<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
    xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
    xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
    xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
>

<channel>
    <title>guide</title>
    <link>http://guide.supereva.it</link>
    <description>Le guide di Supereva</description>
    <pubDate>Sun, 08 Nov 2009 14:00:18 GMT</pubDate>
    <generator>http://lightpress.org/</generator>
    <copyright>2008-2009 Blogo.it</copyright>
    <language>it-it</language>

    
	<item>
	<title>Ombre lucane</title>
	<link>http://guide.supereva.it/case_editrici/interventi/2007/12/315847.shtml</link>
	<guid isPermaLink="true">http://guide.supereva.it/case_editrici/interventi/2007/12/315847.shtml</guid>
	<pubDate>Fri, 07 Dec 2007 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>guidaOut</dc:creator>
    <comments>http://guide.supereva.it/case_editrici/interventi/2007/12/315847.shtml#comments</comments>
    <category>ombre_lucane</category><category>muro lucano giuseppe cerone</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Premessa</p>
<p>Muro Lucano è il nome del paese dove sono nato, in Lucania appunto. Ma queste due  parole hanno acquistato per me, per molto tempo, il significato di ostacolo, o divario, che sempre ha bloccato le aspirazioni e le iniziative della mia gente, e ne hanno denotato il carattere insicuro e diffidente, maturato attraverso i secoli. I racconti che seguono sono il riscontro di esperienze personali che si snodano attraverso molti anni e di esperienze vissute di riflesso, magari solo sentendone o leggendone, ma che coincidono con quelli che io penso  siano i tempi stessi della vita,  di un popolo come di un uomo,  quali lo stupore, la disperazione, la rabbia, l&#8217;attesa, la rassegnazione.</p>
<p>Amo scorgere nei Lucani, disillusi e misteriosi, e nel posto dov&#8217;essi radicarono, il richiamo della sofferenza e dell&#8217;introspezione, della solitudine e del silenzio. Partito da Muro Lucano, ho percorso un po&#8217; di strada. Ho osservato, forse anche sovraccaricato di immagini la mente, ma volevo capire. Nella convinzione che la saggezza derivasse da qualcosa al di fuori di me, ho spesso elemosinato questo &#8216;dono prezioso&#8217;, ma in realtà non ho fatto altro che verificare quanto avevo già intuito nelle lunghe ore trascorse ad attraversare e riattraversare il fiume Rescio, nella pianura antistante al mio paese, e cioè che per girare il mondo si può partire e girovagare, ma anche sedersi e aspettare. </p>
<p>Allora però ero insicuro e volevo rompere l&#8217;isolamento, trovare delle conferme, vincere la paura della solitudine: stupida presunzione, poiché solo nella solitudine si può vincere la paura. Ho imparato infatti che la libertà consiste nell&#8217;appoggiarsi solo a se stessi, nel non lasciarsi ingannare dagli altri, e che la via della liberazione prevede il superamento di tutti gli idoli e i ricordi, per spianarsi la strada verso il vuoto, nel vuoto.</p>
<p>Il bisogno di scrivere è una necessità vitale: serve a scaricare le visioni accumulate. Nostalgiche visioni di contadini lontani nel tempo e di bambini senza giocattoli e senza infanzia, di zingari senza identità. Visioni di ragazzi diretti chissà dove, verso Nord, già perduti nell&#8217;oceano delle nostre speranze; e sensazioni di tristezza lontano da casa, anche se là niente veramente mi appartiene. Paesi umidi nella nebbia e ragazze brune che rincasano e richiudono la porta, mentre piano svanisce nella strada il rumore dei tacchi sull&#8217;asfalto. Vagabondi al freddo in cerca di calore e gente umile che mi guarda con sospetto.</p>
<p>Il terremoto del 23 novembre 1980 è caduto soprannaturalmente a chiudere un ciclo, ma voglio sperare che, sbriciolando quel &#8216;muro&#8217;, abbia  aperto un&#8217;epoca di rinascita e di coscienza, anche se i frutti tardano a maturare.</p>
<p><A href="http://guide.dada.net/case_editrici/ombre_lucane/">Leggi i racconti</A></p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20071207000000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20071207000000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20071207000000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20071207000000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fcase_editrici%2Finterventi%2F2007%2F12%2F315847.shtml"/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>Premessa
Muro Lucano è il nome del paese dove sono nato, in Lucania appunto. Ma queste due  parole hanno acquistato per me, per molto tempo, il significato di ostacolo, o divario, che sempre ha bloccato[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Il bambino</title>
	<link>http://guide.supereva.it/case_editrici/interventi/2007/12/315848.shtml</link>
	<guid isPermaLink="true">http://guide.supereva.it/case_editrici/interventi/2007/12/315848.shtml</guid>
	<pubDate>Fri, 07 Dec 2007 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>guidaOut</dc:creator>
    <comments>http://guide.supereva.it/case_editrici/interventi/2007/12/315848.shtml#comments</comments>
