
Scoprirete così caruggi, creüze, piazze, gli angoli più magici o nascosti della città, in una luce del tutto diversa, e che siate un turista in cerca di nuove emozioni o solo un residente curioso, il fascino della “Superba” conquisterà anche voi. Marzio Angiolani disegna una mappa “musicale” di Genova unica, poetica, emozionante, e non ci fa mancare un ricco corredo di informazioni utili, per il tempo libero, per mangiare, dormire, bere bene e - naturalmente - ascoltare buona musica dal vivo. Le “Visite guidate” di Federica Bocci contrappuntano quest’itinerario singolare, per scoprire - come si conviene a una vera guida turistica - i luoghi dell’arte “ufficiale”.
La vecchia soffitta dove scorrazzava La gatta di Gino Paoli era – come molti sanno – la prima, piccola casa da sposato, a Genova, di quel giovane grafico pubblicitario che suonava la chitarra e si divertiva a comporre canzoni con gli amici. Oggi Paoli vive poco lontano, a Nervi, ma quella finestra a un passo dal cielo blu, oltre che nei nostri ricordi, è ancora là. Sulla spiaggia di ciottoli di Boccadasse, dove “riposano i gozzi di legno più affaticati e improbabili” e dove “si può mangiare uno dei migliori gelati della città o trovare ristoranti costosi con terrazze che tolgono il fiato”. Una spiaggia che è “il ricordo di un mondo che finiva in mare, e di un mare che resta a far compagnia tutte le notti”.
Così Marzio Angiolani, giovane studioso della canzone italiana, racconta questo “luogo sospeso nel tempo” nella godibile Genova. Canzoni in salita (Editrice Zona, pp. 128, euro 12), una guida insolita, che ci porta in giro per la Capitale Europea della Cultura 2004 sulle note delle sue canzoni, a caccia dei luoghi immortalati nei grandi successi di Paoli, De André, Bindi, Tenco, Lauzi, Fossati, dei cantautori più giovani o anche di altri artisti non liguri. Come il veneto Massimo Bubola che, a lungo collaboratore di De André, racconta in Camice rosse la spedizione dei Mille da Quarto. O il piemontese Paolo Conte, che in Genova per noi racconta invece la doppia anima, d’acqua e terrestre, di una città forse un po’ selvatica.
Per fare un esempio, seguiamo un itinerario quasi obbligato, quello che dal Porto Antico, passando da Piazza Caricamento e poi tra gli odori e i vapori delle friggitorie e focaccerie di Sottoripa, porta in Via del Campo, la via della graziosa, occhi grandi color di foglia. Il Comune di Genova l’ha eletta “strada della musica”, e proprio là ha sede il famoso e originalissimo museo di “memorabilia” dedicato a Fabrizio De André. Dischi, copertine, manifesti, articoli e recensioni, foto, libri, incisioni introvabili, la storica chitarra del Faber, financo le pagelle di scuola: tutto raccolto e conservato dall’amico d’infanzia Gianni Tassio, omino tondo e genuinamente zenéise, capace di intrattenervi per ore con i suoi aneddoti, ricordi, storielle, una vera miniera. Le strade, le piazze, i caruggi, le creüze, i luoghi più magici o nascosti della città si legano così alle parole di canzoni amatissime. Passo a passo, e grazie a un linguaggio ricco di colori e d’immagini, Marzio Angiolani disegna una mappa inedita e suggestiva della città, non facendoci mancare un ricco corredo di informazioni utili, per mangiare e bere bene e (naturalmente!) ascoltare buona musica. Come all’Ostàia de’ Banchi, in Piazza Banchi, la più antica osteria di Genova dove Gigi Picetti “studia gli alcolici con l’impegno del filologo e la passione dell’alchimista”, dove si dice che il giovane Garibaldi finì vittima di una rissa alla vigilia di un’insurrezione e dove oggi s’improvvisano spettacoli e concerti (da qui è passato anche Moni Ovadia). O al Merry Wine di Vico della Neve, dove Federico Manetta, tra il banco e la vetrinetta dei formaggi, lascia suonare chi ne ha voglia, in una “scenografia” degna delle migliori commedie di Gilberto Govi.
La canzone è l’espressione migliore dell’anima di Genova, più vicina alla Grecia e al Marocco che alla Lombardia, più legata ai porti della Sicilia e della Spagna che alle montagne del Piemonte, impastata di suoni e di odori nati tra la Turchia e le colonne d’Ercole, o qualche passo più in là, dove il Portogallo guarda l’Atlantico e le terre nuove. Pensate: Paoli, Tenco, Lauzi, i fratelli Reverberi - e anche Paolo Villaggio, che con la musica non c’entra ma è certo un genovese doc - sono tutti nati alla Foce, il quartiere sul mare oggi dominato dalla Fiera. Quello di cui Umberto Bindi cantava: “Sai, da giovane è facile, poi diventa difficile/ si diventa cinici, pigri e malinconici:/ non si sa più se val la pena di lasciarsi andare/ come il mare, come il mare / Ma dentro di me so che tornerò/ alla spiaggia della Foce quando tornan le lampare:/ sarò tra i pesci che avran tirato su,/ rinchiuso tra le loro reti gettate nel più profondo mare ”.
Il volume è corredato dalle “Visite guidate” di Federica Bocci, interventi sui percorsi cittadini più interessanti dal punto di vista storico-architettonico. Le immagini sono di Augusto Forin, artista, fotografo e cantautore egli stesso.

Marina Bisogno








