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2 MAZINGER Z, IL GRANDE MAZINGER E GOLDRAKE:

seconda parte

IL CHARACTER DESIGNER / CHI E’ SHINGO ARAKI

Shingo Araki è oggi uno dei più quotati - se non il più quotato in assoluto - maestri dell’animazione giapponese. In questa scheda a lui dedicata abbiamo voluto onorarlo con un’intervista concessa nel lontano 1993 al nostro Federico Colpi, di cui riproduciamo completamente il testo.

In tutte le interviste che ho fatto sinora, c’è una cosa che mi ha sorpreso. Al contrario di quanto ci si potrebbe aspettare, le stelle del mondo dei manga e degli anime giapponesi tanto più sono famose, tanto più sono disponibili. Se per intervistare un personaggio non troppo noto sono necessari permessi e contropermessi di editore, manager personale, caporedattore di fiducia ecc. ecc., stelle di primissima grandezza come Leiji Matsumoto e Shingo Araki rispondono direttamente al telefono quando si chiamano i loro studi; Hayao Miyazaki, re incontrastato dell’animazione cinematografica giapponese, versa e porta il caffè ai suoi collaboratori e alla fine riordina le tazzine; da Go Nagai ho ricevuto piogge di inviti a cena.

Comunque, il personaggio senz’altro più squisito e sorprendente che mi sia capitato di conoscere è Shingo Araki. Considerato il re dell’animazione televisiva per l’incontrastabile bellezza dei suoi disegni, conteso dalle maggiori case produttrici, il signor Araki, dopo avermi dato appuntamento per “qualsiasi momento in cui le va bene, basta che mi telefoni quando arriva in stazione”, è venuto a prendermi in bicicletta sino alla suddetta stazione, e poi mi ci ha pure riaccompagnato al termine dell’intervista. La caratteristica che i suoi collaboratori gli riconoscono, oltre naturalmente all’incredibile bellezza del segno, è l’inflessibilità e la durezza del lavoro. Un ritratto che non sembra proprio addirsi allo Shingo Araki che questa intervista presenta. Cinquantaquattrenne dal viso di quarantenne, parla sempre col sorriso sulle labbra e dagli occhi sprigiona un’incredibile energia. La Araki Production, il suo studio, è composto, oltre a lui e alla sua collaboratrice Michi Himeno (un altro nome notissimo nel mondo dell’animazione giapponese) da una decina di assistenti, tra i quali quattro donne, tutti sorprendentemente giovani.

Nato il 1 Gennaio del 1939 a Nagoya, capoluogo della prefettura di Aichi, a 18 anni esordisce come fumettista nella rivista locale “Machi” (Città), edita dalla Central Bunko e destinata ai kashibon (prestalibri, bookrental), e vince il premio come migliore nuova promessa.

Dopo aver pubblicato circa 60 fumetti, con un ritmo produttivo di 40-50 tavole al mese, a 26 entra come animatore alla Mushi Production di Osamu Tezuka distinguendosi tanto che in pochi mesi gli sono affidate alcune regie.

Nel 1967 dà vita al Gruppo Jaguard, una schiera di valenti disegnatori e animatori nata in seno alla Mushi, e che per questa si occupa di “Ashita no jo” (”Jo verso il domani”, da noi “Rocky Joe”, 1970, 79 ep.) e, per la Tokyo Movie, di “Kyojin no hoshi” (”La stella dei Giants”, in Italia “Tommy la stella dei Giants”, 1969, 181 ep.).

Il suo tratto incredibilmente preciso, dolce e aggressivo allo stesso tempo, comincia ad attirare su di lui gli occhi dei fan. Lasciata la Mushi, crea con un amico lo Studio Z, che vive due soli anni (dal ‘71 al ‘73) e si lega soprattutto alla Toei Animation, occupandosi tra l’altro di “Devilman” (titolo originale “Debiruman”, 1972, 39 ep.).

“Babil Junior” (titolo originale “Babiru nisei”, 39 ep.), una serie del fumettista Mitsuteru Yokoyama che in Giappone è diventata oggetto di culto ed è tuttora molto popolare, rappresenta il suo debutto come character designer.

La stessa Himeno ci dichiara: “Dopo essermi diplomata a un istituto d’arte, ho cominciato a collaborare col signor Araki. Da piccola rimasi scioccata dalla bellezza delle immagini e dalla dinamicità di “Babil Junior”, perciò decisi sin dall’inizio che avrei voluto lavorare con lui.”.

I due successi che seguirono “Babil Junior” a ruota, “Cutie Honey” (titolo originale “Kyuti Hani”, di Go Nagai, 1973, Toei Animation, 25 ep.) e “Majokko Meguchan” (”La maghetta Meg”, in Italia “Bia la sfida della magia”, 1974, Toei Animation, 78 ep.) segnano la sua consacrazione a miglior disegnatore di cartoni animati televisivi dell’arcipelago. Ma i veri capolavori di Araki sono ancora lì da venire: nel 1975 fonda la Araki Production, assumendo la giovane Himeno.

“Da lei” racconta “ho imparato ad abbandonare definitivamente il tratto rude di Joe e Babil, per affinarlo e pulirlo sempre più come avevo cominciato a fare a partire da Meg e Cutie Honey”. Da quel momento, il marchio Araki Production comincia a significare Araki+Himeno, un duo che subito sforna “Ufo robot Goldrake” (titolo originale “Yufo robo gurendaiza”, 1975, Toei Animation, 74 ep.) e “Danguard” (titolo originale: “Wakusei robo dangado esu”, 1977, Toei Animation, 56 ep.), serie quest’ultima che ha goduto in Giappone di un successo straordinario anche grazie all’idea di introdurre tra i cattivi il personaggio del bellissimo Harchen (in Italia, Archen), direttamente ripresa poi in Gundam con Char.