    <category>ombre_lucane</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Ciò può apparire naturale, dal momento che per ognuno di noi è importante solo la propria vita, ma non del tutto, perché anche ciò che vi è stato prima dovrebbe appartenere a noi, come pure chi verrà dopo. Noi stessi, oggi così &#8220;moderni&#8221;, saremo solo dei ricordi sbiaditi nel giro di un paio di generazioni, buffe fotografie capaci di strappare commenti spiritosi ai nostri nipoti, che pure saranno nostre emanazioni, così come noi siamo scaturiti dai nostri avi, in uno strano gioco di scatole cinesi&#8230;</p>
<p>C&#8217;è un episodio che, se pur non legato direttamente alla mia vita, l&#8217;ha caratterizzata in maniera determinante: accadde durante il mese di maggio del 1908, in una bella giornata di sole, come ho saputo in seguito. Quel giorno da Raiconsine, zona collinare nei pressi di Muro Lucano, i contadini si affrettavano giù verso la via Appia, &#8220;la strada che portava fino a Roma&#8221;, perché si era sparsa la voce che la prima automobile sarebbe arrivata in paese passando di là.</p>
<p>L&#8217;agitazione aveva contagiato tutta la campagna e, sebbene molti ne avessero già sentito parlare, vedere con i propri occhi sarebbe stato un avvenimento eccezionale. Oggigiorno solo qua e là spiccano dei lembi di terra appena arata sulle creste montuose che circondano il paese, e i pastori non ci sono più, ma in quegli anni la campagna era viva. Le montagne erano infatti popolate di mandrie e guardiani e i contadini curavano tutto il terreno utile fino in alta collina, mentre canti e voci si levavano nell&#8217;aria da ogni podere.</p>
<p>Una notizia importante come quella veniva gridata da valle fino a monte in un baleno, e così accadde quel giorno. Anche i miei bisnonni, Marco e Donatella, accorsero, lasciando il figlioletto di quattro mesi, il mio futuro nonno, in consegna alla sorella maggiore, che a malincuore si arrese agli ordini dei genitori. La sorellina, che aveva allora otto anni, aveva badato spesso al piccolo e tutto andava bene finché questi non cominciava a strepitare, perché allora la disperazione l&#8217;assaliva e non sapeva cosa fare per farlo smettere. </p>
<p>Quel giorno cercava di reggere delicatamente il fratellino in braccio per prolungare la sonnolenza in cui era caduto. Era abbastanza pesante, nonostante fosse un neonato, perché allora si fasciavano i bambini con lunghe strisce di panno che venivano avvolte intorno al corpo per tenere le ossa dritte, o almeno così si credeva. Quasi sempre anche le mani venivano inglobate nell&#8217;avvolgimento e una spessa coperta completava l&#8217;abbigliamento, causando di certo una gran sofferenza a quei bambini, che non potevano muoversi per intere giornate.</p>
<p>Dopo un periodo di silenzio, però, il piccolo cominciò a piangere. La sorellina lo cullò a lungo fra le braccia e infine, non ottenendo alcun risultato, commise una di quelle leggerezze di cui talvolta si rendono colpevoli i fratelli maggiori. Per acquietarlo, infatti, si avvicinò alla finestra aperta: chissà che, vedendo le piante e i fiori nel giardino, non smettesse di piangere. Ma, appoggiandosi al davanzale, nel tentativo di sistemarsi meglio e alleviare in parte il peso, ebbe un attimo di estrema disattenzione, per cui il bambino le scivolò di mano e cadde giù sul terreno battuto del cortile, compiendo un volo di oltre tre metri.</p>
<p>La ragazza si precipitò fuori in preda al panico, ritenendo di aver causato la morte del fratello e pensando anche, in quegli attimi di grande disperazione, che avrebbe fatto meglio a uccidersi per non incorrere nell&#8217;ira del padre. Raccolse tremante il bambino, che era rotolato sul fianco dopo essere caduto, a quanto sembrava, in piedi, e constatò che né il viso né la testa presentavano ferite. Svolse allora le fasce, aspettandosi di veder fuoriuscire del sangue da un momento all&#8217;altro, ma anche il resto del corpo era integro e lei lo ripulì dalla polvere e lo riportò di sopra, sistemandolo nella culla.</p>
<p>Qui gli stette vicino, pregando affannosamente per tutto il tempo, e controllandone il respiro. Al suo ritorno, la madre si accorse che qualcosa non andava e interrogò la ragazza, che però mentì. &#8220;Dimmi la verità!&#8221; insisté la madre. &#8220;Non è successo niente!&#8221; replicò lei e mentalmente ringraziava le fasce che avevano attutito la caduta, impedendo al corpo di subire l&#8217;urto, come delle molle. Quella giornata finalmente ebbe termine e il mattino seguente il bambino aprì gli occhi, riprendendosi. Per circa due settimane, però, mangiò pochissimo e non profuse neanche un gemito, mentre la sorellina si andava convincendo che tutto si sarebbe risolto bene. E così avvenne. La verità su quanto era accaduto quel giorno  si seppe dopo trent&#8217;anni: la ragazza infatti osò rivelare il segreto che aveva custodito per tanto tempo solo dopo la morte del padre. </p>
<p>Mille volte ho ripensato anch&#8217;io a quella caduta dalla finestra e a quelle fasce, al bambino e all&#8217;automobile. Tante volte mi sono stupito di come il destino abbia combinato le cose e mi sono chiesto se qualcuno chissà dove abbia raddrizzato l&#8217;inclinazione di quel volo. Razionalmente, forse, non ha senso immaginare le cose che avrebbero potuto essere e non sono state, le occasioni perdute e ciò che non è mai accaduto, ma come abituarsi all&#8217;idea di essere semplicemente figli della coincidenza?</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20071207000000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20071207000000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20071207000000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20071207000000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fcase_editrici%2Finterventi%2F2007%2F12%2F315848.shtml"/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>Ciò può apparire naturale, dal momento che per ognuno di noi è importante solo la propria vita, ma non del tutto, perché anche ciò che vi è stato prima dovrebbe appartenere a noi, come pure chi[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>La festa</title>
