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GO NAGAI AL NAPOLI COMICON 2007

La prima cosa che ti colpisce di Go Nagai è il sorriso: timido e gentile, incornicia il suo volto donandogli un’aria pacata e molto distante dalla foga dei personaggi inventati per tanti fumetti. Ma è anche un sorriso che denota, dopo 40 anni di carriera, la voglia di continuare a lavorare e sperimentare soluzioni per le tante epopee (horror, robotiche, comiche ed erotiche) che hanno composto la sua lunga produzione.

di Davide Di Giorgio

La prima cosa che ti colpisce di Go Nagai è il sorriso: timido e gentile, incornicia il suo volto donandogli un’aria pacata e molto distante dalla foga dei personaggi inventati per tanti fumetti. Ma è anche un sorriso che denota, dopo 40 anni di carriera, la voglia di continuare a lavorare e sperimentare soluzioni per le tante epopee (horror, robotiche, comiche ed erotiche) che hanno composto la sua lunga produzione. Gentilezza ed entusiasmo, pacatezza e passione: sentimenti apparentemente contrastanti, che nella mente e nell’opera di questo acclamato autore si uniscono però, sorreggendosi a vicenda. D’altronde, che si tratti di un magaka il cui punto di forza è proprio la capacità di unire gli opposti è indubbio: basterebbe pensare all’ironia che serpeggia anche nelle sue opere più cupe e apocalittiche, dove il grottesco riesce al contempo a stemperare e ad esaltare la forza virulenta dei disegni e dove il dinamismo non risparmia a tratti momenti più delicati e lirici.

Già ospite a Lucca nel 1992, in un incontro riservato a pochi fortunati e passato quasi in sordina, il creatore di eroi come Devilman, Mazinga, Goldrake, Getter, Jeeg e Mao Dante, è tornato stavolta in Italia da trionfatore, accolto con affetto e interesse dal pubblico del Napoli Comicon, fiera del fumetto e dell’animazione giunta al suo nono anno di attività.

Di fronte all’autore si è quindi presentato un pubblico composito, formato dai tanti appassionati cresciuti con le sue opere, ma anche da quei media che in passato avevano contribuito a demonizzarlo. Dopo anni di polemiche legate alla violenza dei cartoni animati che alla fine degli anni Settanta cambiarono la tv italiana, è stato forse questo l’aspetto più bello e interessante della trasferta napoletana: la legittimazione che oggi permette ai fans di professarsi “nagaiani” senza temere il giudizio altrui, che dimostra come ancora una volta passione e arte non siano concetti astratti, antitetici ed elitari, ma un’unica forza in grado di unire e aggregare il pubblico più diversificato, composto da trentenni con l’eterna sindrome di Peter Pan, ma anche da adulti, operatori del settore e giovanissimi. L’incontro pubblico che ha visto Nagai sullo stesso palco con il grandissimo collega francese Jean Giraud (Moebius) è stato probabilmente il momento più alto e ha rappresentato una conclusione che più di ogni altra ci è parsa “giusta”: due autori diversi per estrazione e formazione, spesso considerati agli antipodi, hanno manifestato stima reciproca, suggellando una volta di più come la cultura – quella vera - non conosca gli steccati innalzati dal pregiudizio.

Durante la tre giorni napoletana (parte di un tour italiano che ha anche toccato Roma e Venezia), Go Nagai si è concesso agli spettatori attraverso un calendario fitto di impegni: sessioni di autografi, presentazione degli episodi di Ufo Robot Goldrake e Shin Kotetsu Jeeg, incontri pubblici, presidenza della gara di cosplay, ma anche improvvise comparsate nei corridoi del Castel S.Elmo, in antitesi alla sua fama di “inavvicinabile”: una nuova unione di opposti, in fondo, per quello che ci auguriamo sia l’inizio di un ciclo virtuoso nel lungo rapporto tra l’autore e il nostro paese.

INCONTRO CON GO NAGAI

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