Due anni più tardi la Tokyo Movie Shinsha affida al suo studio la realizzazione dell’intera serie di “Lady Oscar” (titolo originale “Berasaiyu no bara”, La rosa di Versaillers, 1979, 40 ep.) e, nonostante l’anime ottenga in patria un successo decisamente più limitato rispetto a “Goldrake” e Danguard, ha l’effetto di far conoscere appieno le incredibili potenzialità della Araki Production. Di norma, Araki si occupa dei personaggi maschili e la Himeno di quelli femminili. Quanto a Oscar, così come “Lulù l’angelo dei fiori” (titolo originale: “Hana no ko Run Run”, Lun Lun, la bambina dei fiori, 1979, Toei Animation, 50 ep.), deve molto più alla mano della Himeno che non a quella di Araki.

“Lady Oscar” ha l’effeto di render noto Araki presso gli esperti del mondo dell’animazione francese, e per alcuni anni si occuperà solo di coproduzioni franco-nipponiche in cui il suo disegno assume forme curiose e spesso irriconoscibili per adattarsi ai parametri europei. Unica caratteristica dello stile di Araki che permane immutata è la bellezza incredibile del tratto. “Ulysses 31″ (da noi “Ulisse 31″, 1980, DIC/TMS, 12 ep.) ottiene uno strepitoso successo oltralpe e dopo alcuni anni viene trasmesso anche in Giappone per soddisfare le insistenti richieste dei fan di Araki.

Da cosa nasce cosa, e nell’arco di un paio d’anni partecipa ad oltre tre coproduzioni: “Lupin VIII”, (titolo originale: “Rupan hassei”, 1981, 8 ep.), seguito inedito di “Lupin III”; Chanson Nono (1982) e “L’inspecteur Gadget” (1982).

Ritornato a collaborare con case giapponesi, principalmente Toei Animation e Tokyo Movie Shinsha, si occupa di grandissimi successi come “Mugenkido SSX” (”L’orbita infinita SSX”, seconda serie di “Capitan Harlock”, 1982, Toei Animation per Tokyu Agency, 22 ep.), “Kiss Me Licia” (titolo originale “Ai shite naito”, Amami, mio cavaliere, 1983, Toei Animation, 42 ep.), “Memole Dolce Memole” (titolo originale: “Tongariboshi no Memoru”, Memole dal cappuccio a punta, 1984, Toei Animation, 50 ep.) e altri.

Dopo altre coproduzioni, questa volta con l’America, in cui il suo stile viene offuscato dalla necessità di adattarsi a rozzi disegni americani (uno per tutti, “G.I. Joe”), dal 1986 produce quello che è considerato il suo capolavoro e un sunto di tutte le sue molteplici esperienze di disegnatore, “I Cavalieri dello Zodiaco” (titolo originale: “Seinto Seiya”, Toei Animation, 114 ep.) realizzando anche i quattro film per il cinema.

Si crea una stretta collaborazione con l’autore del fumetto, Masami Kurumada, per il quale si traspone in animazione anche “Kojiro dei Fuma” (”Fuma no Kojiro”) e “Combatti sul Ring” (”Ringu ni kakero”, Toei Animation, 2004/2006, 24 ep.). Sempre per Kurumada, di recente rimette mano a “I Cavalieri dello Zodiaco” con un nuovo film (2004) e tre serie per la TV e per il mercato dell’homevideo e la tv (25 ep.).

Noto è anche il suo interesse per i videogame, settore al quale si è dedicato per anni disegnando la serie “Burai”.

- Come ha cominciato a interessarsi ai manga?

- Si tratta di un amore naturale che mi sono portato dietro sin dall’infanzia. Da piccolo odiavo andare a scuola, avevo una vera e propria repulsione fisica. Quando entravo nell’edificio scolastico mi venivano tremende emicranie e gli stessi professori, esasperati, mi lasciavano andare a casa. Così potevo disegnare tutto il giorno. Disegnavo sempre e dappertutto, i muri di casa erano tutti coperti di schizzi. In seguito la grande occasione venne quanto “Machi” mi accettò per un certo periodo come fumettista. Però mi resi subito conto, con mio grande dispiacere, che non potevo diventare un fumettista. Per quanto mi piacesse disegnare, non avevo il senso della storia, della narrazione. Per cui, quando a 26 anni, dopo essere venuto a Tokyo, fui assunto dalla Mushi Production di Osamu Tezuka, fui molto felice. Lì potevo disegnare storie scritte da altri e mi sentivo pienamente soddisfatto.

- Che ambiente c’era alla Mushi a quel tempo? Ha prodotto serie di altissima qualità e di grande successo, per cui non sono mai riuscito a spiegarmi bene la ragione per cui andò in bancarotta.

- La Mushi era la maggiore produttrice del tempo. Ci lavoravano duecento persone quando io vi entrai e dopo pochi anni divennero quattrocento, dimensioni impensabili anche per la Toei. A quei tempi riuscivamo a curare quattro serie contemporaneamente, uno sforzo che pochi altri avrebbero potuto sostenere. La ragione del fallimento fu che tutti quei dipendenti erano a contratto e ben presto Tezuka si trovò le tasche svuotate dagli stipendi. La Mushi dichiarò bancarotta, ma i sindacati occuparono la fabbrica e sono riusciti a tenere in vita la ditta sino a oggi. Adesso produce ancora qualcosa per il mercato dell’home video. Tezuka, invece, con altri collaboratori diede vita più tardi alla Tezuka Productions, attiva ancor oggi.