	<link>http://guide.supereva.it/case_editrici/interventi/2007/12/315850.shtml</link>
	<guid isPermaLink="true">http://guide.supereva.it/case_editrici/interventi/2007/12/315850.shtml</guid>
	<pubDate>Fri, 07 Dec 2007 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>guidaOut</dc:creator>
    <comments>http://guide.supereva.it/case_editrici/interventi/2007/12/315850.shtml#comments</comments>
    <category>ombre_lucane</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Mi rivedo percorrere l&#8217;antica strada consolare romana. I paracarri sui bordi sembrano pietre miliari e il tempo comincia a scorrere alla rovescia, ma illogicamente, a mano a mano che mi inoltro nella pianura che si apre davanti ame e che fu la culla del mio paese. </p>
<p>I casolari, i monti in lontananza, le pietre stesse sono testimonianze del mio passato. Ecco la casina rossa, dove abitava il cantoniere con sua figlia Bettina, e il vecchio cascinale ormai sepolto dal verde, dove i fratelli Antonio e Francesco annegarono cadendo nel tino col mosto. Quanti morti nella mia vita: la bella Virginia di dodici anni e Vincenzo, che una volta aveva sognato le travi di legno del suo soffitto frantumarsi e fuoriuscire. </p>
<p>Mi stupisco della velocità con cui si ricreano queste storie nel mio cervello. I ricordi diventano una presenza, come nei sogni, quando la logica onirica porta la mente a creare dal nulla lo spazio e il tempo che le servono e in un attimo avvolge centinaia di cose.</p>
<p>3- Per chi viveva in campagna i divertimenti non erano tanti. L&#8217;inverno era lungo e, seduti intorno al camino, non c&#8217;era molto da scegliere: o ascoltare le vecchie storie oppure leggere e rileggere i soliti pochi libri. Bisognava spettare l&#8217;estate per poter finalmente correre a piedi scalzi nei prati, arrampicarsi sugli alberi carichi di frutta o andare al fiume, a pescare col setaccio. Quando poi era festa in paese, allora l&#8217;attesa diventava vera insofferenza e per tutti i giorni precedenti si lavorava di gran lena, per evitare che degli imprevisti potessero rovinare all&#8217;ultimo momento l&#8217;atteso, sperato divertimento.</p>
<p>Il giorno della festa di S. Marco fu tutto un andirivieni fra casa e campi, ma la sera saremmo andati in paese e questo ci avrebbe ricompensato della gran fatica. Cento volte mi ero figurato tutto quanto: la gente, le bancarelle illuminate, la giostra e ogni sorta di dolciumi. Non vedevo l&#8217;ora di tuffarmici, per rilassarmi e scrollarmi di dosso per qualche ora il peso di una esistenza sempre governata da una estrema sensibilità e responsabilità, intrisa di dovere e ribellione, speranza e delusione.</p>
<p>Inoltre, sebbene la folla mi facesse un po&#8217; paura, ne ero attratto allo stesso tempo, perché, nel fare le stesse cose che facevano gli altri avevo l&#8217;impressione di non rimanere indietro, di poter accumulare esperienze da raccontare, come facevano i compagni più grandi. Infatti a scuola, durante l&#8217;intervallo, quando aspettavamo di prendere la dose quotidiana di quell&#8217;orribile &#8216;olio di fegato di merluzzo&#8217;, non potevo certo parlare della vita nei campi. Avevo bisogno di altre cose per comunicare.</p>
<p>Nel pomeriggio ci avviammo, mia madre e io, verso il paese. Con passo veloce, perché  dovevamo raggiungere e oltrepassare il fiume prima della &#8216;piena&#8217;. Ogni giorno infatti, la diga che a monte creava un bacino artificiale per l&#8217;alimentazione della centrale idroelettrica, si apriva per la fuoriuscita dell&#8217;acqua in eccedenza e nella pianura arrivava allora un&#8217;ondata fangosa e rapida, impedendone l&#8217;attraversamento. Non c&#8217;erano ponti; solo una passerella di legno sospesa, molto più a valle.</p>
<p>Giungemmo al fiume, ma mentre ci apprestavamo a superarlo, con l&#8217;aiuto di grosse pietre sporgenti sistemate alla meglio dai contadini, sentimmo  il fragore della marea che sopraggiungeva: troppo tardi ! Essendo ormai rischioso tentare di passare dall&#8217;altra parte, ci affrettammo a risalire sull&#8217;argine, al sicuro; ma la festa era sfumata.</p>
<p>Mentre ritornavamo sui nostri passi, la vista del fagottino che avevo fra le mani mi divenne improvvisamente insopportabile: erano le uova che avrei dovuto barattare con le caramelle. Con la rabbia che avevo dentro le avrei scagliate lontano verso il cielo, e invece&#8230; responsabilmente le portai di nuovo a casa.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20071207000000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20071207000000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20071207000000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20071207000000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fcase_editrici%2Finterventi%2F2007%2F12%2F315850.shtml"/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>Mi rivedo percorrere l&amp;#8217;antica strada consolare romana. I paracarri sui bordi sembrano pietre miliari e il tempo comincia a scorrere alla rovescia, ma illogicamente, a mano a mano che mi inoltro[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>La scuola</title>
