
Riprendendo questa antica suggestione, Bentivoglio ha quindi sviluppato un ciclo poetico nel quale la fanciulla Mirò, simbolo di amore, ingenuità e dolcezza infantili, nell’atto di crescere (ossia di morire in quanto bambina) si confronta con Ade e Crono, con Morte e Tempo, con i temi della distanza, del dissolvimento, del tedio, dell’ansia. Dobbiamo, pertanto, avvicinarci a quest’opera di Bentivoglio come al canto di una cerimonia funebre pagana, in cui si pianga la fine dell’infanzia, il luttuoso distacco da un mondo che smette, fin dalle sue componenti naturali (un grillo e una cicala), di essere gioco, di essere simbolo e invenzione preparatoria alla vita, per divenire infine lo scenario solido e impegnativo della vita adulta, del dato oggettivo, del dovere, dell’ordine.
(dalla prefazione)
Maurizio Bentivoglio è nato a Roma nel 1977. È iscritto al V anno di architettura, dipinge e disegna da sempre. Attualmente si sta interessando al problema del linguaggio dell’architettura contemporanea, tema centrale di un saggio a cui lavora da diversi mesi. Questa è la sua prima pubblicazione.

Marina Bisogno