- Qual’era il suo ruolo alla Mushi Production?

In “Kimba il Leone Bianco” (titolo originale: “Janguru taitei”, L’imperatore della giungla, 52 ep., Mushi pro., 1965) lavorai come animatore e disegnatore, così anche nel sequel, “Susume! Reo” (Avanti, Leo!, 26 ep., Mushi Prod.1966), in cui mi vennero affidate anche alcune regie. Da “Forza Marin Kid!” (titolo originale: “Ganbare! Marin Kiddo”, 1966, TV Doga, 13 ep.) sino a “Mimì e le ragazze della pallavolo” (Attack No 1, Tokyo Movie, 1969, 104 ep.) continuai a fare esperienza come disegnatore, scrivendo anche alcuni storyboards per “Paman” (1967, Tokyo Movie / Studio Zero, 108 ep.), e infine nel 1970 venne la grande occasione di “Rocky Joe”. Per quello ebbi l’incarico di direttore delle animazioni.

- Può spiegarci di preciso cosa significa questo termine?

- Certo. I disegni che compongono un cartone animato sono fatti da molte persone, ognuna delle quali ha capacità e stili diversi. Se il cartone venisse ripreso utilizzando quei disegni, ne uscirebbero immagini poco fluide e non uniformi. Il lavoro del direttore consiste nel correggere quei disegni dov’è necessario (per esempio nelle anatomie, o nelle espressioni del volto più difficili da rendere) e ritracciarli tutti in base al proprio stile, il che dà al cartone carattere unitario. Può sembrare un lavoro semplice, perché si tratta solo di modificare disegni già fatti, ma in realtà richiede molto tempo, specie nel caso di studi d’animazione che non posseggono disegnatori molto in gamba. In “Lady Oscar”, per citare un caso, era necessario rifare i disegni quasi daccapo perché quelli che ci arrivavano dalla Tokyo Movie Shinsha erano compleamente sballati nelle anatomie e nella caratterizzazione grafica dei personaggi…

- Occuparsi di “Lady Oscar” può essere stato un lavoro molto duro, però il risultato è stato stupendo. Probabilmente, la serie meglio disegnata degli anni ‘80…

- Grazie. Per quella serie mi vene affidata la direzione delle animazioni per tutti gli episodi, cosa piuttosto rara nei cartoni televisivi. Proprio perché è un lavoro che richiede molto tempo, di solito la direzione delle animazioni di una serie viene affidata a circa quattro persone o studi diversi, ognuno dei quali si occupa di una puntata al mese. Così, penso che chiunque lo possa notare, in una serie animata non c’è uniformità nel disegno, ma esso varia di puntata in puntata, a cicli di quattro o cinque episodi, a seconda di chi lo ha curato. Questo è anche il motivo per il quale in molte serie, tra le quali gli stessi “Cavalieri dello Zodiaco”, esiste un grande divario qualitativo tra i vari episodi. “Lady Oscar”, e in parte anche “Rocky Joe”, che sono curate in tutti gli episodi dallo stesso personale, rappresentano un’eccezione a questa regola degli anime televisivi. Inizialmente, anche “Kiss Me Licia” doveva essere fatto con questi criteri, ma alla fine mi sono occupato solo di un episodio ogni quattro.

A proposito di “Rocky Joe”, perché terminò all’improvviso nonostante il grandissimo successo che stava ottenendo? Problemi economici?

- No. Semplicemente a un certo punto la narrazione di manga e cartone animato si allinearono, perciò sarebbe stato necessario continuare a sviluppare l’anime in modo autonomo rispetto al manga. Si decise che era meglio continuare a rispettare il testo degli autori Ikki Kajiwara e Tetsuya Chiba, per cui interrompemmo la produzione del cartone in attesa che questi completassero il manga.

- Agli inizi della sua carriera, lei si è occupato di un gran numero di serie sportive, tuttavia mi sembra che il suo tratto non sia molto esaltato da cartoni animati dallo stile tanto rude. Lei cosa ne pensa?

- A quel tempo non avevo ancora elaborato un tratto pulito e fine come oggi, per cui non ebbi problemi a realizzare quelle serie. Anzi, oltre a “Rocky Joe”, con il quale faticai molto per renderlo il più possibile simile al tratto sferzante del manga di Tetsuya Chiba, ho dei ricordi molto belli dei tempi de “La Stella dei Giants”. Quella fu la prima serie sportiva della TV e si può dire che divenne l’archeotipo di tutte le successive. Il team che vi lavorò non aveva nessun riferimento precedente su cui basarsi, per cui ogni giorno ci spremevamo le meningi a ideare e sperimentare nuove tecniche d’animazione che rendessero le immagini sufficientemente dinamiche; l’idea di rappresentare in modo esagerato lo sforzo degli atleti nel lanciare la palla, o il fatto che questa, per dare meglio il senso della velocità, si deformi dopo essere colpita e prenda un aspetto ovale…

- Quelle furono idee sue?

- Già. Per una serie che aveva il suo fulcro nell’attività fisica e nell’espressione della potenza degli atleti, era necessario elaborare tecniche che superassero le limitazioni dei cartoni televisivi sino ad allora prodotti.