	<link>http://guide.supereva.it/case_editrici/interventi/2007/12/315851.shtml</link>
	<guid isPermaLink="true">http://guide.supereva.it/case_editrici/interventi/2007/12/315851.shtml</guid>
	<pubDate>Fri, 07 Dec 2007 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>guidaOut</dc:creator>
    <comments>http://guide.supereva.it/case_editrici/interventi/2007/12/315851.shtml#comments</comments>
    <category>ombre_lucane</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Di tanto in tanto abbassavano la voce, nei punti cruciali della narrazione, per non impressionare noi bambini, credo, ma era peggio, perché io riempivo quegli spazi e quelle frasi non dette con elementi fantastici e orribili. Spesso mi perdevo in quelle fantasticherie e, preso dalla paura, mi ritrovavo a guardarmi intorno per vedere se le cose e le persone che conoscevo erano le stesse o se, per sortilegio, mi fossi trovato immerso in una situazione sgradita e irriconoscibile&#8230;</p>
<p>Parlavano di un albero, grande, secolare, e di gente che ci si impiccava. &#8216;Andare alla quercia&#8217; era come dire &#8216;mi tolgo la vita&#8217;. E quella maniera contadina, di utilizzare un attrezzo di tutti i giorni, la corda, e un albero, la natura stessa amata e odiata, doveva esercitare un richiamo strano e prepotente, oscuro, visto che molti se n&#8217;erano andati così, in silenzio. Volevano tagliarlo, ma volevano anche rispettare le credenze secondo cui le anime dei morti gravitavano nelle vicinanze e nessuno se la sentiva di mostrarsi irriverente o di attirarsi le maledizioni di quegli spiriti in pena. </p>
<p>Passò lentamente l&#8217;inverno e della quercia non si parlò più, La primavera portò altri problemi ma poi finì in un turbinio di lucciole e la vita sembrò rivelare aspetti più lieti, sconfiggendo molte paure. Dopo un periodo di assenza ripresi anche ad andare a scuola: i sentieri, che durante le piogge erano più simili a torrenti impetuosi, erano di nuovo praticabili e la mattina mi alzavo e m&#8217;incamminavo a piedi verso il paese. Era un lungo tragitto e non sempre ero in orario: spesso ero ancora lontano e già sentivo la sirena che squarciava l&#8217;aria, annunciando l&#8217;ora d&#8217;ingresso a scuola.</p>
<p>Pensavo al maestro, alla bacchetta di legno, ai compagni, e poi correvo all&#8217;impazzata figurandomi il bidello, che aveva il compito di picchiare i ritardatari, nell&#8217;atto di fregarsi le mani davanti al portone. Ma ora avevo più coraggio, era passato un altro anno e io ero cresciuto e se mi capitava di essere in ritardo inventavo delle scuse, riuscivo a difendermi. </p>
<p>Un giorno però, volendo guadagnare tempo per arrivare in orario, mi inoltrai per un sentiero che sapevo essere una scorciatoia. Camminando, facevo attenzione a dove mettere i piedi perché non volevo infangarmi molto le scarpe e di tanto in tanto alzavo gli occhi per controllare la distanza che mi separava dalle prime case del paese. Cercavo, nello stesso tempo, di cogliere l&#8217;eco di voci dai viottoli lontani. A volte mi ricongiungevo con dei compagni e allora tutto diventava più facile: la stanchezza del cammino svaniva e quasi diventava un gioco mostrare chi fosse più resistente e veloce, saltando leggeri da una pietra all&#8217;altra.</p>
<p>Improvvisamente, alzando gli occhi dal sentiero per l&#8217;ennesima volta, vidi una strana cosa penzolare da un ramo di un albero: sembrava un cencio. Aguzzai subito la vista, col cuore già in tumulto, mentre i ricordi delle cose sentite si affollavano nella mia mente. C&#8217;era un uomo che pendeva grottescamente da una corda tesa, con il collo lungo e la testa reclinata da un lato, inerte.</p>
<p>Mentre quella visione m&#8217;investiva violentemente, la paura mi ripiombò addosso come una cappa e si impossessò di me. Mi misi allora a correre furiosamente, rifacendo la strada verso casa, e senza mai voltarmi indietro&#8230; per non vedere le orde di fantasmi che m&#8217;inseguivano.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20071207000000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20071207000000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20071207000000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20071207000000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fcase_editrici%2Finterventi%2F2007%2F12%2F315851.shtml"/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>Di tanto in tanto abbassavano la voce, nei punti cruciali della narrazione, per non impressionare noi bambini, credo, ma era peggio, perché io riempivo quegli spazi e quelle frasi non dette con elementi[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Il disco volante</title>
	<link>http://guide.supereva.it/case_editrici/interventi/2007/12/315852.shtml</link>
	<guid isPermaLink="true">http://guide.supereva.it/case_editrici/interventi/2007/12/315852.shtml</guid>
	<pubDate>Fri, 07 Dec 2007 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>guidaOut</dc:creator>
    <comments>http://guide.supereva.it/case_editrici/interventi/2007/12/315852.shtml#comments</comments>
