LA SOMMOSSA DEL Bruco

Il vecchio Gek, G.Scalfari

Io a Siena ci vado lo stesso.
- Sì nonna, mi incontro con gli amici di Valeria.
Bugia. Non mi incontro proprio con nessuno.
Valeria è una mia cugina di Terni che fa l’università a Siena. Con lei eravamo d’accordo di andare a vedere insieme il Palio del 16 agosto, ma ieri telefona dicendo che non può muoversi da casa per motivi di studio. Alcuni suoi amici di Siena li conosco, però… non so… a questo punto mi faccio un bel giretto per gli affari miei. Alla nonna comunque è meglio dire che mi vedo con loro: sta più tran-quilla.
Parto stasera col treno, e domattina sono in città per la corsa.

Il Palio mi attira da sempre, soprattutto per il forte spirito convi-viale che permea la vita di contrada. In TV ne ho seguiti un bel po’, e finalmente la scorsa estate sono andato con Valeria a vedere la corsa dal vivo. Pensate che addirittura avevo la caviglia ingessata! E’ stata una faticaccia bestiale, ma alla fine ne è valsa la pena.
La prima cosa che ho visto, arrivato nei pressi della piazza, è stata la faccia sanguinante di un contradaiolo che aveva avuto da ridire con degli avversari, i quali, poco lontano, stavano cantando i loro antichi inni di battaglia. Sì, forse questo è il lato negativo del ‘forte spirito conviviale’, che comunque, finché non supera la scazzottata, può essere accettabile, e per alcuni anche divertente.
Avendo la predisposizione mentale del militante, ho dovuto subito trovare la mia contrada. Così, quando ho saputo che quella del Bruco è detta ‘la rivoluzionaria’ per via di una sommossa di cui fu prota-gonista nel Trecento, non ho esitato e scegliere i suoi colori.
Peccato però che a questo Palio il Bruco non partecipi.

Mi sono informato. La Sommossa del Bruco avvenne esattamente nel 1371, preceduta di qualche mese dalla Rivolta del Rione S. Angelo di Perugia, e seguita, nel 1378, dal famoso Tumulto dei Ciompi di Firenze. Comunque, tutta l’Europa del XIV secolo fu teatro di rivolte operaie e contadine: basti pensare alla sollevazione della Fiandra marittima, o anche all’insurrezione inglese guidata dall’ar-tigiano Wat Tyler e dal prete John Ball.
A proposito, Il sogno di John Ball lo conoscete? E’ un libro di William Morris, il pittore-scrittore-artigiano preraffaellita socialista, creatore del genere letterario ‘medieval fantasy’. Parla di un uomo del XIX secolo - l’autore stesso - che si ritrova come per magia nel bel mezzo di quell’insurrezione medievale.

Le cose a Siena, nel 1371, andarono più o meno così.
La Compagnia del Bruco si scuperse in Siena a dì 26 d’agosto 1370, ed era nella contrada d’Uvile, ed erano congiurati circa 300 o più, ed erane capo Domenico di Lano Ligrittiere, e dicevano che vo-levano pace e divizia…
La Compagnia del Bruco riuniva i piccoli artigiani e soprattutto gli operai lanaioli che si concentravano nel quartiere di San Pietro Ovile, huomini dell’infima plebe sfruttati e oppressi. Le richieste di questa prima sollevazione si limitarono al grano, ma nel giro di un anno si passò dalla lotta economica a quella più schiettamente politica.
Il 7 luglio del 1371 Cecco delle Fornaci, Giovanni di Monna Tessa e Francesco d’Agnolo detto Barbicone, che guidavano i sottoposti dell’Arte della Lana in lotta per un aumento di salario, furono arrestati. Una settimana dopo la Compagnia del Bruco insorse: marciando alla testa di circa 2.600 lanaioli, riuscì a liberare i compagni arrestati, e ormai consapevole della propria forza, si diresse al palazzo signorile per ottenere la cacciata dei ‘Dodici’ e dei ‘Nove’, cioè l’ala più anti-popolare del Governo. L’ebbe vinta, ma non paga, fece anche una visitina ai Salimbeni, famiglia aristocratica particolarmente odiata.
Fu così che nella notte del 29 luglio una congiura guidata dai Dodici e dai Salimbeni richiamò una schiera di loro armati dal con-tado, disponendoli nei punti strategici della città.
Poi andarono a scovare la Compagnia del Bruco. E fu un massacro.
…molti erano andati a la Compagnia del Bruco, come era ordinato, e combatteano co’ lor spade a Uvile, a rupperli e cacciarli per quelle coste co’ le lancie e co’ le balestre e co’ le spade che non tenero cinga, e chi fugia di qua e chi di là, e chi s’aguatava, e chi si gittava per le mura. Le done loro stridendo scapegliate co’ le culle in capo co’ fanciulli in braccio, e per mano co’ le balle, paurose fugendo che fu mai simile piatà che non si potrebe stimare chi veduto non l’a-vesse. E li Dodici in persona robaro e tagliaro le tele di su’ telai e affocaro otto case…
Ecco che ti combinano i signori se minacci i loro santi privilegi!
Ma passato il disorientamento iniziale, la Compagnia riuscì co-munque a reagire, respinse gli assalitori e sconfisse in battaglia an-che i Gonfalonieri, un’altra famiglia nobile intervenuta a fianco dei Salimbeni. Non solo. Il Bruco ottenne anche che contro i Dodici ve-nissero presi duri provvedimenti penali e che la direzione dell’Arte della Lana fosse affidata in parti uguali ai maestri e ai sottoposti.