Tornando al discorso di prima, credo che, indipendentemente dal fatto che una serie si addica o meno al proprio tratto, da ogni esperienza si traggano insegnamenti di grande valore. Dalle serie sportive ho imparato a rendere nei disegni il senso del dinamismo; da serie come “Cutie Honey”, dove appaiono molti nudi, ho imparato a curare meglio le anatomie… Anche dalle coproduzioni con la Francia, per le quali ho prodotto i personaggi che forse più si distaccano dal mio stile, ho imparato molto. Il modo di narrare francese è molto più soft di quello giapponese, le azioni e i movimenti non sono espressi con la tecnica nipponica dell’esagerazione. Proprio perché non fanno gesti e movimenti mirabolanti, è necessario prestare una maggior cura e usare un tratto più “severo” nel disegnare i personaggi francesi. In un certo senso, se da “La stella dei Giants” e “Babil Junior” ho imparato a dare importanza alla dinamicità del segno, dai cartoni francesi ho reimparato che la cosa più importante è la qualità del disegno ed è a questa che bisogna curare maggiormente. Se non avessi avuto tutte queste esperienze non sarei mai arrivato a disegnare “I Cavalieri dello Zodiaco”.

- Quest’ultima serie è considerata da critici e fan un sunto delle sue capacità artistiche. Lei cosa ne pensa a proposito?

- Effettivamente è nata con quell’intento. Se si guardano i Santi, si può notare come essi rappresentano i cinque modelli più ricorrenti nelle mie opere: Seiya [da noi Pegasus, NdR] è il tipo sanguigno come lo erano Takuma Ichimonji [da noi Arin di “Danguard”] o Babil Junior; Hyoga è il “bellissimo”, come lo erano Tony Harken [in Italia Fritz Archen di “Danguard”] o Serge di “Lulù l’angelo dei fiori”; Shiryu [da noi Sirio] può essere il bello misterioso e freddo alla Daisuke Umon [da noi, Actarus di “Goldrake”] o Andre di “Lady Oscar”; Ikki [Phoenix in Italia] è un personaggio maturo come Fersen; Shun [da noi Andromeda] infine, è un personaggio dal viso rotondeggiante e femminile, e che quindi, più che un uomo, può ricordare eroine come Maria Antonietta, Meg [da noi Bia] o Maria di “Goldrake”.

- Tra tutti questi personaggi, qual è quello a cui lei si sente maggiormente legato?

- Può sembrare strano, ma probabilmente è Babil Junior. É stato il primo personaggio a cui ho dovuto dare io un volto. Inoltre, quando disegnavo manga, avevo creato molti personaggi che, come Babil, avevano un viso infantile e indossavano la divisa scolastica. Infine quella serie è stata un’esperienza importante nella mia carriera. Da essa ho imparato a esprimere il dinamismo, il senso della velocità e il senso del tempo nella narrazione. È stata forse l’esperienza più preziosa della mia carriera, perché disegnando Babil ho finalmente cominciato a provare sicurezza nelle mie capacità, perdendo quel senso di “paura” verso l’animazione che avevo sempre provato.

- In un’intervista ho letto che lei, più che un disegnatore di anime, continua a sentirsi un disegnatore fallito di fumetti…

- Sì, il fatto che non sia mai riuscito a fare dei buoni fumetti, che sono la cosa che davvero avevo intenzione di fare, continua ancora oggi a pesarmi molto.

- Non pensa di cimentarsi ancora una volta nella scrittura di un soggetto originale, come ai tempi in cui scriveva manga?

- Ci ho pensato molte volte ma, da un lato, ancora non mi sento sicuro; dall’altro, sono troppo occupato con gli anime per mettermi a fare qualcosa di veramente mio.

- Se dovesse scrivere una storia, che tema sceglierebbe?

Probabilmente un racconto fiabesco, che è quello che avrei sempre voluto fare anche nei manga. O un fantasy…

- Ma tra le opere che ha fatto come disegnatore di cartoni animati ce n’è qualcuna di cui si sente davvero soddisfatto? “Lady Oscar”, o “I Cavalieri dello Zodiaco”…

- No, non sono completamente soddisfatto di nessuna delle cose che ho disegnato.

- Vuol dire che, alla conclusione di un’opera, lei non ha mai pensato “questa è proprio venuta bene”?…

- Sì, ripensandoci, effettivamente c’è qualcosa di cui vado piuttosto orgoglioso. Parlo degli ultimi tre film cinematografici de “I Cavalieri dello Zodiaco”. Sì, quelli sono davvero ben fatti.

- Lei si è dedicato molto poco a opere per il cinema. Ho letto un bellissimo commento su di lei, in cui si dice che lei fa dei disegni troppo belli e precisi per potersi dedicare al cinema. Intendo dire, nelle serie TV si usa un numero relativamente limitato di disegni, per cui è la bellezza di questi a determinare la qualità del cartone. Al contrario, nei lungometraggi viene utilizzato un numero molto elevato di disegni, al fine di ottenere un’animazione più fluida; ma così, ogni disegno resta sullo schermo solo per poche frazioni di secondo e lo spettatore non ha il tempo sufficiente per gustarne la bellezza; perciò i suoi disegni non sarebbero adeguatamente valorizzati in un film cinematografico. Lei che ne pensa?

- Mah… (sorride impacciato).

- Parliamo adesso di un fatto che qualche mese fa è apparso su tutti i quotidiani giapponesi: la rapina alla Araki Production [l’intervista risale al 1991, NdR].