    <category>ombre_lucane</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Tutto era così pulito ! Gli alberi accumulavano sui rami delle grosse quantità di neve e si inarcavano sotto il peso, mentre dalle grondaie pendevano enormi pugnali di ghiaccio. Mio padre la sera diceva di aver visto le orme dei lupi che si erano aggirati intorno a casa, perché in montagna non trovavano più nulla da mangiare, ed io ero costretto a rimanere al chiuso per tutto il tempo.</p>
<p>Arrivò il Natale: mio padre aveva più tempo libero e mi disse come fare per catturare i passeri. Avrebbe sistemato un tavolo rovesciato nell&#8217;aia, dopo aver spalato via la neve, e sotto il tavolo, rialzato e tenuto su da un piolo, avrebbe disposto delle briciole di pane. Collegato al piolo un lungo filo, che io dovevo tendere e al momento opportuno, quando sotto il pesante legno ci fossero molti uccellini, tirare.</p>
<p>Fu una strage, perché i passerotti erano affamati e si tuffavano continuamente sotto il tavolo, incontro alla morte. Io ero spaventato ma allo stesso tempo affascinato da quanto facevo: mi dispiaceva, eppure continuavo a tirare la corda, cercando di cogliere il momento favorevole. La sera mangiai quelle zampette e qui petti magri&#8230;</p>
<p>Un altro giorno mio padre portò in casa un alberello di abete e, quantunque non avessimo molto da metterci su, cominciammo ad abbellirlo, riuscendo a ricreare l&#8217;atmosfera della festa. C&#8217;era l&#8217;abete, il vischio, l&#8217;agrifoglio, e la sera, alla luce delle candele, brillavano persino i mandarini, appesi all&#8217;albero al posto delle palline colorate.</p>
<p>Mia madre addolcì dei sorbetti di neve con della crema di vino e tutto sembrava allora più bello; e lo diventò per davvero quando mi dissero che avrei avuto il regalo che attendevo da tempo. A rompere la solitudine di quelle sere buie e fredde, e a dividere con me la bellezza di quelle bianche distese di neve, mi sarebbe finalmente giunto un fratello.</p>
<p>6- Era ancora il tempo in cui non c&#8217;erano trattori né  altre macchine agricole e nei campi il lavoro veniva sbrigato tutto a mano dai contadini; ma era pure il tempo in cui si lavorava tutti insieme in allegria, di solito sotto la guida del patriarca. Una delle donne rimaneva in casa a preparare il pranzo; i bambini erano addetti al trasporto dell&#8217;acqua e facevano la spola dalla sorgente fino ai campi, mentre le ragazze badavano ai fratelli più piccoli. Gli altri tutti a mietere o a dissodare il terreno.  A mezzogiorno ci si raggruppava sotto la frescura di un grosso albero e mangiare diventava un picnic sull&#8217;erba, d&#8217;estate. </p>
<p>L&#8217;unico rimpianto era che i bambini non venivano considerati se non in rapporto al lavoro che potevano svolgere, mai per la sensibilità o la problematica che potessero avere. Durante la giornata, infatti, si raccontavano tante storie, ma era inutile chiedere spiegazioni, perché le cose rimanevano inevitabilmente nel vago: solo in seguito ho capito che neanche gli adulti conoscevano bene ciò di cui parlavano e che arriva il momento avvilente in cui si scopre che non hanno più molto da dire&#8230;</p>
<p>Poco lontano da casa c&#8217;era una vasta zona pianeggiante, attraversata da un torrente. Le sue rive spesso si allagavano durante le piene invernali e mio padre aveva costruito degli argini; dietro quegli argini aveva seminato il grano e quando giunse l&#8217;estate stavamo mietendo. Eravamo in molti: contadini cotti dl sole e donne dalle guance colorate, con spessi fazzolettoni sulla testa, tutti curvati, intenti a falciare e innalzare covoni.</p>
<p>Di tanto in tanto qualcuno interrompeva il lavoro per asciugarsi il sudore o per bere con abilità dall&#8217;orcio, senza cioè che fosse accostato alle labbra. Capitò così che d&#8217;improvviso si sentì gridare: &#8220;Guardate là, nel cielo !&#8221;. Guardai anch&#8217;io: sembravano specchi che cadevano, diventando a mano a mano più scuri, e voleggiavano nell&#8217;aria cambiando velocità e direzione. Nessuno seppe dire cosa fossero. Una di quelle &#8216;cose&#8217; cadde al di là degli alberi, oltre il fiume, e tutti si precipitarono a vedere. Prima però, pur nello scompiglio, ci furono ordini alle donne di badare ai bambini.</p>
<p>Anch&#8217;io dovetti rimanere dove mi trovavo e così, guardando incerto verso il cielo, attesi il racconto degli altri. Mentre aspettavo di saperne di più, mille domande mi si affollavano in testa. Erano i pezzi di qualche aereo ? E in tal caso non avevamo sentito alcun rumore. Erano bombe, come qualcuno, memore della guerra, aveva detto ? E da dove provenivano, e perché non erano esplose ? Tutte le supposizioni si rivelarono inadeguate.</p>
<p>Finalmente gli uomini tornarono: avevano trovato l&#8217;oggetto nell&#8217;erba e, dopo essere rimasti a guardarlo per un po&#8217;, per paura che potesse esplodere o altro, si erano avvicinati e l&#8217;avevano esaminato con cautela. </p>
<p>&#8220;Che cos&#8217;è?&#8221; chiesi.</p>
<p>&#8220;Mah, non si capisce&#8221; rispose mio padre.</p>
<p>&#8220;Ma com&#8217;è fatto?&#8221;</p>
<p>&#8220;Sembra una lastra di ferro&#8221; disse uno.</p>
<p>&#8220;A me pareva di ottone, o di rame&#8221; disse un altro.</p>
<p>&#8220;Comunque non si capisce che cos&#8217;è; ha una forma strana, irregolare&#8221; riprese mio padre.</p>