E’ vero, la condizione dei lavoranti rimase pressoché immutata, ma penso che il Bruco ebbe ugualmente modo di lasciare una pre-ziosa testimonianza, vergata col sangue e depositata di fronte alla storia: chi insorge può anche vincere, e comunque, in ogni caso, il suo esempio contribuirà a dare coraggio e convinzione a chi insor-gerà domani.
Guardate qua! Sto giusto parlando di quei giorni eroici! E siamo ormai nel XXI secolo! Chissà se qualche milite del Bruco sarà stato così lungimirante da prevedere una cosa del genere…

Sono arrivato a Siena di buon mattino. Lascio i bagagli al deposito della stazione, e mi avvio verso il centro. Che caldo! E ancora è pre-sto, figurati fra un po’.
L’altr’anno, con la caviglia ingessata, non ho potuto girare molto, anche perché ero legato agli spostamenti di Valeria e dei suoi amici. Questa volta invece sono libero! E potrò esplorare per bene la mia contrada.
La città inizia a riempirsi di turisti. Che sole tremendo! Mi compro subito un bel cappello di paglia, e ci piazzo su la coccarda del Bruco. Poi un braccialetto ricordo, e un bottiglione d’acqua.
MUSEO CIVICO DI ARCHEOLOGIA.
Entriamo.
Non c’è che dire, le spade della tarda Età del Bronzo sono le migliori: essenziali, ma forgiate e decorate con misteriosa eleganza. Forse erano le armi degli dei…
La città ora è piena di turisti. Defiliamoci.
Ecco, se non ricordo male quel bar è uno dei principali punti di ritrovo dei contradaioli del Bruco. Magari il barista sa come posso procurarmi delle pubblicazioni sulla Sommossa. Sì, gli dico, quella che valse alla contrada l’epiteto di rivoluzionaria. Il barista chiama un ragazzo pacioccone sui diciotto anni, che, a sua volta, mi consiglia di chiedere al Custode. Dove abita? A due passi da qui, dice, in via Del Comune. Ah! Via Del Comune! Il cuore della contrada del Bruco! Vado.
Da queste parti di turisti non ce n’è o quasi. Poco prima di entrare nella via, mi imbatto in una fontanella a caverna che ospita la statua di un guerriero e un bruco latore d’acqua. Il guerriero indossa un buffo copricapo a larghe tese e punta verso l’alto una strana daga che germoglia di lato un’altra lama curvilinea. Chiude la fontanella un muretto alto neanche mezzo metro, dove un grappolo di signori siede a chiacchierare.
Sul muro opposto, a tre-quattro metri da terra, una realizzazione artistica che, dice la targa, LA NOBIL CONTRADA DEL BRUCO FECE FARE NELL’ANNO 1995: una ragazza dai lunghi capelli lisci e dal seno rotondo, scosta la tenda di una finestra e osserva con occhio languido un piccolo bruco che spunta da un melograno appeso a mezz’aria.
La fonte nascosta, il guerriero stravagante, la bella dama alla fi-nestra che scruta un segno… E’ proprio la mia contrada.
Arrivo alla casa del Custode, che gentilmente mi apre e mi fa sa-lire. In cima alla rampa di scale, mi aspetta un signore sui sessanta in braghe corte e maglietta, con le mani sui fianchi e le gambe un po’ divaricate: è il Custode. Saluta cordiale e mi fa accomodare in una piccola stanza, dove una donna, la moglie credo, sta rammen-dando alcune vesti per la sfilata degli sbandieratori e delle altre fi-gure che rappresenteranno il Bruco prima della corsa.
Quando espongo il motivo della visita, si dimostrano subito di-sponibili. Il Custode tira fuori un libro - LA NOBIL CONTRADA DEL BRUCO E IL SUO TERRITORIO DALLE ORIGINI AL XIX SECOLO - che, dice, contiene anche informazioni interessanti sulla Sommossa. Poi va nella camera a fianco per vedere se trova dell’altro. Nel frat-tempo, la signora si diverte a raccontarmi qualche aneddoto bizzarro su quella rivolta. Un po’ per la cadenza dialettale, un po’ per il caldo che mi stordisce, capisco solo che un tale, uno cattivo, venne lanciato fuori dalla finestra del comune da un condottiero del Bruco.
Ritorna il Custode e, niente, purtroppo ora come ora quel libro è tutto ciò che hanno, però, se non mi basta, in zona c’è una libreria che è specializzata in pubblicazioni vecchie e rare su Siena: lì qual-cosa di più dovrei trovarla. Pago il libro, mi faccio dire dov’è la li-breria, ringrazio di cuore ed esco.
Simpatici o no quelli della mia contrada?
Arrivo in pochi minuti davanti alla libreria, a metà di un vicoletto silenzioso e poco frequentato. L’ingresso è stretto, e così basso che bisogna addirittura chinarsi per entrare. Dentro lo spazio è angusto e poco illuminato, e libri, libri ovunque, sugli scaffali, per terra, sui banchi, pile altissime e barcollanti di libri impolverati e consumati dal tempo. Inciampo e ne faccio cadere una colonna con gran tram-busto.
- Desidera?
- Ah, salve, scusi eh, ora raccolgo tutto.
- Lasci, lasci, desidera?
La voce è di una signora comparsa all’improvviso da dietro uno scaffale. Piccola e magra, un paio di occhiali rotondi con lenti a fondo di bottiglia, capelli rossi, lunghi sulle spalle.
- Ah, sì - mi scusi di nuovo per il disastro - cercavo qualcosa sulla Sommossa del Bruco, la rivolta medievale che…
- Sì, so di che si tratta - dice con un mezzo sorriso - ma a lei cosa frega della Sommossa?
Come cosa mi frega? Saranno anche affari miei! Che razza di ma-leducata!
- Beh, ho un certo interesse per le sollevazioni popolari, e quindi…
- Balle. Lei non è un contradaiolo del Bruco, vero? E scommetto che le piacerebbe esserlo!
- Ma scusi, a lei che cavolo…
- Ripassi stasera, dopo il Palio, e troverà quello che cerca.
E si eclissa di nuovo.
Che tipa assurda! Sono sbalordito. Questa venderà un libro al-l’anno se tratta tutti in questo modo. Siamo matti? E poi che vuol dire ‘ripassi stasera?’ Ce l’hai o no qualcosa sulla Sommossa? Ma vaff…
Adesso corriamo in piazza, se no manco ci entro con la ressa che c’è. Una pizza al taglio, un’altro bottiglione d’acqua, e vai.