Ah, ne ha sentito parlare anche lei? Adesso il responsabile è stato trovato. Era un mio fan che, di notte, è entrato negli studi rompendo un vetro vicino alla porta d’entrata e ha rubato 3000 rodovetri (i disegni originali degli anime). Probabilmente, se si fosse limitato a questo, non gli sarebbe successo molto. Invece ha avuto la buona idea di ricettarli, vendendo quelli che non gli piacevano a prezzi variabili da 10.000 a 100.000 yen [60~600 euro].

- 100.000 yen? Scusi, ma non li vendono anche alla Toei a 500-800 yen l’uno?

- Sì, quello è il prezzo normale di un rodovetro. Però, né alla Toei né in altre case ne rimangono più di disegnati da me, per cui sembra che le quotazioni si siano alzate di molto.

- Ho sentito dire della Toei che, durante gli scioperi generali degli anni settanta, lasciava i rodovetri a marcire sotto la pioggia. Se si pensa che adesso potrebbero valere qualche centinaio di milioni… Comunque non pensa che il fatto che solo i rodovetri disegnati da lei siano valutati a così alto prezzo e che ci siano fan che pagano tutti quei soldi per averli, dimostri che in fin dei conti lei, più che un fumettista fallito, dovrebbe considerarsi il re dell’animazione giapponese?

(Mi risponde con un ennesimo sorriso impacciato)..

STAFF

Dal Fumetto di: Go Nagai & Dynamic Productions - Pubblicato in Italia da: d/books - Produzione Animazioni: Toei Animation Co., Ltd. - Produttori Esecutivi Edizione Italiana: Takashi Nagai (Dynamic Planning Inc.), Hiroshi Takahashi (Toei Animation Co., Ltd.), Federico Colpi (d/visual inc.) - Produttore Edizione Italiana: Kazuhiko Murata (d/visual inc.) - Supervisione Artistica: Francesco Grippo (d/visual inc.) - Traduzioni e Adattamenti: Francesco Grippo (d/visual inc.), Federico Colpi (d/visual inc.) - Direttore del Doppiaggio: Fabrizio Mazzotta - Coordinamento Produzione: Alan Lee (d/visual taipei inc.) - Naoya Otsuka (d/visual inc.) - Regia Generale: Tomoharu Katsumata - Character Design: Kazuo Komatsubara - Design: Tadanao Tsuji - Musiche: Shunsuke Kikuchi - Progetto: Azuma Kasuga, Takaharu Bessho, Toshio Katsuta - Responsabile di Produzione: Masahisa Saeki - Selezione Musiche: Shigeru Miyashita - Registrazioni Sonore: Tavac Co., Ltd. - Effetti Speciali: Ishida Sound - Animatori Principali: Tomeko Horikawa, Akira Shinoda - Intercalatori: Kiyoto Mizuma, Kunio Kuwayama, Manao Takahashi, Toshio Takahashi - Fondali: Atelier Robin, Kenji Matsumoto - Verifiche e Rifiniture: Akinori Matsubara, Yoko Sakamoto, Shoji Sato, Yoko Haruyama - Riprese: Takao Sato - Montaggio: Masaaki Hanai - Direttore Audio: Nobuteru Ikegami - Coordinamento: Akinori Isomoto, Shigeko Sato - Repertori: Marumi Ando - Sceneggiatura: Keisuke Fujikawa - Direttore Artistico: Hidenobu Hata - Direzione delle Animazioni: Keisuke Morishita - Regia: Tsunekiyo Otani

Episodio #01: KOJI E ACTARUS

Koji Kabuto, l’ex-pilota del robot Mazinger Z, si dirige al Centro Ricerche Spaziali del professor Procton, deciso ad indagare sugli avvistamenti di UFO che si ripetono con frequenza nella zona. Il suo interesse per i dischi volanti deriva anche dal fatto che, durante il suo periodo di studi e apprendistato presso la NASA, egli stesso ha progettato un velivolo che ne imita il sistema di propulsione, chiamato TFO.

Atterrato nei pressi della fattoria Shirakaba, di proprietà di Procton, Koji fa la conoscenza della famiglia Makiba, che si occupa della gestione della tenuta: la bella Venusia, suo fratello Mizar e l’irascibile Rigel.

Nel podere vive anche Actarus, l’introverso figlio di Procton, che si attira subito l’antipatia e la diffidenza di Koji non degnando il suo TFO neppure di uno sguardo.

All’improvviso compaiono due dischi volanti e Koji, convinto che gli extraterrestri abbiano intenzioni pacifiche, gli va incontro, ma viene attaccato all’improvviso. Quando ormai sembra non avere più speranza di salvarsi, interviene in suo aiuto un misterioso robot: Goldrake.

Episodio #02: ACTARUS… CHI SEI?

Le truppe del pianeta Vega, ritiratesi sul lato oscuro della Luna dopo essere state sconfitte da Goldrake, si preparano ad attaccare nuovamente la Terra.

Nel frattempo Koji, accortosi che Actarus non è un normale essere umano, si reca al Centro Ricerche per capire quale sia la vera identità del figlio del professor Procton. Lì viene a sapere che Actarus è in realtà Duke Fleed, il principe fuggiasco del Pianeta Fleed, rifugiatosi sulla Terra dopo che il suo pianeta è stato devastato proprio dalle truppe di Vega.

