa…ora che mi stavo divertendo…e va bene…arrivo…” di colpo si trasformò riacquisendo sembianze umane. Fece per andarsene, ma si fermò un ultima volta a guardare Kaoru.

“Ehi…sorellina…io posso insegnarti a sfruttare il tuo potere, sta a te decidere se impararlo di tua spontanea volontà oppure con le maniere forti…” finì la frase con un ghigno sarcastico.

“Ah, che stupido…dimenticavo di presentarmi…il mio nome è Demon, Demon Von Master, ricordatelo perché verrò a riprenderti…” detto questo svanì nel nulla.

Kazuo riprese a sua volta sembianze umane, non sapeva come comportarsi.

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