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Chiara Del Soldato

Intervista all'autrice di "I colori dell'anima"

Com’è iniziata la sua esperienza di scrittrice?
Tutto iniziò con un mio alunno del liceo, che scriveva veramente bene e che mi rese partecipe del suo segreto, facendomi leggere delle sue cose. Lo incoraggiai a partecipare a concorsi letterari per giovani, che poi vinse. Grazie a lui, ebbi nostalgia della mia passione giovanile per la scrittura e così nel corso del 1998 nacque “Jader”; credevo di voler scrivere un racconto lungo, ma venne fuori un romanzo, che mi sembrò buono.
Per l’appunto, quando ebbi finito di riordinarlo sul computer, mi capitò tra le mani, a scuola, un bando di un premio letterario nazionale con sede a Napoli, il premio Città di Cimatile. Tanto per provare, lo spedii e fu così che vinsi il primo premio, consistente nella pubblicazione gratuita con distribuzione nazionale.
Inaspettatamente mi ritrovai catapultata in una realtà sconosciuta e difficile da gestire, che mi fece paura all’inizio; poi, invece, mi sono abituata alle presentazioni e conferenze. Quanto allo scrivere, non ho più smesso, anche perché gli spunti di riflessione o i tipi umani su cui scrivere, con la scuola, non mancano mai.
Si ispira dunque alla realtà che ha intorno?
Sì, né “Jader”, né “Magia di un’idea”, né “ I colori dell’anima” sono autobiografici. La realtà intorno a noi è talmente ricca, che c’è solo l’imbarazzo della scelta. Ovviamente nelle pagine scritte quella realtà risulta irriconoscibile, tanto viene trasfigurata.
Quanto l’ha aiutata in questa attività l’essere insegnante di italiano?
Molto, penso, in quanto già possedevo gli strumenti utili ad una buona composizione. Anche se, ovviamente, questo non basta. Ci sono molti bravissimi insegnanti, che non scriverebbero mai un libro, perché non sono interessati.
E allora cos’è scattato in lei?
Come le dicevo, all’inizio è stata curiosità, nostalgia, casualità; poi, visto l’esito positivo del primo tentativo, mi sono sentita incoraggiata a continuare. Anche perché, a quel punto, mi sono ritrovata nella testa tante cose da raccontare, che quasi si scrivevano da sole. I personaggi nascevano spontaneamente e per così dire vivevano di vita propria. Io dovevo solo concretizzarli nella pagina scritta.
Perché parla al passato? Non succede più?
Rispetto ai primi tempi, ho rallentato un po’, prima cosa perché lo scrivere era diventata un’occupazione tirannica e prioritaria e non posso permettermelo, visto che, oltre al lavoro, ho tre figli e un marito; in secondo luogo molte urgenze si sono placate: i problemi che mi stanno a cuore, quelli della difficoltà dei rapporti interpersonali, li ho già analizzati in varie forme e non vorrei ripetermi. Consideri che oltre ai due romanzi e alla raccolta di novelle pubblicati, ho altre cose nel cassetto, che hanno bisogno solo di una revisione finale.
Visto che insegna, quali consigli si sentirebbe di dare ad un giovane aspirante scrittore?
Non è facile dirlo e poi io per prima sono un’aspirante. Comunque , vediamo…beh, innanzitutto consiglierei di leggere molto, come ho fatto io.
Poi, nella fase della stesura, consiglierei di stare attento al lessico, perché risulti semplice, ma scelto con accuratezza: né banale, né esageratamente ricercato, insomma. Nei miei alunni, che mi chiedono di correggere le loro novelle, noto talvolta un virtuosismo lessicale, che dà fastidio. Dico loro che la lettura dev’essere chiara e piacevole, non un rebus.
Per finire, consiglierei di scrivere solo quando c’è l’urgenza di raccontare qualcosa che ci ha colpito. Solo così, forse, scriveremo una storia che tocchi l’animo del lettore.
Io, almeno, faccio così: Jader è un giovane intrappolato in una serie di aspettative che gli altri hanno su di lui ed i due gemelli di “Magia di un’idea” si nascondono dietro una maschera. Questo dell’incomunicabilità, per esempio, è un tema talmente attuale che ho sentito la necessità di analizzarlo. Fossi un giovane, scriverei forse una storia sulla paura che fa il futuro o sulla nostalgia del tempo dell’infanzia o, perché no, sulle maschere… anche i giovani le hanno, sa!
E dei colori dell’anima cosa può dirmi?
Sono racconti nati sotto l’urgenza di studiare un rapporto adulti-giovani, genitori-figli, che mi sta molto a cuore, come madre e insegnante. Ogni storia tocca un aspetto particolare delle problematiche giovanili e tutte insieme danno un quadro abbastanza esaustivo del pianeta giovani, che non è così scanzonato come tanti luoghi comuni ci fanno credere.
E’ diretto a loro dunque?
A loro e agli adulti, perché gli uni cerchino di capire un po’ meglio il punto di vista degli altri. Non ci sono regole, ovviamente: non ho la presunzione di darle; è solo uno spunto di riflessione per tutti.

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