La scoperta della vera identità di Actarus, nonché del fatto che i veghiani abbiano intenzioni ostili contro la Terra, sconvolge Koji, mentre il ricordo della terribile sorte di Fleed apre nuove ferite nel cuore di Actarus. Ma i due non hanno neppure il tempo di pensarci: il nuovo mostro spaziale di Hydargos, comandante delle truppe d’invasione veghiane agli ordini del generale Gandal, sta già sferrando un nuovo attacco!

Questa volta Goldrake sembra destinato a soccombere, ma l’intervento di Koji dà ad Actarus la possibilità di riprendersi…

Episodio #03: PERICOLO ALLA FATTORIA

Hydargos, su consiglio di Lady Gandal, si prepara a sferrare un attacco il cui scopo è costringere Goldrake a uscire allo scoperto in modo da poterne individuare il nascondiglio.

Nel frattempo alla fattoria sono tutti in fermento per la festa che si celebra ogni anno. Ai festeggiamenti partecipa anche il vicino dei Makiba, il goffo Banta Arano, che entra subito in competizione con Koji.

Tuttavia anche questa volta i minidischi di Vega, che preannunciano l’arrivo di un nuovo mostro, vengono a rovinare questi rari momenti di felicità dei nostri amici. Riuscirà Goldrake a intervenire senza svelare il suo nascondiglio alle truppe di Hydargos?

Episodio #04: SALVARE KOJI

La vita alla fattoria scorre più o meno tranquilla, quando improvvisamente compaiono dei minidischi di Vega decisi a mettere a ferro e fuoco tutta la zona.

Arriva anche un mostro spaziale che inizia a distruggere la vicina città. Koji, uscito con il suo TFO per evitare che Goldrake debba entrare in azione, cerca di attirare su di sé l’attenzione dei nemici, ma viene colpito ed è costretto a fare un atterraggio di fortuna su un’isola deserta.

Grazie a un congegno segnalatore, Actarus riesce a individuarlo, ma le truppe di Vega lo hanno preceduto…

Episodio #05: CATTURATE GOLDRAKE

Il malvagio Hydargos ha deciso di impadronirsi di un aeroporto situato su un altopiano per trasformarlo in una base per le sue truppe.

Nel giorno stabilito per l’attacco si svolge però una competizione tra aerei ultraleggeri alla quale partecipa anche Koji, che insieme a Venusia, Mizar e Banta viene fatto prigioniero dai veghiani.

Minacciando di morte gli ostaggi, Hydargos costringe Actarus ad arrendersi, e Goldrake viene così catturato dal Mostro Spaziale Dòmudom, che ha il compito di trasportarlo sul pianeta Vega…

Episodio #06: ATTACCO ALLA CITTÀ DI TOKYO

Gandal è deciso a scoprire la base di Goldrake e per ottenere il suo scopo ordina al comandante Hydargos di attaccare Tokyo.

Durante l’attacco, l’autobus sul quale si trovano Venusia e Banta, in gita nella capitale giapponese, viene catturato da un mostro spaziale e anche Koji, intervenuto per respingere i veghiani, viene fatto prigioniero.

Actarus decide di intervenire, ma come può affrontare un mostro che nasconde nelle sue viscere i suoi amici?

Episodio #07: ANCHE A COSTO DELLA VITA

Il grande Re Vega non sopporta più i continui fallimenti di Hydargos e ha deciso di inviare a sostituirlo il comandante Gormann, uno dei più validi elementi della sua guardia personale. Arrivato alla base lunare Skull Moon senza farsi annunciare, Gormann viene accolto da un mostro spaziale di Hydargos, ma lo abbatte in pochi secondi mostrando tutta la sua incredibile potenza e abilità.

Nel frattempo sulla Terra, Actarus sta sognando di venire sconfitto dalle forze di Vega: che questa volta l’incubo sia destinato a trasformarsi in realtà

Episodio #08: LA NUBE MISTERIOSA

Una nube misteriosa è apparsa nella stratosfera e Koji, cocciuto come sempre, decide di recarsi a verificare di cosa si tratti nonostante il suo TFO non sia adeguato a voli a tali altitudini.

Quando arriva in zona, Koji scopre che nelle nubi si nascondono misteriosi oggetti, simili a mine galleggianti nel vuoto. Tuttavia non trova neppure il tempo di avvertire il laboratorio della sua scoperta: il TFO è completamente fuori controllo e Koji rischia di schiantarsi al suolo…

Episodio #09: MISSIONE DAL PIANETA RUBI

Ancora una volta Gandal e Hydargos sono ricorsi a una tattica ignobile per eliminare Goldrake: hanno deciso di affidare al comandante Mineo, giovane e fiera combattente del pianeta Ruby, il compito di uccidere Actarus, promettendole in cambio la salvezza per la gente del suo pianeta, soggiogato dalle truppe veghiane.

Mineo accetta il compito, ma quando viene catturata da Actarus e comincia a conoscere il calore e i sentimenti di amicizia degli umani e del suo stesso nemico, qualcosa dentro di lei comincia a cambiare…

Episodio #10: UN AMICO DALLO SPAZIO

Shin’ichi, un ragazzo che vive col nonno in una fattoria vicina a quella dei Makiba, racconta a Banta e Mizar di aver incontrato un extraterrestre e di aver fatto amicizia con lui, ma viene preso per bugiardo e deriso dai due.

Il nonno di Shin’ichi attribuisce il racconto del ragazzo al fatto che quest’ultimo è orfano, e dunque avrebbe inventato un amico immaginario per sentirsi meno solo.

