Vivere dentro la cultura mafiosa

Nanni non è una "scantulina", anzi è una tipa tosta. Per difendersi dalle mille "mafiosetterie" che subisce ogni giorno, però, gioca "il gioco dell'assenza": essere presenti ma restare invisibili, non uscire allo scoperto. La cultura mafiosa è come un verme, che si moltiplica e contagia di sé anche coloro che con la mafia non c'entrano niente.

DA SUD A NORD, O VICEVERSA
Il gioco dell’assenza. Vivere dentro la cultura mafiosa della giornalista palermitana Giovanna Vitrano (ZONA, pp. 160, euro 16) non è un libro sulla mafia. Almeno, non sulla mafia “rosso sangue” o “bianco cocaina” delle bombe e degli ammazzamenti. E’ piuttosto un libro sulla cultura e la mentalità di certi luoghi: e racconta - attraverso la vita di una donna, nata e cresciuta in Sicilia - una brutta faccia dell’Italia che in fondo tutti conosciamo, ma alla quale sembriamo tutti assuefatti.

MILLE “MAFIOSETTERIE”
E’ l’Italia delle mille “mafiosetterie” quotidiane: “piccole delinquenze, piccole criminalità, piccoli abusi e misere omertà” che in anni e anni si sono moltiplicate, entrate via via nel comportamento di tantissimi italiani, anche di chi con la mafia non c’entra proprio niente. Giovanna Vitrano ci avverte dei pericoli di questa situazione, di questo stato di disumanità diffusa - da sud a nord, o viceversa - raccontandoci una storia.

STORIA DI NANNI
Nanni è una bambina di Palermo. Figlia di genitori separati, vive con i nonni. I suoi primi rapporti d’amicizia, in un’età più vicina all’infanzia che all’adolescenza, sono con un gruppetto di baby-spacciatori: il suo quartiere ne è pieno.

L’INIZIAZIONE
La “nica” (la bambina, in siciliano) cresce in modo quasi avventuroso, ma arriva presto il tempo della prima resa dei conti. Il signor Limone - un vicino di casa che Nanni considera come la sua bussola personale, un vecchio contadino che le ha insegnato a fiutare il vento e ad amare la natura - prima si adopera per recuparare la bici rubata di Nanni, poi pretende un particolare “ringraziamento”, un’umiliante iniziazione alla vita vera.

IL GIOCO DELL’ASSENZA
Nanni impara in fretta “il gioco dell’assenza”: vuol rendersi invisibile, per scampare al suo destino, o almeno evitarne le trappole peggiori. Ha capito di essere una vittima, e vuole nascondersi agli occhi dei molti predatori che la circondano. Ma le circostanze della vita tessono per lei una sequenza di esperienze sempre più dure: il mondo, intorno a lei, è sempre più duro, e il già labile confine tra bene e male, giusto e sbagliato, diviene mano a mano sempre più sfumato.

UN FRAGILE TIMONE
Nanni prova a mettere in piedi la sua vita tra mille pericoli e incertezze, nel lavoro come negli affetti, vive storie e situazioni sempre in bilico: tra legalità e illegalità, tra violenza e ricatto, tra speranze e delusioni. E’ dura vivere in questo modo, ma Nanni riesce a tenere la barra del suo fragile timone anche nella tempesta. Come quando le scaricano il fidanzato, tossicodipendente e spacciatore, pestato a sangue sotto casa, e da lì comincia un’alluccinante odissea: Nanni finisce in Tunisia, al seguito del suo uomo in fuga, praticamente sequestrata. Il rientro, settimane dopo, sarà anche peggio di quel viaggio.

CRONACHE E PERSONAGGI
Nanni sceglie il mestiere della cronista, e questo la porta a contatto ancor più ravvicinato con la realtà. In primo piano rimane una Sicilia che è affresco di volti e caratteri diversissimi, dal vecchio boss di quartiere che vigila sull’ordine perpetuo delle cose, gestisce il pizzo e dirime le controversie, a Mary Lattuga, la prostituta che incontriamo proprio all’inizio del racconto e che si rallegra che qualcuno l’aiuti a mandare avanti la famiglia senza problemi: i poliziotti chiudono un occhio in cambio di un “favore” e chissà chi ripaga il marito, pregiudicato e senza lavoro, di non aver fatto la spia. Il motto è “mangia e fai mangiare”, e tutto si tiene.

IL VERME MAFIOSO
Sullo sfondo del racconto di Giovanna Vitrano sfilano le vittime più e meno eccellenti di trent’anni di mafia. Scandiscono le tappe della vita di Nanni, una vita salvata dalla scrittura. Perché - sembra suggerire la Vitrano - se la cultura mafiosa è un verme, il verme che “mancica” la zampa del cane, e lo rende zoppo, la letteratura è un farmaco potente.
L’AUTRICE. Giovanna Vitrano vive e lavora a Palermo. Giornalista, ha scritto di cronaca e cultura per lo storico quotidiano “L’ora”. Oggi è analista specializzata per l’applicazione dei diritti umani in Bolivia per conto l’osservatorio andino “Selvas”. Ha condotto diverse inchieste sulla situazione boliviana e ha pubblicato il saggio “Ordine e potere. I regimi della paura” per i libri de “l’Unità”.

ZONA 2004 - pp. 160
L’Italia criminale, una collana coordinata da Caterina Spina
EURO 16,00 - ISBN 88 87578 66 4

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