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Editori a confronto

Mettiamo a confronto due editori in un'intervista doppia, Michele Di Salvo ed Ellin Selae

-Da quanto tempo fa questo mestiere?

-Ellin Selae-:Se avessi fatto un figlio il primo giorno in cui ho pensato di fare l’editore, oggi prenderebbe la patente…

-Di Salvo-:Da sette anni, anche se penso che sia un po’ da sempre.
Alle volte ti capita di fare esattamente quello che ti senti di fare, e di cercare per questo di farlo bene, o comunque sempre meglio… o molto semplicemente di sbagliare il meno possibile… di per sé un gran risultato.
A dire il vero il mestiere di editore è abbastanza diverso da quello che si potrebbe immaginare un po’ romanticamente dal di fuori; questo per una responsabilità primaria degli editori che troppo spesso, e troppo spesso senza motivo, lasciano questo settore troppo chiuso e troppo poco “praticabile”.

>-Le ha dato più gioie o delusioni?

-Ellin Selae-:Alla mia identità profonda ha dato un grande senso di utilità sociale…
alla mia identità reale procura mal di pancia continui e frustrazioni
interminabili.
Dico solo che se dovessi pagare tutte domani, in una volta sola, le fatture
che ho sulla mia scrivania dovrei fare un mutuo alla casa…

-DiSalvo-:Certamente più gioie; altrimenti perché farlo?
Sarebbe come chiedere alla madre se è più la gioia per un nuovo figlio o il dolore del parto…
L’uno senza l’altra quasi perdono di significato.
A dire il vero le delusioni spesso vengono dai colleghi, o dai presunti tali, più che dagli autori; questo è doveroso dirlo.
Ma incontrarsi nelle Fiere in mezza Europa; rincontrarsi ogni anno con i propri autori e vedere la loro gioia, parlare delle loro aspettative e delle varie passeggere delusioni… è Lo stimolo per fare questo mestiere.

>-Perchè ha deciso di intraprendere questa strada?

-Ellin Selae-:Gli artisti e i pazzi non si chiedono mai perche’ fanno quello che fanno.
Io non sono un artista.

-DiSalvo-:Ci sono due uomini ad un bivio e devono scegliere che strada prendere.
Il primo dice “andiamo a destra, il lato dell’azione e del fare”
Il secondo “andiamo a sinistra, il lato del cuore e del sentimento”
L’editore è un privilegiato: le sceglie entrambe ed in più le racconta al mondo.Esiste un mestiere più bello che si possa scegliere di fare?

>-Cosa non le piace dell’editoria italiana?

-Ellin Selae-:E’ una domanda alla quale d’istinto viene da rispondere “tutto… o quasi”.
Mi limiterò a indicare 5 cose:
1 - la spocchia degli editori che è inversamente proporzionale alla loro
reale importanza;
2 - la tendenza al lottizzare tutto lo spazio esistente
3 - la tendenza a pubblicare sempre meno libri utili e sempre più spazzatura;
4 - la tendenza a creare delle “mode” che sono poi nefaste per decenni a
venire (i “cannibali”… i “comici”… e così via)
5 - il servilismo nei confronti del potere mediatico.

-DiSalvo-:Non mi piace la presunzione e la supponenza.
Non mi piace che molti stiano in questo settore senza “studiare” in modo permanente, dando per scontate le cose e senza conoscerle appieno.
Non esiste un sistema di formazione ed informazione veramente valido in questo campo, per quanto sia proprio questo il settore dell’informazione.
Non mi piace la poca passione e la poca professionalità che contornano un mestiere secolare.
Non mi piace che si improvvisa guru ed inventa soluzioni sulle spalle di autori poco informati o semplicemente poco propensi alla ricerca.
Talvolta non mi piace che si pensi poco ai libri.
Non mi piace la mancanza di spazio e di spazi.

>-Cosa le piace, invece

-Ellin Selae-:I piccoli esploratori di territori fertili, che lo fanno con entusiasmo…
come noi di Ellin Selae, forse (ma non siamo i soli).