<p>&#8220;E&#8217; grande?&#8221; domandai.</p>
<p>&#8220;E&#8217; lunga circa cinque metri, larga intorno ai tre; molto leggera&#8221;.</p>
<p>Purtroppo finì lì e tutti i commenti e i tentativi di spiegare lo strano fenomeno non furono molto soddisfacenti. Come desiderai ardentemente saperne di più! Avrei voluto che il mondo si fermasse, in attesa di capire ciò che ci veniva nascosto. Com&#8217;era possibile ritornare a lavorare sotto il peso di tanta incompiutezza !</p>
<p>Nei giorni seguenti andai io pure, di nascosto, per vedere, ma non c&#8217;era più niente. Un contadino disse che un tale aveva caricato la lastra su di un carro e se l&#8217;era portata via. Per parecchio tempo continuai a chiedere notizie  sulla caduta di quegli oggetti, ma la mia curiosità sembrava fuori luogo, dal momento che nessuno dava più peso all&#8217;accaduto. </p>
<p>Passarono degli anni e solo di rado ormai mi tornava alla mente quell&#8217;episodio, perché mi ero a poco a poco convinto che, per quanto avessi cercato di capire gli avvenimenti intorno a me, sarebbe rimasta sempre una parte di verità nascosta. Le speculazioni sulla vita si erano in parte affievolite e i tanti interrogativi di un tempo avevano lasciato il posto a più pressanti problemi, ma un giorno che mi trovavo in paese mi capitò di riascoltare quella storia.</p>
<p>A parlarne era un mio conoscente che stava rievocando i tempi andati e fu come un lampo che innescò tutte le domande sopite dentro di me: era il ritorno nella mente di quell&#8217;attimo indelebile, quella stessa emozione, vissuta e raccontata questa volta da un altro.</p>
<p>&#8220;Voglio sapere tutto&#8221; gli dissi.</p>
<p>&#8220;Più che parlare, ti mostro qualcosa&#8221; rispose.</p>
<p>Mentre lo seguivo verso la parte vecchia del paese, a casa di una persona che non conoscevo, rividi vividamente, come in un sogno ad occhi aperti, quegli oggetti che ondeggiavano nel cielo; quell&#8217;anello fra me e il mistero del mondo. Giungemmo nel rione Pianello e qui, nell&#8217;abitazione cadente di un vecchio, vidi, in bella mostra appese alla parete, una diecina di pentole lucide: erano state ricavate da una lastra caduta dal cielo e si erano rivelate di grande utilità! Ecco cosa siamo, pensai deluso: piccoli artigiani del mistero.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20071207000000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20071207000000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20071207000000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20071207000000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fcase_editrici%2Finterventi%2F2007%2F12%2F315852.shtml"/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>Tutto era così pulito ! Gli alberi accumulavano sui rami delle grosse quantità di neve e si inarcavano sotto il peso, mentre dalle grondaie pendevano enormi pugnali di ghiaccio. Mio padre la sera[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Nonna Caterina</title>
	<link>http://guide.supereva.it/case_editrici/interventi/2007/12/315853.shtml</link>
	<guid isPermaLink="true">http://guide.supereva.it/case_editrici/interventi/2007/12/315853.shtml</guid>
	<pubDate>Fri, 07 Dec 2007 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>guidaOut</dc:creator>
    <comments>http://guide.supereva.it/case_editrici/interventi/2007/12/315853.shtml#comments</comments>
    <category>ombre_lucane</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Intorno a me vedevo invece solo degli esseri troppo umani, vittime sempre di qualche passione che li rendeva, benché meritevoli e attendibili per alcune cose, come fuochi di paglia per altre. Uno spiraglio lo intuivo in quei vecchi contadini con la pipa di creta in bocca, sull&#8217;uscio di casa, col cappello verso il sole. Essi mi sembravano il riflesso della tranquillità e della sapienza, ma allora era troppo presto perché potessi capire esattamente la grandiosità di quell&#8217;assenza di vitalità e apprezzarla.</p>
<p>Solo più tardi ho ripensato con intenzione ai gesti lenti, alle risposte caute, alle emozioni contenute: i vecchi contadini reagivano con poche parole alle tante domande; si soffermavano a lungo sulle piccole cose e non degnavano di considerazione le notizie sensazionali. Padroni del microcosmo, erano tolleranti e rinviavano le attese; l&#8217;attività frenetica li faceva sorridere. I loro discorsi si incrinavano appena di commozione parlando d&#8217;innesti fatti a primavera, di piante d&#8217;ulivo, del grano. La loro visione era più chiara: la pioggia; il sole.</p>
<p>A volte mi sembrava addirittura che alcuni pregustassero già la fine; che trovassero conforto in quella verità e che non cercassero più. Qualcuno di loro doveva aver già avuto la propria illuminazione.</p>
<p>8- Nonna Caterina dovette lottare e lavorare molto, mentre gli uomini della famiglia erano in guerra. Nata a Castelgrande, era convinta di discendere da Sciarra Colonna e di avere anche sangue spagnolo nelle vene, ma sapeva come badare alla masseria e ai campi, alla vigna e ai cavalli. E teneva sempre in ordine il suo giardino.</p>
