
Etimologicamente Ellin Selae è l’acronimo (cioè la parola che si ottienecon le iniziali) del verso:
Esiste La Luce In Noi, Siamo Esseri Legati All’Eterno.
Questa frase contorna il Logo della rivista, della casa editrice e dell’omonima associazione, ed ha una sua storia piuttosto particolare.
Ellin Selae nacque nella stessa caserma dove Pier Vittorio Tondelli fece il militare e ambientò il suo romanzo “Pao Pao”: la caserma dei granatieri di Orvieto.
Colà nel 1987 Franco Del Moro si trovava per trascorrere il suo anno di militare e ogni tanto, come altri, veniva relegato in uno stanzino di due metri per uno vicino alla porta carraia per prendere nota per un intero giorno e una intera notte delle targhe degli automezzi che entravano ed uscivano dalla caserma.Oltre ad annotare targhe scribacchiava anche qualcosa: racconti,riflessioni, pensieri…
Così un giorno ebbe l’idea di ammazzare il tempo in forma più creativa confezionando un giornalino che raccogliesse i lavori letterari suoi e dei suoi commilitoni (dato che il tic di scrivere era -ed è- molto diffuso fra
i giovani di leva).Di giorno ma anche di notte (durante le guardie, fra un turno e l’altro) con l’ausilio di una moderna (per allora) macchina da scrivere elettronica impaginò alla meno peggio l’antenato dell’attuale bimestrale di letteratura ‘Ellin Selae’.
Quando fu il momento di dargli un nome Franco Del Moro cominciò a ricopiare sul suo quaderno tutte le frasi, le poesie e le riflessioni (eccetto quelle tipicamente “da caserma”) che trovava graffite sulle garritte e sui muri e copiò così anche la fatidica frase “Esiste La Luce In Noi, Siamo Esseri Legati All’Eterno”, le cui iniziali si accorse che davano vita a due parole dal bel suono: “Ellin Seale”, appunto.Dato che oltre al bel suono avevano anche un senso decisamente profondo vennero infine prescelte per titolare questo giornalino ciclostilato che avrebbe dovuto essere un esperimento unico, un regalo per il congedo e un ricordo per chi c’era e aveva partecipato.
Ma l’esperimento aveva smosso delle energie nascoste e così l’idea non culminò in quell’insieme di fogli malfascicolati e pinzati al centro bensì proseguì anche dopo, nella vita civile, diventando una realtà culturale ed artistica che perdura ancora oggi…
Vogliamo proprio dare a questa storia una spruzzata di “leggenda?”…
Bene, c’è chi sostiene che quel verso da cui tutto cominciò venne graffito in quella caserma proprio da Tondelli, quando vi si trovava qualche anno prima.
Se fosse vero Tondelli andrebbe a tutti gli effetti considerato il collaboratore numero 1 nonché l’angelo ispiratore e tutelare di Ellin Selae…
E perché mai non dovrebbe essere proprio così?

Marina Bisogno








