
– Ogni nome porta in sé il suo destino” è un pamphlet godibile e ridanciano, irridente e beffardo, ma capace nel contempo di aprire spiragli inattesi ed inquietanti sulla vera essenza dell’attuale scuola superiore italiana. La verve caustica e la deformazione grottesca di cui l’autore investe figure, situazioni, innovazioni scolastiche, svelano infatti, al di sotto della rutilante e modernistica facciata della propaganda ministeriale e locale, fatta di slogans e di parole d’ordine, una realtà caotica ed impazzita, un’imbarcazione che ha perduto i solidi ancoraggi del passato e naviga a vista, tra le nebbie, verso un incertissimo futuro.
La musa ispiratrice di questo libretto è la bile, ma la sua stella polare è il buon senso, l’amore per la serietà e la cultura: due chimere svanite per sempre dall’agenda di programmazione di politici e funzionari che si occupano di scuola.
Errore grave sarebbe scambiare questo pamphlet per un puro gioco goliardico: non c’è mai, in esso, il riso senza la smorfia e la fantasia comica delle invenzioni si mescola sempre al fiele dell’indignazione.
Si avverte con chiarezza che l’autore non si è illuso, scrivendolo, di cambiare la realtà: egli ha voluto semplicemente godere il piacere sado-masochistico di sferzare con una scossa elettrica ad alto voltaggio un ambiente votato pronamente alla catechizzazione bulgara del ministero.
Un fraintendimento ancora più grave sarebbe dare un’etichetta politica a questa indignazione. L’autore stesso scrive, a chiare lettere, nella premessa che egli non guarda alla scuola “né da destra, né da sinistra, ma dal di dentro”. Tutta l’operetta conferma e realizza questa intenzione: non si sottraggono al ridicolo, infatti, né i sogni berlusconiani e morattiani di una scuola-azienda succube del capitale, né le follie pseudo-riformistiche del pedagogismo catto-comunista di berlingueriana memoria.
Ed in effetti destra e sinistra, in questo pamphlet, contano davvero poco: quello che importa è smascherare il disegno sistematico, folle o maligno che sia, di trasformare la scuola, mantenendone il nome, in una entità mostruosamente altra.

Marina Bisogno