-DiSalvo-:Mi piacciono gli artigiani del libro; una miriade di aziende di piccole e medie dimensioni che insegnano al mondo piccole grandi cose fatte con cura.
Mi piacciono gli autori italiani che con qualche latino-americano e pochi ignoti autori asiatici sono forse i pochi che hanno qualcosa ancora da dire e che andrebbero esportati dippiù.
Mi piace la Instar di Gianni Borgo e la sua coraggiosa redazione che si ostina nella ricerca del “libro perfetto”.
Mi piacciono le mini collane di Eddy Colonnese, il cui padre da poco scomparso mi ha fatto amare il libro come oggetto.
Mi è piaciuto il coraggio della coppia Marrazzo-Pironti nella pubblicazione de “Il Camorrista”.
Mi piacciono i libri d’arte di MareNero di Francesco Coniglio.
Mi piace la voglia di fare dei fratelli Dutto di Araba Fenice.
Mi piace o spirito di gruppo del Foglio Letterario.
Mi piacciono le foto dell’archivio Alinari, le prime edizioni della Mondatori, i libri per bambini del Gruppo Art e i noir di Meridiano Zero.
Mi piace l’idea dell’Adelfiana come pubblicazione permanente e “l’editoria come genere letterario” di Calasso.
…mi piace che ogni libro sia un singolo volume della immensa collana dell’editoria e della memoria italiana.

>-Il miglior libro che ha letto

-Ellin Selae-:Da quando son nato o nell’ultimo mese?
Da quando son nato: “Se questo è un uomo” di Primo Levi; nell’ultimo mese
“Oltre l’umanismo” di James Hillman.

-DiSalvo-:Il migliore in assoluto resta sempre la Divina Commedia… e questo per un quantitativo di ragioni impressionante anche solo da ricordare.
Venendo al “recente” direi in modo abbastanza convinto “Senior Service” di Carlo Feltrinelli.

>-Il peggior libro che ha letto

-Ellin Selae-:I peggiori non li leggo, li chiudo ed estrometto dalla mia vita dopo la
prima pagina. E sono molti putroppo.

-DiSalvo-:Premesso che non esistono brutti libri, ma pessimi scrittori (sarebbe come dare la colpa al figlio se questo è brutto!!!), davvero non saprei…
…innanzitutto parliamo di testi pubblicati (la qual cosa elimina molte proposte che arrivano in casa editrice).
Poi direi davvero nessuno, e questo per due ragioni: la prima è che leggo moltissimo per lavoro, e quindi le mie letture diciamo “private” sono molto selettive a priori; poi perché non vorrei parlare mai male di nessun libro… cerco sempre di trovare qualcosa di positivo in ogni libro… anche se alle volte capita che questa ricerca sia particolarmente complessa, in modo particolare in certi cosiddetti best seller natalizi.

>-Dia un consiglio ad un aspirante scrittore

-Ellin Selae-:Legga i classici, più che può. Scriva cose brevi per le riviste letterarie,
che sono un buon inizio. Ora come ora noi editori non vogliamo ne’
narrativa ne’ poesia, ma solo saggistica e prosa non-narrativa.
Lo scrittore che vuole entrare nel mondo editoriali cominci quindi da un
buon saggio, non da un buon romanzo, perche’ è di saggi che gli editori
hanno bisogno, e non di romanzi.
Ma, sempre, anche a esordio avvenuto, sono le riviste letterarie le
migliori compagne degli scrittori…

-DiSalvo-:Il consiglio è solo uno, ossia rispondere sempre a quattro domande prima di spedire un testo ad un editore:
1- Perché l’ho scritto? A quale scopo? Qual è il fine?
2- A chi è diretto? E perché qualcuno dovrebbe spendere dei soldi per acquistarlo?
3- Perché qualcuno dovrebbe investire dei soldi, del tempo, della fatica per editarlo?
4- Cosa sono disposto a fare perché questo libro abbia successo?
Un libro che può aspirare a rispondere a queste domande è certamente un buon libro degno di essere considerato da un editore..

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