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Intervista a Federico Maggiore

Il mio nome è Federico Maggiore, temibile pirata! Questa è la prima battuta di Guybrush Threepwood, il mio mito videoludico della saga Monkey Island, uno straordinario videogioco che ha personalizzato il mio carattere e che ha lasciato il seme da quando ero bambino e ci giocavo senza audio. Sono pugliese, amo la mia terra in tutta la sua estensione e sono rimasto qui per conseguire gli studi di lettere moderne.

Presentati
Il mio nome è Federico Maggiore, temibile pirata!
Questa è la prima battuta di Guybrush Threepwood, il mio mito videoludico della saga Monkey Island, uno straordinario videogioco che ha personalizzato il mio carattere e che ha lasciato il seme da quando ero bambino e ci giocavo senza audio.
Sono pugliese, amo la mia terra in tutta la sua estensione e sono rimasto qui per conseguire gli studi di lettere moderne.

Quando nasce la tua passione artistica?
Con la scelta universitaria ho dato la svolta giusta che desideravo, cominciando finalmente a frequentare un laboratorio teatrale, passione che covavo inconsapevolmente negli anni. Da sempre il mio lato sensibile ha fatto di me un creativo - il segno della Vergine è così! - disegnando, suonando pianoforte, cantando in casa, parlando da solo - sgradevole quando mi capita in strada.
Capii che mi piaceva ascoltare, osservare. Ebbi l’occasione di doppiare, per la prima volta e in pubblico, al Lucca Comics&Games 2008 un anello (uno spezzone) di Death Note, provando un’emozione particolare; dovevo solo migliorare la dizione. Compresi che per essere un buon doppiatore bisogna essere un buon attore. E via col teatro! Un mondo nuovo, che ho riconosciuto subito con una certa familiarità, dal quale non me ne posso più staccare. Un luogo magico dove si impara a crescere, conoscendosi.

Com’è il tuo rapporto con il mondo radiotelevisivo?
Adoro ascoltare la radio, sopra tutte Radio tre, è l’unico luogo ameno nel quale rifugiarsi, lontano dalle finzioni e dal linguaggio televisivo attuale. I miei programmi preferiti sono Fahrenheit, nel quale si discute di libri e autori, e Ad Alta Voce, dove celebri voci dello spettacolo italiano leggono libri, i famosi audio-libri.
A volte preferisco l’udito alla vista, ecco forse il mio particolare rapporto con la voce e il doppiaggio. La televisione la guardo molto meno, solo documentari, fiction e programmi culturali che, purtroppo, cominciano nelle fasce orarie più scomode.

Qual è il tuo programma preferito?
Mi incuriosiscono molto le conduzioni di Gigi Marzullo e Palco e Retropalco e qualche programma di argomento politico, oltre che seguire ogni giorno almeno quattro telegiornali, altrimenti non mi addormento bene.

Qual è il canale televisivo che guardi più frequentemente?

In genere la Rai, soprattutto i telegiornali regionali del terzo…

Perché?
Amo la cultura. Se apprendo qualcosa mi sento nuovo, soddisfatto e in pace con me stesso. Strano ma vero.

Quando nasce la tua passione per i cartoon?
Da piccolo, come tutti. Mi imbottivo di registrazioni di cartoni animati ogni giorno, andavo pazzo per il muto, in particolare la Disney degli albori e del dopoguerra, mi dava più spazi d’immaginazione, come leggere un libro. Tutti questi ricordi mi appaiono così lontani, quasi onirici, psichedelici. Forse anche per questo mi piacciono i Pink Floyd.

Il tuo cartoon preferito?
Credo che nessuno in particolare mi abbia segnato, senza anche solo un singolo cartoon non penso che sarei rimasto così, in fondo un po’ pazzerello. Mi piaceva tantissimo rivedere con mio cugino Duffy Duck Acchiappafantasmi, aveva un non so che di diverso dagli altri, anche quelle tinte cupe mi incuriosivano. Da piccoli c’è quasi un amore morboso verso il masochismo, amavo spaventarmi rivedendo ogni volta quel mostro rosso peloso con solo un paio di scarpe. Che tempi.
Ora guardo solo anime giapponesi, ho trovato in quello stile il mio stile; G.T.O., Bleach, Le Situazioni di Lui & Lei (ha delle bellissime musiche), prima i Pokémon (amo anche la Nintendo)… ora sono più interessato al piano tecnico, le animazioni così perfette, la ricercatezza dei movimenti e del gusto per i colori, le splendide colonne sonore… è questo che apprezzo del mondo giapponese. Anche il ramen non è male.

Hai un sito web?

Non ho ancora un sito web principale, per ora utilizzo un blog.

Perché è nato? Presenta il tuo sito
Utilizzo questo blog per pubblicare tutti i miei doppiaggi, letture di brani e poesie. Ci sono tutti i miei contatti, tra cui la mia pagina Facebook che aggiorno più frequentemente e il mio canale YouTube
A breve aprirò il mio sito ufficiale per presentare il mio curriculum, proporre nuove idee, readings in diretta e audiolibri.

Di cosa ti occupi attualmente?
Appena terminato il primo anno di laboratorio teatrale, mi sono buttato a capofitto su un video di Monkey Island che da tempo volevo doppiare, prima traducendolo e adattandolo; ora sto continuando con la serie di animazioni relative a Monkey Island, molto divertenti da guardare.
Ho cercato anche di darmi un profilo più serio, con delle letture di poesie o scritti inediti (Il Corridore e altri che sto attualmente doppiando). Sono poi stato contattato per partecipare al cast di Rhem 4: i Frammenti Dorati, un videogioco pubblicato dalla Adventure Productions, dove ho prestato la voce per una piccola parte.
Adesso sto proseguendo sulla strada dei videogiochi, ho sempre sognato di dare la mia voce ad un personaggio virtuale col quale poter interagire.

Progetti futuri?
Altri doppiaggi, divertenti e drammatici! No, drammatici è troppo, poi nessuno si interessa…
Cerco di propormi per videogiochi, letture dal vivo nella mia città e provincia, apparizioni in cortometraggi, sitcom o spot come attore/doppiatore, scavandomi da solo una strada artistica alquanto difficile. Probabilmente devo ridurre la difficoltà di gioco dalle opzioni.

Sogni nel cassetto?
Ho tantissimo da imparare e spero che all’Accademia del Doppiaggio di Pedicini e Iansante riuscirò a migliorare la lettura e le tecniche per poi, un giorno, registrare per audio-libri e tanti videogiochi, credo che questi due settori in Italia debbano essere altamente rivalutati e finanziati per la potenza con la quale riescono a veicolare giusti messaggi.

Altro?
Sicuramente continuerò in parallelo col teatro, perché è una palestra di vita che non può essere abbandonata, vorrei ampliarmi anche come attore per crearmi occasioni lavorative future.
“L’arte non dà pane”?
Staremo a vedere.

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