<p>Un giorno scavò una profonda buca nel terreno e vi nascose le patate, l&#8217;olio e il vino, per evitare di perdere tutto al passaggio dei soldati tedeschi che si ritiravano, e ogni sera buttava acqua sulle fiamme nel camino e chiudeva le imposte alle finestre perché un aereo aveva lasciato cadere due bombe sulla casa, una notte in cui erano vivi i bagliori del fuoco. Per fortuna avevano mancato il bersaglio, ma quelle fosse provocate dalle esplosioni ci sono ancora, sempre piene d&#8217;acqua, Là si affrettavano i cavalli di ritorno dal pascolo.</p>
<p>In quel periodo buio, chi avrebbe guardato il suo giardino? Eppure lei potava e dissodava ogni giorno, allevando un solo esemplare per pianta, cosicché anche la rosa sembrava un albero. Diceva che le piante vegetano insieme e si infoltiscono per superare il gelo dell&#8217;inverno, come gli uomini formano i paesi per vincere la paura. Ma la pianta sola, come l&#8217;uomo solo, se non è vittima del gelo, o della paura, cresce fino alle dimensioni di un gigante.</p>
<p>Raccontava di come sua madre ancora ragazza, aprendo la porta di casa una mattina, avesse trovato sull&#8217;uscio un enorme ceppo di legno e di come, in seguito a questo, fosse stata condotta dal padre nella piazza del paese sul dorso di un cavallo, per conoscere chi le avesse fatto quella proposta di matrimonio. Infatti il ceppo rappresentava il focolare che si voleva costruire e il padre andava a chiedere che il pretendente di sua figlia si presentasse davanti a tutti.</p>
<p>Poi la nonna si ammalò e cominciò ad avere degli incubi tremendi. Diceva che c&#8217;era un cane che la perseguitava, che l&#8217;aspettava di notte, appena usciva di casa. Una volta l&#8217;aveva anche visto sul pozzo, con gli occhi di brace, e un&#8217;altra volta ancora sul salice: secondo lei era il demonio. Non uscì più di casa e si stava lentamente riprendendo finché una notte, mentre dormiva, avvertì sul petto un peso enorme che la schiacciava e, contemporaneamente, sentì un ansimare affannoso.</p>
<p>Non ebbe il coraggio di aprire gli occhi, ma sapeva che si trattava di quel cane. Fu solo dopo che ebbe sentito il rumore di un tonfo sul pavimento e il petto di nuovo leggero che si mise a gridare, a lungo. Ricordo una delle ultime volte che l&#8217;ho vista: era nel bosco e con una scopa di saggina spazzava le foglie secche dal sentiero. Ma quel bosco non è mai riuscita a vederlo in ordine.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20071207000000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20071207000000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20071207000000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20071207000000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fcase_editrici%2Finterventi%2F2007%2F12%2F315853.shtml"/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>Intorno a me vedevo invece solo degli esseri troppo umani, vittime sempre di qualche passione che li rendeva, benché meritevoli e attendibili per alcune cose, come fuochi di paglia per altre. Uno[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Fatti conoscere!</title>
	<link>http://guide.supereva.it/case_editrici/interventi/2007/10/309415.shtml</link>
	<guid isPermaLink="true">http://guide.supereva.it/case_editrici/interventi/2007/10/309415.shtml</guid>
	<pubDate>Sat, 06 Oct 2007 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>guidaOut</dc:creator>
    <comments>http://guide.supereva.it/case_editrici/interventi/2007/10/309415.shtml#comments</comments>
    <category>articoli</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Se sei uno scrittore il tuo problema è farti conoscere. Internet è il modo migliore per farlo. Scrivendo articoli e rubriche su internet gli utenti imparano ad apprezzare lo stile e entrano in contatto con voi, il vostro modo di essere insomma vi conoscono. Qualche anno fa, quando ancora non spopolava in tutte le librerie di Italia e non, Danila Comastri Montanari scriveva per il mio erostrat.org, le ho portato fortuna! </p>
<p>Allora vengo al punto. Squiz.tk  <A href="http://www.squiz.tk">www.squiz.tk</A> è una community in cui si risponde e si inseriscono quiz relativi ad ogni tipo di argomento. Questo sito ha iniziato una collaborazione con la nostra guida e offre la possibilità di inserire un proprio spazio personale con descrizione personale, bio-bibliografia di scrittori emergenti da noi valutati validi. Allora visitate il sito e proponete la vostra candidatura alla guida di case editriic  <A href="mailto:guidaout@supereva.it">guidaout@supereva.it</A></p>
<p>In bocca al lupo!</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20071006000000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20071006000000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20071006000000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20071006000000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fcase_editrici%2Finterventi%2F2007%2F10%2F309415.shtml"/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>Se sei uno scrittore il tuo problema è farti conoscere. Internet è il modo migliore per farlo. Scrivendo articoli e rubriche su internet gli utenti imparano ad apprezzare lo stile e entrano in contatto[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Quanto ne sai di...?</title>
	<link>http://guide.supereva.it/case_editrici/interventi/2007/10/308779.shtml</link>
	<guid isPermaLink="true">http://guide.supereva.it/case_editrici/interventi/2007/10/308779.shtml</guid>
	<pubDate>Mon, 01 Oct 2007 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>guidaOut</dc:creator>
