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Una questione di tempismo

La fantascienza è il nuovo western (ed è molto interessante notare come in Goldrake proprio questi due generi coesistano),

Come spiega il giornalista americano Bill Moyers nel documentario L’impero dei sogni, dedicato al già citato Guerre stellari, il tempismo è fondamentale nell’arte. Se Star Wars fosse uscito prima del 1977 sarebbe stato visto come una specie di Buck Rogers, un “fumettone” in odore di futurismo, buono per svagare un pubblico di specialisti; viceversa se fosse uscito troppo tardi non avrebbe coinciso con i sogni e le aspirazioni dell’epoca e sarebbe stato probabilmente superato da qualcos’altro. Era importante che uscisse in quel momento. Per Goldrake vale più o meno la stessa cosa: l’anime arriva in Italia al momento giusto, quando cioè la televisione sta passando dal bianco e nero al colore, quando stanno nascendo le nuove emittenti private che allargheranno le braccia, pronte ad accogliere tutte le serie che sull’onda del robot spaziale invaderanno l’Italia, e quando l’immaginario si sta rinnovando, stanno nascendo nuove saghe, nuovi eroi e una generazione di giovanissimi sta imparando a scoprire che esiste qualcos’altro oltre a quello già apprezzato dai “padri”: un insieme di storie tutte nuove che formeranno un ricchissimo bagaglio di ricordi vivo ancora oggi. La fantascienza è il nuovo western (ed è molto interessante notare come in Goldrake proprio questi due generi coesistano), Luke Skywalker e Duke Fleed sono i nuovi John Wayne e James Stewart, mentre Lady Oscar è la nuova Bette Davis e Heidi l’erede ideale di Shirley Temple. Il paragone non deve apparire irriguardoso, perché qui si parla di icone e di un nuovo che arriva a scalzare il vecchio, ma lo fa in maniera morbida, creando la prima generazione di spettatori onnivori, che riescono ad apprezzare il già fatto ma accolgono con piacere anche il nuovo, variando i propri gusti e assorbendo uno dei temi che in fondo in Goldrake è basilare: l’interesse per ciò che è nuovo, sconosciuto, diverso, sia esso un principe alieno in cerca di rifugio o un gigante meccanico che combatte per la pace.

In effetti, rivisto oggi, Goldrake colpisce soprattutto per questo messaggio di conciliazione, che sembra fatto apposta per l’Italia che in poco più di un decennio, dopo il boom economico, è passata dalla campagna all’urbanizzazione selvaggia, ha modificato il proprio micro (e macro) cosmo e quindi si trova in una situazione “di mezzo”, in cui il disco volante e il cavallo possono coesistere. In cui la vita nei campi si accompagna ai sogni di esplorazione spaziale. Il momento storico ideale, insomma, quello che vede Goldrake atterrare in Italia. E che per questo diventa, forse suo malgrado, portatore di un messaggio culturale non indifferente, formativo addirittura.

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