Sono riuscito a guadagnarmi una posizione niente male, abba-stanza vicino alla pista e al tizio che vende bibite e noccioline. Nell’attesa mi leggiucchio questo bel libro sulla contrada del Bruco che m’ha trovato il Custode. Ora fa davvero un caldo boia. E che folla incredibile! Quanti saremo? Cinquantamila? Sessantamila? E continua ad arrivare gente. Un sacco di turisti stranieri e moltissimi giovani. Prevalgono le comitive di alter-nativi-ma-non-troppo, e di universi-tari, modello vacanza-di-cultura. Almeno così pare.
Beh? Cos’è quest’occhio malevolo e questa presunta superiorità? Ci sa-ranno sicuramente tanti ragazzi simpatici qua in mezzo. Credi di essere l’unico originale?
Poi ci sono tante coppie variamente assortite, poche famiglie, e ovviamente i contradaioli, disposti in gruppo ai bordi della pista, là dove storicamente ciascuna contrada ha il suo posto riservato.
E quante belle ragazze! Piuttosto scollate anche! Ci credo, fa un caldo…
E poi ci sono io.

La sfilata in costume è stata preceduta dall’esibizione di venti ca-rabinieri a cavallo. Dopo aver fatto un giro della piazza trottando, sguainate le sciabole hanno simulato una carica. Applausi. Tutti hanno applaudito, dal turista norvegese al contradaiolo, passando per il fricchettone più sfasciato. Io non ho applaudito. Anzi, mi è ve-nuta in mente Cecca, una vecchia compagna morta qualche anno fa. Da bambina, quando i carabinieri si preparavano a caricare i lavora-tori in sciopero, Cecca andava insieme ad altri coetanei sotto le pance dei cavalli a slacciare le cinghie delle selle.
Neanche tu avresti applaudito, vero Cecca?