Ma non è così: delle spie di Vega, con la promessa di farlo salire a bordo di un disco volante, si sono servite di lui per scoprire la base segreta di Goldrake! Il ragazzo viene rapito e imprigionato all’interno di un mostro spaziale: come può combattere Actarus senza ferirlo?! E cosa ne sarà di Koji, che sta per schiantarsi al suolo al bordo di un TFO completamente fuori controllo??

Episodio #11: L’ECLISSE SOLARE

Il malvagio Gandal vuole sfruttare l’imminente eclisse solare per tendere una trappola a Goldrake: i motori del robot infatti funzionano a energia fotonica e sono dunque soggetti alle alterazioni nella ionosfera causate dall’eclisse.

Per attirare Goldrake nel cono d’ombra proiettato dalla Luna, Gandal fa distruggere tutti gli osservatori astronomici terrestri.

Actarus esce allo scoperto per capire cosa stia succedendo e cade così in trappola: Hydargos è pronto a colpire Goldrake, reso inerme dalla mancanza di energia, con una potentissima arma caricata direttamente sull’astronave madre!

A salvare Actarus arriva un alleato inatteso: quel Koji che, dopo la brutta esperienza nella stratosfera, quando cercò di scoprire cosa nascondeva la nube misteriosa generata dalle forze di Vega, ha potenziato il suo TFO per poter raggiungere anche la ionosfera!!

Episodio #12: IL PRINCIPE DELLE STELLE

Gandal ha deciso di installare una base sulla Terra, e durante le operazioni il mostro spaziale Ganigunn distrugge una stazione meteorologica.

Miyuki, una bambina che viveva là insieme ai suoi genitori, rimasta orfana e sotto shock, viene ospitata alla fattoria Shirakaba.

Quando riacquista la memoria, rivela che la distruzione della stazione meteorologica non fu dovuta a una valanga creatasi naturalmente ma all’attacco di un mostro gigantesco. Koji e Actarus, insospettiti, decidono di andare a dare un’occhiata, ma il mostro li inganna mimetizzandosi perfettamente. Nel frattempo arriva una notizia terribile: Miyuki è improvvisamente scomparsa dalla fattoria!

AVEVANO RAGIONE MAMMA E PAPA’??

Probabilmente da bambini molti di noi si sono sentiti dire da un adulto che “Goldrake è fatto male ed è diseducativo”. Al tempo tutti abbiamo reagito con impeto e rabbia a simili accuse da parte di quei “grandi che non capiscono niente”.

Però, come si sa, i ricordi sono sempre più belli della realtà che ritraggono, e rivedendo, nell’occasione di questa edizione in DVD, le vecchie puntate di “Goldrake” andate in onda sulla RAI, ci sono sorti non pochi dubbi e perplessità. In effetti, molto spesso la traduzione italiana del tempo lasciava - nel migliore dei casi - un po’ a desiderare: tralasciando anche gli evidentissimi errori di traduzione (nel primo episodio sembra quasi che Mazinger Z, il robot di Koji, sia un UFO che ha intenzione di distruggere la Terra e la storia delle origini di Goldrake risulta stravolta), anche a livello lessicale l’edizione del 1978 non brillava certo per l’altissima qualità. Numerosissime poi le incongruenze (armi e personaggi chiamati con nomi diversi anche nell’arco della stessa puntata; episodi del passato completamente rimossi o ignorati) e gli errori che si possono ricondurre a problemi tecnici (sicuramente quando Actarus urla “Goldré” nel primo episodio non è per tradire improbabili origini romanesche, ma per un errore in fase di missaggio che ha finito per tagliare la sua battuta).

In questo spazio abbiamo voluto raccogliere alcuni degli errori più grossolani, che sono stati dovutamente corretti nella nuova edizione in DVD, utilizzando le magnifiche voci dei doppiatori del tempo.

EPISODIO #01

TESTO CORRETTO: (Koji, dopo aver intercettato un miniufo, osserva il monte Fuji) “Che nostalgia! Il Monte Fuji! Quanti ricordi!…No! Devo mettermi in testa che ormai non sono più il pilota di Mazinger Z. Sono ai comandi del TFO, il primo disco volante costruito sulla Terra!”

EDIZIONE 1978:”E’ diretto verso il monte Fuji! Allora è vero! Gli UFO esistono! Chissà se hanno intenzioni pacifiche o vogliono distruggere la Terra?”

Il primo, madornale errore arriva a pochi secondi dall’inizio, quando vediamo Koji sorvolare il Fuji dopo aver avvistato un miniufo di Vega. Si ritiene che il cambiamento radicale del testo sia stato determinato dal desiderio di eliminare nella versione italiana qualsiasi riferimento a Mazinger Z, la serie di cui Koji era protagonista. Da notare pero’ come il testo scelto dagli adattatori del tempo venisse a occultare due dettagli importanti: il fatto che Koji, inizialmente, sia convinto che gli UFO abbiano SOLO intenzioni pacifiche (come ribadisce più avanti nel corso dell’episodio); e che l’apparecchio in cui si trova non e’ un misero trabiccolo come abbiamo creduto per anni, ma addirittura il primo velivolo creato dall’uomo che utilizza un sistema di propulsione non convenzionale, simile a quello degli UFO! D’altronde perché mai Koji avrebbe dovuto abbandonare Mazinger Z per salire proprio su quel ferro vecchio del TFO??

