
Un libro può essere dedicato a tante persone. Ai propri cari, a volte. Ma non solo. A chi condivide, ad esempio, pur non conoscendosi, novanta minuti di passione, nello stesso giorno, anzi, proprio nello stesso momento. Amando una squadra non come si ama una madre, ma quasi. Tradendo la propria moglie, gli affetti più cari, magari pure gli amici, anche solo per poter dire “io c’ero”. Lo si può dedicare a campioni conclamati, ma anche solo ad atleti che hanno fatto la storia della tua squadra senza neanche averti fatto rendere conto che sono “passati”. Gente come Piacentini, Bonacina, Garzya, Annoni. E pure Nakata, che le legnate contro i bianconeri ce le ricordiamo come se le avesse scagliate un attimo fa.
Lo si può dedicare a chi non cambierebbe il cinque a uno ottenuto contro la Lazio neanche per una notte di sesso sfrenato con miss Universo, a chi non potrà mai dimenticare il gol segnato dall’aeroplanino, quello del 2 a 2 contro l’odiata Juve, a chi ancora non riesce a togliersi dalla testa la finale persa col Liverpool, a Carletto Mazzone, che allena le altre e tifa Roma, a chi ha pianto di gioia il 17 giugno del 2001 e a chi ha pianto di rabbia e dolore il 14 maggio del 2000.
Dediche speciali e quant’altro. Come non ricordare chi ha baciato la maglia, Cafù che palleggia sulla testa di Nedved, Panucci che saluta sempre i tifosi dopo la partita? E come dimenticarsi di chi partì per Como dopo aver perso quella maledetta gara con il Lecce? Roma, che se la rovesci leggi Amor, due colori, una fede, unica, inimitabile, inarrivabile. Cerezo che conquista l’Intercontinentale e che dedica la vittoria alla Curva Sud.
Un libro, sì, lo puoi dedicare a tanti, che pure se non lo vanno a comprare non ti importa, basta solo che tu riesca con quelle paginette a ricordare ciò che è stato, e magari immaginare pure quel che sarà. La dedica più importante, comunque, resta per chi è cresciuto sognando la Roma di oggi, e che se si ferma a pensare che ha realizzato un sogno, quasi gli prende un infarto. A chi accompagnava, ai tempi di Scaratti e Spadoni, il figlio o magari il nipote allo stadio, e ora non c’è più. E a Emiliano, che ha nove anni, ma ama la Roma già più di me.
L’autore: Massimiliano Morelli scrive praticamente ovunque gli capiti, parla ai microfoni e davanti alle telecamere senza timori reverenziali: giornalista professionista, collabora con la redazione di “Tutto calcio minuto per minuto” e conduce su un’emittente televisiva, da seicento puntate a questa parte, un telegiornale a tutto tondo sulla Roma e sul calcio in genere. Ama il calcio e ancora non riesce a convincersi del fatto che Gigi Riva, il suo idolo da bambino, non tornerà più a giocare

Marina Bisogno