La corsa è finita. Si è aggiudicata il Palio una contrada che non vinceva da parecchi anni, e intorno a me c’è chi piange per la gioia e chi per il dispiacere. I pochi minuti della gara sono stati intensi ed elettrizzanti, carichi di trepidazione collettiva. Però, è mancato qual-cosa.
Sarà che non ha gareggiato il Bruco, chissà, forse è per questo. In ogni caso, ora che la corsa è finita, mi sento come a bocca asciutta. Sì, c’è qualcosa che manca, e mi fa anche male la testa. Sfido io, con tutto il sole che ho beccato oggi, è il minimo. E non c’è cappello di paglia che tenga, bello mio. Hai voglia poi a rovesciarti sulla capoccia intere bottiglie d’acqua, con questo sole non si scherza!
O forse no… Forse invece è questo malessere generale, questo sconforto strisciante che all’improvviso mi afferra colpendomi anche fisicamente.
Seguo sovrapensiero il flusso della gente che esce dalla piazza per dirigersi alla contrada vincitrice, dove si festeggia e si offre da bere a tutti, fino a notte fonda. Qualche buon bicchiere di vino è proprio quello che ci vuole in questi casi: ti rilassa e ti schiarisce le idee.
Cala ormai l’ombra della sera, e il centro riccamente illuminato di Siena risuona di canti, risa e schiamazzi.

Seduto per terra ai margini di una via, guardo la folla passarmi davanti. Forse ho bevuto troppo.
Che c’è? Qual’è il problema?
Come qual’è il problema! Sei solo come un cane amico, solo come un cane! Hai voluto fare l’eroe? Hai voluto farti l’avventura solitaria del cazzo? Bene, eccoti la felice conclusione della storia.
Ma no, no, il problema è molto più generale… Sai che ti dico? Che ha ragione quella matta della libreria: vorresti essere un contra-daiolo e invece non lo sei, ecco qual’è il problema! Vorresti avere una contrada, un gruppo solidale, fare parte di qualcosa in cui identificarti spiritualmente, in cui finalmente trovino conciliazione il tuo ventre, il tuo cuore e il tuo cervello tormentato, una contrada che innalza i tuoi stessi colori esistenziali! Non c’è amico, non c’è! Tu non sei né un contradaiolo del Bruco, né un cavaliere della tavola rotonda. Mettiti l’anima in pace e tira avanti, fin che puoi.
La signora della libreria si meriterebbe proprio i miei compli-menti, perché ha decisamente colto nel segno. Tra l’altro, mi aveva giusto detto di ripassare dopo la corsa; andiamo a vedere se c’è an-cora, voglio proprio farle i complimenti.
La strada è questa, se non sbaglio. Sì, ecco la libreria. E’ aperta! Però dentro è tutto buio.
- Permesso…
I bagliori del fuoco rischiarano il cielo notturno. Diverse case sono in fiamme.
Che ci faccio in via Del Comune?
Alla mia destra decine di donne, vecchi e bambini stanno scap-pando giù verso la Porta d’Ovile, mentre alla mia sinistra, nei pressi dell’imbocco alla strada, c’è una mischia furibonda. Una dozzina di uomini, serrati l’uno accanto all’altro e armati di lunghe alabarde, stanno tentando disperatamente di impedire l’ingresso nella via ad un numero molto superiore di guerrieri. I primi indossano una ca-sacca giallo-verde-blu: i colori del Bruco.
Dopo pochi secondi vengono duramente sbaragliati dagli assalitori, che ora si riversano nella via urlando e roteando le spade. Mi ac-corgo che anch’io vesto la divisa del Bruco, e stringo nella mano una balestra carica. Senza pensarci, prendo la mira e scaglio il dardo verso un armigero che mi è quasi addosso. Preso! L’ho colpito alla coscia ed è caduto a terra. Nel frattempo, altri del Bruco sono usciti armati dalle case e stanno provando a contenere la terribile carica nemica con il sostegno di alcuni arcieri piazzati alle finestre. Davanti a me, a pochi passi di distanza, un compagno ferito all’addome e di-sarmato sta per essere finito da un aggressore. Con uno scatto lo raggiungo e gli spacco la balestra sulla testa. Sfodero poi la spada che mi ritrovo alla cintura, e mi butto nella selva di lame.
Anche se la pendenza della strada ci svantaggia un po’, stiamo resistendo bene, permettendo così agli inermi di mettersi in salvo. D’un tratto sentiamo squillare una tromba dalla Porta d’Ovile: arri-vano i rinforzi.
Dietro lo stendardo della Compagnia del Bruco, una cinquantina di armati ha risalito via Del Comune e adesso respinge con noi l’avver-sario fuori dalla contrada.

Abbiamo vinto.
- E’ ora di andare - mi dice la signora della libreria comparsa ai margini della strada.
- Arrivo. Giusto il tempo di abbracciare i fratelli con cui ho lottato fianco a fianco.
Raggiungo quindi la donna, che mi invita a varcare insieme a lei una piccola porta di legno. Eccomi nuovamente di fronte alla libre-ria.
Ci sono molte persone ad aspettarmi, di ogni età, tutte con il fazzoletto del Bruco al collo. Sorridendo, la signora mi porge il mio.

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