    <comments>http://guide.supereva.it/case_editrici/interventi/2007/10/308779.shtml#comments</comments>
    <category>articoli</category><category>quiz giochi indovinelli community anima gemella ragazze incontri</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Squiz.tk è un gioco quiz on line in cui oltre a rispondere alle domande puoi inserire le tue domande e guadagnare punti ogni volta che un utente risponde alle domande che hai inserito. Ci sono oltre 2000 domande ordinate per argomento. Puoi interagire con gli iscritti e costruire il tuo Squiz.</p>
<p>Noi lo abbiamo provato e ora non riusciamo a smettere! www.squiz.tk</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20071001000000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20071001000000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20071001000000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20071001000000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fcase_editrici%2Finterventi%2F2007%2F10%2F308779.shtml"/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>Squiz.tk è un gioco quiz on line in cui oltre a rispondere alle domande puoi inserire le tue domande e guadagnare punti ogni volta che un utente risponde alle domande che hai inserito. Ci sono oltre[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Zippiamo lo Zen</title>
	<link>http://guide.supereva.it/case_editrici/interventi/2007/09/307321.shtml</link>
	<guid isPermaLink="true">http://guide.supereva.it/case_editrici/interventi/2007/09/307321.shtml</guid>
	<pubDate>Sat, 15 Sep 2007 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>guidaOut</dc:creator>
    <comments>http://guide.supereva.it/case_editrici/interventi/2007/09/307321.shtml#comments</comments>
    <category>articoli</category><category>zen cultura occidentale</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Zen.zip vuole unire la profondità dello zen alla &#8220;velocità&#8221; della vita occidentale. Ne vien fuori una lettura molto piacevole, ricca di spunti di riflessione, che non annoia mai il lettore.  </p>
<p>Questo libro si propone di far emergere quanto di zen c’è nella letteratura occidentale di ogni tempo, anche se molti dei filosofi, degli scrittori e dei poeti che ne hanno scritto non sapevano e non sanno di avere a che fare con un concetto di vita ampiamente radicato nella mentalità orientale, ancor prima dell’era cristiana. Nel testo, sono stati considerati alcuni aspetti della conoscenza umana (che fungono quasi da capitoli) e per ognuno di questi, dopo un breve preambolo di spiegazione, sono state raccolte alcune citazioni che sviluppano il tema, tratte dagli insegnamenti dei maestri di zen e dalla letteratura occidentale di tutti i tempi. In ogni capitolo, le citazioni si susseguono in modo volutamente casuale, proprio per accentuare la principale finalità e originalità di questo libro: dimostrare che lo zen, come conoscenza universale, è stato sempre presente nella nostra cultura. </p>
<p>&#8220;Con molta ironia Cerone lega questa parola piena di sacralità a un&#8217;altra parola, certamente molto meno sacra e quintessenza di occidentale modernità:zip [&#8230;] E Cerone in effetti, oltre l&#8217;ironia, riesce a zippare molte sue riflessioni sulla saggezza zen e, ciò che è interessante e stimolante, molte testimonianze di spunti omogenei alla cultura zen rintracciabili nella tradizione letteraria dell&#8217;Occidente, dalla Grecia antica ai nostri tempi.[&#8230;] Certamente quest&#8217;opera piena di saggezza condita d&#8217;ironia allargherà ancora di più la cerchia di coloro che stimano e apprezzano Giuseppe Cerone&#8221;<br />
<STRONG>Tullio De Mauro</STRONG> Roma Settembre 2005</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20070915000000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20070915000000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20070915000000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20070915000000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fcase_editrici%2Finterventi%2F2007%2F09%2F307321.shtml"/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>Zen.zip vuole unire la profondità dello zen alla &amp;#8220;velocità&amp;#8221; della vita occidentale. Ne vien fuori una lettura molto piacevole, ricca di spunti di riflessione, che non annoia mai il[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>prova</title>
	<link>http://guide.supereva.it/case_editrici/interventi/2006/04/253793.shtml</link>
	<guid isPermaLink="true">http://guide.supereva.it/case_editrici/interventi/2006/04/253793.shtml</guid>
	<pubDate>Sun, 30 Apr 2006 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>guidaOut</dc:creator>
    <comments>http://guide.supereva.it/case_editrici/interventi/2006/04/253793.shtml#comments</comments>
    <category>articoli</category>
    <content:encoded><![CDATA[<br />
 
    <p><map name="google_ad_map_20060430000000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20060430000000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20060430000000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20060430000000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fcase_editrici%2Finterventi%2F2006%2F04%2F253793.shtml"/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description></description>
	
	</item>
    

</channel>
</rss>
