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GENESI DI UN MITO IN ITALIA

Ogni storia si basa su date bene precise e le storie che hanno come protagonista dei miti non fanno eccezione. La storia di Goldrake in Italia inizia il 4 aprile 1978, alle ore 18.45 circa. Sull’allora Seconda Rete (così veniva chiamata Rai 2)

GENESI DI UN MITO IN ITALIA

 

Ogni storia si basa su date bene precise e le storie che hanno come protagonista dei miti non fanno eccezione.

La storia di Goldrake in Italia inizia il 4 aprile 1978, alle ore 18.45 circa. Sull’allora Seconda Rete (così veniva chiamata Rai 2) iniziava una nuova serie del programma contenitore “Buonasera con…”, curato dall’inossidabile coppia Nicoletta Artom e Sergio Trinchero (già curatori del programma “Gli eroi di cartone”). Si trattava di un programma molto originale in virtù della sua particolare struttura che prevedeva, di mese in mese, il cambio di conduttore e contenuti. Dopo il Quartetta Cetra e Nanni Loy, padre delle famosissime candid camera è il turno di Maria Giovanna Elmi, la bionda presentatrice Rai conosciuta ai più come la “fatina” delle televisione. A lei il compito di presentare due nuovi cartoni animati di ambientazione fantascientifica: il primo è Superman, il secondo invece è uno sconosciuto cartone animato giapponese che aveva letteralmente sconvolto la Artom al punto da contattare immediatamente Trinchero esprimendogli tutto il suo entusiasmo per questa cosa nuovissima e mai vista.

La titubanza della dirigenza Rai, comprensibile vista la novità di questa produzione giapponese, fu vinta e da quel momento iniziarono i lavori per l’edizione italiana.

 

GOLDRAKE BATTE SUPERMAN 1-0

 

La messa in onda della prima puntata di Goldrake o, come allora chiamata la serie, Atlas Ufo Robot ebbe un effetto a dir poco dirompente. Dopo un primo momento di spiazzamento inizia un passaparola che, di lì a poco, porterà milioni di telespettatori a seguire a seguire le vicende di quello che diventerà il robot antropomorfo più famoso nella storia della televisione italiana.

Le novità di questo cartone animato sono tali e tante soprattutto se confrontate con quelle che erano le produzioni americane firmate Disney, Warner Bros o Hanna Barbera. Questi cartoons, infatti, presentavano una visione edulcorata della realtà, dove non era presente alcuna violenza e le lotte o i litigi tra i vari protagonisti venivano sempre stemperati da trovate umoristiche o gag. Lo scopo finale era quello di intrattenere lo spettatore, farlo divertire, il tutto con un certo disimpegno che portava a considerare i personaggi come delle innocue e simpatiche “macchiette” e non certo delle persone reali con i propri sentimenti e problemi quotidiani.

Con Goldrake invece ci troviamo di fronte a qualcosa di completamente diverso. La guerra, l’eterna lotta tra il bene e il male, i sentimenti e le tragedie personali, la psicologia dei personaggi, addirittura la morte e la distruzione, vengono portati in primo piano.

Il protagonista, Duke Fleed, principe ereditario del pianeta Fleed è stato costretto a fuggire dal pianeta natale a causa dell’invasione delle truppe del malvagio Re Vega. Dopo aver rubato l’astronave-robot robot Goldrake Duke Fleed precipita sulla Terra dove viene trovato e curato dal Dottor Procton che lo accoglie come un figlio dandogli il nome di Actarus per nasconderne a tutti l’origine extraterrestre.

Qui per Actarus inizia una nuova vita finché le armate di re Vega decidono di attaccare anche il pianeta Terra costringendo il nostro eroe a salire nuovamente a bordo del Goldrake per contrastare la minaccia aliena.

 

GOLDRAKE DIVENTA UN FENOMENO SOCIALE

Il successo di Goldrake ha dello straordinario. Gli spettatori superano i quattro milioni a puntata, termini come “Alabarda Spaziale” e “Lame Rotanti” diventano parte integrante dell’immaginario e del linguaggio dei bambini e ragazzi di quel periodo.

Il merchandising che riproduce il robot e i protagonisti del cartone animato va letteralmente a ruba, spaziando dalle figurine ai diari scolastici, dalle carte da gioco ai modellini in scala.

L’Italia di quegli anni sta però vivendo un momento storico molto particolare e delicato. Sono infatti gli anni delle Brigate Rosse e della lotta armata che culmineranno nel sequestro, e poi, nell’assassinio dell’onorevole Aldo Moro.

Psicologi, associazioni di genitori e addirittura politici, spesso e volentieri senza averne approfondito contenuti e tematiche, accusano Goldrake di essere diseducativo, violento e minare alla radice l’integrità dei piccoli telespettatori. I quotidiani e le riviste dell’epoca riportano numerosi interventi contro quello che Nantas Salvataggio, in un articolo pubblicato dal settimanale Oggi, chiamava “il mostro dai cento occhi”, il “satanasso made in Japan”.

Ma non è tutto. Anche il Parlamento e il Governo italiano vengono coinvolti in quella che potremo definire una vera e propria “crociata”. L’allora deputato del Partito di Unità Proletaria per il Comunismo-Democrazia Proletaria presentò un’interpellanza in Parlamento (poi ripresa in un celebre articolo comparso su Repubblica del 7-8 gennaio 1979) in cui accusò Goldrake di celebrare addirittura “l’orgia della violenza annientatrice (…), la religione delle macchine elettroniche, il rifiuto viscerale del diverso.”

Un gruppo di circa 600 genitori di Imola, invece, agli inizi di aprile, nel 1980, scrisse un esposto pubblico che inviò a Clelio Darida, Ministro delle Poste e Telecomunicazioni, ad Adolfo Sarti, Ministro della Pubblica Istruzione e alle televisioni e ai giornali. L’eco di questa iniziativa fu grandissimo tant’è che anche la trasmissione “L’altra Campana”, condotta da Enzo Tortora, diede ampio risalto alla vicenda.

Non mancarono certo le voci in difesa di Goldrake (tra questa quella di Gianni Rodari, il celebre scrittore per ragazzi che anni prima aveva difeso i fumetti contro la dura presa di posizione del segretario del Partito Comunista Palmiro Togliati e di Nilde Jotti), ma la situazione aveva raggiunto una criticità tale da indurre i vertici della Rai ad interrompere la trasmissione di serie robotiche (era nel frattempo iniziato anche Mazinga Z).

Tale decisione, quasi per contrappasso dantesco, fece non solo la fortuna delle serie animate giapponesi, ma anche quella delle nascenti Tv private. Ricordiamo infatti che il 28 luglio 1976 la Corte Costituzionale (sentenza n. 202) aveva di fatto spezzato il monopolio della televisione di stato stabilendo la possibilità di creare anche delle tv private (TeleBiella, in tale senso, è stata un pioniere). La presenza di tante serie animate giapponesi, il loro prezzo d’acquisto relativamente basso, l’alto gradimento da parte del pubblico e la decisione della Rai di non trasmettere più serie robotiche rappresentò, di fatto, una concatenazione di eventi che fece la fortuna delle televisioni privati che riempirono così i loro palinsesti e poterono sempre più potenziare la loro offerta.

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