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I temi di Goldrake

Portiamo ora un po’ di cifre e dati tecnici: Ufo Robot Goldrake, in originale Ufo Robot Grendizer, nasce nel 1975 a seguito del successo ottenuto dal film Ufo Robot Gattiger,

Portiamo ora un po’ di cifre e dati tecnici: Ufo Robot Goldrake, in originale Ufo Robot Grendizer, nasce nel 1975 a seguito del successo ottenuto dal film Ufo Robot Gattiger, di cui vengono ripresi alcuni temi, ma nello stesso tempo la nuova serie viene a porsi come ideale terza parte della saga iniziata nel 1972 da Mazinga Z e proseguita nel 1974 da Il Grande Mazinga. Il regista è Tomoharu Katsumata, lo sceneggiatore principale Shozo Uehara, mentre al character design troviamo due autentici maestri come Kazuo Komatsubara (Devilman, Capitan Harlock) e Shingo Araki (Lady Oscar, I Cavalieri dello Zodiaco). Le musiche sono invece firmate da Shinsuke Kikuchi, e le sigle originali vedono al canto il grande Isao Sasaki (Getter Robot), cui in Italia subentra il gruppo degli Actarus con le celebri canzoni “Ufo Robot”, “Shooting Star” e “Goldrake”, firmate da Vince Tempera (musiche) e Luigi Albertelli (testi). A dare la voce al protagonista è Kei Tomiyama, scomparso nel 1995, che è stato anche il doppiatore di Tochiro in Capitan Harlock, di Susumu Kodai nella Corazzata Yamato (da noi Star Blazers) e il narratore in Yattaman. In Italia il ruolo è ricoperto da Romano Malaspina, con un’interpretazione sentita e potente, che continuerà nel tempo a essere identificata con il personaggio, così come accadrà in Francia con il tono più elegante e distaccato impresso da Daniel Gall.

La prima trasmissione giapponese risale al 5 ottobre 1975 e al protagonista di tante battaglie, Koji Kabuto (in Italia ribattezzato “Alcor”) viene dato il compito di introdurre la nuova vicenda: sua è l’apertura, il primo volto che vediamo, simbolo ancora una volta di quel voler “portare per mano” i giovani spettatori alla scoperta della novità, tanto in Giappone quanto in Italia. La serie dura 74 puntate, tante, addirittura troppe per i temi trattati e infatti non mancano archi narrativi abbastanza superflui che generano il senso di una certa ripetitività.

Le novità però sono degne di nota: Actarus (o Daisuke Umon come nella versione originale) non è soltanto l’eroe della storia. Di più: non è soltanto l’eroe malinconico della storia, è qualcosa di più. E’ una figura al margine, come piace a Go Nagai: solitario, al punto da risultare scostante ha però alcune capacità superiori a quelle di un qualsiasi essere umano, i suoi riflessi e le sue capacità atletiche sono notevoli, ma lui non ne fa sfoggio. In un certo senso potremmo pensare a un supereroe, come testimonia anche la sua “vestizione” prima di intraprendere la battaglia (vestizione che avviene in modo quasi magico, senza un vero e proprio cambio d’abito). E questo, ancora una volta, fa presa sul pubblico (occidentale e non). Ma c’è un qualcosa di più: Actarus è un salvatore. Combatte per difendere la Terra, non chiede nulla in cambio, il suo sangue, ci viene detto, è compatibile con quello di ogni essere umano e ne fa un donatore potenzialmente assoluto. Il suo altruismo è quasi a livello “cellulare”, è una creatura nata per dispensare aiuto. La storia non calca la mano su possibili iconografie religiose, ma è indubbio che nella sua figura sia condensata una tensione spirituale: un po’ angelo sceso dal cielo, un po’ divinità cacciata dal suo Olimpo (sul pianeta natale Fleed tutti indossano una tunica che rimanda all’antichità terrestre, alla Grecia o, se vogliamo mantenere un riferimento nagaiano, a Micene). Anni dopo, in “MazinSaga”, Go Nagai gli donerà due ali d’angelo, a sancire definitivamente l’iconografia “celeste”. Un angelo dispensatore di vita, ma come le creature bibliche anche un angelo che alla bisogna sa castigare i malvagi unendosi al suo robot. Se Mazinga è un Dio o un Demonio, Goldrake è un angelo o un demone.

Logico pensare a lui come un modello irraggiungibile, un amico impossibile ma capace di grande generosità e che per questo riesce a essere tanto vicino quanto è lontano. E forse proprio in lui sta il segreto della longevità della serie tra gli appassionati.

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