HENRY E AMON, AMICI PER LA PELLE

TESTO CORRETTO: (Procton presenta a Koji i suoi assistenti): “Il piacere è mio. Ti presento i miei collaboratori del Centro Ricerche! Hayashi, Oi e Yamada”

EDIZIONE 1978: “Il piacere è mio. Ti presento i miei collaboratori del Centro Ricerche! Henry, Hayascia, Amon”

C’è chi dice che dagli anni Ottanta Mediaset rovinò i cartoni giapponesi dando ai protagonisti nomi assurdi. Per quanto possiamo avere tanti bei ricordi di Goldrake, a volte il capostipite di tutti gli “anime” non fu da meno! OK, il giapponese al tempo era una lingua ostica, ma proprio “Henry” e “Amon” dovevano diventare? E perché Hayashi è l’unico a mantenere (seppur storpiato) un nome giapponese? E soprattutto, come faceva a sapere il traduttore che quasi venticinque anni più tardi l’autore Go Nagai avrebbe disegnato un fumetto intitolato proprio “Amon”?! E poi chiamale coincidenze…

QUANDO ACTARUS NON GRIDAVA…

Le famose urla di Actarus quando nomina le proprie armi, nel primo episodio della vecchia edizione erano state completamente ignorate. Niente Alabarda Spaziale, niente Maglio Perforante… nulla! Non gridava. Forse perché si doveva ancora decidere cosa fargli dire? Probabile, visto che le uniche armi che nomina sono la Pioggia di Fuoco (che diventa “Raggi a Protoni”) e il Raggio Antigravita’, trasformato in un ben poco intimidatorio “Raggio Esplosivo! Fuoco!”…

EPISODIO #02

TESTO CORRETTO: (Hydargos cerca di giustificare la sua sconfitta di fronte al Generale Gandal) “Sono mortificato, ma…non potevo sapere che lui fosse sulla Terra” (riferendosi a Duke Fleed)

EDIZIONE 1978: “Mi dispiace, non avevo previsto che Actarus fosse sulla Terra!”

Come fa Hydargos a sapere che Duke Fleed, giunto sulla Terra, ha preso il nome di Actarus? La risposta è semplice: non lo sa (o almeno, non dovrebbe saperlo!) Lui lo conosce col suo vero nome, cioè Duke Fleed, il principe fuggiasco del pianeta Fleed, e certamente non può essere a conoscenza del fatto che il professor Procton lo abbia fatto passare per suo figlio con il nome di Actarus, tantomeno nel secondo episodio!

GOLDRAKE: DI CHI ERA COSTUI?

TESTO CORRETTO: (Procton sta spiegando a Koji come mai Actarus sia stato costretto a fuggire da Fleed e rifugiarsi sulla Terra) “Re Vega costrinse i migliori scienziati del Pianeta Fleed ad usare le loro sofisticate tecnologie per costruire una terribile macchina da guerra: il robot Goldrake!”

EDIZIONE 1978: “Re Vega si era impadronito della Stella Fleed! Tutto era caduto nelle sue mani, compreso un possente robot da combattimento: Goldrake.”

Ora, a parte la considerazione che se Fleed era un pianeta pacifico e che non aveva nemici è poco probabile che i suoi abitanti si fossero messi a costruire un possente robot da combattimento, siamo in presenza di un “falso storico”: Goldrake è infatti un’arma che lo stesso Re Vega ha fatto costruire, sfruttando le tecnologie di Fleed, e di cui Duke Fleed (Actarus) si è impossessato, per impedire ai malvagi veghiani di servirsene per soddisfare la loro sete di conquista.

LE ARMI, QUESTE SCONOSCIUTE

TESTO CORRETTO: “Goldrake, avanti!”

EDIZIONE 1978: “Pronti..via! Goldrake!”

TESTO CORRETTO: “Maglio Perforante!”

EDIZIONE 1978: “Colpo di Maglio Rotante!”

TESTO CORRETTO: “Lame rotanti!”

EDIZIONE 1978: “Disco Tranciante!”

TESTO CORRETTO: “Disintegratori paralleli!”

EDIZIONE 1978: “Doppio Raggio Esplosivo!”

TESTO CORRETTO: “Tuono Spaziale!” / “Tuono Spaziale!” / “Tuono Spaziale!”

EDIZIONE 1978: (niente) / “Raggi folgoranti!”/ “Raggi perforanti!”

AMICI DI ETA-BETA

TESTO CORRETTO: (Actarus scorge il mostro spaziale che si avvicina per combatterlo) “Alla fine sei venuto fuori!”

EDIZIONE 1978: “Ti aspettavo Doppio Gamma!”

Probabilmente la genesi dell’appellativo “Doppio Gamma” è dovuta a qualche strano passaggio subito dal nome del mostro: da “Gamegame” (traslitterazione in caratteri romani del nome scritto in giapponese ) a “Gamma Gamma” per poi arrivare a “Doppio Gamma”.

In questa nuova edizione si è cercato di conservare il nome originale dei mostri spaziali, evitando però i “nomi raddoppiati”, che suonano del tutto normali in giapponese ma sarebbero stati alquanto ridicoli in italiano. Il mostro è stato dunque chiamato “Gamegam” (pronuncia: “gamègam”)

Commenti dei lettori

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  • ReRalf

    17 Feb 2009 - 02:20 - #1
    0 punti
    Up Down

    Veramente ben fatto e ben curato,con tante notizie poco note anche ad appassionati solitamente piuttosto attenti come me.
    Grazie per il vostro prezioso lavoro.

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